domenica 14 novembre 2021

34° Turin Marathon 14 Novembre 2021

 

Classifica Turin Marathon 2021

Edizione 2018
Edizione 2017
Edizione 2016
Edizione 2015
Edizione 2014
Edizione 2013
Edizione 2012
Edizione 2011
Edizione 2010

Dalle note dell'OrcoPinoR

Dopo tre lunghi anni, eccola la Maratona di Torino. Si riparte dopo un'edizione annullata per nubifragio (2019) ed una non andata neanche in onda(2020) causa Pandemia da Covid-19.
Che bello ritornare a correre nel salotto buono della città e gustarsi gli ultimi chilometri in pieno centro. Il drittone di via Roma con arrivo in piazza Castello, impagabile.
Sbagliato. Causa, penso, le ATP Finals di Tennis che hanno come location Torino, la partenza ed arrivo della 34° edizione della Maratona di Torino viene relegata al Valentino, lungo il fiume Po.
Alla mia decima Maratona (tutte a Torino, quasi da maniaco), ho visto cambiare il percorso drasticamente per ben quattro volte. Quest'anno O' famo strano per copiare il titolo di un vecchio film Trash di Carlo Verdone.
Il percorso anche questo è cambiato, l'organizzazione lo da come più veloce, ed a sensazione sembrerebbe di si. Facendo però il confronto con il 2018 risulta che la perdita di dislivello, secondo il calcolo STRAVA, risulta di 23m. Dislivello Turin Marathon 2018 123m D+. Dislivello Turin Marathon 2021 103m D+. Quindi una differenza inesistente praticamente. 
A favore del nuovo percorso si pone il tracciato che dalla Reggia di Stupinigi si inoltra nel Parco omonimo, con svolta al 21km all' IRCC (Istituto Ricerca Cancro Candiolo) sempre emozionante.
Un applauso all'organizzazione che per ogni pettorale ha devoluto 5 euro all'IRCC.
Come dicevo, il tratto del Parco di Stupinigi di circa 10km tra andata e ritorno, fa incrociare i runners più veloci ed i più lenti. Ad alcuni può sembrare un visione demotivante, a me personalmente piace vedere incrociare i campioni che viaggiano ai 3min al chilometro. Degutibus non disputandum est.
Location di ritiro e deposito borse presso la storica palestra di scherma di Villa Glicini al Valentino, a mio parere da rivedere. Il mattino un caos indicibile. Tutto troppo stretto.
Partenza ed arrivo ottima, localizzata sul lato posteriore del Castello del Valentino, spazio per tutto e tutti.
Pacco gara da manifestazione patronale non competitiva, ma presumo che eravamo in molti iscritti del 2019 e che hanno spostato l'iscrizione nel 2020. E poi la devoluzione dei 5euro per pettorale all'IRCC fa perdonare tutto.


Cinque gli Orchi alla Maratona; OrcoRolfy, OrcoSmaug, OrcoKambu, OrcoMegaflex e OrcoPinoR. OrcoCamola alla Mezza Maratona.
Tutti chiudono il loro obiettivo. Da segnalare i tempi di OrcoMegaflex 2h54min 6 di categoria SM50 e 3h39min di OrcoSmaug 4 di categoria SF.
Speriamo che il prossimo anno la Maratona di Torino vada in onda, Da annunci giornalistici (Sabato 13 Nov 2021 su LA STAMPA) ci sarà una unione di forze tra gli attuali organizzatori della Maratona "Team Marathon"  e gli organizzatori di "Una Corsa da Re" Base-Running. Unendo le forze e lavorando in sinergia, credo e spero ne verrà fuori un evento degno della citta Sabauda, prima capitale d'Italia  





domenica 17 ottobre 2021

1° Trail del Musinè (Caselette) 17 Ottobre 2021

 


                                            

Niente, neppure una pandemia ha potuto fermare la corsa al Musinè, anche la 36° edizione è andata in onda, fortemente voluta dal Comune di Caselette, Il team Valsusa Running e  Gli Orchi Trailers in sordina ma c'eravamo anche noi.
Quest'anno si aggiunge alle 2 classiche Up & Upa&Down anche il Trail del Musinè alla sua prima edizione con 16km e 900 D+. 
120 atleti partenti sulle 3 gare.


TRAIL del Musinè
50 Atleti in pettorale Giallo
Alla sua prima edizione. Un percorso da vero Trail running con 16km e 900D+. I primi 10km da correre a perdifiato con circa 300D+, poi il muro del Musinè arcigno e beffardo. Discesa, la stessa della classica Up&Down, tecnicissima. 
Si aggiudica il primo Trail del Musinè Borgesa Daniel con 1h 25'

Corsa al Musine Classica UP&Down
25 Atleti in pettorale verde.
Si aggiudica la classicissima Gianluca Ghiano con 45'07'' e per le ragazze Gilardi Nora in 1h 07'55''.


Corsa al Musinè UP
36 Atleti in pettorale bianco
Si aggiudica la sola salita Manfredi Eric in 30'16'' per le ragazze Veronesi Ilari 35'41''

Gli Orchi volontari alla 36° edizione 
La manifestazione si è svolta nel migliore dei modi 
Complimenti a chi ha gareggiato!  
Grazie a tutti gli Orchi-volontari che si sono prodigati   
- nella stesura del piano sicurezza della manifestazione
- nel trasporto dell'acqua in cima 
- nel rilevamento dei tempi 
- nel presidiare il percorso
- nel fare le foto a gli atleti in gara
- allestire mostra fotografica






martedì 12 ottobre 2021

Bici Mtb Alta via del Sale (Italia-Francia) 9-10 Ottobre 2021

 

Dal racconto dell'OgreDoctor

La tradizione vuole che ad ottobre si debba organizzare un giro da ricordare. 
L’anno scorso era stata la volta del mitico Selvaggio Blu. Quest’anno optiamo, invece, per l’Alta Via del Sale.
Il sale, un elemento che oggi ci può sembrare addirittura banale, che nell’antichità è stato invece prezioso, al punto di essere considerato per secoli una merce di scambio per eccellenza. Per il sale sono state combattute addirittura sanguinose guerre; alcune zone alpine del basso cuneese, per difendere antichi privilegi legati all’esenzione dal pagamento di questa imposta hanno combattuto una guerra durata decenni e conclusa con migliaia di morti, incendi dei villaggi, deportazione delle famiglie che si erano ribellate al potere.
Non deve meravigliare quindi che alcune strade che collegano la pianura con il mare, fonte naturale di questo prezioso elemento, siano ricordate ancora oggi con questo nome.
L’organizzazione del giro fin dall’inizio è stata travagliata. Il percorso che si voleva inizialmente fare, era quello classico dalle alpi al mare, attraverso la via Pigna, con partenza a Limone e arrivo a Ventimiglia. Dopo l’alluvione dello scorso inverno, la geografia di alcuni di questi luoghi è cambiata radicalmente e molte vie di comunicazione appaiono ora come un cumulo di macerie. La valle del Roya, lungo la direttrice che sale al Tunnel del Tenda è un susseguirsi di cantieri per il rifacimento della strada, completamente sbranata dalla furia delle acque. Arrivare a Ventimiglia sarebbe stato possibile, ma assai complicato tornare a riprendere le auto in quel di Limone. 
Il meteo era un'altra fonte di dubbio alla vigilia. Probabilmente un giro in mountain-bike che tocca quote al di sopra dei 2000 metri doveva essere fatto in un periodo di calendario più favorevole; ottobre in effetti è sempre un rischio, ma mettere d’accordo tutti non è cosa facile e quindi si è arrivati all’unico weekend disponibile, quello del 9-10 ottobre.
Alla fine rimaniamo in quattro, stoici ed eroici compagni di avventura. L’alternativa scelta sarà quelle della Ciclovia del Mediterraneo, un giro sempre di tutto rispetto di 95 km e quasi 3000 metri di dislivello positivo che percorre tutto il primo pezzo della via Pigna, fino alle Basse di Sanson per poi tornare indietro, passando da La Brigue (Briga Marittima) e risalendo al Colle di Tenda.
Per dormire, dopo affannosa ricerca, troviamo posto al Rifugio La Terza, un vero gioiellino, che si raggiunge percorrendo la variante del Redentore, direi quasi una tappa obbligata prima di arrivare al Passo Tanarello, visto che si tratta, alla fine, di soli 3 km e circa 150 metri di dislivello.
Ma veniamo al primo giorno. Allo Chalet delle Marmotte da cui inizia l’Alta Via del Sale, ci coglie un po’ di smarrimento e dentro di noi accarezziamo l’idea che forse sarebbe stato meglio stare a casa! Vento gelido, non superiamo i 5 gradi e nebbia che non consente di vedere a 20 metri di distanza e ci priva di un bel pezzo di panorama.
Ma ormai siamo in ballo e dobbiamo andare avanti. Passiamo il famoso tornante della Boaria, arriviamo al Colle dei Signori, nei pressi del Rifugio Don Barbera e giungiamo al Passo di Framargal quota 2218 metri. Abbiamo percorso 20 km al freddo e nella nebbia, ma finalmente qualcosa sta cambiando, il cielo si sta aprendo, la nebbia si dirada e cominciamo a intravedere lo scenario per il quale siamo venuti fino a qui.
Dopo il passo e la foto di rito entriamo nel bosco delle Navette; un pallido sole filtra fra il fitto bosco e ci scalda le membra intirizzite dal freddo, accumulato nei chilometri percorsi fino a quel momento. Dal passo della Porta arriviamo alla Margaria di Loxe dove inizia un tratto in salita con diversi tornanti, su sterrato perfetto, che conduce al Passo Tanarello. In prossimità dell’ultimo tornante, imbocchiamo una deviazione che porta al Monte Saccarello e alla famosa statua del Redentore (2164 metri). Da queste cime, per quanto modeste si gode un panorama a 360 gradi, verso la Francia (La Brigue), dove scenderemo il giorno seguente e verso la Liguria (Monesi di Tiora, Realdo).
Siamo ormai giunti alla fine delle nostre fatiche. Scendiamo al Rifugio La Terza e smessi i panni da ciclista, fatta una doccia calda, e una breve pennica, ci gustiamo la nostra sontuosa cena (fagottini al sugo, cinghiale con polenta taragna o patate fritte e dolce, il tutto condito con dell’ottima birra).
Non resta che dormire per raccogliere le forze per il giorno dopo, dove ci aspetta un viaggio sicuramenrte più lungo e faticoso per riconquistare il Tenda e la nostra macchina.
Dopo il freddo patito durante la giornata, riposare al caldo sotto un piumone imbottito, non pare nemmeno vero. Marcello, miracolosamente non russa e la chiacchera lentamente lascia il posto al sonno ristoratore.
Arrivano le 7.30 ed è ora di prepararsi e di annusare che aria tira fuori. 
La giornata si annuncia in tutto il suo splendore. Cielo terso (un sospetto lo avevo avuto alla sera prima alzando gli occhi verso un cielo trapuntato di stelle), nemmeno una nuvola. Rapida capatina per qualche foto e per gustarsi l’alba dalla Cima Vallette della Punta (2093 metri), giusto in tempo per vedere una piccola mandria di caprioli scappare verso valle, intimoriti dalle persone e dagli spari dei cacciatori.
Colazione, sistemazione delle borse sulla bici e si parte. La prima salita è veramente spacca gambe e considerato quanto ci aspetta decidiamo di andare a spinta per riguadagnare il dislivello che si separa dal Redentore. 
Finalmente si rimonta in sella, discesa rapida e poi breve risalita al Passo Tanarello, dove inizia la lunghissima discesa che dai 2040 metri del Passo ci porta fino ai 700 metri scarsi di La Brigue, passando per la bella cappella di Notre Dame des Fontaines.
Dopo la Brigue continuiamo a scendere fino ad un bivio sulla destra che ci segnala il Colle di Tenda. Inconsapevolmente sbagliamo il percorso, perché la direzione prevista per Casterino e le Basse di Prefique era dalla parte opposta. 
Scopriremo alla fine della faticosa risalita, che il giro da noi fatto era comunque l’unico percorribile perché l’altro, quello originariamente pensato era interrotto. 
La risalita al colle di Tenda cuba 15 km e 1500 d+. Arrivati al Tunnel deviamo ancora sulla sinistra per la vecchia strada militare che con innumerevoli tornanti si inerpica per la montagna fino a raggiungere il colle e il suo forte che domina la valle del Roya.
Sporgendoci dall’altro lato del colle per capire quanto ci resta ancora da soffrire, intravediamo con stupore lo Chalet delle Marmotte a poche ruote di MTB e realizziamo, non senza meraviglia, di essere ormai giunti alla fine del nostro viaggio.
Ricompattato il gruppo, percorriamo allegramente gli ultimi metri che ci separano dal parcheggio e dalla nostra meritata merenda.
È stato un magnifico viaggio, attraverso posti meravigliosi. Spezzare il giro in due giorni oltre a renderlo più umano, consente di godere a pieno della compagnia e dell’amicizia.
Ad anni da oggi quello che ricorderemo non sarà la metà raggiunta o la prestazione, ma il viaggio fatto per arrivarci, la miriade di stupidaggini dette e le risate che lo hanno accompagnato.
È un orco un po’ spelacchiato quello che vedo allo specchio, ma pur sempre un orco rimane e vende ancora cara la sua Pelle!


lunedì 27 settembre 2021

10° Ultra Trail del Moscato - S.Stefano Belbo(Cn) 26 Settembre 2021


 Classifica Ultra Trail del Moscato 2021

Dalle note dell'OrcoPinoR
Alla decima edizione del Trail del Moscato alfine ce l'ho fatta. 
Già, erano dieci anni che Graziella mi invitava a partecipare alla sua manifestazione. Ed io niente, per un motivo o per un altro riuscivo sempre a darle buca. Con Graziella, una delle organizzatrici dell'UTDM, si è partecipato insieme a qualche Trail nei primi mitici anni che ha visto nascere la disciplina oggi tanto in voga. In comune abbiamo anche tanti anni di arti marziali. Insomma un'amicizia sportiva che, anche vedendoci raramente, continua ad esserci, alimentata dalla passione per lo Sport.

Decidiamo di non andare a dormire a S.Stefano Belbo(Cn), paese di partenza ed arrivo della manifestazione, tanto siamo vicini, possiamo fare tutto in giornata. 
Che mi venisse, scelta efferata. Per poter essere alla 6.30 (partenza gara 7.30) a S.Stefano Belbo, mi sono dovuto alzare alle 4.00. Sempre cosi, le levatacce non me le toglie nessuno.

La manifestazione si suddivide in 3 distanze: la 10k, 21k, 54k. Ce ne per tutti i gusti.
Partecipano OrcoPatty, OrcoSherpaMazinga alla 21k, OrcoRolfy, OrcoSmaug ed OrcoPinoR alla 54k.

Percorso arcigno, praticamente un su e giù per le vigne di Moscato. Pendenze da urlo e se piove so ceci per tutti, il fango qui nelle langhe non perdona
per 54Km 2800D+ circa

La partenza puntuale per la 54km alle 7.30. Siamo in circa 120 trailer, tranquilli e fiduciosi che Giove Pluvio non si scateni. Le previsione però, sono tutt'altro che rassicuranti.


OrcoRolfy, partito a razzo lo rivedremo all'arrivo.
Salitona iniziale per portarci in cima alla collina, temperatura 18 gradi si corre e si arranca divinamente.
Siamo immersi nelle vigne di moscato già vendemmiate. qualche appezzamento di Dolcetto o forse Barbera ancora da raccogliere. 
il rifornimento di zuccheri per me, è a portata di mano. Quando ho sete cerco qualche grappolo non raccolto di moscato, lo spremo sopra la bocca ed il mosto mi disseta e mi ristora. Una vera goduria.
Qualche albero di fico mi regala i suoi frutti. Ne vado matto. Intanto OrcoSmaug mi sprona a non fermarmi e perdermi in inutili pause fruttivore.
Nel frattempo tra una  discesa ed una salita siamo arrivati al chilometro 40. Come da previsioni ecco gli acquazzoni. Le vigne si trasformano in un pantano stile ritirata di Russia.
Siamo in difficolta a scendere e a salire. I bastoncini aiutano ma non bastano. Complicato andare avanti.
Le ultime discese gli organizzatori hanno avuto l'accortezza di attrezzarle con delle corde. che Dio li conservi.
Fango ovunque. in alcuni momenti abbiamo i piedi che pesano enormemente tanta è la "pauta" (fango in piemontese) accumulatasi.
Ma alla fine riusciamo a sfangarla. Il timore di non arrivare ai cancelli orari era fondato. Abbiamo chiuso con OrcoSmaug in 9h 20min. il cancello finale era per le 10ore di gara. 

Complimenti a OrcoPatty e OrcoSherpaMazinga che hanno chiuso la loro 21k.
E applausi a scena aperta per OrcoRolfy che chiude la sua 54k in settima posizione e presente alle premiazioni.






lunedì 20 settembre 2021

Cicloviaggio 2021 tra Friuli e Istria 5-10 Settembre 2021

 



Dal racconto dell'OrcoBee

Est! Est! Est! 
Cicloviaggio 2021 tra Friuli e Istria

Settembre è arrivato, è di nuovo tempo di cicloviaggi!
Dove si va quest’anno? idee e spunti non mancano ma poi vanno sempre tarati con il tempo a disposizione. Abbiamo una settimana e decidiamo, con l’affiatato team cicloviaggiatori che comprende, oltre al sottoscritto l’OrcoCamola, l’Orca730 e l’OrcoGreg di imboccare la via dell’est dell’Italia e sconfinare in Istria, terra di confine, per piccola parte in territorio sloveno e poi croato.
Partiamo da Udine, raggiunta con cambi di treni regionali a Milano, Verona e poi Venezia Mestre sabato 4 settembre. Per fortuna tutte le coincidenze sono rispettate e nel tardo pomeriggio arriviamo al b&b prenotato nella bella cittadina friulana che visitiamo in serata.

Domenica 5 settembre Udine - Trieste 98 Km 350 d+
E’ arrivato il giorno della prima tappa! Usciamo di buon ora dal nostro b&b ed imbocchiamo subito la ciclabile alpe adria (https://www.alpe-adria-radweg.com/) in direzione sud.La ciclabile Alpe Adria collega Grado, località marina del Friuli, a Salisburgo in 450 km.
Il tratto Udine-Grado è forse il meno panoramico, attraversa la pianura friulana vocata alla coltivazione intensiva. La ciclabile è comunque ottimamente segnalata e tocca località notevoli per interesse storico come Palmanova, dove ci fermiamo per un caffè e dove assistiamo all'apertura di una rievocazione storica di età napoleonica. Proseguiamo e puntiamo le ruote verso Aquileia, sulla strada incrociamo ancora Strassoldo,  borgo tra i più belli d’Italia.
Aquileia è un importantissimo sito archeologico dell’Italia settentrionale, Patrimonio Unesco dell’Umanità. Fondata dai Romani nel 181 a.C., centro nevralgico dell’Impero, diventa sede del Patriarcato che in epoca medievale governa la città, lasciandoci in eredità questa meravigliosa testimonianza di storia, arte e cultura.
Ci fermiamo per pranzo e per visitare almeno la Basilica ma senz’altro Aquileia meriterebbe una visita più approfondita. Il viaggio in bici è però anche questo, costringe a scelte, non si può visitare tutto. D’altra parte però pedalare ti consente di assaporare anche angoli meno conosciuti e di immergerti completamente nel territorio quindi il compromesso è  accettabile. Nel primo pomeriggio  lasciamo la pista ciclabile e ci dirigiamo verso Trieste. Passiamo Monfalcone ed entriamo in città per una strada che costeggia il mare, è domenica e la strada è molto trafficata per gli abitanti locali ed i turisti che hanno deciso di concedersi una giornata al mare.
Arriviamo all’altezza del castello di Miramare, qualcuno di noi si lascia tentare da un veloce bagno, io mi infilo tra auto e turisti alla visita esterna del castello, roccaforte di roccia bianca sul mare.
Ultimi km nel traffico triestino, arriviamo all’ostello. Visita rapida della bellissima Trieste e cena.

Lunedì 6 settembre Trieste - Parenzo 91 km 620 d+
Alcuni siti internet suggeriscono, per evitare il traffico cittadino, di prendere traghetto verso Muggia, piccola cittadina Istriana, ultimo avamposto italico prima della Slovenia. Noi abbiamo dormito a pochi metri dall’imbarco e quindi decidiamo di sfruttare il suggerimento e di raggiungere Muggia via mare e da li pedalare.
In poco tempo imbocchiamo la ciclabile Parenzana, costruita sull’antica sede dell’omonima ferrovia costruita all’inizio del 900 per collegare Trieste a Parenzo quando ancora entrambe facevano parte dell’impero Austro-Ungarico. Pochi chilometri e siamo in Slovenia. In questo tratto la ciclabile è bellissima, percorre colline verdi tra vigneti, asfalto perfetto e indicazioni impeccabili. In breve arriviamo alla bellissima Capodistria, avamposto sloveno sul mare. Per chi scrive, ormai non più ventenne,  Capodistria riporta alla mente solo un canale televisivo che negli anni 70-80 trasmetteva anche sul territorio italiano.
Per me, bimbo negli anni 70 quindi esisteva Telecapodistria  e in particolare  i cartoni animati del pomeriggio-sera, ignoravo quindi beatamente l’esistenza dell’omonima cittadina. Capodistria però esiste ed è pure una bella cittadina dall’impianto medievale!
Dopo una breve visita la lasciamo percorrendo dapprima una parte di ciclabile sul lungomare e poi sorpassando  vecchi tunnel del tracciato ferroviario.
Arriviamo abbastanza presto in Croazia. Adesso la ciclabile non è più asfaltata, ne percorriamo un pezzo ma le nostre bici non sono adatte ad un fondo sterrato. Decidiamo quindi di abbandonare la pista e dirigerci verso Umago, cittadina costiera istriana.
Nel frattempo è arrivato il pomeriggio e anche oggi il caldo piuttosto intenso, ci concediamo una birra per poi imboccare la strada costiera che ci porterà a Parenzo, Porec in Croato.
Martedì 7 settembre. Parenzo - Rovigno - Pola  81 km 615 d+
Decidiamo di posticipare la partenza dopo aver visitato la bella cattedrale di Parenzo che apre alle 9. Alle 10 però il sole è già alto e picchia duro. Lungo tutta la tappa patiremo un gran caldo che però non ci farà cambiare programma. Da Parenzo arriviamo a Rovigno, altra perla istriana sul mare ove ci fermiamo per pranzo e per visitarla un po’. Al pomeriggio ripartiamo per dirigerci verso Pola. La parte di trasferimento di questa tappa è piuttosto noiosa perché percorre una strada trafficata che corre sull’altipiano non lontano dal mare ma da cui il mare si vede poco. Nella nostra mente il giro prevedeva tappe per bagni in mare ma sia ieri che oggi non ci sono state opportunità. Arriviamo comunque a Pola, accaldati e affaticati e dobbiamo ancora trovare una sistemazione per la notte. Troviamo un albergo alla periferia della città che ha conosciuto sicuramente i suoi fasti alcuni decenni fa ma è comunque pulito e dignitoso. 
Decidiamo di fermarci un giorno a Pola per godere del mare e delle spiagge che la circondano e quindi il mercoledì lo dedichiamo al riposo ed in serata alla visita della bella cittadina istriana

Giovedì 9 settembre. Pola -  Lovran 79 km 800 d+
Per limitare i disagi del caldo decidiamo di partire presto. Dopo una bella colazione alle 8 siamo pronti. Per fortuna dopo i primi chilometri su una strada parecchio trafficata imbocchiamo una silenziosa ed ombreggiata strada che passa tra vigneti e coltivi. Ne approfittiamo per attaccare la biciradio e ascoltare un po’ di musica e cantarne qualcuna . La strada ci conduce verso la cittadina mineraria di Albona dove facciamo provviste ad un locale supermarket. Poco dopo la traccia scaricata ci fa passare per una bella strada sterrata  in mezzo a un bosco che ci conduce alla base di un fiordo dove, in mezzo al nulla, sorge un mega impianto di produzione di energia elettrica a carbone! A questo punto arriva la sorpresa delle 13 e dei 30 gradi. La traccia che ho, ottenuta con l’app Komoot dice di girare a destra e puntare verso la frazione di Plomin, Google Maps consiglierebbe di “prenderla un po’ più larga”. Diamo retta a Komoot e ci troviamo quasi subito un muro del 18% che ci costringe a scendere dalle bici. Per fortuna è un tratto corto. Arriviamo alla bella frazione di Plomin dove. all’ombra mangiamo pranzo.
Da lì in poi la tappa ci regala incredibili scorci. La strada passa alta sulla costa con vista su un mare più blu del blu  e la prospiciente isola di Cres. Poi chilometro dopo chilometro scende verso il mare toccando piccole località di villeggiatura. Ci fermiamo in una di queste, a Lovran dove soggiorniamo nel più bell’ostello mai visto. Pulitissime e ultra confortevoli stanze vista mare con  bagno interno a 100 metri dal mare!! Ci concediamo finalmente un bel bagno ed un aperitivo fantastici.

Venerdì 10 settembre Lovran  - Trieste (Muggia) 76 km 980 d+
Anche oggi partiamo di buon’ora. Il primo tratto è ancora lungo la costa fino ad Opatija
(Abbazia), trafficato con numerosi saliscendi. Passata Abbazia la musica cambia e la strada comincia a salire. Per fortuna in poco tempo ci togliamo dal traffico e percorriamo una bellissima strada immersa in un bosco di querce e faggi. I quasi 1000 metri di salita sono concentrati nella prima parte della tappa ma a parte qualche breve tratto le pendenze non sono mai proibitive. A pochi metri dalla “cima Coppi”  OrcoCamola registra la prima e unica foratura del giro, risolta in tempi da box di formula 1. Superato il tratto boschivo e il dislivello la strada conduce verso il confine sloveno in leggera discesa ed attraversa un territorio carsico (l’abbiamo intuito dai cartelli che indicavano siti di speleologia) e pressochè disabitato. La parte slovena è più anonima e piatta salvo l’ultima salita di circa un centinaio di  metri ormai affrontata con il sole a 30 gradi.
Superata anche quest’ultima fatica scendiamo  e torniamo in territorio italiano. Siamo ormai a pochi km da Trieste ma decidiamo nuovamente di puntare su Muggia per prendere il traghetto che ci condurrà a Trieste centro, non prima di aver salutato un allegra comitiva della locale pro loco che festeggia il proprio presidente, il signor Giovanni, in un locale del porto. Giovanni ci prende in simpatia e ci offre da bere a pochi minuti dall’imbarco. Ciao Giovanni! Lunga vita a te, ti saluteremo Torino!



martedì 7 settembre 2021

Gravel Bike Alpignano<-->Rif.Jervis Val Pellice(To) 7 Settembre 2021

 


Dalle note dell'OrcoPinoR

Meteo stabile, asciutto esageratamente. Fiumi in secca e strade sterrate polverose. E'  ora di tentare questa magnifica gravellata da casa al rifugio Jervis in alta Val Pellice, alla famosa Conca del Prà a quota 1750slm

I numeri
- Partenza Alpignano ore 7.00
- Rivalta, Piossasco
- Ciclabile da Cumiana a Pinerolo, Bricherasio, Torre Pellice, Bobbio Pellice
- Rif.Jervis alla Conca del Prà alle 11.45 
- Pranzo al Rif.Jervis Polenta e salsiccia, birra piccola per 11,50 euro
- Ritorno ad Alpignano alle 16.30

Per 155km 2100D+ circa.

La partenza che è ancora buio e con tutte le luminarie della bici accese. Ci vorrebbero gli occhiali fotocromatici come li ha il Gualandi, ma mi arriveranno presto.
Traffico, sulle strade che da Alpignano portano a Piossasco. Da Cumiana decidiamo di passare alla ciclabile che porta a Pinerolo e non sbagliamo. Splendidi vigneti DiNonSoCheCosa, un assaggino non poteva mancare.

Un caffè alla Galup che ci sta sempre bene. Inforchiamo la Val Pellice passando da S.Secondo e Bricherasio. Giornata meteo strepitosa.

Da Bobbio Pellice, salita arcigna verso Villanova a quota 1250 Slm. Da qui un ottimo sterrato in  6km e 500D+ ci porta alla Conca del Prà al Rif.Jervis. Al rifugio abbiamo  prenotato con FB, d'obbligo, il pranzo che sarà a base di polenta taragna e una dose generosa di salsiccia forse composta dagli abitanti della porcilaia adiacente  e spezzatino forse di Megaloceros giganteus. Abbiamo sbranato tutto.
Ritorno fatto con calma, a parte il drittone di Frossasco dove abbiamo spinto come i nani polentiferi che avevamo nello stomaco. Una Coca dal Kebabbaro di Pinerolo ci ha salvati.
Gravellata che consiglio, partendo da casa con un trasferimento e ritorno veloci come dei caccia Typhoon .


venerdì 27 agosto 2021

Ultra Trail du Mont Blanc UTMB 26-28 Agosto 2021


Edizione 2016    Edizione 2009
Edizione 2015    Edizione 2008
Edizione 2014    Edizione 2007
Edizione 2013    Edizione 2006
Edizione 2012    Edizione 2005
Edizione 2011    Edizione 2004
Edizione 2010    Edizione 2003 Edizione 2003 Trek TMB

Dal racconto dell'OrcoRolfy alla CCC 100km 6100D+

La Coumayeur , Champex du Lac , Chamonix (CCC) non ha bisogno di presentazioni. Fin dal 2006 è considerata la sorella minore dell’UTMB anche se tanto minore poi non è con i suoi 101 km e 6000 m d+. Avevo tentato già di iscrivermi a inizio anno, ma non ero stato sorteggiato, neanche Orco Smaug per la OCC (Orsieres,Champex,Chamonix). Amareggiati avremmo aspettato l’anno successivo e ritentato, ma inaspettatamente a giugno ci arriva una mail nella quale l’organizzazione ci domandava se fossimo ancora interessati ad iscriverci in quanto si erano liberati dei pettorali (per via della situazione pandemica generale molti stranieri non avrebbero potuto partecipare e quindi alcuni posti erano stati liberati). Passano i mesi e durante questa lunga estate macino chilometri sia in bici che a piedi, percorro praticamente ogni angolo della Val Sangone e valli limitrofe spesso a orari improponibili causa lavoro e impegni familiari. A fine giugno insieme a Orco Lallo partecipo alla famosa Granfondo Gavia-Mortirolo, a inizio luglio è la volta della prima 100 km al Gran Trail Courmayeur e poi “vacanze” dove praticamente abbiamo scalato insieme a OrcoSmaug tutte le principali vette e vulcani del centro e sud Italia. Dovrei essere quindi pronto per partecipare alla CCC o forse sarò troppo stanco, non lo so ancora; di sicuro ho spinto il mio corpo un po’ oltre in questo 2021 e comincio ad accusare la stanchezza. Il percorso della gara non presenta parti tecniche o complicate , quello che mi preoccupa è il ritmo di gara da mantenere per 100 km considerando il livello di atleti presenti e i sentieri molto corribili e veloci. 

Passano i giorni e finalmente mi presento alla partenza venerdì 27 agosto , Orco Smaug ha già corso la sua bellissima gara da 56 km il giorno prima ed ora è lì alla partenza insieme a mia madre e Orco pino R con Germana che tifano per me. Le partenze saranno scaglionate in 5 gruppi da 500 atleti ognuno per non provocare grossi assembramenti : i primi partiranno alle 9:00 i secondi 9:15 e così via fino alle 10. Il mio pettorale 3510 mi farà partire nel secondo gruppo. La tensione sale mentre il dj ci carica con la musica, siamo in diretta tv e il più grande evento del Trail Running a livello mondiale sta per partire. Sono concentrato , studio e ripasso con la mente il percorso che ormai so a memoria. Nessun Orco o faccia amica nei paraggi purtroppo , non bisogna commettere sbagli altrimenti non arriverò a Chamonix, posso contare solo sulle mie gambe e la mia testa, null’altro. Partiamo attraversando il centro di Courmayeur e ci addentriamo nella Val Sapin fino all’omonimo colle dove imbocchiamo il sentiero che ci porta a Tete de la Tronche , dal quale il panorama lascia a tutti a bocca aperta : il Monte Bianco si staglia davanti a noi .

 La giornata è stupenda solo un po’ di vento disturba la corsa, ma sono ben coperto con maglia termica e procedo con un’ottima andatura fino al ristoro del rifugio Bertone al 14esimo km. Qui incontro una faccia conosciuta, è il mio ex allenatore di sci , è lì arruolato tra le file dei tanti volontari, ci salutiamo e mi faccio riempire le tasche di barrette e bibite e riparto per il famoso balcone della Val Ferret che ormai conosco a memoria. Arrivo al Check point dell’Arnouvaz  dopo una lunga galoppata, riempio la solita acqua nelle borracce, mangio un paio di Tuc e riparto per la seconda fatica di giornata, il Gran col Ferret. Salendo il vento aumenta e raggiunti  i 2500 metri del colle mi butto giù senza perdere tempo attraverso l’interminabile discesa che risulterà molto divertente e corribile , riesco a recuperare molte posizioni e arrivo nel piccolo paesino svizzero di La Fouly con le gambe ancora in buono stato, mi concedo un gustoso mix di cioccolato, panino al prosciutto e banana, accompagnato da sali minerali e riempio le borracce ripartendo alla volta di Champex du Lac .

I 14 km che mi separano dal ristoro sono interminabili : un falso piano che mi costringe a correre e mantenere un ritmo alto per non perdere troppe posizioni, fino ad imboccare il sentiero degli Champignon che con un bel tracciato in salita mi porta al laghetto di Champex dove mi accoglie un tifo da stadio: tutti che urlano il mio nome e mi incitano è stupendo !! in questo ristoro mi sforzo di mangiare ma non ne ho molta voglia , devo farlo per forza sennò ciao ciao energie. Riparto attraversando il lungolago e mi addentro nei fitti boschi elvetici fino alla salita La Giete famosa per le sue mucche in localita Bovine appunto, poi giù a capofitto verso Col de la Forclaz e infine Trient . Sono un po’ cotto, ho recuperato tanti in discesa e le energie cominciano a scarseggiare a causa del ritmo sostenuto che ho mantenuto fino a quel momento, almeno per le mie possibilità. Devo prepararmi per la notte e mangiare di più: mi infilo la giacca a vento, la frontale e riparto dopo aver nuovamente riempito borracce e stomaco. La salita di Catogne taglia le gambe e non molla mai, arrivo in cima con un bel cielo stellato e affronto la discesa di Vallorcine con attenzione. Una volta giunto nel paesino francese vengo nuovamente accolto da tanti spettatori che incitano e urlano il nome di tutti i concorrenti lungo il percorso, ma qualcosa in me non va. Mi siedo al ristoro e ho un crollo fisico che metterà a dura prova il mio proseguo della gara. 

Pensieri di ritiro prendono sempre più forma nella mia mente : non riesco ad abbassare i battiti e il respiro rimane affannoso , i volontari mi chiedono se stia bene, io alzo il pollice e dico solo che sono stanco e che ho sonno; tutte cazzate, sto un male bestia e sto affrontando la più grande crisi che io abbia mai avuto , ma è proprio in questi momenti che la mente deve andare oltre rimanendo lucida . Cerco di stare tranquillo faccio respiri profondi e sorseggio un po’ di brodo con la pasta e una pappetta di cereali e miele che mi ero preparato il giorno prima. Faccio talmente pena che una ragazza che assisteva un altro concorrente mi chiede se ho bisogno di qualcosa e mi riempie le borracce, io sbiascicando la ringrazio. Non posso mollare ora , manca solo una salita e poi voglio il gilet finisher con quello che ho pagato. Piano piano recitando tutte le preghiere che conosco mi riprendo , sono passati 40 minuti e riparto per il Col de Montets , qualche chilometro  in leggera salita dove riesco a riprendere a correre. Arrivato incontro quattro francesi che hanno allestito una discoteca ambulante, mi salutano e mi invitano a ballare con loro , cerco di improvvisare qualche passo in ricordo dei vecchi gloriosi tempi in cui ero un abituè delle discoteche, ma sembro più un cinghiale agitato che ha perso l’uso delle zampe , pochi secondi “gloriosi” che mi distraggono dalla visione delle frontali che come in una processione procedono sui ripidi pendii della montagna proprio davanti a me. 

Guardo la salita e incomincio a imprecare contro l’organizzazione , la Tete aux Vent sale per quasì 800 metri di dislivello in 4 km e al 90 esimo km non è proprio una passeggiata della salute. Il sentiero sale deciso con nervosi tornanti tra grosse rocce a gradoni fino a quando intorno a quota 2000 metri spiana e io e altri quattro ragazzi ci ritroviamo avvolti dalla nebbia : non si vede niente, la frontale illumina a fatica non più di 2 metri davanti a me e scendendo verso La Flegere arriva anche la parte più tecnica del tracciato che mi fa rallentare molto, ormai ho l’umore e le gambe cotte a puntino. 

Cerco di prestare la massima attenzione, non devo cadere proprio ora manca pochissimo. Alla Flegere ultimo ristoro dove bevo solo un po’ di coca cola e mi precipito giù per le piste e poi il boscoso sentiero che finalmente dopo 7 km mi fa raggiungere Chamonix . 

Percorro il lungo fiume e vengo superato da tre runners che hanno lanciato una specie di “volata”, io li seguo a ruota ma non riesco a stargli dietro ormai sono stremato , intravedo Orco Smaug che mi segue filmandomi e complimentandosi con me , le poche persone che sono ancora in giro per il paese mi urlano bravò.. bravò Alessandro …. Allez Allez , non sento più niente. Davanti a me il tendone più famoso del mondo per i trail runners, mi sembra un sogno ce l’ho fatta!!!!




sabato 21 agosto 2021

Duathlon - Alpignano<-->Rocca Sella Caprie Fraz.Celle(To) 20 Agosto 2021


Dalle note dell'OrcoPinoR
In vena di camminare in montagna senza tralasciare la bici, oggi piccolo Duathlon vicino casa. Meta finale Rocca Sella o Monte Caprasio, una splendida punta in bassa Val Susa nel comune di Caprie Fraz.Celle a quota 1508Slm.

I numeri:
- Partenza in bici Gravel da Alpignano 350 Slm.
- Arrivo in bici a Fraz.Celle Rifugio Rocca Sella 20km 1000 Slm,
- Salita Trail running a Rocca Sella dal sentiero di Tramontana circa 2km  1508 Slm.
- Discesa Trail running dal sentiero normale.
- Ritorno in bici ad Alpignano.
Per 48km e 1300D+ circa


1 Sessione Bici da Alpignano al Rifugio Rocca Sella 1000 Slm 700D+ e 20km
Decido di utilizzare la GravelBike della Kona, pesante ma robusta, tenendo conto che dovrò lasciarla incustodita al Rifugio Rocca Sella per circa un'oretta.
Ai piedi le scarpe Mtb con attacco Spd. Nello zaino le scarpe da Trail leggero della Kalenji, un lucchetto per la bici, due barrette ed una GoPRo.
Mi accompagnerà in bici, fino a Celle, il Gualandi. La salita di Celle sempre tosta e fatta con la Kona da 13Kg ancor di più.
La speranza è quella di trovare il Rifugio Rocca Sella aperto, dove lascerò la bici, cosi da prendere un caffè prima della salita a piedi al Monte Caprasio.
Niente da fare, alle 9.30 è tutto chiuso. Attacco la bici con il lucchetto, nascondo le scarpe da bici nel bosco, infilo quelle da Trail ai piedi e via.



2 Sessione Trail Running A/R al Monte Caprasio 1508 Slm 500D+ 5km
Partenza a piedi dal Rif. Rocca Sella. si inizia con un tratto in asfalto di circa 800 metri che porta a borgata Combe. Segue  il sentiero per la via di "Tramontana" bello arcigno, che in circa 1,2km porta in cima al Monte Caprasio. 
Alla sommità del Monte Caprasio, una vista splendida sulla bassa Valsusa, la Val Messa ed un bel panorama su Torino. In punta anche una cappelletta ed una statua della Madonna in cemento.
Discesa dal sentiero normale, più facile ed a tratti anche corribile.


3 Sessione Bici dal Rifugio Rocca Sella ad Alpignano 20km 
Discesa in bici velocissima, grazie anche all'asfalto rifatto da poco. Finalmente un caffe a Villar Dora. Ritorno a casa dalla stessa via di partenza.
Un mini Duathlon che consiglio, con la possibilità di fare pranzo al Rifugio Rocca Sella.

sabato 7 agosto 2021

Gravel Bike - Colle delle Finestre & Rif. Selleries(To) 6 Agosto 2021

Traccia Grvb Colle Finestre & Rif.Selleries 2021

Dalle note dell'OrcoPinoR
Finalmente il meteo sembra prendere una piega decisamente estiva. Poter pedalare tutto il giorno senza il timore di prendere un acquazzone in alta montagna sembrava cosa non da poco ultimamente.
Oggi si contempla un grande classico del ciclismo nostrano; Il Colle delle Finestre.
Banale direte voi amici lettori del blog. Vero, rispondo io, e per accontentarvi oggi 6 Agosto 2021 aggiungeremo un po' di pepe salendo al Rifugio Selleries, dove non ho mai messo piede e ruota.

I numeri:
- Partenza da Alpignano ore 7.00
- Bassa ValSusa fino a Susa
- Colle delle Finestre 2178 Slm
- Rifugio Selleries 2023 Slm
- PraCatinat, Val Chisone, Pinerolo, Piossasco, Rivoli, Alpignano
Per 160Km e 2700D+ circa

Da Alpignano al Colle delle Finestre
E' d'obbligo per arrivare a salire il Colle Finestre, spararsi sti 45km e 300D+ di piattume che da Alpignano portano a Susa. Fortuna che l'obiettivo è il caffè con le frittelle di mela in Via Roma. Richieste la sera prima della gita e preparate esclusivamente per noi. Una vera delizia.
Salita al Colle delle Finestre in conserva, non sapendo cosa ci riserva la salita al Selleries. Un bel traffico di moto e mezzi fuoristrada, molti dei quali targati (D). Un vero disastro per chi pedala. Polvere, fondo ghiaioso rovinato. Cosi come in Germania chiuderei le strade bianche ai mezzi a motore non autorizzati. La strada sterrata che porta all'Assietta, meta dei centauri e Jeepponi,  passa in mezzo a due Parchi Naturali l'Orsiera e Bosco di Salbertrand. Direi che sarebbe ora di finirla co sto turismo motorizzato.
Al Colle, macchine e moto la fanno da padroni. Abbiamo chiesto al proprietario di una Jeep di spostare il mezzo, parcheggiato proprio davanti al cartello indicante il Colle, per fare 2 foto. Ancora 2 minuti e l'avremmo fatto brillare.

Dal Colle delle Finestre al Rif. Selleries
Scendiamo dal Colle delle Finestre ed al primo bivio viriamo a sinistra, direzione Pra-Catinat.
Discesa di 7km su ghiaia. A quota 1780 un altro bivio a sinistra ci immette sulla sterrata che in 5km e 300D+ ci dovrebbe portare al Rifugio Selleries a quota 2023 Slm.
Mi aspettavo un fondo sterrato ben tenuto. In realtà gli ultimi temporali lo hanno ulteriormente dissestato, andrebbe pedalato con la Mtb. Con le GravelBike siamo al limite, ma ormai siamo qui e ce tocca. Saranno ceci a scendere.
Il Selleries posto all'Alpe Selleries e di proprietà della Regione Piemonte che presumo lo dia in gestione. L'aspetto esterno non mi convince, la posizione però mi da quel senso di selvaggio che si addice ad un rifugio a 2023 Slm. Stefano ordina un panino, ma del suddetto neanche l'ombra. I gestori troppo impegnati a produrre polente sconcie, polente con Cervo al cioccolato o Rinoceronte lanoso. Fuggiamo via senza panino, ci ristoreremo in Bassa Val Chisone.

Dal Rif.Selleries ad Alpignano
Discesa complessa con la Gravel Bike, siamo proprio border line con le GrvB e sinceramente questi 5km non vedevo l'ora che finissero. Il ritrovo dell'asfalto è stata benedizione.
La fortuna oggi è dalla nostra, con un bel vento a favore, come dei fulmini siamo atterrati a Pinerolo per un mediocre e rinfrescante gelato.
Ricaricate le batterie ed a buona velocità, grazie sempre al vento alle spalle, in men che non si dica chiudiamo quest' anello magnifico.