martedì 27 ottobre 2026

Losanna Marathon 25 Ottobre 2026



Dalle note dell’OrcoPinoR

25 ottobre 2026 · Lago Lemano · 42,195 km di ostinazione, pioggia e spirito orchesco

Ai regali non si rinuncia! E così, dopo 13 maratone di Torino, ecco che arriva il regalo di OrcoSmaug per il mio genetliaco 2026: il pettorale della Maratona di Losanna. Un fulmine a ciel sereno!

Chi se lo sarebbe mai aspettato? La mia prima maratona in trasferta sarebbe stata in terra elvetica. D’altronde, dopo tredici edizioni torinesi, era ora di cambiare aria. E magari anche clima, percorso e dolori muscolari… Ah no, quelli viaggiano sempre con me!

Dal 13 agosto al 25 ottobre il tempo per prepararla non è poi molto. La caldazza di agosto e settembre non mi ha certo aiutato, ma qualcosa riesco ad abbozzare, confidando nei lunghi in montagna fatti durante l’anno.

Certo, alle gite in MTB non posso rinunciare. Sono però perfettamente consapevole che le gambe, quando si tratta di maratone, non gradiscono particolarmente questa mia doppia vita sportiva. Ma vuoi mettere una bella pedalata in montagna? Le gambe protestano, il cervello se ne infischia! 😁

Sabato 24 ottobre 2026 – Destinazione Svizzera!

Ottobre arriva in un lampo e sabato 24 siamo in viaggio verso il Lago Lemano, direzione Losanna, splendida cittadina del Canton Vaud.

Già al Colle del Gran San Bernardo troviamo la prima neve. Un simpatico promemoria di quello che ci aspetta: l’inverno è alle porte e noi, per festeggiare, andiamo a correre 42 chilometri sotto l’acqua.

Le previsioni per il giorno della maratona non promettono nulla di buono: pioggia, vento e temperature tra i 10 e i 13 gradi.

Come se non bastasse, mi accompagna un raffreddore arrivato con precisione chirurgica. Non una settimana prima, non una settimana dopo: proprio in occasione della maratona! Un tempismo da premio Nobel.

Insomma, il fisico manda segnali poco incoraggianti, ma ormai il dado è tratto. E poi siamo in Svizzera: vuoi mica tirarti indietro proprio adesso?

La manifestazione prevede quattro eventi:

la passeggiata;

la mezza maratona;

la maratona;

la 10 km.

In totale, circa 15.000 partecipanti. Un bel raduno di gente che, evidentemente, ha qualche problema con il concetto di domenica rilassante.

Per la maratona i numeri sono questi:

Iscritti: 3.286

Partiti: 2.511

Arrivati: 2.393

Ritirati (DNF): 118

Quasi 700 iscritti non si presentano al via. Probabilmente il maltempo ha convinto parecchi a rivalutare il piacere di una colazione tranquilla al caldo. E forse non avevano tutti i torti!

Il pomeriggio è dedicato al ritiro dei pettorali. Il pacco gara è piuttosto scarno: una maglia a maniche lunghe con la scritta Lausanne Marathon.

Poca roba, diciamolo. Ma, come recita il proverbio, a caval donato non si guarda in bocca. Anche perché, con quello che ci aspetta domani, sarebbe già un successo riuscire a guardare in faccia il traguardo!

Domenica 25 ottobre 2026 – Il grande giorno

Il cambio dell’ora da legale a solare ci regala un’oretta di sonno in più. Una manna dal cielo!

Peccato che il raffreddore abbia deciso di passare la notte a organizzare una festa privata nelle mie vie respiratorie. Risultato: riposo pessimo.

Boh, parto lo stesso. Sono fiducioso. O forse semplicemente non abbastanza lucido da rendermi conto della situazione. 🤣

Fuori ci accolgono una pioggia leggera e la nebbia sul lago. Un panorama suggestivo, romantico, quasi poetico… se non fosse che siamo lì per correre una maratona e non per girare una scena triste di un film svizzero.

La partenza è suddivisa in tre griglie. Il percorso si snoda lungo le rive del Lago Lemano, da Losanna a Vevey e ritorno.

Vevey, tra l’altro, è legata a Charlie Chaplin, che vi visse e dove oggi si trova il museo a lui dedicato. Chissà se il buon Charlie avrebbe trovato divertente la nostra impresa. Probabilmente sì, soprattutto vedendoci arrancare sotto la pioggia!

Il tracciato presenta un continuo saliscendi, con circa 250 metri di dislivello positivo.

Gulp! 😵‍💫

Non esattamente il percorso ideale per cercare il personale, soprattutto se l'obiettivo è correre una maratona veloce. Ma tranquilli: il mio personale, viste le premesse, è già stato avvisato che oggi non è aria.

Al via siamo in tre orchi: OrcoRolfy, OrcoSmaug e OrcoPinoR.

Una spedizione orchesca in terra elvetica, con l’obiettivo di portare a casa la pelle… e possibilmente anche le gambe.

L’abbigliamento degli atleti è quanto di più variegato si possa immaginare: si passa da pantaloncini e canottiera a pantaloni lunghi, antivento e giacche antipioggia.

Ognuno interpreta la 42,195 km a modo suo. C’è chi sfida il clima e chi, più saggiamente, cerca di sopravvivere al meteo.

Io, per la prima volta, mi presento con lo zainetto da running, attrezzato come se dovessi attraversare le Alpi e non semplicemente fare una corsetta sul lago.

Contenuto dello zaino:

borraccia Flask da 500 ml;

5 gel energetici;

cellulare;

giacchetta antipioggia;

caramelle;

sali.

Praticamente una piccola filiale di un negozio di articoli sportivi sulle mie spalle.

Diciamo che, con tutta questa attrezzatura, non la chiuderò sotto le tre ore! 🤣🤣🤣

Ma si parte, e questo è quello che conta.

Dal chilometro zero al 20 – Tutto sotto controllo… più o meno

La gara procede abbastanza bene. Il raffreddore c’è, il meteo pure, ma per ora le gambe collaborano.

Arriviamo fino a Vevey, attorno al ventesimo chilometro, e tutto sommato la situazione è sotto controllo.

Poi, durante il passaggio su un tratto di pavé sconnesso, arriva la sorpresa.

Una fitta alla gamba destra, proprio sul muscolo ischiocrurale.

Ahi!

Mi tocco, rallento, cammino un po’, provo a ripartire. Ma la fitta è ancora lì, puntuale come una bolletta.

Ohi, ohi… mo' so' ceci!

E qui comincia il vero dibattito interiore, quello che ogni maratoneta conosce bene. Una specie di consiglio comunale d’emergenza, convocato direttamente nella mia testa.

Opzione numero uno: mi ritiro.

Opzione numero due: continuo, sperando che la gamba si convinca a collaborare.

Opzione numero tre: prendo il treno e torno comodamente a Losanna, magari seduto, al caldo e con una cioccolata svizzera in mano.

Opzione numero quattro: chiedo aiuto all’organizzazione e mi faccio accompagnare fuori gara.

Per qualche secondo considero seriamente tutte le possibilità. Il treno, in particolare, esercita un fascino irresistibile.

Ma poi prevale l’orgoglio orchesco.

Decido di proseguire con cautela, ascoltando la gamba e cercando di gestire il dolore senza fare ulteriori sciocchezze.

L’obiettivo ormai non è più il cronometro. Non è nemmeno il passo al chilometro. È semplicemente terminare la singolar tenzone.

E così comincia una seconda maratona dentro la maratona.

I chilometri che mancano sembrano moltiplicarsi. Ogni tratto di strada diventa una piccola conquista, ogni passo una trattativa con il muscolo incriminato.

La testa dice avanti, le gambe rispondono «vedremo».

E si va avanti.

Saranno 20 chilometri lunghissimi, portati a termine molto più con la testa che con le gambe. Altro che maratona veloce! Qui si tratta di diplomazia, pazienza e testardaggine in parti uguali.

Il cronometro passa decisamente in secondo piano. La vera vittoria è riuscire a portare a casa la pelle, centimetro dopo centimetro, fino al traguardo.

E alla fine, con la dovuta cautela e tanta determinazione, la missione si compie.

Losanna è conquistata! 🇨🇭

Non sarà stata la maratona dei record, ma sarà sicuramente una di quelle da ricordare.

Perché una maratona non è soltanto un tempo da registrare sul GPS: è anche saper affrontare gli imprevisti, gestire le difficoltà e trovare la forza di andare avanti quando il corpo comincia a presentare il conto.

Naturalmente, purché lo si faccia con giudizio: il muscolo ha sempre diritto di veto, anche se l’orco non ama sentirsi dire di no!

Il terzo tempo – Finalmente qualcosa che gira per il verso giusto!

Dopo tanta fatica, pioggia, raffreddore e trattative sindacali con il muscolo ischiocrurale, arriva finalmente il momento più atteso della giornata.

Il terzo tempo!

La sera ci ritroviamo in una brasserie di Losanna, dove ci aspetta una meritata cena a base di pesce persico e birra del Vaud. 👏👏👏

Finalmente un’attività sportiva nella quale riesco a esprimere tutto il mio potenziale senza rischiare crampi, contratture o fischi muscolari.

Il pesce persico scende bene, la birra pure e, a quel punto, anche il ricordo dei chilometri più duri comincia ad assumere contorni meno drammatici.

Con OrcoSmaug e OrcoPinoR si chiude così la nostra spedizione elvetica: tre orchi, una maratona, un meteo da tregenda e un bel po’ di storie da raccontare.

Considerazioni finali di un orco maratoneta

La mia prima maratona fuori Torino non è stata esattamente una passeggiata sul lago.

Il regalo di compleanno di OrcoSmaug si è rivelato un’esperienza decisamente impegnativa: preparazione breve, caldo estivo, raffreddore strategico, pioggia, vento, saliscendi e una gamba destra che, a metà gara, ha deciso di scioperare senza preavviso.

Eppure, anche questa è la maratona.

Non sempre si corre come si vorrebbe. Non sempre il fisico risponde come dovrebbe. A volte il programma salta e bisogna improvvisare, mettendo da parte ambizioni e cronometro.

Ma quando si arriva in fondo, consapevoli delle difficoltà affrontate, resta la soddisfazione di aver vissuto un’altra avventura.

Un grazie a OrcoSmaug per il regalo di compleanno, a OrcoRolfy per la compagnia e a tutti gli orchi che continuano a condividere queste imprese, tra una corsa, una pedalata e una birra.

Tredici maratone a Torino e ora anche Losanna: il curriculum si allunga, le gambe protestano e l’età avanza… ma agli orchi non si può certo chiedere di mettere la testa a posto! 😂

Alla prossima avventura, sperando in un clima migliore, un raffreddore meno puntuale e soprattutto in una gamba destra che abbia finalmente capito da che parte stare.

Perché le maratone finiscono, i dolori prima o poi passano… ma le storie da raccontare al terzo tempo restano! 🍻�


Questa maratona meritava un racconto all’altezza dell’impresa: 42,195 km, un raffreddore da cecchino, una gamba ribelle e tre orchi in missione in Svizzera! �



giovedì 20 agosto 2026

Trail Sestriere(To) 8 Agosto 2026

 


Classifica Trail Sestriere 2026

Dai sudori dell’OrcoPinor 


🏃‍♂️ TRAIL DEL SESTRIERE – 21 km | 650 D+ | 8 agosto 2026


Terza edizione del Trail del Sestriere e… boom! 💥 300 iscritti e sold out. Evidentemente non siamo ancora abbastanza intelligenti da stare a casa quando fa caldo. 😂


Partenza alle 16:00, quota 2.000 metri, e una bella caldazza che ci ricorda amabilmente che il cambiamento climatico non è una leggenda metropolitana. 🌡️🥵



Il percorso è molto corribile: i sentieri dei “Campioni” sembrano fatti apposta per spingere. Discesa verso Borgata Spakkagambe — nome già abbastanza esplicativo — e poi il sentiero dei Rododendri, con quella salitina apparentemente innocua che però presenta il conto.


È un Trail di 21 km e 650 D+, ma la sensazione è quella di correre una mezza maratona… solo che qualcuno ha pensato bene di metterci anche montagne, salite e discese. 😅


I primi volano: 1h20’. Pazzesco. Io invece opto per una strategia più prudente: arrivare vivo. 😂


Chiudo in 2h08’, con una bella dose di fatica incorporata e la sensazione di aver lasciato parecchie energie lungo i sentieri.


E alla fine arriva la beffa: podio di categoria sfumato per UNA posizione! 😱


Una sola.


Quella maledetta posizione che adesso, ovviamente, continuerà a girarmi per la testa fino alla prossima gara. 😂


Comunque gran bella gara, organizzazione e percorso promossi. E se questa era la terza edizione con 300 iscritti… direi che il Sestriere ha già messo le ali.


Adesso recuperiamo. Il podio può aspettare… ma solo fino alla prossima volta! 😜🏔️🔥





sabato 1 agosto 2026

MTB Salbertrand —>Forte Jafferau(To) 28 Luglio 2026

 


Dalle note dell’OrcoPinor


Salbertrand → Galleria dei Saraceni → Forte Jafferau → Bardonecchia


Si parte in treno da Alpignano. Comodo, ecologico e soprattutto ci evita qualche chilometro di asfalto inutile. Sbarchiamo a Salbertrand, un luogo che per me ha anche un significato speciale: qui è sepolto mio padre. Un saluto silenzioso e poi si pedala.


La squadra è composta da due elementi. Io, con la mia Santa Cruz Blur C… rigorosamente muscolare, come si dice adesso. E Pino Piccione, che invece arriva con una Santa Cruz Bullit elettrica, completa di batteria di estensione. Tradotto: lui ha due serbatoi, io due gambe. Vedremo chi finirà prima.



Il caldo è feroce. Da Salbertrand fino allo Jafferau non troviamo un goccio d’acqua. Se pensate di riempire la borraccia lungo il percorso… ripensateci. Conviene partire ben riforniti, altrimenti si rischia di sognare fontanelle come nel deserto.


Da Moncellier la strada diventa sterrata e inizia il bello. La salita verso il Colletto Pramand è lunga, impegnativa e mai banale. Di quelle che ti fanno chiedere più volte chi te l’abbia fatto fare… salvo poi dimenticartene appena arrivi in cima.


Poi arriva lei: la Galleria dei Saraceni. Più che una galleria, un buco nel ventre della montagna. Buia, umida, infinita. Qui una luce seria non è un accessorio: è una questione di sopravvivenza. Ne usciamo indenni, infangati ed entusiasti. La montagna ci ha inghiottiti e poi risputati fuori. Noi, da umili figli, ringraziamo e continuiamo.



Da lì si sale verso il Forte Jafferau, quasi 2.800 metri. Il paesaggio diventa spettacolare, ma il fondo pietroso non concede sconti. Serve concentrazione, gambe e un pizzico di testardaggine.


In vetta arriva il momento più atteso: il panino. Divorato con una vista che da sola vale tutta la fatica. Sotto di noi Bardonecchia, che d’estate è un paradiso per biker e d’inverno si trasforma nella capitale delle settimane bianche, con orde di sciatori (i famosi Brambilla) pronti a invadere le piste… rigorosamente innevate anche quando il cielo sembra aver dimenticato come si fa a nevicare. 😂


La discesa verso i Bacini e Gleise è roba seria. Tecnica, impegnativa e decisamente consigliata a mountain biker con un po’ di mestiere. Qui gli errori si pagano e le sospensioni vengono finalmente ripagate del loro stipendio.


Raggiunto l’asfalto, giù a tutta verso Bardonecchia. Destinazione: Carrefour Express. Non tanto per fame, quanto per evitare di finanziare i bar con i prezzi da località turistica. Il panino del supermercato mantiene ancora un dignitoso rapporto qualità-prezzo.



Ma la giornata non poteva finire con una semplice birra. Con il socio PinoPic decidiamo che un po’ di fatica in più non ha mai ucciso nessuno… probabilmente. Così risaliamo fino a Campo Smith, prendiamo la carrozzabile per Pian del Sole e ci regaliamo l’ultima discesa del Bike Park.


Un finale perfetto per chiudere in bellezza… o, in alternativa, per lasciare qualche osso direttamente sulle montagne della Val di Susa. 😂🚵







giovedì 16 luglio 2026

Trail Verbier St.Bernard X-traversee by UTMB Verbier(CH) 11 Luglio 2026

 


Sito Verbier by UTMB 

Dalle note dell’OrcoPinoR

Trail Verbier X-Traversée – 77 km e 5000 D+


Premessa


Iscrizione alla X-Traversée da 77 km e 5000 D+ con un obiettivo tanto ambizioso quanto realistico: arrivare primo di categoria 65-70 anni. Il piano era semplice: sperare che gli avversari fossero pochi… perché gli altri ormai tutti finiti in RSA o in manutenzione straordinaria.


Poi però esce la lista dei favoriti e compare lui: Willy Bartlome, classe ’57. Uno che nel 2025 ha chiuso la X-Alpine in 31 ore. Un mostro. A quel punto il mio sogno di gloria evapora ancora prima dello sparo di partenza. Contro certi soggetti non gareggi: li guardi passare e applaudi.


Naturalmente iscritti tutti in famiglia, rigorosamente sulla 77 km: OrcoRolfy, OrcoSmaug e il sottoscritto, OrcoPinor.


Logistica


Albergo prenotato con un anno di anticipo. Mica dilettanti.


Due mesi prima arriva però la simpatica comunicazione: prenotazione annullata per cambio proprietà e ristrutturazione. Tradotto: arrangiatevi.


Così, per un fato decisamente bizzarro, ci ritroviamo a dormire a Losanna, grazie alla logistica creativa di OrcoSmaug e OrcoRolfy, a circa un’ora e un quarto dal sito gara.



La sveglia suona quindi alle 4:15 del mattino, giusto per avere il tempo di guidare fino a Verbier-Le Châble, prendere il bus per La Fouly e arrivare alla partenza delle 9:00 (prima onda) e delle 9:20 (seconda onda).


Praticamente eravamo già stanchi ancora prima di partire. 🤪


La gara


Notte pre-gara quasi insonne.


Colpa del caldo afoso di Losanna, ma soprattutto di una cena a base di Rösti, piatto tipico svizzero che, cotto in forno, è riuscito ad aumentare la temperatura dell’appartamento di almeno tre gradi.


Arriviamo finalmente a La Fouly, luogo mitico per chi mastica UTMB. Solo esserci mette i brividi… quelli belli.


Impossibile non fare una foto con Ludovic Collet, la storica voce dell’UTMB. Sono vent’anni, dal 2006, che accompagna le partenze e gli arrivi delle gare più belle del mondo. Un’istituzione.


OrcoRolfy parte nella prima onda alle 9:00 come se dovesse prendere l’ultimo treno. Io e OrcoSmaug alle 9:20, mentre la terza onda scatta alle 9:40.


In totale siamo circa 1500 trailer.


Troppi?


Forse sì.


Le prime sorprese


Dopo due chilometri di asfalto arriva la salita verso il Col Fenêtre.


Poi… il delirio.


Una coda chilometrica causata da una ferratina inserita sul percorso. Il tracciatore, evidentemente, quella mattina aveva fatto colazione con sostanze psicotrope.



Tutti i trailer lo maledicono.


Io invece lo ringrazio sentitamente.


La lunga attesa mi concede infatti il tempo necessario per una rapida evacuazione, gentilmente offerta dal freddo preso in quota e dal Rösti della sera precedente.


Ogni tanto la fortuna gira. 😂


Meteo svizzero: versione lavatrice


Passiamo il Colle del Gran San Bernardo mentre in contemporanea si svolge anche la Gran Fondo ciclistica del Tour du Mont Blanc.


Nel frattempo comincia a piovere.


Al Col de Chevaux, quota 2650 metri, arriva il colpo di grazia: una grandinata monumentale.


Chicchi grossi, dolorosi e democratici: picchiano tutti allo stesso modo.


Fa un freddo cane, ma fortunatamente scendendo la grandine torna pioggia e la situazione migliora. Più o meno.


Siamo completamente fradici.


Base vita


A Bourg-Saint-Pierre troviamo una base vita organizzata alla grande.


Il mitico bouillon (brodo caldo) con pane sembra il miglior piatto stellato mai assaggiato.


Poi prosciutto, tacchino a fette e si riparte.



Pantaloni antipioggia, poncho impermeabile e via.


La perturbazione meteorologica è stata di una precisione chirurgica.


Per fortuna verso le 18 il cielo decide finalmente di collaborare. Ci cambiamo, asciughiamo quello che possiamo e si torna a correre con un altro spirito.


Psicoterapia gratuita


Con OrcoSmaug passiamo ore a parlare.


Di tutto.


Famiglia, gare, vita, ricordi…


A tratti sembra una seduta di psicoanalisi con lettino incorporato.


Per conoscerci meglio, evidentemente, bastava una passeggiata da 77 km e 5000 metri di dislivello. 🤪


La notte


Poi arriva lei.


La notte stellata.


Le frontali accese.


La spettacolare passerella sul ghiacciaio.


E infine il muro finale da 1200 metri di dislivello positivo, quello che ti fa rivalutare persino le scale di casa.


Una volta conquistata l’ultima cima resta solo la lunga discesa verso Verbier, ridente località della riccanza sciistica, dove anche i cani probabilmente hanno lo skipass stagionale.


L’arrivo


Tagliamo il traguardo alle 6 del mattino.


Nel frattempo gli atleti della 42 km e della 20 km stanno serenamente facendo colazione e preparandosi alla loro partenza.


Noi, invece, sembriamo reduci da una spedizione himalayana.



Al ristoro finale troviamo una pasta che definire al dente sarebbe offensivo. Più che pasta underdog, sembrava pasta solo for dog.


Un dolcino, un sorriso e via in cabinovia per tornare alla macchina.


Poi ancora un’ora e un quarto di auto fino a Losanna.


Perché il recupero va sempre fatto con calma.


Epilogo


Il pomeriggio, come ogni atleta che ha appena corso 77 km sotto acqua, grandine e freddo, decidiamo che la cosa più sensata da fare sia…


…un bel bagno nel Lago Lemano.


Occasione perfetta per collaudare il SUP di OrcoSmaug.



Perché in fondo il corpo era già abbastanza maltrattato e mancava giusto un ultimo test prima di rientrare.


Alla fine il podio di categoria è rimasto un sogno. Sono Arrivato 6’ di categoria e sono felice visti i 400 ritirati. 


Ma le risate, la compagnia degli Orchi, il meteo impazzito, la grandine, il Rösti assassino e una notte intera passata tra montagne spettacolari valgono molto più di qualsiasi coppa.


Anche se, l’anno prossimo, un’occhiata alla lista degli iscritti della mia categoria la  farò comunque per un’altra 100k 🤣🤣🤣.