sabato 1 agosto 2026

MTB Salbertrand —>Forte Jafferau(To) 28 Luglio 2026

 


Dalle note dell’OrcoPinor


Salbertrand → Galleria dei Saraceni → Forte Jafferau → Bardonecchia


Si parte in treno da Alpignano. Comodo, ecologico e soprattutto ci evita qualche chilometro di asfalto inutile. Sbarchiamo a Salbertrand, un luogo che per me ha anche un significato speciale: qui è sepolto mio padre. Un saluto silenzioso e poi si pedala.


La squadra è composta da due elementi. Io, con la mia Santa Cruz Blur C… rigorosamente muscolare, come si dice adesso. E Pino Piccione, che invece arriva con una Santa Cruz Bullit elettrica, completa di batteria di estensione. Tradotto: lui ha due serbatoi, io due gambe. Vedremo chi finirà prima.



Il caldo è feroce. Da Salbertrand fino allo Jafferau non troviamo un goccio d’acqua. Se pensate di riempire la borraccia lungo il percorso… ripensateci. Conviene partire ben riforniti, altrimenti si rischia di sognare fontanelle come nel deserto.


Da Moncellier la strada diventa sterrata e inizia il bello. La salita verso il Colletto Pramand è lunga, impegnativa e mai banale. Di quelle che ti fanno chiedere più volte chi te l’abbia fatto fare… salvo poi dimenticartene appena arrivi in cima.


Poi arriva lei: la Galleria dei Saraceni. Più che una galleria, un buco nel ventre della montagna. Buia, umida, infinita. Qui una luce seria non è un accessorio: è una questione di sopravvivenza. Ne usciamo indenni, infangati ed entusiasti. La montagna ci ha inghiottiti e poi risputati fuori. Noi, da umili figli, ringraziamo e continuiamo.



Da lì si sale verso il Forte Jafferau, quasi 2.800 metri. Il paesaggio diventa spettacolare, ma il fondo pietroso non concede sconti. Serve concentrazione, gambe e un pizzico di testardaggine.


In vetta arriva il momento più atteso: il panino. Divorato con una vista che da sola vale tutta la fatica. Sotto di noi Bardonecchia, che d’estate è un paradiso per biker e d’inverno si trasforma nella capitale delle settimane bianche, con orde di sciatori (i famosi Brambilla) pronti a invadere le piste… rigorosamente innevate anche quando il cielo sembra aver dimenticato come si fa a nevicare. 😂


La discesa verso i Bacini e Gleise è roba seria. Tecnica, impegnativa e decisamente consigliata a mountain biker con un po’ di mestiere. Qui gli errori si pagano e le sospensioni vengono finalmente ripagate del loro stipendio.


Raggiunto l’asfalto, giù a tutta verso Bardonecchia. Destinazione: Carrefour Express. Non tanto per fame, quanto per evitare di finanziare i bar con i prezzi da località turistica. Il panino del supermercato mantiene ancora un dignitoso rapporto qualità-prezzo.



Ma la giornata non poteva finire con una semplice birra. Con il socio PinoPic decidiamo che un po’ di fatica in più non ha mai ucciso nessuno… probabilmente. Così risaliamo fino a Campo Smith, prendiamo la carrozzabile per Pian del Sole e ci regaliamo l’ultima discesa del Bike Park.


Un finale perfetto per chiudere in bellezza… o, in alternativa, per lasciare qualche osso direttamente sulle montagne della Val di Susa. 😂🚵







giovedì 16 luglio 2026

Trail Verbier St.Bernard X-traversee by UTMB Verbier(CH) 11 Luglio 2026

 


Sito Verbier by UTMB 

Dalle note dell’OrcoPinoR

Trail Verbier X-Traversée – 77 km e 5000 D+


Premessa


Iscrizione alla X-Traversée da 77 km e 5000 D+ con un obiettivo tanto ambizioso quanto realistico: arrivare primo di categoria 65-70 anni. Il piano era semplice: sperare che gli avversari fossero pochi… perché gli altri ormai tutti finiti in RSA o in manutenzione straordinaria.


Poi però esce la lista dei favoriti e compare lui: Willy Bartlome, classe ’57. Uno che nel 2025 ha chiuso la X-Alpine in 31 ore. Un mostro. A quel punto il mio sogno di gloria evapora ancora prima dello sparo di partenza. Contro certi soggetti non gareggi: li guardi passare e applaudi.


Naturalmente iscritti tutti in famiglia, rigorosamente sulla 77 km: OrcoRolfyOrcoSmaug e il sottoscritto, OrcoPinor.


Logistica


Albergo prenotato con un anno di anticipo. Mica dilettanti.


Due mesi prima arriva però la simpatica comunicazione: prenotazione annullata per cambio proprietà e ristrutturazione. Tradotto: arrangiatevi.


Così, per un fato decisamente bizzarro, ci ritroviamo a dormire a Losanna, grazie alla logistica creativa di OrcoSmaug e OrcoRolfy, a circa un’ora e un quarto dal sito gara.



La sveglia suona quindi alle 4:15 del mattino, giusto per avere il tempo di guidare fino a Verbier-Le Châble, prendere il bus per La Fouly e arrivare alla partenza delle 9:00 (prima onda) e delle 9:20 (seconda onda).


Praticamente eravamo già stanchi ancora prima di partire. 🤪


La gara


Notte pre-gara quasi insonne.


Colpa del caldo afoso di Losanna, ma soprattutto di una cena a base di Rösti, piatto tipico svizzero che, cotto in forno, è riuscito ad aumentare la temperatura dell’appartamento di almeno tre gradi.


Arriviamo finalmente a La Fouly, luogo mitico per chi mastica UTMB. Solo esserci mette i brividi… quelli belli.


Impossibile non fare una foto con Ludovic Collet, la storica voce dell’UTMB. Sono vent’anni, dal 2006, che accompagna le partenze e gli arrivi delle gare più belle del mondo. Un’istituzione.


OrcoRolfy parte nella prima onda alle 9:00 come se dovesse prendere l’ultimo treno. Io e OrcoSmaug alle 9:20, mentre la terza onda scatta alle 9:40.


In totale siamo circa 1500 trailer.


Troppi?


Forse sì.


Le prime sorprese


Dopo due chilometri di asfalto arriva la salita verso il Col Fenêtre.


Poi… il delirio.


Una coda chilometrica causata da una ferratina inserita sul percorso. Il tracciatore, evidentemente, quella mattina aveva fatto colazione con sostanze psicotrope.



Tutti i trailer lo maledicono.


Io invece lo ringrazio sentitamente.


La lunga attesa mi concede infatti il tempo necessario per una rapida evacuazione, gentilmente offerta dal freddo preso in quota e dal Rösti della sera precedente.


Ogni tanto la fortuna gira. 😂


Meteo svizzero: versione lavatrice


Passiamo il Colle del Gran San Bernardo mentre in contemporanea si svolge anche la Gran Fondo ciclistica del Tour du Mont Blanc.


Nel frattempo comincia a piovere.


Al Col de Chevaux, quota 2650 metri, arriva il colpo di grazia: una grandinata monumentale.


Chicchi grossi, dolorosi e democratici: picchiano tutti allo stesso modo.


Fa un freddo cane, ma fortunatamente scendendo la grandine torna pioggia e la situazione migliora. Più o meno.


Siamo completamente fradici.


Base vita


Bourg-Saint-Pierre troviamo una base vita organizzata alla grande.


Il mitico bouillon (brodo caldo) con pane sembra il miglior piatto stellato mai assaggiato.


Poi prosciutto, tacchino a fette e si riparte.



Pantaloni antipioggia, poncho impermeabile e via.


La perturbazione meteorologica è stata di una precisione chirurgica.


Per fortuna verso le 18 il cielo decide finalmente di collaborare. Ci cambiamo, asciughiamo quello che possiamo e si torna a correre con un altro spirito.


Psicoterapia gratuita


Con OrcoSmaug passiamo ore a parlare.


Di tutto.


Famiglia, gare, vita, ricordi…


A tratti sembra una seduta di psicoanalisi con lettino incorporato.


Per conoscerci meglio, evidentemente, bastava una passeggiata da 77 km e 5000 metri di dislivello. 🤪


La notte


Poi arriva lei.


La notte stellata.


Le frontali accese.


La spettacolare passerella sul ghiacciaio.


E infine il muro finale da 1200 metri di dislivello positivo, quello che ti fa rivalutare persino le scale di casa.


Una volta conquistata l’ultima cima resta solo la lunga discesa verso Verbier, ridente località della riccanza sciistica, dove anche i cani probabilmente hanno lo skipass stagionale.


L’arrivo


Tagliamo il traguardo alle 6 del mattino.


Nel frattempo gli atleti della 42 km e della 20 km stanno serenamente facendo colazione e preparandosi alla loro partenza.


Noi, invece, sembriamo reduci da una spedizione himalayana.



Al ristoro finale troviamo una pasta che definire al dente sarebbe offensivo. Più che pasta underdog, sembrava pasta solo for dog.


Un dolcino, un sorriso e via in cabinovia per tornare alla macchina.


Poi ancora un’ora e un quarto di auto fino a Losanna.


Perché il recupero va sempre fatto con calma.


Epilogo


Il pomeriggio, come ogni atleta che ha appena corso 77 km sotto acqua, grandine e freddo, decidiamo che la cosa più sensata da fare sia…


…un bel bagno nel Lago Lemano.


Occasione perfetta per collaudare il SUP di OrcoSmaug.



Perché in fondo il corpo era già abbastanza maltrattato e mancava giusto un ultimo test prima di rientrare.


Alla fine il podio di categoria è rimasto un sogno. Sono Arrivato 6’ di categoria e sono felice visti i 400 ritirati. 


Ma le risate, la compagnia degli Orchi, il meteo impazzito, la grandine, il Rösti assassino e una notte intera passata tra montagne spettacolari valgono molto più di qualsiasi coppa.


Anche se, l’anno prossimo, un’occhiata alla lista degli iscritti della mia categoria la  farò comunque per un’altra 100k 🤣🤣🤣.