lunedì 21 dicembre 2020

Trofeo Orco dell'anno 2020 WebInAir 18 Dicembre 2020

 

Svoltasi il 18 Dicembre 2020 con meeting online il Direttivo quest'anno ha premiato:

3 posizione : OgreDoctor 



FOTO
link  foto 2020

1. OrcoRolfy- Serre Che Trail Salomon 60 km , alba al Col du Chardonnet(Francia)
2. OrcoSelena - Descrivimi la libertà
3. OrcoFabri - RIFLESSO DEL ROCCIAMELONE
4.OrcoGreg - C'è sempre luce dietro le nuvole" (Louisa May Alcott)
5.OrcoVigna II



lunedì 7 dicembre 2020

IL PUNTO DI RITROVO - Dicembre 2020

 

Dal racconto dell'OrcoSelena

Mi sono bruciata la lingua con il cappuccino appena fatto.
Mi ci vuole sempre almeno un’ora per risvegliarmi del tutto, quando mi alzo presto. Però la domenica la città dorme e quando guardo l’alba dalla finestra mi godo l’esclusiva come se fosse un’anteprima a La Scala.
Appoggio delicatamente la tazza sul tavolo, nonostante la stizza per la bruciatura. Devo arrivare al punto di ritrovo entro le sei, ma mi soffermo ancora un po' a respirare il caffè come se quel tempo mi fosse dovuto.
Poi metto le scarpe da corsa e mi alzo lo scaldacollo sopra il naso, ci respiro dentro.
Prendo la giacca antivento e lo sguardo mi si posa sulla scritta sul dorso: “Marathon des Alpes Maritimes 2011”.
-Ti ricordi la nostra prima maratona? Partenza alle 7:00 di mattina, era novembre

-È sempre la prima domenica di novembre, come la maratona di New York. Una volta o l’altra dovremmo saltarla, se vogliamo andare a quella di New York. Perché dobbiamo andarci. Vuoi ancora farla?
Guardo mio padre mentre beve il caffè in un unico sorso, mentre io non ho ancora nemmeno cominciato. Avvolgo entrambe le mani sulla mia tazza calda per dargli l’impressione che mi stia affrettando anch’io.
-Ci siamo alzati alle 5:00 e il bar dell’hotel era ancora chiuso, per cui siamo andati in quella caffetteria, ti ricordi quanto era stretta? C’era il bancone di metallo un po' ammaccato, poi giusto lo spazio per una fila di persone in piedi e poi subito la vetrata. I francesi fanno tutto stretto.
-Però fanno bene il Pain au chocolat. Lo abbiamo mangiato come se la gara dipendesse da quei carboidrati. Non ne sapevamo ancora un bel niente di corsa. E poi ti ricordi che per poco non ci siamo quasi
All’improvviso qualcuno alza il volume della musica e le sue parole si disperdono nell’ambiente. Lui lancia uno sguardo di rimprovero al barista e poi guarda me scuotendo visibilmente la testa. Subito io sorseggio un po' di latte, guardandolo da dietro la tazza come se ci fossi di mezzo anch’io. Poi rido e lo fa anche lui. Provo a dire qualcosa ma c’è troppo rumore.
Quella mattina di novembre ci aggiravamo tra le griglie di partenza, suddivise a settori per tempo di gara previsto. 
Le vie erano piene solo di runner oppure di famigliari venuti a sostenere un papà o una sorella.
Io e mio padre eravamo lì entrambi per correre e così ci sostenevamo a modo nostro.
Faceva freddo e mancava ancora mezz’ora alla partenza. Inesperti, decidemmo di non entrare nelle griglie e di muoverci ancora un po’ per scaldarci. All’ultimo ci venne persino in mente di fare un salto al bagno. 
Ci demmo appuntamento a un inequivocabile lampione della Promenades des Anglais, quello accanto all’ingresso del Beau Rivage.
Lo ricordo bene, con il suo arco in ferro battuto e le lettere azzurre come la rinomata Costa.
Non ricordo invece con esattezza il momento in cui ci dividemmo, io diretta verso i bagni chimici delle donne, lui altrove.
Un paio di minuti dopo riaprii la porta di plastica rossa, ma il mondo che mi si presentò davanti non era più lo stesso. C’era una folla soffocante di corridori compatta su ogni lato, faticai a raggiungere la grigia di partenza.
Una volta arrivata mi accorsi che la massa di persone non solo limitava la visuale a meno di un metro da me, ma rendeva impossibile localizzare l’ingresso del Beau Rivage.
Il punto di incontro che ci eravamo dati era perduto. Pensai che mai più avrei scelto un punto di riferimento ad altezza uomo. Fu il mio ultimo pensiero razionale, poi entrai nel panico.
Se avevo perso il punto di ritrovo, avevo perso mio padre.
Mancavano 4 minuti alla partenza e forse mi attendevano 42.192 metri di corsa da sola. Non potevo nemmeno pensarci.
Continuai a cercarlo con lo sguardo, mentre mi facevo largo a fatica.
All’improvviso ebbi un’illuminazione. Se ci stavamo muovendo entrambi, non ci saremmo mai trovati. Quando ero bambina mi aveva lasciata seduta nel bosco, per quello che allora mi sembrò un tempo interminabile, dicendomi “torno subito, tu aspettami qui”. Sapeva quanto mi avesse terrorizzata quella vicenda, ero certa che in quell’esatto momento gli fosse venuta in mente e che avrebbe ragionato allo stesso modo di allora: dovevo restare dov’ero e aspettare che mi trovasse.
Decisi di uscire dalla folla e mi posizionai in un punto sopraelevato.
Guardai l’orologio e mancavano 3 minuti. Ebbi un sussulto e fui in preda all’impazienza. Chiusi gli occhi e visualizzai mio padre: maglia rossa, pantaloncino nero.
Riaprii gli occhi: ce n’erano a centinaia.
Papà scusami, ma io non ce la faccio. Mi ributtai nella griglia e cercai tra i visi.  
Lo speaker urlò “2 minutes à le depart!” come se fosse la notizia migliore che potesse darmi.
Il vociare della folla in estasi aumentò di volume.
Ora battevano le mani come in un rito tribale.
Sembravano un banco di pesci, dondolavano avanti indietro per scaldarsi e con addosso i sacchi termici argentati scintillavano in un unico mare.
Un minuto. Stavo sudando sotto il mantello di plastica argento. Misi a fuoco la realtà: c’era ormai l’altissima probabilità che non ci saremmo trovati. Feci allora una lucida proiezione dei fatti: Allo sparo tutti noi avremmo iniziato a muoverci nella stessa direzione, a quel punto avrei potuto tentare di raggiungerlo.
Se lui fosse stato davanti a me. Ma se invece fosse stato dietro? Allora avrei dovuto rallentare e sperare che tentasse lui di raggiungermi.
Qual’ è la tua strategia, papà?
Ero certa che a quel punto avesse già calcolato con precisione le probabilità di trovarci che io avevo solo stimato. 
Fu più o meno allora che quella idea mi balenò in mente.
Senza di lui io non parto, non ha senso.
Mi ritiro.
A 15 secondi dallo start partì un conto alla rovescia corale. Le voci all’unisono battevano il tempo della mia condanna, il mio cuore invece batteva veloce e pesante.
Poi ci fu lo sparo e i corridori iniziarono a muoversi come in un unico corpo e io ne facevo parte.
Metabolizzai in un boccone l’idea che la nostra prima maratona sarebbe stata in solitaria. Corsi alcuni passi pesanti, in trance. Vidi persino l’unico volto al mondo che avrei voluto vedere in quel momento.
Ci guardammo negli occhi.
Lui era lì, io ero lì, in carne ed ossa.
Credo che entrambi fossimo sull’orlo di scioglierci in lacrime.
Poi ci furono 42 km di corsa. 

-Papà? 

Sono al punto di ritrovo e sono le sei passate da un paio di minuti. Davanti a me il paesaggio è inghiottito dalla nebbia mattutina e l’ingresso nel bosco sparisce dopo la prima fila di alberi.
-Ti ricordi la nostra prima maratona, quella volta che ci siamo persi…
Faccio qualche passo verso gli alberi.
-Sai come faccio da allora nel caso dovessi perderti? Vengo al nostro punto di ritrovo, un punto inequivocabile. Poi entro nel bosco, o percorro una strada di città. Basta che io abbia le scarpe da corsa ai piedi e tu compari come quella volta alla partenza.
Scommetto che lo sapevi che insegnandomi a correre, mi avresti lasciato qualcosa di te.



lunedì 2 novembre 2020

Lunigiana Bike Trail (Massa-Carrara) 17-20 Ottobre 2020

 


Dal racconto dell'OrcoMami

Sono   comodamente seduto sul divano  di casa  e scorro le  immagini  più suggestive   di questi  quattro giorni trascorsi in Lunigiana, sulla  fidata bike.
Le notizie del peggioramaneto della  situazione Covid  invadono le nostre vite e  non par vero aver potuto(ancora) vivere in serenità quest' altra avventura.
Ebbene  si, come siam soliti dire noi Orcacci, anche questa “l'abbiamo portata  a casa”.
 Il LUNIGIANA  BIKE TRAIL è  un itinerario  bike packing  a tappe  per mtb ( e non gravel !!) che percorre in modo circolare(senso orario)  tutto il territorio Lunigianese con partenza  ed  arrivo  a Pontremoli (Ms). 
Si  sviluppa  all' 85%  su strade  sterrate,  sentieri , mulattiere e   carrarecce molte  volte di  duro  single-track, sulla  dorsale dell' appennino Ligure-Tosco-Emiliano.
230 km di sviluppo con circa 7000 D+. Pochissimi i punti di appoggio per dormire  e mangiare. 

Io ed il mio socio di tante avventure, TOR compreso, decidiamo  di affrontarlo in  4 giorni.
I più virtuosi, riescono  a chiuderlo in tre giorni  ma visto a posteriori lo  riteniamo   proprio  non alla  nostra portata con bici belle cariche.
Eccoci  quindi, tra il 17 ed il 20 ottobre, sul terreno di gioco in una  finestra  di bel tempo con ancora   temperature accettabili.  Siamo  border line.  poi l 'autunno con le  giornate  più corte e le  temperature  piu rigide  renderà difficile  il tour.
Pontremoli, Apella, Equi terme e Passo  dei Casoni  sono i punti  di appoggio ove  arrivare  ogni sera senza  possibilità  di alternative


 LA NATURA   ANCORA  SELVAGGIA.
Ogni  giorno  siamo in sella  tra le 8 e le 12 ore e seguendo la traccia  gpx attraversiamo fitti  boschi, praterie, crinali assolati e solatii,  vallette rigogliose e umidissime senza mai incontrare casolari o tanto meno borgate. La vegetazione fuori del nostro sentiero è fittissima  e sovente impenetrabile. Di persone  nemmeno l'ombra.
La sensazione di poter vivere ancora una piccola avventura di autosufficienza vera  si fa strada dopo pochi km e man mano che procediamo ci rendiamo conto della  diversità  dalle  nostre  zone  abituali. Per raggiungere una strada asfaltata od un paesino in caso  di necessità, ci  vorrebbero tantissime  ore    e questo  ci  “gasa”  non poco.
LA FAUNA
Semplicemente  stupevole.
Una  mattina  pedalo  avanti io e  sento nitrire  all'orizzonte .  In breve un magnifico  cavallo galoppa  verso di me  e io, non abituato, mi spavento .Poi ne  seguono altri  che  lasciati allo stato brado girovagano per questi appennini  prima di essere ricoverati per l' inverno. Incredibile .
Non  di rado un capriolo attraversa il sentiero veloce come una meteora.
E che  dire  poi dei  cinghiali?
Si ahime'. Spinti  dalle  battute  di caccia   ci  capita  di vederli mooolto  vicini  alla  nostra  traccia  e  la paura  ci fa fare delle accelerate deleterie per i muscoli!


FOGLIAGE
L'autunno  alle  porte  ha già fatto cambiare i colori ai vari  tipi di alberi dell' Appennino.
A tratti  abbiamo potuto ammirare veri e propri  quadri di impressionisti.
Boschi  di betulle  arancioni. Castagneti di color ramato. Crinali verde intenso con macchie  di corbezzoli  rossi. Gioia  degli occhi.

L'ALTA  VIA  DEI MONTI  LIGURI
La tappa  Passo dei Casoni-Pontremoli ci fa scoprire per ore ed ore lo splendido tracciato  della  A.V.M.L.  Uno sterrato  ciclabilissimo  che  cavalca l'arco appenninico  alle spalle  di La Spezia. La  vista  spazia  sul mare  e  riusciamo a  distinguere nitidamente il golfo  di Portovenere , l'isola della Palmaria e La Spezia.
Insomma bellissima   esperienza. Tecnicamente  assolutamente  non  banale per i single track che  sovente si incontrano. Alcune  salite causa il fondo molto rovinato dalle piogge, ci hanno  costretti al portage. Tantissimi i chilometri a perdifiato  su sterrati  ciclabilissimi. Anche  quel  poco  che  abbiamo dovuto fare  in notturna  era serenamente ciclabile.  D'obbligo  la traccia  gpx .
Noi  al finale abbiam  registrato su dispositivi Garmin, 217 km   e 7300D+ .
 La consiglio  a chi ha  voglia  di bici e di avventura, tanta, e  di autosufficienza.
Per gli Orchi che  amano il “sentiero” qui si sazieranno  di  certo!



Mtb - Lago Layet - Vallone di Saint Marcel(Ao) 31 Ottobre 2020

 

Foto Mtb St.Marcel

Dal racconto dell'OrcoBee

OrcoCamola ha trovato il modo di unire il suo  atavico amore per la Valle d’Aosta con la recente passione per le ruote grasse. Dopo Torgnon e dintorni di sabato scorso ci propone un giro nel vallone di Saint-Marcel, sopra l’abitato dell’omonimo paese, vicino a Fenis.
Aderisce senza batter ciglio l’Ogredoctor, anche lui sempre più affascinato dalle due ruote.
L’atmosfera generale è di nuovo pesante, siamo ripiombati nel pieno dell’incubo collettivo da Covid, i contagi dilagano anche tra gli Orchi (in bocca al lupo a tutti!) e limitano la presenza all’uscita.
Il venerdì pomeriggio leggo velocemente la descrizione dell’itinerario e noto le avvertenze su qualche tratto dalle pendenze veramente toste  con rampe ancora più feroci dovei occorre scendere dalla bici...mi preoccupo un po’;  vabbè aggiungiamo incubi agli incubi, del resto  il 31 ottobre si festeggia Hallowen per i più giovani, è vigilia della festa di Ognissanti per noi più attempati.
Partiamo alla volta di Saint Marcel di buon mattino in una pianura nebbiosa e freddina.
All’imbocco della valle le nebbie si diradano e ci accoglie un cielo blu, i colori autunnali fanno capolino, ormai anche in bassa valle.

Usciamo a Nus, passiamo Fenis e ci dirigiamo verso Plout, frazione di Saint Marcel, 1000 m. di altitudine circa, dove parcheggiamo.
Ci aspettano 1300 metri di dislivello in 16 Km circa ma il grosso sarà fatto negli ultimi 6 km con le famose rampe di cui si diceva.
Allevia le nostre ansie una spettacolare ambientazione autunnale con i colori tipici di questa stagione di mezzo. Il primo tratto di strada è asfaltato; si sale, scacciando i primi brividi di freddo, in mezzo a splendide borgate, pendii curati, e pennellate di verde-giallo-rosso-marrone. Ogni tanto la vista si apre sulle montagne della Valle, Ci sono alcune frazioni che godono di una vista che spazia dal Bianco al Cervino e al Massiccio del Rosa, le pause per contemplare tanta bellezza sono d’obbligo e ci consentono di rifiatare. Il sole, pur essendo l’itinerario nel versante all’ombra, comincia a scaldare.
L’asfalto termina dopo 9 km alla frazione Drugees. Comincia lo sterrato che aggira le vecchie Miniere di calcopirite (visitabili: info  https://www.minieresaintmarcel.it/) la gita comincia a svelare la sua natura: ottimo fondo ma rampe feroci. Dapprima gli strappi si alternano a tratti di falsopiano, dopo un cancello una discesa ci fa perdere qualche metro e rifiatare ma sarà l’ultima occasione. Da lì in poi la pendenza passa da una media del 10-12% a strappi al 16% e muri oltre il 20%. Per fortuna la bellezza del posto e della giornata ci forniscono il pretesto  per frequenti pause che preservano le coronarie dall’esplosione. Si passa più volte il torrente Saint Marcel, alcuni alpeggi, e poi sempre sui muri ci si affaccia sulla nostra meta, il lago Layet, semighiacciato. Da li, volendo, con altri due km sempre molto ripidi si arriva all’ultimo alpeggio del vallone.

Pausa e tempo per cambiarci e comincia le seconda parte della gita, la discesa. Per un tratto ripete l’itinerario di salita per poi deviare sulla sinistra per una strada bellissima, leggermente più tecnica in mezzo ad un bosco di larici ingialliti dall’autunno che costeggia il torrente e ci permette di evitare tutto l’asfalto della prima parte di salita.
Le pendenze si fanno sentire anche in discesa, i freni delle bici e le mani dei ciclisti sono messi a dura prova.
In brevissimo tempo scendiamo e siamo alle macchine, non fa freddo, ci cambiamo e ci concediamo una birretta in quel di Fenis prima di tornare alle atmosfere cupe della quotidianità di questo periodo, purtroppo non per effetto di Hallowen.
La montagna ci ha di nuovo regalato qualche ora di bellezza, ha alleviato le nostre angosce e placato le nostre ansie;  se in cambio ci chiede solo un po’ di fatica, va bene, siamo disposti a concedergliela.
Grazie a OrcoCamola, che ci ha fatto conoscere questo angolo più nascosto della Valle d’Aosta e a OgreDoctor, portatore sano e contagioso di grinta e tenacia.
W la montagna, W gli Orchi!



giovedì 29 ottobre 2020

Bici Gravel Tour Parco Gran Bosco di Salbertrand(To) 29 Ottobre 2020

 


Dalle note dell'OrcoPinoR
Non sapendo se un nuovo LockDown ci farà stare a casa forzatamente causa Covid, approfittiamo di queste splendide giornate autunnali per far scorrere le ruote alle nostre Gravel. Non sia mai detto che ce ne dovremmo pentire.
Dunque, il modo migliore per utilizzare la Gravel, a mio parere, è pianificare un tracciato che preveda:
- 1 tratto, asfalto.
- 2 tratto, strade bianche o sentiero non troppo tecnico.
- 3 tratto, discesa e pianura su asfalto.

Eccolo dunque pianificato il tracciato di oggi 29 Ottobre.
I numeri:
- Partenza da Susa(To) 
- Gravere. Chiomonte, Salbertrand (Asfalto)
- Gran Bosco di Salbertrand fino a Monfol (Sterrato)
- Sauze D'Oulx, Oulx, Salbertrand, Susa (Asfalto)

per 60km 1500D+ circa

Inizio bene la giornata dimenticando a casa, lo zainetto con la maglia di ricambio, la giacca antivento ed il cibo. Pazienza, rimedio grazie all'OrcoZoppo per mi fornisce un'antivento di riserva che aveva nella sua macchina. Il cibo lo comprerò al negozio di alimentari di Salbertrand.

Iniziamo il percorso sulla SS.24 che in 20km e 650D+ da Susa(To) ci porta a Salbertrand(To), dove R.I.P. il "mi Babbo" già da 16anni. In centro paese, mi fermo a comprare un panino con prosciutto&formaggio e un KinderBueno alla modica cifra di 2euro e 60Cent.
Da Salbertrand inizia la salita in pieno Parco Naturale del Gran Bosco (creato nel 1981). Magnifico luogo del cuore dove da ragazzo scorazzavo in lungo ed in largo.
Salita dal fondo perfetto, gli aghi dei larici lo rendono morbido al tocco delle ruote artigliate Gravel.
Una sosta al Sersaret. Che posto splendido. La Pandemia qui è presto dimenticata. Si contempla la magnificenza di questo nostro unico pianeta che speriamo duri ancora a lungo. Cara Terra ti auguro eoni ed eoni ancora da vivere.
A quota 1700, frazione Monfol di Sauze D'Oulx, termina la salita e noi ne approfittiamo per la nostra sosta panino. Ahimè le birre sono rimaste a Susa per cui il panino è innaffiato con acqua  e sali, 😥


Ci gettiamo in discesa verso Sauze d'Oulx e  fare una sosta per curiosare in centro paese. Ma tutto tace, ed allora giù in picchiata verso Oulx per la nostra pausa caffè al Bar il Pacioch fronte piazza Des Ambrois. Anche qui umani assenti ed il barista che lamenta la scarsità di incassi.
Non resta che tornare a Susa su asfalto e finalmente con un bel vento favorevole alle spalle ideale per chiudere splendidamente questo Gravel Tour Park.


mercoledì 28 ottobre 2020

Hard Trek Selvaggio Blu - Baunei(Nu) 17-24 Ottobre 2020

 


Foto Selvaggio Blu 2020

Dal racconto dell'OgreDoctor

Passavamo sulla terra leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta…eravamo felici.

Con questo incipit tratto da Passavamo sulla terra leggeri di Sergio Atzeni, iniziamo il racconto della nostra breve, ma intensa esperienza in terra sarda.

Che cos’è il Selvaggio Blu?

È un itinerario unico nel suo genere, che si snoda fra il Supramonte di Baunei, un piccolo paese del nuorese e il mare, ideato dagli alpinisti Verin e Cicalò negli anni ’80.

Nella sua formula originale durava 4 giorni e prevedeva, come ci ha raccontato Antonio Cabras, della Cooperativa Goloritzè, una vita ancora più spartana. Ora viene proposto in due versioni che seguono il percorso originale, ma che durano 5 o 6 giorni. Possiamo garantirvi, che anche nella forma più addomesticata, questo trekking, risulta assai faticoso e mette a dura prova la resistenza fisica e psichica dei partecipanti.

Per far il nostro giro ci siamo affidati alla Cooperativa Goloritzè, una delle due associazioni locali rimaste operative, che accompagnano gli escursionisti lungo il percorso e che gestiscono la logistica. Percorrere il tracciato in autonomia è, sì fattibile, ma diventa proibitivo, sia per la quantità di materiale da portarsi sulla groppa (tenda, sacco a pelo, materassino, materiale alpinistico, viveri), sia per la quasi totale mancanza di acqua lungo il percorso.

Siamo stati condotti lungo i sentieri invisibili dei pastori, le scale di tronchi di ginepro a strapiombo sul mare, falesie, rocce spettacolari, antichi ovili, boschi di lecci secolari, macchia mediterranea, spiagge bianche e cale incontaminate, da Marco, la nostra guida escursionistica, molto preparato sulla storia della sua, della mia terra e sulle tradizioni che in parte ci accomunano. La Sardegna è un’unica isola, al cui interno però le differenze nel dialetto, nelle usanze e anche nel cibo sono, a volte, molto marcate.

Sin dal primo giorno, muovendo i nostri passi da Pedra Longa, ci siamo subito resi conto che non avremmo passeggiato, pur sapendo, che questa nostra prima tappa non conteneva nella sostanza, difficoltà di tipo alpinistico. Il terreno è, infatti, molto impervio, difficile, costellato di pietre grigie calcaree, aguzze e taglienti, quasi che un dio malvagio si sia divertito a sparpagliarle in ogni dove, in questo lembo di terra.

Il tempo alla partenza è soleggiato e ci concediamo una breve sosta in una caletta per un tuffo in un’acqua cristallina.

Riguadagnato il dislivello perso per arrivare al mare, si sale fino alla Cengia Giradili, da dove lo sguardo spazia lungo tutta la costa e dalla parte opposta, all’interno, verso le montagne del Gennargentu. Il tempo cambia. Siamo nel regno del vento e le nuvole corrono veloci, ambasciatrici della pioggia che non tarda ad arrivare. Dopo il 4 leccio secolare, (sistema cartografico sardo!) si arriva al primo campo, sito presso l’ovile di Gennirco. E sì le indicazioni sono rami di ginepro sapientemente disposti a terra, pietre messe sugli alberi, lecci secolari, perché di segni sul sentiero, fatta eccezione per gli originali segni blu, rimarcati, di recente, da una guida tedesca, che i locali sembra aspettino che si sbiadiscano e scompaiono, nemmeno l’ombra.

Montato il campo, svestiti i panni sudati e umidi, abbiamo subito un assaggio di quelle che saranno le nostre cene. Per la prima sera abbiamo i cululzones (ravioli di magro) con un ragù di capra e pecora arrostita, il tutto accompagnato dalla onnipresente carta da musica, il pane dei pastori, il carasau, anche nella sua versione guttiau (gocciolato) e dal vino Cannonau, di colore rosso rubino, inebriante, normalmente invecchiato da due a sei anni e con una gradazione alcolica mai inferiore a 12,5 per cento. Un vino morbido e robusto, che si accosta perfettamente ai sapori forti della cucina isolana, alla cacciagione, agli arrosti di carne, ai formaggi come il pecorino e il caprino. Si dice che il cannonau, sia un vero e proprio elisir di lunga vita, che contiene il triplo di anti-ossidanti di altri vini rossi e garantisce benefici al sistema cardiovascolare quasi dieci volte superiori rispetto alle altre varietà di vino presenti nel mercato e contribuisca alla famosa longevità degli isolani. A pasto ultimato manco a dirlo, mirto, artigianale, come se piovesse.

Notte parzialmente insonne, la prima; forse la colonna vertebrale diversamente giovane deve abituarsi al terreno duro, anche se parzialmente mitigato dal materassino. Ci faremo l’abitudine e alla fine dopo cinque notti all’addiaccio, il letto del Rifugio del Golgo ci è sembrato persino troppo morbido e troppo comodo.

Alle 7.00 del mattino, si smonta il campo e alle 8.00 puntuali come un orologio svizzero arriva la Land Rover Defender con le colazioni.

Colazione a base di marmellata d’arancio, ricotta di capra, miele, torta fatta in casa, latte, the e caffe, per prepararsi alla giornata di cammino che ci aspetta.

In tutta la settimana cibi confezionati sono rappresentati da una mozzarella e una scatoletta di tonno; tutto il resto cibo fresco a chilometro zero.

Ritirato il pranzo al sacco (pane, formaggio, salsiccia, pomodoro, cetriolo e frutta di stagione), carichiamo i bagagli pesanti sul fuoristrada e siamo pronti per la tappa successiva.

Supramonte e dintorni risuonano del nostro mantra: “Battu u belin in sci scheggi”, che tradotto dal genovese significa “non potrebbe fregarmene di meno”. A proposito di genovesi, ma Roberto e Mauro, saranno davvero fratelli?!

Giorno dopo giorno la nostra avventura impegnativa procede lungo un’affascinante percorso di 36 chilometri fatto di sentieri impervi dal fondo sconnesso, traversi su roccia, arrampicate e calate in corda, immersi nei colori di una natura mozzafiato, il grigio del calcare, il verde della macchia mediterranea, il profondo blu del mare, il bianco delle spiagge.

È stato un viaggio emozionante e faticoso, di cui ognuno di noi serberà un ricordo indelebile.

Il gruppo residuo di 8 persone, dalle originarie 14, falciato dal Covid-19, si è progressivamente amalgamato; la settimana è trascorsa senza screzi, senza diverbi, senza incidenti. Le tanto temute manovre di corda e arrampicate, nei tratti alpinisticamente più impegnativi, sotto l’occhio attento di Carlo, sono passate senza problemi e anche i meno esperti, si sono diverti nel scendere, forse in maniera non proprio ortodossa, ma alla fine consapevoli di non rischiare nulla.

Con il senno di poi, credo che un gruppo di 14 elementi sarebbe stato difficile da gestire, soprattutto per le calate in corda doppia, che avrebbero richiesto parecchio tempo, facendoci arrivare alla fine delle tappe sempre un po’ in affanno. Capendo meglio cosa significa “Selvaggio blu”, qualche uscita in più su terreno scosceso e esposto, dove è necessaria concentrazione e piede fermo, non sarebbe stata una scelta sbagliata.

Avevamo pianificato questo viaggio prima del mio incidente, sospeso e poi ancora rimandato per l’emergenza Covid-19. Siamo partiti con tanti dubbi, con un tampone molecolare per fugare ogni remora, lasciando a casa, purtroppo, tanti di noi.

Alla fine abbiamo fatto bene a partire, io ad insistere perché si partisse.

Sono felice di essere riuscito ad arrivare in fondo e fare il bagno a Cala di Sisine, anche se ho dovuto rinunciare ad una mezza tappa, per un fortissimo mal di stomaco durante la seconda notte in tenda. Non era scontato. Camminare su questo terreno è stata una sofferenza continua, arrivare a sera, togliere il tutore, guardare la caviglia tumefatta, senza sapere se il giorno dopo sarei riuscito a camminare, anche.

La bellezza del luogo, la semplicità della gente, la loro ospitalità, la durezza della vita dei pastori e dei carbonai che da questi luoghi hanno saputo trarre il massimo possibile, gli animali allo stato brado, liberi di andare e venire nel loro habitat naturale, il comunismo ante litteram che da sempre appartiene a questa gente, sono alcune delle emozioni forti che mi porto a casa.

Chiudo con l’ultima immagine di noi 8, sotto un immenso campo stellato, con la via lattea disegnata sulla volta celeste e Marco, la nostra guida, che disegna con un fascio di luce le costellazioni.



martedì 27 ottobre 2020

Bici Gravel Colle della Vaccera da Pramollo(To) 25 Ottobre 2020

Foto Gravel Colle Vaccera 2020
 

Dalle note dell'OrcoPinoR
Autunno che più autunno non si può. Ed allora si va alla ricerca di funghi, castagne e foliage in qualche remoto luogo di un Piemonte antico. 
Oggi scegliamo un percorso perfetto per le bici Gravel che sono a metà tra una bici da strada ed una bici da fuoristrada. Asfalto e sterrato per il massimo divertimento su fondi diversi. 
Eccolo il percorso perfetto, la salita al colle della Vaccera  1480 Slm dal lato Valle Chisone.

I numeri:
- Partenza da Pinerolo bar Galup
- S. Secondo di Pinerolo, Porte, S.Germano Chisone (asfalto)
- Bivio per le borgate Crosasso, Sangle nel Comune di Pramollo (asfalto)
- da Borgata Sangle al colle della Vaccera (sterrato)
- discesa dal Colle della Vaccera ad Angrogna, Luserna S.Giovanni, Pinerolo (asfalto)
Giornata umida dopo le piogge del giorno precedente.
Partenza dal bar Galup di Pinerolo con Ivan e OrcoZoppo, e su asfalto ci trasferiamo veloci in Val Chisone.
Svolta secca a sinistra al paese di S.Germano Chisone per iniziare l'attacco della salita che ci porterà nel comune di Pramollo. Prima del paese di Pramollo nuovamente svolta secca a sinistra per attaccare l'arcigna salita prima delle borgate Crosasso e Sangle.

A Sangle inizia lo sterrato facile  che in 5km ci fionda al Colle della Vaccera 1480 Slm a due passi dal Monte Servin 1756 Slm.
Una sosta al Colle Vaccera con i Bargesini di Ivan che ci mettono in corpo quel tanto di nitroglicerina da affrontare a rotta di collo una discesa mozzafiato che in 12km di asfalto ci porta prima ad Angrogna e infine a Luserna S.Giovanni in Val Pellice. 
Rientro a Pinerolo sempre su asfalto, ma con le Gravel è una passeggiata.




lunedì 26 ottobre 2020

Bici Mtb Lago di Cignana - Valtournanche -Torgnon(Ao) 24 Otttobre 2020

 


Dal racconto dell'OrcoCamola

Dati della gita:
dislivello totale salita: mt 1.705, quota massima: mt 2.450 km totali: 45

Dopo due week end trascorsi, il primo in isolamento fiduciario e il secondo come volontario alla gara del Musinè ho bisogno di una gratificante fuga in montagna.
Tra i vari desiderata della mtb ho in mente il percorso sterrato che da Torgnon raggiunge il Lago di Cignana nella splendida Valtournenche. Solitamente frequento la zona d'inverno con gli sci di fondo e ricordo che il percorso offre degli splendidi scorci sul Cervino.
Per fare un giro ad anello parto in bassa valle dal comune di Antey-Saint-Andrè. Sono le 9.40 ed il termometro segna 6 gradi. Sono reduce da una cena tra amici e le gambe sono appesantite da qualche bicchiere di troppo. Dopo 11 km di asfalto raggiungo il comprensorio sciistico di Torgnon da dove inizia il percorso montano vero e proprio. La giornata è splendida e i colori autunnali che rivestono la montagna sono enfatizzati dalla luce del sole. 
I primi 5 km sono pianeggianti e velocemente raggiungo il piccolo anfiteatro che ospita lo Stagno di Lodetor, una zona umida di particolare pregio naturalistico. Seguono 3 km di salita fino al Santuario di Gilarey dove i panorami sul Cervino e sul Monte Rosa sono memorabili. In inverno la pista di fondo termina qui. Mangio qualcosa e con una certa curiosità mi accingo a percorrere i rimanenti 7 km, a me sconosciti, che portano al Lago di Cignana.
Inizialmente la strada scende veloce ed attraversa un ripido pendio franoso fino agli ampi alpeggi di Cortina Inferiore e Superiore. A seguire una breve ma intensa salita porta al bacino artificiale che ospita il Lago di Cignana e il Rifugio Barmasse.  
Trovo una zona riparata al sole e visto che devo ancora salire alla Finestra di Cignana (2450 slm) mi fermo lo stretto necessario per pranzare. Riparto e con grande fatica pedalo l'ultimo tratto di sterrato che termina poco sotto il colle mentre i rimanenti 150 m di dislivello su sentiero li percorro con la bici a spalle.  Al colle incontro due escursionisti ai quali chiedo di farmi qualche foto. Mi cambio e inizio la discesa seguendo le indicazioni della relazione che fortunatamente si rivelano molto precise. Il primo tratto è molto tecnico e non sono in grado di stare sulla bici. Preferisco non rischiare. Poco più in basso come descritto trovo una mulattiera che percorro fino a valle senza mai scendere dalla bici. Da Valtournenche ad Antey-Saint-Andrè rimangono solo 13 km di statale tutti in discesa. Mi vesto per bene e prima di partire do un’ultima occhiata al Cervino infuocato dal sole del primo pomeriggio.  Giro bellissimo.



domenica 18 ottobre 2020

35° ediz Corsa del Musinè Caselette(To) 18 Ottobre 2020

                                                

Foto Corsa al Musinè 2020
Video Corsa al Musinè 2020

Classifica Up&Down Corsa al Musinè 2020
Classifica Up Corsa al Musinè 2020
                                                      


Dalle note dell'OrcoPinoR

Nonostante tutto la 35° edizione della Corsa al Musinè va in onda. The Show must go on.
Un centinaio gli atleti alla partenza, suddivisi equamente tra gara di solo salita e gara classica Up&Down. i "curridur" di montagna si sono ritrovati in una piazza Cays a Caselette(To) senza gli ormai classici tendoni che normalmente ospitano il dopo gara con libagioni a base di spezzatino o polenta. Quest'anno causa Covid la manifestazione è organizzata, in tono minore, da ValsusaTrail e Comune di Caselette. 
Annullate anche tutte le gare giovanili. 
Gli Orchi Trailers hanno comunque fatto la loro parte con le riunioni pre-gara, il piano di sicurezza, e la stesura dei tempi di arrivo della gara UP.

Partita alle ore 10.00 la gara di sola salita. Meteo perfetto, fondo asciutto quanto basta. Ed il record femminile di sola salita arriva con il ritorno alle corse di Camilla Magliano che ferma il Crono a 34'04''. 

Per i maschietti si aggiudica la gara Up, Manfredi Eric con un bel 29'45''.

Alle 10.30 è partita la gara classica, con un percorso in discesa tecnicissimo e spakkagambe. Se lo aggiudicano in quest'era Covid, il giovanissimo Ghiano Gianluca con uno statosferico 45'5'' che ha fatto tremare i polsi al detentore del record gara, Gabriele Abate. Per le femminucce  vince la gara classica, Giordano Elisa con un buon 1h 3'22''.

Una bella manifestazione imprezziosita dal record femminile di sola salita e con gli alieni del Musinè che, in tarda serata, hanno brindato con un ottimo boccale di birra alla riuscita della complessa organizzazione.








martedì 29 settembre 2020

Cicloviaggio nelle Regioni del Centro Italia: Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo 23-29 Agosto 2020

 Dal racconto dell'OrcoCamola

Ciclisti: 
Gabriella, Giuseppe, David, Andrea in arte Orco730, OrcoGreg, OrcoBee, OrcoCamola

Le tappe:
Primo giorno: Ancona - Staffolo - Genga Km 94,5 D+ 1.910 
Secondo giorno: Genga - Fabriano - Sassoferrato - Gubbio Km: 76,3 D+ 1.150
Terzo giorno: Gubbio - Assisi - Spello - Foligno Km:92 D+ 1.070
Quarto giorno:Foligno - Spoleto - Marmore Km: 89,2 D+ 1.090
Quinto giorno: Rieti - Antrodoco - L’Aquila Km: 65 D+960
TOTALE Km: 417 D+: 6.180

Chi fosse interessato abbiamo a disposizione le tracce gps.

Di seguito il racconto quella quinta ed ultima tappa del viaggio.
Rieti – Antrodoco - L'Aquila
Rieti, ore 7. Salutiamo il Sig. Francesco che ci ha ospitato nel suo B&B e, recuperate le bici dalla vecchia cantina stracolma di roba, partiamo per l'Aquila ultima tappa del nostro viaggio.
La mattina è fresca e viaggiare in bicicletta è piacevole; nonostante la stanchezza accumulata nelle precedenti giornate, mi rattrista un po’ pensare che questa sia l'ultima tappa.
Appena usciti dalla città, per evitare un tratto di superstrada, siamo costretti a percorrere uno sterrato molto sconnesso che sembra finire nel nulla. Fortunatamente le indicazioni di un abitante locale ci rassicurano che a breve troveremo la statale. Così è.       
Stiamo percorrendo la SS4 l'Antica Via Salaria che collega Roma al Mare Adriatico. Come spesso accade facciamo una deviazione questa volta per vedere il lago Paterno situato nel territorio del comune di Castel Sant'Angelo. Il luogo è incantevole ed il lago di origine carsica è balneabile. La voglia di fare il bagno è tanta ed io e Greg non ci pensiamo due volte. I vari  pennuti presenti sulla riva  sembrano non gradire la presenza in acqua di due orchi.
Facciamo quattro chiacchiere con i bagnanti presenti che, incuriositi dalle biciclette, ci chiedono di dove siamo e dove siamo diretti. Anche questa volta riceviamo consigli su cosa vedere, dove alloggiare e dove mangiare. Il caldo è sempre in agguato e non ci conviene indugiare troppo.
Verso le 11 raggiungiamo il comune di Antrodoco (che significa 'in mezzo ai monti') dove acquistiamo le provviste per il pranzo. Da qui la Salaria continua verso Amatrice e Norcia ma noi puntiamo ad Est sulla SS17 percorrendo i 14 km (di salita) nella splendida Valle di Corno fino a raggiungere il Valico di Sella di Corno a 1000 slm, confine tra Lazio e Abruzzo. L'area attrezzata del colle è il luogo ideale per pranzare e abbioccarsi all'ombra. 
Per concludere la tappa mancano solo 22 km di cui 10 tutti in discesa.
Nonostante i cantieri, le strade dissestate, il traffico, la salita finale raggiungiamo il Centro Storico di dell'Aquila senza intoppi. Siamo in Piazza Duomo e subito ci salta all'occhio la facciata della chiesa di Santa Maria del Suffragio uno dei beni artistici più importanti, emblema del sisma che nel 2009 ha distrutto la città. Ci pervade una certa soddisfazione.
Non eravamo assolutamente certi di farcela non tanto per l'impegno fisico quanto per la complessità del percorso e le molteplici variabili da considerare in un territorio a noi estraneo. 
La città è piena di turisti e con grande interesse osserviamo i complessi interventi per il recupero degli edifici storici. Un'opera monumentale.
Il 28-29 Agosto sono per L'Aquila i giorni della 'Perdonanza Celestiniana', si tratta di una festa storico-religiosa che si tiene annualmente con un programma ricco di eventi teatrali, musicali e religiosi. Infatti la sera stessa assistiamo in Piazza duomo un concerto di gruppi locali e artisti italiani. In particolare, il testo di una cover, attira la mia attenzione: Il Negozio di Antiquariato di Nicolò Fabi.
L'autore usa la metafora del negozio di antiquariato impossibile da trovare nelle vie del centro, dove tutto è omologato e tutti vanno di fretta.
'Per ogni cosa c'è un posto ma quello della meraviglia è solo un po' più nascosto'.
'Il tesoro è alla fine dell'arcobaleno che trovarlo vicino nel proprio letto piace molto di meno'. Muoversi in bicicletta ha in sé questo approccio e mi piace pensare a questo viaggio nello stesso modo.  Grazie quindi ai miei  compagni di viaggio per avermi regalato l’ennesima avventura cicloturistica che quest’anno ci ha portato alla scoperta delle meraviglie del Centro Italia. 


mercoledì 16 settembre 2020

Bdc Cicloturismo di confine Torinese, Astigiano, Monferrato, Langhe e Roero (Piemonte) 15 Settembre 2020

 


Dalle note dell'OrcoPinoR
Dopo tanta montagna, ci sta una lunga pedalata tra pianura ed i primi contrafforti di Roero, Langhe e Monferrato per poter assaporare, forse, i primi profumi d'autunno.
Oggi con l'OrcoPinoP, compagno di trip in questo lungo percorso che partendo da casa ci porterà a vedere i vignaioli già all'opera.

I numeri
- Partenza ore 8.00 da Rivoli
- Orbassano, Candiolo, Carmagnola
- S,Stefano Roero, Canale, S.Damiano D'Asti
- Valfenera, Villanova D'Asti, Poirino, Moncalieri
- Torino, Alpignano 

Per 140km e 1000D+ circa

Partenza, da una Rivoli piuttosto trafficata. Le scuole per fortuna hanno appena riaperto dopo un LockDown durato mesi. Ci sciroppiamo volentieri il traffico sperando che non richiudano più.

In buon ordine, affrontiamo dei rettilinei infiniti con paesaggi di colture sempre uguali. La fa da padrone, in questo periodo, il mais. Ci sorbiamo trattori carichi di meliga, con nuvole di polvere cerearicole che c'investono. 
Finalmente al bivio per Pralormo, il paesaggio repentino cambia. Il terreno incomincia ad ondularsi e si
intravedano, lontano, le prime colline delle meraviglie di Langhe e Roero.
Magnifico il territorio comunale di S.Stefano Roero dove facciamo la sosta caffè. 
Si prosegue tra mini vallate e OrcoPinoP vuole fermarsi per farsi fotografare con i vignaioli al lavoro, mentre questi raccolgono l'uva bianca Arneis.
Attraversiamo il centro storico di Canale d'Alba sempre nella zona del Roero. C'è in corso il mercato rionale che ci costringe ad un giro periferico. 

Siamo al confine dei lembi estremi di Monferrato, Langhe e Roero. 
Tra Canale e S.Damiano D'asti c'imbattiamo nello stabilimento della Campari dove s'imbottiglia lo Spumante d'Asti ed altri liquori famosi come l'Aperol e l'Amaro Averna.
Arrivati a S.Damiano D'Asti, addobbato con i gagliardetti del Palio di Asti, visitiamo il centro storico dove non ero mai stato. Ne vale la pena.

S.Damiano è il comune più lontano del giro odierno. Con un bel dietrofront ci dirigiamo adesso verso il comune di Valfenera con una bella strada ondulata. 
Il caldo oggi 15 set 2020 la fa da padrone. Alle 12.00 il termometro segna già 30 gradi. Siamo cotti e bolliti ed urge una sosta ristoratrice. Troviamo a Valfenera un bar di fronte al palazzo municipale, con una splendida  torre che lo fa assomigliare ad un castelletto. 
Accompagniamo le due birrette con panini autoctoni e pizzette pugliesi appena arrivate dal Sud, dal paese natio di OrcoPinoP.

Il problema dopo la sosta è ripartire. Altro che autunno, la caldazza imperversa. Siamo al km 90 e ci mancano ancora 50 km per tornare all'ovile.
Puntiamo come obiettivo Moncalieri per un gelato nella piazza del comune antistante la parrocchiale ed il castello.
E cosi sia, riusciamo ad arrivare a Moncalieri senza troppa fatica e sorbirci un gelato che ci rimetta in sesto per chiudere questo curioso tour di confine. Un vero giro di Aperol.