giovedì 23 maggio 2019

Bdc Sulle Tracce Tappa 14° Giro D'Italia 102. Aosta-->Courmayeur 14 Maggio 2019


Foto Sulle Traccia Tappa 14° Giro D'Italia 2019
Video Sulle Traccia Tappa 14° Giro D'Italia 2019

Dalle note dell'OrcoPinoR

Sabato 25 Maggio 2019 è prevista la seconda Tappa alpina del Giro d'Italia allla sua 102° edizione. Pianifichiamo di pedalarlo il giorno antecedente l'evento, cosi da avere:
- Le strade tirate a lucido
- Gli striscioni già preparati per i media
- I tifosi, tra i fumi del'alcool, già a bordo strada con i loro Camper, che ci fanno il tifo.
- Forze dell'ordine che non ti obbligano a rispettare i tempi.

Ci tocca anticiparlo ad oggi Giovedi  23 Maggio 2019 per via del maltempo pomeridiano previsto Venerdi. Mi accompagna l'OrcoZoppo.
Di tracce del percorso gara, piuttosto complesso, non trovo info sul WEB. Non capisco perchè l'organizzazione RCS non le metta a disposizione. Ma non mi perdo d'animo, tra tracciati ufficiali, normative del blocco stradale dei comuni interessati, riesco a mettere giù la traccia.
Saltiamo la prima salita che da St.Vincent porta a Verrayes. Come si dice in piemontese "Esageruma nen".

I numeri:
- Partenza da Aosta alle ore 8.30
- 1° salita Verrogne
- 2° salita Truc D'Arbe
- 3° Colle S.Carlo
- Arrivo a Courmayeur ore 16.00
- Ritorno ad Aosta dalla SS.26

per 125km 3200D+


Salita di Verrogne
Da non sottovalutare, trattasi di 14km con 1000D+, ed all'inizio pendenze spakkagambe.
Discesa su St.Nicolas, Villeneuve

Salita Truc D'Arbe
Si grimpa già per arrivare a Introd, e  con 10km e 600D+ si arriva al Truc D'Arbe
Discesa verso Arvier.

Salita al Colle S.Carlo
Prima di attaccare il colle, occorre sciropparsi 10km di falsopiano in salita, che sommati ai 2000D+ già fatti ti segnano e ti preparano per la "bollita" fnale.
Il Colle S.Carlo, difatti, non perdona. Lui è un ragioniere con i suoi 10km e 10% di pendenza media con tratti all'inizio del 14-15%. Lo grimpiamo con le unghie e con  denti.
Discesa verso la Thuile e Pre-St.Didier.

Arrivo a Courmayeur
Gradito l'arrivo a "Courma". Ci rifocilliamo a dovere con panini, birre e gelato. Il bar scelto quello di fronte alle partenze della gare di Traul running CCC TDS e TOR DES GEANTS. L'OrcoZoppo in un impeto amoroso per questi eventi, bacia il sacro suolo.

Ritorno ad Aosta
Dalla SS.26 con un bel vento a favore, finalmente.

martedì 14 maggio 2019

Bdc Sulle Tracce Tappa 13° Giro D'Italia 102. Cuorgnè-->Ceresole Reale Lago Serrù(To) 14 Maggio 2019


Foto Cuorgnè-->Ceresole Reale Lago Serrù 2019
Video Cuorgnè-->Ceresole Reale Lago Serrù 2019

Dalle note dell'OrcoPinoR

102° Giro D'italia con quattro tappe in Piemonte le nr. 12, 13, 14, 15.
Per oggi pianifichiamo il tratto montano della tappa 13. Cuorgnè-Pian del Lupo-PontCanavese-Ceresole Reale-Lago del Serrù.
Partiamo da Cuorgnè certi di poter arrivare, dalla Valle Sacra, al santuario S.Elisabetta ed al Pian del Lupo. In dubbio l'arrivo alla diga-lago del Serrù in alta Valle Orco, dopo il paese di Ceresole Reale, per via della neve ancora copiosa da pulire.
La pianificazione si rivelerà invertita.

I numeri
- Partenza da Cuorgnè alle ore 8.00.
- Borgiallo e mezza salita al pian del Lupo, causa lavori stradali.
- Discesa a Cuorgnè
- Pont Canavese, Sparone, Locana, Noasca
- Ceresole Reale e Diga del Serrù
- Rientro Cuorgnè ore 15.00
Per 120km e 2400D+

Dopo il paese di Borgiallo, scalati 450D+,  la strada è impercorribile per via del lavori di asfaltatura.
Tristi e Mesti ritorniamo a Cuorgnè per inforcare la provinciale per Pont e proseguire per Ceresole Reale passando dalla magnifica strada, fuori dal tunnel ripristinata, lo scorso autunno.
Passato il piccolo abitato di Ceresole Reale e dopo la località Chapili, incontriamo un piccolo nucleo famigliare di stambecchi ed i primi muri di neve che ci fanno sentire ciclisti d'altri tempi.
Proseguiamo fin che si può, fino ad incrociare la fresatrice, dopo la diga del Serrù quota 2275 slm, al lavoro per liberare il Colle del Nivolet ancora coperto dalla neve.

lunedì 13 maggio 2019

Sci alpinismo Cime del Vallonetto da Rochemolles - Bardonecchia(To) 13 Maggio 2019

Foto Sci alpinismo Cime del Vallonetto da Rochemolles 2019

Dal racconto dell'OgreDoctor

Da un progetto infranto ad un progetto realizzato in soli due giorni. La differenza: gli assi che permettono un galleggiamento ottimale anche sulla neve marcia.
Dopo il tentativo di salita di tre estati orsono, con mio cognato Fabio, rimasto incompiuto, per mancanza di attrezzatura, sul traverso prima della cima, avevamo concepito una salita scialpinistica da fare in primavera inoltrata. Il canale di accesso alla vetta necessita, infatti, di neve assestata altrimenti sono guai seri.
Gita per amatori, considerato il portage iniziale, ribattezzato “sopportage”, il piattone da digerire nei pressi delle Grange di Valfredda, in salita e poi, soprattutto in discesa e lo spostamento notevole.
Alla fine saranno circa 21 i km percorsi per 1500 metri di dislivello di cui 1000, nella parte finale della gita.
Siamo soli in tutto il lunghissimo vallone. Non avevamo dubbi visto il giorno feriale e l’impegno della gita.
Ne è valsa la pena? Assolutamente sì. Siamo stati ripagati da un ambiente superlativo e da una giornata da spettacolo e da una sciata giù dal canale fino alle Grange da 5 stelle.
La montagna regala sempre delle belle sorprese a coloro che riescono a vincere la fatica di alzarsi alle 5 del mattino e bussare alle porte del paradiso, quando ancora ci sono solo camosci e marmotte, che si risvegliano dal lungo letargo invernale.
Non voglio tediarvi ulteriormente. Vi lascio alle foto che parlano da sole, raccontando la soddisfazione di chi c’è stato.
Vado a dormire distrutto, ma pago della giornata con ancora negli occhi le curve pennellate all’unisono dietro mio cognato Fabio; un’unica interminabile scia da godersi fino alla fine!
W Gli Orchi
W la montagna

domenica 12 maggio 2019

Alpinismo Punta Loson Versante Ovest, couloir Fuoritraccia - Giaveno(To) 11 Maggio 2019

Foto Punta Loson 2019

Dal racconto dell'OgreDoctor

La voglia di fare qualcosa di alpinistico è tanta, ma le condizioni della neve già alla vigilia non sembrano buone. Temperature costantemente sopra lo zero e zero termico a quote elevate, con aggiunta di qualche precipitazione nevosa, sono un mix che lascia poche speranze.
Da qualche settimana tenevamo d’occhio alcuni canali di discreto impegno alpinistico, raccordandoci con le notizie dei gestori dei rifugi, per sapere se altri, prima di noi, avessero tentato la salita e anche qui abbiamo raccolto solo cattive impressioni.
Venerdì decidiamo di partire ugualmente e per non aggiungere al probabile insuccesso, anche un viaggio lontano e conseguentemente esborso, decidiamo di stare in zona e provare la salita al Couloir Fuoritraccia, sulla parete ovest della Punta Loson.
La Punta Loson è giusto davanti al Monte Robinet e ci passai con l’OrcoZoppo durante un “breve allenamento” che da Forno di Coazze ci portò a toccare, passando dal Colle della Roussa, tutte le punte di cresta fino alla cima del Robinet, ivi compreso il Loson.
La parete ovest è giusto dall’altro versante che siamo abituati a vedere quando saliamo al Rifugio della Balma, quello che guarda al vallone selvaggio e impervio del Rouen.
Si parte dalla borgata Albornù a quota 1400 metri slm, sopra la Gran Faetto nei pressi di Villaretto. Ovviamente le giornate storte, partono già male da subito, perché così facendo aggiungiamo 300 metri di dislivello, ignari che esistesse una strada fino alla borgata Prato del Colle, camellandoci uno zaino di 12 kg, con tutto il materiale necessario per queste alpinate.
Il sentiero di salita viene etichettata alla partenza come “Alpinisti esperti”. In realtà il sentiero è tracciato benissimo (341) e forse come unica difficoltà degna di rilievo passa su una cengia un po’ esposto ma larga intagliata sulla caratteristica Rocca Vergia.
Il sentiero prosegue per il colletto Robinet, (bellissima alternativa per una salita estiva classica) ma a quota 2100, dove comincia la neve, ci spostiamo decisamente sulla destra, puntando per rocce e rododendri, ovviamente coperti, verso la bastionata rocciosa e il conoide di accesso del canale.
E da questo punto che, affondando a mezza gamba ad ogni passo sulla neve non portante, realizziamo che non saremo riusciti a compiere l’ascensione, nonostante la sveglia alle 4.30 del mattino per trovare il rigelo notturno.

Caparbiamente proseguiamo sperando, che la quota ci regali un po’ di neve portante, ma invano. Giunti all’imbocco del canale, valutiamo attentamente i tempi di salita e le probabili condizioni della neve nella parte più alta. Siamo poco preoccupati per i due tiri della goulotte, da fare su ghiaccio e sui quali esistono delle protezioni in loco integrabili con i chiodi da roccia e martello che avevamo al seguito, ma la parte di canale su neve a 45°, di difficoltà classica e per le quale è sufficiente camminare con una piccozza, ma improteggibile, con una neve di questo tipo, presentava troppe incognite specie in uscita, per affrontare la cresta che porta alla cima.
Breve summit, con manifesto, giramento di c…, e retromarcia, nuovamente su neve sfondosa e faticosa.
Nonostante la delusione per la mancata riuscita del progetto, siamo comunque contenti per l’allenamento e per il bellissimo ambiente. Portiamo a casa la consapevolezza che bisogna essere più bravi nella preparazione pre-gita, valutando bene i parametri a nostra disposizione.
Sicuramente torneremo con più chance di riuscita, ora che conosciamo percorso e insidie. L’alpinismo di ricerca è an che questo: a volte è anche bello provare ad uscire dagli schemi e dalle relazioni di Gulliver per provare ad uscire “fuori traccia”.
W Gli Orchi
W la Montagna

sabato 11 maggio 2019

Sbarua Trail - Frossasco(To) 11 Maggio 2019

Sbarua Trail 2019
Classifiche Sbarua Trail 2019
Sito Sbarua Trail

Dal racconto di OrcoFabry

Quando ho visto che è stato inserito nel nostro calendario la SBARUA TRAIL, sono andato subito ad approfondire dove fosse e quale era il percorso.
Val Lemina, vicino a Pinerolo, con partenza dal Rifugio Mellano Casa Canada.... quale migliore occasione per conoscere nuovi sentieri, cosi' mi iscrivo subito.
Come correttamente indicato dagli organizzatori, visto i pochi posteggi, occorre lasciare l'auto in 2/3 parcheggi a circa 30 minuti dal rifugio da dove saremmo poi partiti. Questo serve come leggero riscaldamento e alla fine come percorso defaticante.
Alla partenza siamo in 5 ORCHI: oltre al sottoscritto, ORCOGREG, ORCOUNICO (ex 730) , ORCOSHERPAMAZINGA, ORCOGIANNI, piu'  un folto gruppo di ORCHI sostenitori (compreso mio figlio) che ci aspetterà in cima alla cima più alta.
Il rifugio è molto accogliente, un paradiso per gli scalatori..... il percorso prevede 1,7 km di lancio prima di ripassare dal Rifugio con un percorso a forma di 8, che ri-prevedeva un altro passaggio sempre dal Rifugio circa a metà gara.
Dopo il lancio si parte subito verso la prima salita al Monte Sette Confini  circa +300 mt , per poi scendere di circa 600 in una discesa molto bella e corribile; toccato il punto piu' basso si inizia a risalire giungendo fino al Monte Freidour a 1431slm (il punto piu' alto), la salita e' molto ripida e tecnica, purtroppo in cima c'e' un po' di nebbia che non ci permette di vedere il bellissimo panorama.
Ma tra la nebbia, appena passata la cima, ecco gli Orchi, che tra l'altro  hanno anche arruolato mio figlio Orchino Giulio, pronti ai loro grandi incitamenti per l'ultima discesa finale.
Arriviamo tutti bene e soprattutto OrcoGreg in gran forma, pronti per il terzo tempo al Rifugio.
E' stato un gran bel trail, molto ben organizzato con una location molto bella in un paesaggio incantevole.
Grazie ancora a tutti gli amici Orchi! Alla prossima!

venerdì 10 maggio 2019

Pallavolo con la comunità Arcobaleno alla casa circondariale Lorusso e Cutugno(To) 10 Maggio 2019


Visita del 2018

Dal racconto dell'OrcoBee

Torna maggio e torna la vera grande prova Orca dell'anno, cimentarsi nientemeno che con la pallavolo nella cornice inusuale di una casa circondariale, un carcere in parole povere.
Tra le due situazioni ovviamente quella che farà più effetto sarà vedere gli Orchi alle prese con battute, muri, bagher alzate e schiacciate.
Su invito dei volontari che già propongono varie attività ludico sportive all'interno del carcere ci troviamo venerdì 10 maggio all'entrata del “Lorusso e Cotugno” di Torino, più conosciuto come carcere delle Vallette dal nome del quartiere che lo ospita. Con noi ci sono anche giocatori e giocatrici provenienti da Rivoli e da San Mauro, decisamente più attrezzati di capacità pallavolistica.
Ovvie questioni di sicurezza impongono procedure per entrare  piuttosto lunghe. Passati i vari controlli si entra all'interno del cortile del carcere vero e proprio.
Chi vi scrive era già stato l'anno scorso e quindi l'impatto è stato meno forte ma devo dire che il passaggio da “fuori” a “dentro” suscita comunque un misto di sentimenti che non è facile esprimere a parole. Prevale un senso generale di straniamento  e tristezza, l'istinto di tornare subito indietro  fa capolino più volte nella mia mente.
Passiamo un ultimo controllo (il terzo...) e ci dirigiamo verso gli spogliatoi. Dopo esserci cambiati percorriamo tutto il braccio che ospita le persone che incontreremo per poi affacciarsi su uno spiazzo che dove c'è il campo da pallavolo, in cemento e contornato da alti muri. I ragazzi e le ragazze (si tratta per lo più di persone giovani) sono già presenti e ci aspettano. I volontari, che li conoscono meglio, sanno che questo è un momento atteso; l'incontro con altre persone, che vengono da fuori è apprezzato così come la possibilità di passare insieme  un pomeriggio diverso dal solito, in allegria e spensieratezza.
Rompere il ghiaccio non è comunque facile, mentre fervono i preparativi per la composizione delle squadre e l'organizzazione del torneo qualcuno si avvicina ricordando di averci visto già lo scorso anno, e come al solito l'augurio, condiviso, è di non vedersi più il prossimo, almeno in questo luogo.
Riusciamo a fare 6 squadre di cui una femminile con alcune ragazze del carcere. Noi siamo quattro orchi; oltre a chi scrive sono presenti OrcoCiccillo, OrcoPablito e OrcoCamola, nostro tramite con i volontari. Arruoliamo un paio di povere vittime sacrificali che faranno crescere il tasso tecnico della  compagine.
Partiamo subito sfidando una forte squadra interna ed andiamo in pochi minuti sotto di parecchi punti. Poi però riusciamo a riprenderci un po' e recuperiamo terreno. Usciamo sconfitti dalla prima sfida ma salviamo la faccia.
Il clima adesso si è fatto più disteso. Tra chi assiste a bordo campo può capitare di fare un po' di comversazione.
Il tempo passa in fretta tra una partita e l'altra. Gli amici di San Mauro fanno valere la loro tecnica ed il loro affiatamento e finiranno per vincere questa edizione 2019 del torneo, proprio contro la squadra che ci aveva battuto all'esordio.
Prima della finale c'è  stato spazio per un ulteriorie momento di socializzazione grazie alla generosa offerta di una merenda preparata dai ragazzi stessi nelle cucine di questa parte di carcere dove le persone, pur private della libertà, godono di un regime piuttosto favorevole ed hanno l'opportunità di impiegare almeno una parte del lungo tempo di una giornata in attività varie, che comprendono anche la preparazione dei pasti, la cura delle parti comuni ecc.
Si fanno presto le 18, è tempo di uscire (gli orari in carcere sono scanditi rigorosamente). Ci salutiamo e ci ringraziamo a vicenda per il bel pomeriggio trascorso.
Anche l'uscita è carica di interrogativi ed affollata di pensieri e sentimenti che hanno a che fare con un luogo che tendiamo quasi a non considerare reale. Ma è un luogo che esiste, ed in tutta la sua semplice brutalità ha il potere di far emergere l'umanità e di provare empatia con persone anche molto differenti da noi.  Questo, almeno per me è l'insegnamento di questa mezza giornata di vita, tra le spesse mura e le possenti cancellate di un carcere, in Europa, nel 2019.
W il volley in carcere, w gliOrchi!

lunedì 6 maggio 2019

Bici Bdc Susa-->Colle del Moncenisio(To) 6 Maggio 2019

Foto Bici Bdc Colle del Monceinisio 2019

Dal tremolio dell'OrcoZoppo

Quest’anno, il Colle del Moncenisio, apre prima del previsto causa le scarse nevicate invernali.
Allora il mio CAPITANO mi propone la salita in Bdc Susa-->Colle Moncenisio-->Lanslebourg A/R come prima volta del 2019. Come disse Garibaldi "Obbedisco", e vai si parte.
Ritrovo a Susa 08:15, alle 08:30 già alla partenza, sulle prime rampe di salite che portano Giaglione, troviamo il vento. Ma niente di che. Si procede sperando che molli un pochino. Ragazzi, non
non avremmo mai immaginato cosa ci avrebbe riservato il proseguo dell'ascesa al Colle. Raffiche gelide da paura. Ma oramai siamo in ballo e balliamo.
Arrivati al pianoro di San Nicolao il  BikeComputer ci dice che siamo sotto lo zero termco di brutto (-3/-5). Sui  tornati, dopo la piana, vengo preso da un bollita alle mani. Sembrava che mi si spaccassero le dita. Si procede imperterriti verso il colle.
Ormai manca poco alla cima. Ci si ferma per immortalarci a bordo strada con i muri di neve che ci accompagneranno fin quasi in punta.
Ho talmente freddo che inizio a tremare come una foglia. Mani, piedi e faccia non le sento più. Manca poco alla meta, davvero poco.
Per nostra fortuna arrivati in cima, il santo BAR era aperto, quindi  quello che c’era di caldo ce lo siamo scolati senza badare a spese. Tutto offerto dal Capitano che ringrazio perché io non mi ricordavo nemmeno il mio nome,  e non avrei potuto neanche parlare causa il congelamento in atto su tutto il corpo.
Cambiati e riscaldati un pochino, riprendiamo le forze sperando di riuscire a tornare giù. a valle.
Dimenticavo Lanslebourg, sarà per la prossima volta possibilmente con il caldo.
Iniziamo la discesa, ed i primi chilometri sono stati veramente difficili. Pensavo di aver rotto il cerchione anteriore poichè la bici sbandava tremendamente. In realtà era il mio tremolio che mi impediva di stare fermo con le braccia, per cui la bici era inguidabile. Rischiavo di cadere. Ma più si scendeva è più ci si scaldava.
La discesa, che di solito si fa' sempre a tutta, questa volta la si è fatta da tranquilli perché, almeno io, non ero tanto lucido per affrontarla in velocità.
Finalmente arriviamo a Susa sani e salvi, e belli bolliti dal freddo. Ce lo ricorderemo per un bel po’ la prima ASCESA al COLLE del MONCENISIO 2019.
Quando il CAPITANO chiama il gregario risponde PRESENTE...

domenica 5 maggio 2019

Trail Autogestito anello Bosco di Salbertrand(To) 5 Maggio 2019

Foto T.A. Anello Salbertrand 2019

Dal racconto dell'OrcoMagoo

Puntuali  come Orchi svizzeri, ci ritroviamo in sei ( più un Orco in pectore ) per la programmata sgambata prevista per oggi, 5 maggio ( ..”ei fu” … di manzoniana memoria ) .
Dopo un breve consulto  decidiamo di modificare la meta, inizialmente prevista  nel Parco Orsiera  con giro ad anello del Colle Aciano, passando per i rifugi ValGravio, Toesca ed Amprimo,  in considerazione  della concreta possibilità di trovare neve ghiacciata, non adatta all’abbigliamento odierno. Pertanto prolunghiamo il percorso nella Valle e facciamo meta a Salbertrand, per il classico, ma sempre incantevole  giro nel Gran Bosco. Arrivando non si può rimanere incantati dalle  mille sfumature di verde che agghindano  il versante della montagna, regno delle conifere, con presenza dell’ abete bianco e dell'abete rosso sostituiti , elevandosi di quota , dal  larice e dal pino cembro .
Alle 9.15 partiamo dal parcheggio in Località Pinea  e percorriamo il sentiero GTA che ci porta in località Montagne Seu al rifugio  Daniele Arlaud.  Mentre sostiamo presso il rifugio per un caffè e per trovare un po’ di calore, si fa largo l’idea di proporre per un  prossimo futuro una scorribanda fino al Colle dell’ Assietta per fermarci , rientrando , al rifugio a gustare una gustosa polenta.
Dopo la  sosta ristoratrice si prende la via del ritorno. Imbocchiamo  la sterrata che funge anche da carrozzabile, ad uso degli stessi gestori e dei pochi occupanti le quattro baite del luogo,  ed al piccolo trotto raggiungiamo il parcheggio di Serre Blanche , in località Monfol. Da qui una piacevole discesa nel bosco permette di rientrare al punto di partenza. A questo punto però lo spirito indomito orchesco , lo “ spirto guerrier ch’entro ( ci ) rugge” , prende il sopravvento , ed in una goliardica tenzone sportivo-agonistica ci buttiamo a capofitto per prati e pendii, tralasciando la retta via.  Così facendo  in men che non si dica facciamo rientro alle auto. Sono le 11,30, abbiamo passato una magnifica mattinata e possiamo così ( o almeno alcuni di noi ) tornare all’ovile in tempo per onorare i lavori domestici.

sabato 4 maggio 2019

Sci Alpinismo Monte Français Pelouxe -Usseaux(To) 4 Maggio 2019

Foto Sci Alpinismo Monte Français Pelouxe 2019


Dal racconto dell'OgreDoctor

Ritornando dalla gita alla Rognosa del Sestriere, avevamo buttato l’occhio a questa montagna che dal punto di vista alpinistico non ha nulla da dire. D’estate di presenta come uno scivolo erboso anonimo e costituisce l’accesso che porta alla cresta del Pelvo e da lì ai pendi antistanti il colle dell’Orsiera. Ero poco più che un ragazzo quando, con un amico salesiano, dormimmo al colle delle finestre e al mattino facemmo questo bellissimo giro ad anello, rientrando alla colonia salesiana di Pian dell’Alpe. Allora non esistevano i gps e quindi rifarlo sarebbe un bel giro di riscoperta.
Ma è nella stagione invernale, che il Pelouxe diventa intrigante. È la porta di ingresso per lo sci ripido; una tappa obbligata di ogni sci alpinista, che si voglia cimentare con le gite OS o OSA. Una pala di 800 metri di dislivello con un pendio uniforme con pendenza media di 35 gradi, senza barre rocciose a rappresentare un pericolo in caso di rovinosa caduta.
Una gita che avevo sempre guardato con rispetto!
Germano e OrcoCamola si presentano puntuali al ritrovo concordato alle 6.30 del mattino e caricato il mezzo meccanico partiamo alla volta di Balboutet. Percorriamo la strada asfaltata del parco dell’Orsiera fino a quando, nei pressi di Pian dell’Alpe, un cartello di divieto di transito ci sbarra la strada. La carreggiata è ormai sgombra dalla neve e si arriverebbe agevolmente o all’Alpe del Pintas o direttamente al Colle delle finestre. Ligi al divieto, parcheggiamo la vettura, una delle poche presenti in quei luoghi e, indossati i panni dello sciatore, ci apprestiamo a percorrere i 250 metri di dislivello, che ci separano dal colle e dal mettere gli sci ai piedi, per iniziare la salita.
Il Monte Pintas, dirimpettaio del Pelouxe è completamente spelacchiato, come tutte le montagne con esposizione sud, sud ovest.
Il Pelouxe, invece, è completamente innevato, con una copertura uniforme, senza segni di scaricamento. Uno strato di “farinella”, come la chiama Germano, appena caduta, sopra un firm di neve compatta trasformata.
Tre bambini, pronti al divertimento, senza nessuno che gli si para innanzi; un pendio immacolato su cui lasciare le nostre firme: gli ingredienti ci sono proprio tutti!
La salita è bella ripida, si fa sentire. Sul pendio ovest, che si affaccia sulla Val Susa e che raggiunge i 38 gradi di pendenza, mettiamo i rampant, per affrontare la parte più dura, dove il rigelo notturno è ancora presente.
Salendo cominciamo ad intravedere qualche altro scialpinista, che si appresta a salire e montiamo il pendio, ancora più risoluti, consapevoli che saremo i primi a scenderlo.
Rinunciamo alla vetta alpinistica, avvolta dalle nuvole e non tracciata e ci attrezziamo per scendere.
La neve è fantastica. Sciamo su linee parallele sopra questo pendio favoloso. Dopo 1/3 di discesa si stacca lo sci destro e in barba a tutti gli sky-stopper, dritto come una freccia, va giù per il pendio, arrestandosi in prossimità del colle, senza “sgarrottare” nessuno, per fortuna!
Preoccupato per lo sci, scocciato per non essere riuscito a completare una così bella discesa, “incavolato” come un bufalo, per dover scendere su uno sci solo, comincio a divallare, sconsolato, vendendo in lontananza i miei amici, che arrivano al fondo.
Recuperato, per fortuna, lo sci, intatto e senza un graffio, rimettiamo le pelli e rimontiamo il pendio per una seconda e, almeno per me, si spera, più fruttuosa discesa.
La neve ha mollato il giusto e per salire, siamo stranamente più veloci, nonostante la già, considerevole, fatica accumulata, senza utilizzare i rampant, nemmeno nella parte alta del pendio.
In men che non si dica, siamo di nuovo in cima e nuovamente soli. Gli altri sciatori si sono accontentati di un’unica discesa.
Questa volta chiudo gli attacchi, che sicuramente dovrò far regolare, e per maggior sicurezza, metto anche i laccetti. Siamo di nuovo in ballo e questa volta balliamo fino alla fine!
Che meraviglia di discesa, sembra di essere su una pista nera, tirata come un biliardo, ma, a differenza dell’affollamento di un qualsiasi impianto di sci alpino, qui non c’è anima viva. Il pendio e la montagna sono tutti per noi e le uniche voci che sentiamo, sono quelle delle urla entusiastiche di tre bambini sugli sci.
Questa è la bellezza e l’essenza dello sci alpinismo.
Direi che questa volta la birra c’è la siamo proprio meritata.
W Gli Orchi
W La Montagna


giovedì 2 maggio 2019

Cà Bianca 37° edizione Cafasse (To) 1 Maggio 2019

Classifica Ca' Bianca 2019
Sito U.S. Cafasse

Edizione 2018
Edizione 2013

Dal racconto dell'OrcoSherpaMazinga
Tre Orchi alla classica gara del 1° Maggio, festa dei lavoratori ma non dei podisti.
In effetti Cafasse appare già dalle prime ore del mattino inghirlandata a festa, come non la avevo mai vista.
Addirittura viene chiuso il centro del paese per lasciare spazio alle varie attività organizzative inerenti  la corsa; tutto il paese sta  vivendo per la corsa!  Gli alpini provvedono a  sistemare i varchi di delimitazione stradale, spazi per la ambulanza del 118 nel bel mezzo della zona di ritrovo,    tavoli per il ristoro posti in bella mostra all’esterno, e tutta la vecchia chiesa adibita a distribuzione dei pacchi gara, infine premiazione nel locale palestra con partenza sotto lo starter gonfiabile. Nulla a che fare con la organizzazione  ruspante  degli anni 90  con  vecchi pettorali riciclati dagli anni precedenti.
Ormai siamo in piena maturità organizzativa  e parlando con i dirigenti della USACAFASSE trovo una particolare attenzione ai minimi dettagli, circa 60  volontari  sul percorso ormai conosciutissimo, macchine della AIB  nei posti chiave del percorso e    nutrita assistenza alla cima Coppi del giro.  E poi viene chiusa la provinciale della val di Lanzo  in due punti, alla uscita dal paese inizialmente per lo stretto tempo necessario in fase di partenza e controllo dei carabinieri alla uscita dal famoso tunnel  al rientro in Cafasse. Molte squadre sono dotate di radio per i collegamenti interni e trovo Fornelli  con la pettorina del fine corsa pronto a vigilare su tutti. Insomma la Sicurezza la fa da padrona ovunque, un particolare da notare i due estintori da 6 kg  fuori del locale di distribuzione.
Ma l’anima locale di paese riemerge  con la presenza costante  del marchio Fantolino e  soprattutto della sua titolare nonchè presidentessa del Cafasse che vigila con la  sua presenza signorile su  tutta la organizzazione: naturalmente le uova sono la caratteristica  pregnante dell’evento con una distribuzione direi capillare,  fresche nel pacco gara, sode sul tavolo del ristoro e riscuotono un meritato successo al posto delle trite merendine di plastica; uova , panini con prosciutto e the, qualche pintone di barbera ma  strettamente  niente bibite, panettoni  o dolciumi. Insomma una cosa decisamente salutistica per i poveri podisti  abituati agli avvelenamenti da  cibi industriali imbustati o bevande dagli improbabili colori sgargianti, regno dei coloranti.
Comunque i podisti  dimostrano una volta di più di essere restii alla programmazione mediante esasperati  siti di  pre-iscrizione sempre più complicati. Infatti risultano iscritti al giorno precedente circa 120   atleti e nonostante le iscrizioni fossero chiuse, saggiamente al mattino della gara  vengono registrati almeno altrettanti nuovi concorrenti.
In fondo non siamo alla Ultra trail del Monte Bianco; questa , cari signori,  è la vecchia,  cara,  corsa in montagna dove ci presentavamo al mattino della gara per la iscrizione. Oggi poi il meteo perfetto ci ha regalato un percorso velocissimo.  Salita a Monasterolo per la solita strada   asfaltata e poi una bella mulattiera ci fa raggiungere la Ca Bianca con immediato giro di boa sui sentieri perfettamente  ricostruiti nella  pineta con una  dolce pendenza  fino a raggiungere   il punto più alto di scollinamento.

Tecnicamente tutto il sentiero di salita con i suoi innumerevoli  tornanti  è corribile  da atleti in buona forma fisica; infatti raggiungiamo la nostra vetta  camminando ma senza particolari  problemi di affaticamento, cosa che permette di affrontare ad un buon ritmo di corsa tutto il  lungo traverso orizzontale sulla collina, verso Est. Inizia una spettacolare discesa  su un sentiero in terra battuta, non scivoloso grazie alla umidità del suolo che permette un ritmo decisamente veloce senza inutili rischi,  e raggiungere  cosi tutta la pista tagliafuoco orizzontale di fondo valle. Lunghissima traversata che tuttavia richiede di essere corsa ad un ritmo decisamente sostenuto e finalmente la solita discesa  dove occorre centrare  il tubo- tunnel di attraversamento sotto strada. Tutto molto ben segnalato  e anche queste zone   tecniche sono state  transennate e messe in sicurezza con assistenza capillare del personale. Pochissima acqua nel tunnel permette di raggiungere indenni il grande pratone ed il paese.
Oggi le nostre care podiste la fanno da padrone, son ovunque con  53 partecipanti su un totale di 238 partenti, ma con una presenza decisamente qualificata sia per età che per prestazioni.
Insomma un ritorno al passato con la mente al futuro della corsa in montagna!