domenica 20 gennaio 2019

Ysangarda Night Trail Candelo(Bi) 19 Gennaio 2019

Foto Ysangarda Night Trail 2019
Classifiche Ysangarda Night Trail 2019
Sito Ysangarda Night Trail


Dal racconto dell'OrcoUlrico

Si parte con due macchine alla volta di Candelo, dove una palestra polifunzionale ci attende con spogliatoi sufficientemente ampi da contenere, a turno, il numero insospettabile degli iscritti a questo trail serale (si narra che siamo circa 800 e non stentiamo a crederlo quando vediamo il parcheggio riempirsi di macchine, ma anche di un paio di pullman che scaricano atleti e borse colorate...). La partenza arriva veloce e abbastanza puntuale, alle 17.30 prende il via la 19 km e, a distanza di poco più di 4 minuti, partiamo anche noi che ci accontentiamo della 10; è molto bello essere in mezzo a tutte le luci che disegnano quasi un fiume illuminato sulla strada. Per i primi 2 km si corre in pianura, quasi in leggera discesa, ma il gruppo si sgrana abbastanza presto non appena si imbocca il sentiero che all'inizio rimane largo. Poco prima del terzo km vediamo il serpentone di luci della coda della 19 km che si inerpica a "S" su una salita corta ma piuttosto impegnativa. Divertente, in salita, superare la "scopa" della 19 che per l'occasione aveva montato uno scopettino illuminato sullo zaino! Poco dopo la fine della salita le strade dei due percorsi si dividono, a destra i competitivi (mi racconteranno poi che il percorso in cima era decisamente vallonato e corribile) mentre il gruppo della dieci volta a sinistra per rientrare verso il centro abitato, con una carrareccia che rimane larga, prima di ributtarci in discesa in un sentiero stretto dove superare è pericoloso, come ci racconterà poi Gabriella... Avrei voluto avere una telecamera per riprendere gli amici volontari che suonavano i tamburi nel buio nei pressi del bivio... una sensazione fortissima di essere ripiombati nel medioevo con musiche davvero evocative!

Meraviglioso anche l'arrivo al castello del Ricetto, con l’ultima salita anche qui piuttosto impegnativa... Le torce accese a segnare le ultime curve prima di entrare dentro le mura sono bellissime da vedere, così come è di una suggestione incredibile vedere il gonfiabile dell'arrivo colorato, in fondo alla passerella rossa che corre al centro di una via dove le case sembrano costruite da una macchina del tempo.
Uno degli arrivi che ricorderò con grande piacere. Pasta party e ristoro tutto sommato piacevoli, nonostante il gran numero di persone da sfamare, molto bella la maglia tecnica a maniche lunghe con i passi disegnati sulla schiena. Per chi volesse approfondire qualche cenno storico sul significato di Ysangarda ho trovato qualche info al link: (https://www.biellaclub.it/_curiosita/CarnevaleCandelo/). Peccato solo l'infortunio di Gabriella, per tutto il resto esperienza assolutamente da ripetere l'anno prossimo!

Dal racconto dell'OrcoBee

Mossi dall'idea di provare a proporre qualche novità nel calendario trail degli Orchi e vista la scarsa offerta nel periodo invernale, proponiamo ai soci di migrare nel biellese per correre l'Ysangarda Night Trail che si corre in un tardo pomeriggio di un sabato nel bel mezzo dell'inverno.
Così ci troviamo, 10 orchi in quel di Candelo, il  pomeriggio del 19 gennaio per correre in una terra che è definita “di mezzo”, cosa c'è di meglio per una società che deve il suo nome alle saghe del fantasy?
Da queste parti pare che corrano tutti perchè ci troviamo circa 700 iscritti tra la lunga (19km) e la corta (10 km), ma forse la localizzazione geografica aiuta. Siamo nel mezzo del Piemonte, a 1 ora da Torino, poco più da Milano e non lontano da Novara, Vercelle e dalla Valle d'Aosta.
Arriviamo presto a Candelo e ne approfittiamo per studiare la logistica che prevede spogliatoi e partenza presso il bel palazzetto dello sport, fuori dal centro storico e pasta party in un salone nel centro.
Siamo nella cittadina famosa per ospitare uno dei ricetti medievali meglio conservati d'Italia.
Detto in poche parole il “ricetto” è il nucleo più interno e riparato di un insediamento medievaleEra utilizzato dalla comunità locale per resistere ad attacchi ostili anche per parecchi mesi poiché al suo interno trovavano posto magazzini e locali ove stipare beni per il sostentamento della comunità. Un riparo nel mezzo delle mura...
Per chi volesse saperne di più: Ricetto di Candelo
Noi lasciamo la visita storico culturale ad altro momento,  prendiamo un caffè  e ci prepariamo con calma alla corsa serale.
OrcoCamola, OrcoFabry, OrcoPablito (che potremo, d'ora in avanti anche rinominare OrcoCocis), OrcoGianni, OrcoGreg, OrcoCasper  e OrcoVic decidono di correre la lunga, di 19 km mentre il sottoscritto (Orcobee), Orco730 e OrcoUlrico optano per la 10 km.
Velocemente si fanno le 17.30, scende la sera e puntuali si parte.
Pochi metri di asfalto e ci si immerge  su un altipiano di brughiere, terreni non coltivati ma non completamente abbandonati. Siamo nella Baraggia una terra di mezzo che i locali chiamano “savana”.
Ormai è buio e non si riesce a distinguere granchè; complice un gruppo di musicanti locali risuonano nell'aria musiche medievali. Sarà la scarsa forma fisica e la conseguente stanchezza ma a un certo punto ho temuto di risvegliarmi in una cittadina medievale come Benigni e Troisi in “Non ci resta che piangere”.
Il dislivello è quasi nullo, due brevi salite e ridiscese nel bosco, parecchi zig zag nella savana dove ogni tanto fanno capolino le luci di Biella che si trova  qualche km a est e qualche metro sotto. In questo inverno siccitoso il terreno di queste parti presenta tratti un po' fangosi, non oso immaginare come possa essere dopo qualche giorno di pioggia.
L'ultimo km è sicuramente il migliore di tutti. Ci avviciniamo con calma al ricetto illuminato e poi finalmente ci inerpichiamo su due secche rampe per raggiungerlo e correre qualche centinaio di metri sull'acciottolato fino all'arrivo, posizionato nel mezzo della fortificazione.
Non ho idea del  tempo impiegato,l'organizzazione è alla buona, si annota su un pezzo di carta il pettorale e ci farà sapere.
Dopo un thè caldo mi incammino verso il palazzetto. Benchè la cittadina sia piccola, raggiungere gli spogliatoi non è così immediato; vago un po' per Candelo e incontro Orco730 acciaccata e giustamente amareggiata per un infortunio che le è capitato a metà gara. Per tutto il percorso si sono  visti volontari ed è parsa una buona organizzazione cosa che è un po' mancata nella segnaletica e nell'assistenza post-gara.
Dopo  poco arrivano gli Orcacci della lunga, dopo esserci docciati e cambiati ci incamminiamo verso il salone dove c'è il pasta party e dove concludiamo la serata assistendo alle premiazioni urlate e “cantate” da uno speaker non propriamente portato per la musica...Il mitico OrcoGianni riesce anche a riportarsi a casa un premio messo in palio alla riffa finale. Tutto è quindi compiuto, possiamo tornare dalle terre di mezzo soddisfatti e pronti per nuove scorribande!
W gli Orchi!

35° Cross della Pellerina Torino 20 Gennaio 2019

Foto Cross della Pellerina 2019
lassifica Cross della Pellerina 2019

Dalle note dell'OrcoZoppo
Passano gli anni.
Quest’anno il 35° CROSS della PELLERINA, una classica delle campestri d ella provincia di Torino, mi vede alla partenza con la categoria OVER 55. Ma l’età non conta, o giovane o vecchietto i CROSS sono sempre duri.
Nonostante i chilometri siano pochi, sei (quindi tre giri del percorso). In primis perché si parte a razzo, secondo per il tipo di terreno è sconnesso e duro causa le temperature invernali.Terzo, il percorso, nervoso, con cambi di ritmo continui. Tra strappi di salite e discese che, se non fai attenzione, finisci direttamente
nel PO.
Come tutti gli anni è un motivo per incontrare nuovi e vecchi amici.
Il divertimento e la fatica sono di rito, ma con testa e cuore tutto è fattibile anche non si è più allenati per il genere di gara.

sabato 19 gennaio 2019

Cascatismo "La sorgente del falco" - Duerche (Valtournanche, AO) 17 Gennaio 2019

Foto Cascatismo La sorgente del falco - Duerche

Dal racconto dell'OgreDoctor

Andare per cascate durante la settimana ha il suo fascino. La montagna è avvolta nel silenzio che in questa stagione non esito a definire glaciale. Percorrendo il sentiero di avvicinamento sentiamo solo i nostri passi, che scricchiolano sulla neve dura mista a ghiaccio e il nostro vociare, che rimbomba nella vallata operosa.
Interrompere il normale corso della settimana, costa fatica (nemmeno troppa), ma la stagione delle cascate è effimera e nel breve arco di due mesi consuma tutta la sua bellezza, mai uguale. Anche ripetendo le stesse cascate di anno in anno, le sensazioni sono differenti, il ghiaccio prende forma in modo diverso e il flusso ghiacciato può diventare più o meno ripido, più o meno difficile.
La scala delle difficoltà del ghiaccio è leggermente differente da quella della roccia e dell’alpinismo. Si usano tre valori: il primo in numeri romani con una scala da I a V per l’avvicinamento, il secondo in numeri arabi da 1 a 7 per le difficoltà tecniche e l’ultimo, che penso non sperimenterò mai, rappresenta le difficoltà di misto o di dry tooling composta da una M seguita da un numero arabo da 1 a 14.
Il dry tooling, per chi non lo conosce, è una tecnica di salita per quelle cascate che presentano sezioni di ghiaccio alternate a tratti rocciosi, che vengono affrontate sempre con piccozze e ramponi, ma utilizzando gli attrezzi infiggendoli o in aggancio negli anfratti e fessure della roccia. Negli ultimi anni, è diventato una vera e propria disciplina a sé stante.
La nostra cascata è valutata III/4, in altre parole l’avvicinamento presenta una salita lunga (300 d+), con pericoli oggettivi limitati, discesa in doppia o lunga ma evidente e per quanto concerne le difficoltà tecniche su ghiaccio ci aspettano passaggi a 75-85 gradi con tratti verticali fino ad una decina di metri, con la possibilità solitamente di buone soste.
La sorgente del falco oggi è tutta per noi, due cordate da due in modo da potersi alternare sui tiri senza difficoltà.
Il sentiero di avvicinamento parte dalla frazione di Servaz a cui si perviene con una deviazione a 180° poco prima dell’abitato di Valtournance. Un bellissimo tracciato in mezzo al bosco che porta, passando a mezza costa, verso Chamois. Siamo a 1400 metri di quota e l’attacco della cascata è posto a 1700 metri.

Dal nostro punto di osservazione possiamo ammirare il Cervino, le Grandes Murailles e la Dent d’Herens, anche se per un breve arco di tempo, perché il fondo valle rimarrà poi celato per tutta la giornata. Alle 15 del pomeriggio era prevista una piccola nevicata, che puntualmente arriverà.
Lasciati gli zaini all’attacco del primo risalto, giunge l’ora di incrociare gli attrezzi. Carlo mi guarda e mi dice: se te la senti, vai. Da qualche parte bisognerà pur iniziare, penso. E allora che faccio? Ma si, vado…
Il primo tiro è quasi 60 metri, con alcuni risalti verticali non troppo lunghi. Il ghiaccio mano a mano che si sale diventa più plastico e le piccozze si infiggono bene, facendo il loro lavoro egregiamente e così la parte di sotto, i piedi che, come su roccia rappresentano il mio tallone d’Achille. Ho a disposizione otto chiodi da progressione e li uso tutti. Il tiro si chiude con la ricerca di dove fare una sosta degna di questo nome per recuperare il compagno. Arriva anche Chiara, la prima della seconda cordata e facciamo sosta su un muretto ghiacciato. Lo spessore del ghiaccio trasparente lascia intravedere la roccia sottostante. Dopo qualche tentativo, in cui la vite gira angosciosamente a vuoto, troviamo un punto dove morde bene fino in fondo e confezionata una bella sosta, recuperiamo i rispettivi compagni.
Il secondo tiro è un bellissimo free standing (una colonna staccata) di una 15 di metri a 90-95 gradi e ovviamente tocca a Carlo, il più esperto della comitiva, salirlo.
Bellissimo. È il tiro chiave, breve ma intenso. Ogni tanto devo staccare una mano dall’attrezzo e “sghisare”. A differenza di altri, non ho mai sperimentato la “bollita” (quando le mani a causa dell’ipoafflusso di sangue ad un certo punto fanno un male dell’accidenti). La scampo anche questa volta. Sarà l’adrenalina, ma le mie mani anche se un po’ intorpidite, rimangono calde e non fanno male.
Ci risiamo. Il terzo tiro è più facile, scelgo la linea più semplice, dove il ghiaccio mi sembra migliore e viaggio verso la sosta su albero su un bel cordone. Salire è comunque sempre un sollievo. Il corpo riprende un po’ di calore con il movimento, dopo essere stato a lungo fermo per le manovre di recupero in sosta.

Il 4 tiro è una ravanata fra salti facili e bosco e il 5 un anfiteatro di 30-40 metri a 60-70 gradi con un breve risalto con ghiaccio molto sottile da fare con le dovute cautele per non spaccare tutto.
Il 6 tiro è di nuovo un bel muro verticale i cui primi 20 m a 85-90 gradi, poi abbattuto. Vai Carlo, questo è il tuo pane. Appeso alla sosta fatta con due chiodi e una clessidra, lo guardo salire sicuro, memorizzando i passaggi. A metà del muro bisogna risistemarsi sui piedi perché la colonna butta un po’ in fuori e a destra sbilanciando lo scalatore. È il mio turno, salgo lasciando i chiodi per la cordata successiva. Ogni tanto sui tiri più complicati dove chiodare è un rischio, facciamo così. Avere i chiodi già posizionati non è come arrampicare da secondo, ma è sicuramente una facilitazione, dovendo staccare la mano dall’attrezzo per un tempo inferiore.
Ci raccogliamo tutti in cima e anche la Sorgente del Falco diventa storia.
La discesa “lunga ma evidente”, di cui sopra, è un’autentica schifezza. Camminiamo con i ramponi su un tappeto di rododendri su un pendio scosceso. Tira fuori la picca che è meglio…Sentiero…sospiro di sollievo!
In piola di consuma il rito del primo vero tiro da primo e mi tocca pagare da bere a tutti, ma lo faccio volentieri, soddisfatto per la salita appena conclusa.
Al grido W gli Orchi, W la montagna, vado a dormire, dandovi appuntamento alla prossima zingarata.

giovedì 17 gennaio 2019

Bdc salita a Pavaglione fraz. Chianocco(To) 17 Gennaio 2019


Dalle note dell'OrcoPinoR

Un inverno cosi mite nel Nord-Ovest d'Italia non si era mai visto.
Le pedalate di questa prima metà di Gennaio 2019 non si contano. I chilometri ed il dislivello macinato la dicono lunga.
Mi chiederete se sono preoccupato per il cambiamento climatico? Certo che si, come qualsiasi terrestre che ha a cuore il suo Pianeta. Unico luogo dove al momento ci tocca campare. Sono dispiaciuto per gli scarsi risultati raggiunti nella riunione governativa, COP24 , in Polonia, dove si dovevano prendere decisioni importanti per il surriscaldamento del globo terracqueo.
Non ci resta allora che fare la nostra parte. Inquinare il meno possibile e... ed andare in bicicletta naturalmente.
Oggi è la volta della salita di Pavaglione. La prima per me e  l'OrcoZoppo che mi accompagna.

I numeri

- Partenza da Caselette ore 10.00 (fa caldo ma il mattino...brrrr)
- CicloVia diacono Martino della Valsusa, per evitare la statale 24
- Chianocco quota 500slm
- Pavaglione Fraz. di Chianocco 1000slm
- Ritorno dalla Statale 25
per un totale di 80km 1000d+

Per non sbagliare la Ciclovia del diacono Martino ci affidiamo, per pochi chilometri, al navigatore GPS.
Senza troppa fatica arriviamo a Bruzolo ed all'attacco della salita che porta prima a Chianocco e da qui alla nostra meta finale, Pavaglione frazione di Chianocco.
Ottimo l'asfalto per i sei chilometri finali. Splendida la vista sulla Valle di Susa, sulla balconata della Grand'Uja  e della sua punta innevata  a 2666 slm che sovrasta la frazione.
Ritorniamo nella bassa, dopo una discesa veloce, dalla statale 25 della Valle di Susa, sulla destra Orografica della Dora Riparia.
Nel complesso una bella gita, tra vecchi borghi valsusini, condita con la tosta ascesa finale a Pavaglione.


Trail Blanc Vallée de la Clarée Nevache(Francia) 13 Gennaio 2019



Foto Trail Blanc 2019
Classifica Trail Blanc 2019
Sito Trail Blanc

Edizione 2018
Edizione 2017
Edizione 2015
Edizione 2014
Edizione 2012

Dal racconto dell'OrcoMami

Questo trail  è oramai  un classico appuntamento di gennaio  in terra  francese .Alcuni anni fa  lo si correva  a Monetier, ora invece a Nevache, nella splendida vallata della  Clarèe, paradiso  dello sci di fondo e dello scialpinismo.
Percorso ad anello con partenza dall' abitato di Nevache e poi con sviluppo lungo la Vallée de la Clarée.
Salita sui sentieri della destra orografica e discesa dalla sinistra orografica.
Alla partenza ci troviamo il sottoscritto OrcoMami, OrcoMegaflex e OrcoKambu  :un thè caldo,  qualche  sistemazione  ai materiali e poi un caloroso : bon courage !.
 Modesto lo sviluppo  chilometrico in 22 km  di  questo trail, ma piacevole e molto  corribile quando la neve è  battuta, molto meno quando, come in lunghi  tratti, si arranca  alla  disperata   in fila indiana e senza possibilità di superare: uscire dalla traccia che diventa una  trincea è  cosa per pochi.. !!
Giornata ventosissima con temperature da - 6 gradi a -1.
Tracciatura molto curata anche se la maggior parte la salita era NON battuta e quindi molto faticosa. Utilissimi  i ramponcini e molto consigliati i bastoncini causa presenza di molte zone con ghiaccio. Per l’annata in corso  l'innevamento   e' più che decente. Percorso accorciato di circa 2 km causa eccessivo ghiaccio nella parte alta del percorso.
Lo start viene dato, senza molta  enfasi, da un prato appena  fuori il  FOYER  dove i corridori si sono rintanati  al caldo fino all’ultimo momento .Il vento è fortissimo e ci sferza in senso contrario ma  al mitico  “VIA” ognuno  di noi non è per nulla preoccupato ed  anzi  apre  a manetta il proprio motore. Il mio  di  cilindrata più modesta per vetusta', stenta  ad  entrare in coppia ma poi con l’esperienza  si mette  a  girare  a dovere  e   al mio ritmo inizio ad  entrare in partita  !
La gara  è   troppo corta   come  svilippo chilometrico per poter raccontare  di  quelle   sensazioni    che  la mente   rilascia  al  runner dopo molte ore di corsa, complici  le  endorfine,  ma  gli occhi  possono  comunque raccontare  qualcosa. Si son appagati  di belle distese di neve immacolata, di  montagne  finalmente innevate come quando  eravamo  bambini e di frequenti momenti di    fortissima  bufera degna del grande Nord.
I chilometri  in salita passano veloci  e al giro di boa  degli 11 km , finalmente  si può correre qualche   bel tratto  su pista battuta... ed e' tutta un'altra musica.
Ancora  qualche  salita cattiva  che come sempre  i tracciatori di gare sono soliti fare  per mettere un po di pepe prima  dello striscione di arrivo e poi, in poco più di tre ore per me,  si  conclude   questa  sgambata.

Non possiamo  dire  esaltante ma esserci  è sempre positivo.



martedì 15 gennaio 2019

Trail Autogestito dei Forti di Genova(Ge) 12 Gennaio 2019

Foto Trail Forti di Genova 2019

Dal racconto dell'OrcoSherpaMazinga

Nel viaggio autostradale antelucano verso il mare  penso che finalmente sarà la volta buona.  Finalmente dopo due tentativi andati a  vuoto nel 2018, oggi  si parte verso la prima attività societaria del 2019, ovvero verso quei mitici  Trail Autogestiti che da sempre hanno costituito la proposta aggregante degli Orchi e ne costituiscono pure l’anima più  schietta e semplice. Si ricomincia con un’organizzazione ruspante, il numero dei partecipanti cambia di ora in ora per defezioni varie e nuovi arrivi, ma al mattino ci ritroviamo in 7 Orchi a Rivoli; buon segno, Gli Orchi non Mancano mai agli appuntamenti importanti!
Boccadasse ci aspetta ma prima   dobbiamo  scavalcare  il fantasma del   ponte Morandi; ed allora, dalla nuova uscita dell’Aeroporto   ci attende  un veloce transito in Genova attraverso la nuova strada a mare fatta in fretta e furia tra  l’Italsider e Sampierdarena. Direi un percorso affascinante tra le strutture industriali del vecchio e nuovo porto, passiamo rasentando  le grandi officine, alcune letteralmente fatiscenti, altre in piana attività.
25km 1500D+

E’ la Genova che non conoscevamo, una  totale dicotomia tra le nuove  avveniristiche strutture   a mare del porto con le enormi gru a  cavaliere per lo smistamento dei containers  ed i vecchi capannoni in  disuso. Ancora un breve viaggio per riprendere la nostra cara e  orribile sopraelevata che  si rivela sempre più una risorsa indispensabile alla caotica viabilità cittadina. A questo punto il porto  lascia spazio ai grandi terminali dei traghetti e della navi passeggeri,  il porto turistico e finalmente la Fiera del mare! Enormi condomini della MSC attraccati ai moli  attendono la loro partenza per le crociere nel Mediterraneo.
Ma finalmente Boccadasse, o meglio il fondo di Corso Italia, giacchè si intravede solo la chiesa storica posta a guardia del borgo in posizione nettamente sopraelevata. Il paventato problema parcheggio si risolve velocemente con la carta di credito per risolvere i problemi economici del Comune di Genova.
5 ore è quanto abbiamo a disposizione per l’intero viaggio, un po’ tirato  ma è meglio sbigarsi….
Le presentazioni tra i tre amici di Genova, Ugo, Vittorio e Enzo, con noi Orchi, al secolo, Marcello, Davide, Duregon, Pasquale, Stefano , Paolo e il sottoscritto.
Ovviamente  incontro sulla spiaggia ciottolosa  tra barche e turisti ancora infreddoliti, foto di rito, anche senza la mitica Livia,  eterna  fidanzata di Montalbano.
Sembriamo 10 escursionisti medi della zona se non fosse per lo strano abbigliamento, ma è arcinoto che i genovesi sono grandi appassionati di montagna, tanto da suscitare la curiosità dei passanti.
Ci aspetta per le prossime 5 ore uno dei più bei percorsi trail  della Liguria, anche se assolutamente non conosciuto; ovvero  la risalita della cinta fortificata  della città lato levante con i forti in sequenza di San Martino, di Santa Tecla ed il Richelieu  fino a quello  più  grande di Forte dei Ratti. Da questo punto si segue tutta la dorsale di cresta direzione Levante fino a Bavari e la lunga e sospirata risalita  della catena appenninica alla nostra cima Coppi, ovvero il Monte Fasce. Dalla sua sommità si  scende lungo tracce di sentiero  tutta la dorsale a mare  verso  Quarto , Sturla per poi rientrare in Boccadasse con la chiusura  della traversata ad anello.
Oggi il meteo è eccezionale, temperatura fresca ma non fredda, aria secca, visibilità quasi alla Corsica, sole tiepido e .. tanta voglia di correre.
Già la partenza è traumatica, attraverso Corso Italia e le vie interne fino a raggiungere il primo forte di San Martino, sempre in affanno a rincorrere gli assatanati davanti e soprattutto a non perderli. Fortunatamente lasciato il quartiere di san Martino ed il suo  il mega ospedale, cominciamo a risalire tutte le vecchie crose che si arrampicano sulla collina fino ai Camaldoli. Finisce qui la parte urbana o quasi del viaggio per iniziare la parte  sentieristica, direi naturalistica dell’intero viaggio; una sequenza infinita di sentieri rocciosi, arcigni che costituiscono l’animo duro dei liguri e dei suoi percorritori. Pietre serpentinose, acute e pericolose, guai a cadere ci accompagnano a questo punto lentamente fino al forte Richelieu ed alla grande cava di materiale lapideo utilizzata per la costruzione dei  grandi palazzi storici Genovesi.
Si aggira su un veloce traverso verso ponente  e la risalita fino al Forte , posto sulla sommità del Monte Ratti a circa 600 mt di quota. Uno sperone del forte   si propende come prua della nave verso il mare a guardia della sottostante città. Ma il forte dopo un veloce giro panoramico al suo interno ci rivela tutta la  maestosità della sua costruzione in pietra, con dimensioni  davvero  rilevanti tali da contenere una guarnigione di  circa 1000 soldati. Esso costituiva un baluardo anche e soprattutto verso  monte per invasione dalla  vicina val Bisagno.  Verso  Ponente  si nota invece la dorsale fortificata  che prosegue fino  al Righi ed oltre;  da percorrere in un prossimo trail.
Si riprende la nostra corsa lungo tutta la dorsale  e con rapidi Sali e scendi mozzafiato raggiungiamo il punto più basso, ovvero la frazione di Bavari, dove attraversiamo la strada  del Bus che raggiunge Genova.  Ma un trail deve riprendere  necessariamente il suo percorso montuoso ed iniziamo la parte più tosta che in circa 1,50 ore ci permette di raggiungere la cima del Monte Fasce  con un percorso  accidentato. Siamo alla quota di 830 mt , una strada  di servizio ci adduce  alla selva di antenne ed alla croce di vetta.
Devo dire che le antenne di tutti i tipi sono prolificate notevolmente , tanto da costituire  un richiamo direi turistico;  da vedere però decisamente da lontano perché  in quel punto l’inquinamento  elettromagnetico è  elevatissimo. La croce ed il suo traliccio tuttavia giacciono a terra  distrutte dalla tempesta di circa due mesi orsono  come un tragico segno del destino, anche il Nostro Signore si è arreso al progresso!
Ma si deve rapidamente divallare  lungo tutta la dorsale fronte mare con una vista spaziale su tutto il golfo Ligure,  sembra di poter toccare con mano anche il promontorio di Portofino.
Discesa veramente su sentieri accidentati per circa 30 min, fino alla osteria del Liberale, dove inizia la vecchia mulattiera, ancora in buono stato che ci fa raggiungere velocemente le prime case. 
A questo punto è una sequenza velocissima di crose in discesa, decisamente spacca gambe tra le vecchie case ligure contornate da muri a secco, nei loro inimitabili color pastello, il giallo ocra, il rosa antico.
Attraversiamo finalmente Sturla e Corso Europa fino al mare.
Ci attende tuttavia ancora il viaggio tra le case del porticciolo di Sturla, di Vernazzola e finalmente capo di santa Chiara, proprio sopra Boccadasse, su crose sempre più  faticose.
Sono trascorse 4 ore e 50’ con un percorso di 25 km ed un D+ di circa 1300 mt. Ci attende la focaccia al formaggio…

mercoledì 9 gennaio 2019

Goulotte Grassi-Tessera (Monte Ferra) - Celle di Bellino(Cn) 4 Gennaio 2019



Foto Cascatismo goulotte Grassi-Tessera


Dal racconto dell’OgreDoctor

Nell’alpinismo la goulotte è una formazione nevosa o di ghiaccio troppo dritta e ripida per essere sciata, distinguendosi così dal couloir e per la cui salita è necessaria la tecnica dell’arrampicata su ghiaccio.
Solo a vederla incute terrore e un sacro rispetto, sapere poi, che fu Giancarlo Grassi a percorrerla per la prima volta, ne aumenta il fascino.
Non avrei mai pensato di affrontare una salita valutata TD, ovvero “molto difficile”; fino a questo momento il massimo grado di difficolta era stato un AD “abbastanza difficile”, salendo il Dente del Gigante.
Ma nella vita c’è sempre una prima volta e la squadra è quella giusta, affiatata e collaudata.
La sveglia è di quelle che fanno male: 3.30 del mattino. Ritrovo a Carmagnola alle 4.30 e partenza per Celle di Bellino, un vallone laterale della Valle Varaita, che dopo la terza uscita, nel giro di due settimane, dovrebbe darci la cittadinanza onoraria.
Alla luce delle frontali saliamo il sentiero u23, che conduce al colle Bondormir (2757 m). Dal colle con un traverso a sx ci si sposta verso la goulotte che risulta evidentissima sotto la muraglia centrale del Monte Ferra (3094 m).
Il manto nevoso è duro, lavorato dal vento. I ramponi incidono la neve e percorrendo l’esile traccia, lasciata da chi ci ha preceduto, arriviamo al conoide di deiezione, un canale di 50°, per fortuna su neve portante. Ci vorranno 1200 metri di dislivello e circa 3 ore di cammino per arrivare ad indossare l’imbrago e legarci per iniziare la scalata.
La base della goulotte è situata a quota 2800 metri e ha uno sviluppo di circa 200 metri, articolato in quattro tiri, tutt’altro che semplici, 70, 80 gradi con alcuni tratti a 90°. Il ghiaccio è lavorato dalle cordate che ci hanno preceduto, nota positiva, in quanto riduce lo sforzo degli arti superiori per piantare le picche, andando, dove si può e si riesce, in aggancio.
La temperatura si mantiene per tutta la giornata al di sotto dello zero, il che è un bene, considerando quello che si sta facendo e la poco rassicurante cornice che si staglia sulla cima della montagna, al di sopra delle nostre teste.

Ma al di là di qualche inevitabile pezzo di ghiaccio misto a roccia che, accompagnano costantemente questo tipo di ascensioni, la nostra progressione procede senza intoppi.
L’ultimo tiro lo percorriamo su un ghiaccio spaccoso e duro come la pietra, ma alla fine arriviamo in cima, pronti per buttare giù le corde per le quattro doppie.
Ripercorriamo il conoide di deiezione che faccia a valle è ancora più impressionante; guai a scivolare. La neve dura e i ramponi fanno il loro lavoro egregiamente e, in men che non di dica, siamo di nuovo al colle Bondormin, che a differenza del versante teatro della nostra scalata, esposto a Nord-Est, in ombra per tutta la giornata, è scaldato da uno splendido sole.
Arrivati ad una piccola baita diroccata, svestiamo i panni umidi e mangiamo qualche tarallo misto a scaglie di parmigiano, ormai un “must”, durante le nostre scalate. Riposto il materiale e tolti i ramponi ci apprestiamo a percorre gli ultimi metri di dislivello, fortunatamente in discesa.
Alla macchina spengo il gps e do una rapida occhiata ai dati: 10 ore e mezza di gita, per un dislivello totale in salita di 1400 metri e uno spostamento di circa 16 km. Niente di speciale, se guardo i dati con la mente di un trailer, abituato a percorre dislivelli e chilometraggi decisamente superiori, ma ci sono i 10 e più chili sulle spalle di materiale che fanno un enorme differenza.
Pregustiamo già la consueta birra accompagnata da cibarie deliziose al Risto-Bar la Spada Reale a
Frassino. La proprietaria ormai entrando ci riconosce, tante sono le volte che dopo aver salito una cascata passiamo a rifocillarci nel suo locale. Questa volta ci va male, troviamo le imposte chiuse e ci accontentiamo di un bar qualsiasi.
Arrivato a casa ho difficoltà a prendere sonno, nonostante la fatica. Negli occhi semi chiusi passano le istantanee della giornata appena trascorsa: i colori dell’alba, il bagliore accecante della neve, il freddo che ti entra nelle ossa quando sei in sosta, l’adrenalina che ti incendia la mente quando sali, i cristalli di ghiaccio e le scaglie di pietre che ti martellano incessantemente il casco, il sorriso dei compagni di cordata e l’abbraccio fraterno quando tutto è finito e giunti alle macchine ci salutiamo con lo sguardo di chi sta pensando: a quando la prossima!

Sono consapevole di aver portato a termine una salita al di là della mia immaginazione e di quelle che pensavo essere le mie capacità e che oltre questo limite sarà impossibile andare, l’asticella è salita ben in alto, questa volta. Al di sopra del TD nella scala delle difficoltà alpinistiche francese esiste solo ED (estremamente difficile) e qualche salita denominata ABO (abominevole).
Molti si domanderanno che senso abbiano certe imprese, dove si sfida il limite e conseguentemente la sorte.
Non ho una risposta. Terray Lionel definì nel suo celebre libro, gli alpinisti con il termine “conquistatori dell’inutile” che sintetizza perfettamente quello che significa scalare le montagne: uno sforzo senza scopo per raggiungere un orizzonte che si allontana con lo stesso passo con cui si cerca di raggiungerlo.

Ma fatte le dovute proporzioni, per il tipo di rischio a cui si sceglie consapevolmente di sottostare praticando l’alpinismo a certi livelli, non vi trovo alcuna differenza rispetto a correre una 100 miglia, che sia in montagna o su strada, un Tor de Geants o una duecento chilometri in bicicletta.
Sono tutte imprese che guardate dall’esterno, da chi non le fa, vanno al di là delle logiche quotidiane. Che senso ha sopportare fatiche immani, arrivare al limite per il solo gusto di toccare una cima, tagliare un traguardo? 
Forse, nessuno.
Ma questa sera mi addormento, sfatto, consapevolmente felice di aver realizzato un’impresa priva di senso logico e attendo, nella mia stupidità, impaziente, di programmare la prossima.
W Gli orchi, W la montagna

venerdì 4 gennaio 2019

Triste giorno per Gli Orchi Trailers 4 Gennaio 2019


Oggi 4 Gennaio 2019 è mancato l'OrcoJoack (Mario Gioacchino Cravotto)


Il messaggio della figlia OrcoSelena

Cari amici, 

La mia famiglia si é imbattuta in un evento del tutto inaspettato nel bel mezzo della vita, proprio mentre tutto andava così bene.

Lo abbiamo attraversato con l'idea che valesse comunque la pena vivere ogni giorno al massimo delle nostre possibilità di quel momento.
Proprio come abbiamo sempre fatto. 
Alcuni mesi fa ci é stato ricordato che abbiamo un tempo limitato, ma poi ci siamo accorti che lo sapevamo fin dall'inizio, eppure ciò non hai mai impedito a nessuno di impegnarsi, dedicarsi, divertirsi a fondo. 

In questi mesi abbiamo trovato ostacoli altissimi nella burocrazia, nella malattia e in alcune persone.
Altre però ci hanno aiutato a dare valore a ogni giornata con la loro professionalità, positività e personalità. Le voglio ringraziare. 

Siamo rimasti sconvolti dagli eventi eppure siamo andati avanti con la potente consapevolezza che mai un'occasione era stata sprecata fino ad ora per stare insieme, correre, viaggiare, gareggiare, studiare, sorseggiare un caffè, fotografare, parlare, togliersi uno sfizio, progettare.
Per questo non é stato  necessario accelerare, ma solo continuare a vivere. 
É questa consapevolezza che auguro a tutti voi.

Mio papà stanotte non si é sentito bene e al mattino é mancato.

Ci tenevo a dirvi che il funerale sarà martedì  8 Gennaio 2019 alle 10.30 a Rivoli(To) alla chiesa della Stella in via fratelli Piol, 

potete comunicarlo a chi pensate possa essere legato a mio papà. Mi farà piacere vedervi.





Mario era un uomo eccezionale.
Buono, gentile, riservato. Per noi un grande esempio.
Attento a gli altri e umile in tutte le cose che faceva.
Aveva la capacità di farti sentire importante; parlava poco e ti sapeva ascoltare.
Mario era un genitore premuroso, un grande professionista ed uno sportivo tenace.
“Ciao Mario, ci piacerebbe vederti adesso, totalmente a disagio per i complimenti.
Ci siamo sempre divertiti a prenderti in mezzo; tu con i tuoi modi gentili alle prese con due caciaroni da portare in giro. Anche se non proferivi parola ti accusavamo di metterci l’ansia da rientro post gara.
Che risate.
Abbiamo condiviso fatica, gioie, delusioni e momenti tristi e felici. Un bel pezzo di vita.
La tua compagnia ci ha arricchito fino alla fine, anche quando le parole che avevi in mente faticavano ad uscire. Non importa, ci siamo intesi con lo sguardo.

Grazie Mario.
Grazie per la tua preziosa riservatezza.
Grazie per le corse serali in barba a giornate di lavoro sempre più difficili. 
Grazie per la birra del sabato pomeriggio.
Grazie per i viaggi in Italia e all’estero ad inseguire l’emozione di una corsa importante.
Grazie per la dignità e la forza con cui hai vissuto la malattia.
Grazie per come insieme abbiamo cercato di esorcizzare la paura per quello che sapevamo sarebbe successo.
Grazie per i progetti futuri che non abbiamo realizzato insieme ma nei quali sarai "sempre con noi”.

OrcoCamola, OrcoZoppo

W OrcoJoack





3° Ediz Trail dei Massi Erratici Villarbasse(To) 17 Febbraio 2019



Il 17 Febbraio 2019 vi aspettiamo per la Terza Edizione dei Trail dei Massi Erratici

23KM 600d+ E 11KM 300d+

info e iscrizioni su WWW.TRAILMASSIERRATICI.COM