Foto Trail dei Gorrei 2013 di OrcoGreg e OrcoMarvic
Classifica Trail dei Gorrei 2013
Edizione 2012
Edizione 2009
Sito Trail dei Gorrei
Sito Gli Orchi Trailers
Combattu souvent, Perdu parfois, Abbattu jamais
(scritto sulla canottiera di un concorrente francese alla 25°edizione del passatore)
Dal racconto dell'OgreDoctor
Pronti via...pochi minuti prima della 9.00 come sparato da un cannone mi lancio in questa ennesima sfida. Sensazione buone, le gambe girano a mille, nonostante i 35 km di allenamento con 1500 metri di dislivello fatti all'inizio della settimana con l’Orco Marcello. Mi sembra di andare come un treno.
I primi 10 km se ne vanno in poco meno di un ora, complice una bella e lunga discesa pochi km dopo la partenza. I posti mi sono famigliari, per aver corso il Gorrei nella versione corta nel 2011. Dentro di me penso, ora dovrei trovare il primo ristoro e in effetti arriva, puntuale, nello stesso posto di due anni prima. Verso il 17 km mi supera una fanciulla (Stefania Albanese ndr), che all’arrivo scoprirò essere arrivata seconda assoluta. Poco dopo il ristoro su una strada sterrata, una piccola distrazione per prendere un gel dallo zaino, e patapunfete!..una bella caduta che scolpisce per bene la mia fiancata destra (caviglia, ginocchio e gomito). Che dolore!…per fortuna ho salvato la faccia. Un altro trailer, tra lo spaventato e il divertito per l’acrobatico volo, mi chiede se va tutto bene…beh! proprio bene non va, ma non ho nulla di rotto, controllo di non sanguinare troppo e via verso il bivio del 18 km. Guardo il cardio e mi accorgo di averci messo poco più di 2 ore. Se avessi fatto la corta sarei arrivato in meno di tre ore al traguardo.
Entusiasta per come sta andando la gara, imbocco il bivio e mi avvio sulla parte di tracciato del lungo che non conosco e che si rivelerà il più bello. La natura che incontro è selvaggia, appena al risveglio dopo la stagione invernale con un accenno di fogliame a rendere gli alberi un po’ meno spettrali. La vista spazia in panorami sconfinati sulle colline vicine. Attraverso vallette, boschi e bellissime piccole frazioni.
La mente sgombra da pensieri…il cuore leggero…che meraviglia correre nella natura.
28 km, la svolta. Le gambe cominciano a dare segni di cedimento. In salita arranco, solo nei tratti in discesa e in piano riesco a mantenere un ritmo decente. Arriva la terza donna classificata, provo a starle dietro… niente da fare…al primo accenno di salita mi blocco e arranco nuovamente.
E bravo Ogredoctor, hai nuovamente corso con il cuore e non con la testa, come per una 20 km, a manetta…ma siamo solo a metà gara. Realizzo di aver drammaticamente sopravvalutato le mie possibilità.
Ora il flusso è al contrario, quelli che avevo passato inesorabilmente mi superano e sfilano via. Mi guardo indietro, da un momento all’altro mi aspetto di essere raggiunto dagli altri due orchi, compagni di avventura. Finalmente arrivano intorno al 32 km e li saluto come una benedizione, una vera manna dal cielo. Correre insieme è una altra cosa, un aiuto e un sostegno insostituibile. E non solo psicologico perché quando colpisco di punta una radice e il contraccolpo mi causa i crampi ad entrambi i polpacci, non posso fare altro che cadere con i due angeli custodi Orco Marcello e OrgoGreg, uno per gamba, che con pazienza provano a farmeli passare.
Mi chiedo cosa avrei fatto da solo…
40 km, forse ho bevuto troppo per il caldo, o ingurgitato troppi sali…nausea e male alla pancia da piegarmi in due. Provo a vomitare, ma non ho nulla nello stomaco e riesco solo ad avere dei conati. Mi fermo…ora sono più i tratti i cui cammino, di quelli in cui accenno a correre. All’ennesima salita mi assale lo sconforto, energie residue nulla, spia rossa fissa.
Gli altri due compari, si voltano a guardarmi e capiscono che non nè ho più, decidono di andare, Greg ha molto male al suo solito ginocchio e fermarsi ad aspettare diventerebbe un calvario anche per lui.
Vederli andare via è stata una mazzata, dentro di me si materializza l’idea dell’abbandono all’ultimo ristoro.
Ma che stai pensando, mi dico, mancano solo 6 km, non puoi abbandonare proprio ora.
Qualcosa scatta dentro, una leva inaspettata, ingurgito l’ultimo gel, l’ultima risorsa disponibile e miracolosamente riparto, ricomincio a correre. Ora il tracciato è un saliscendi continuo, ma le salite non sono più così proibitive. Cerco di riagganciare i miei due compagni. Arrivato all’ultima salita, sul prato che conduce al traguardo, li intravedo a non più di 500 metri, provo a salutarli, ma non mi sentono.
Arriveremo poco distanti l’uno dall’altro, contenti per una prestazione, dopo aver visto la posizione in classifica e il tempo finale, oggettivamente più che dignitosa.
Impressionante il tempo del vincitore e in generale il livello sempre più alto dei competitors che affollano queste gare.
Cosa dire di più…dopo 39 gare non ho ancora imparato a gestirmi; partenza a cannone e poi una grande remata fino alla fine. Giustamente come dice l'OrcoGreg, che di gare nè ha affrontate molte più di me e anche di molto più impegnative, non bisogna mai sottovalutare la distanza e 46 km con 2500 metri di dislivello, rappresentano sicuramente una prova di tutto rispetto.
Come farò quando dovrò affrontare i 119 km e 7200 della TDS?
Al di là della fatica condivisa con degli amici, dei posti stupendi che ho attraversato, dei visi felici degli altri corridori, dell'atmosfera di festa all'arrivo ieri mi sono addormentato con un pensiero letto su un libro di Trabucchi, che è diventato esperienza di vita:
E’ la nostra mente che fa la differenza. Tutte le metodologie più sofisticate di training possono allenare il nostro corpo. Essere in perfetta condizione fisica è certo fondamentale, ma sulla prestazione agonistica non incide per più del 20-25%. Quello che conta è la nostra mente.
Da dove sono arrivate quelle ultime risorse? Quali segreti cancelli ha aperto la mia testa per rimettermi a correre, quando mi sembrava di non averne proprio più? Possibile che un gel possa fare la differenza?
Quanto poco sappiamo di noi stessi e di come funzioniamo...
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martedì 16 aprile 2013
domenica 24 marzo 2013
Electric Trail Pont S.Martin (Ao) 24 Marzo 2013
Foto Electric Trail 2013
Classifica Electric Trail 2013
Edizione Electric Trail 2012
Sito Electric Trail
Sito Gli Orchi Trailers ASD
Preludio dell'OrcoPinoR
Forre e gole,
gorge e orridi,
enormi massi erratici
e poi marmitte glaciali,
boschi di castagne.
Un vino cercato e antico
in ripidi terrazzamenti
su sentieri arditi rubati ai monti
con salti d'acqua resi prigionieri.
Il seme dei Salassi mai spento.
Tra le popolazioni preromane dell'Italia Nord occidentale, i Salassi (attuali abitanti della Valle D'aosta) possono certamente essere considerati gli esponenti più emblematici di quella cultura alpina che risenti profondamente del peso dell'invasione imperialistica di Roma.
Quasi completamente annientanti della potenza Romana (tra il 50 a.c. e 143 d.c.) i Salassi non solo persero libertà ed i loro territori ma videro abbattere baluardi fondamentali di una cultura che aveva radici al di là e al di qua delle Alpi.
La condizione di vittime dell'imperialismo Romano ha fatto spesso dei Salassi il simbolo degli Eroi Tragici.
Classifica Electric Trail 2013
Edizione Electric Trail 2012
Sito Electric Trail
Sito Gli Orchi Trailers ASD
Preludio dell'OrcoPinoR
Forre e gole,
gorge e orridi,
enormi massi erratici
e poi marmitte glaciali,
boschi di castagne.
Un vino cercato e antico
in ripidi terrazzamenti
su sentieri arditi rubati ai monti
con salti d'acqua resi prigionieri.
Il seme dei Salassi mai spento.
Tra le popolazioni preromane dell'Italia Nord occidentale, i Salassi (attuali abitanti della Valle D'aosta) possono certamente essere considerati gli esponenti più emblematici di quella cultura alpina che risenti profondamente del peso dell'invasione imperialistica di Roma.
Quasi completamente annientanti della potenza Romana (tra il 50 a.c. e 143 d.c.) i Salassi non solo persero libertà ed i loro territori ma videro abbattere baluardi fondamentali di una cultura che aveva radici al di là e al di qua delle Alpi.
La condizione di vittime dell'imperialismo Romano ha fatto spesso dei Salassi il simbolo degli Eroi Tragici.
Dal racconto dell'OgreDoctor
Bellissima gara, parzialmente guastata dalle condizioni climatiche avverse che non ci hanno consentito di gustare appieno i panorami splendidi di questa parte della Valle d'Aosta.
Scelgo il tracciato più lungo, seguito in questa follia solo dall'OrcoPinoR. Mi sono fatto convincere a fare la TDS e così devo cominciare a macinare km e dislivello.
Si comincia a salire subito con gli interminabili scalini che portano a Ivery, si costeggia per un breve tratto la ripidissima salita dei tubi che convogliano l’acqua alla centrale idroelettrica 700 metri più a valle per poi raggiungere su una strada poderale a mezzacosta il paesino di Lillianes.
L’attraversamento del Lys permette di raggiungere il versante opposto ed arrivare al 18° chilometro nel comune di Perloz per inglobarsi nel vecchio percorso. In discesa do il meglio di me stesso e riprendo una 15 di posizioni in classifica. Mi sento bene, accelero, entro nel bosco seguendo una traccia ben visibile verde, uguale in tutto e per tutto a quelle della gara. Mi segue un po' distanziato un altro sventurato. Dopo un tratto di circa 15' incontro altri corridori, che mi vengono incontro da un bivio in direzione opposta. Stupito chiedo se hanno sbagliato strada.
Notizia terribile: sono io ad aver sbagliato strada. Dentro di me penso... non posso far finta di niente e proseguire, non sarebbe onesto. In pieno spirito trail torno indietro, cerco il percorso giusto, che intravedo solo perchè ci sono alcuni corridori sotto sul nastro d'asfalto, rifaccio a ritroso il percorso fino a raggiungere il punto di prima. Ritrovo il mio compagno di sventura che mi ha aspettato e riprendiamo la marcia. Mi informa che nel frattempo ho perso più di 1/2 ora e circa 20 posizioni. Sigh!
Il tracciato ora è quello comune alla 18 km, ricordo i passaggi dell'anno scorso e so cosa mi attende. Le gambe sono un po' legnose, le energie spese a recuperare il tempo perso mi fanno arrancare in salita. Attendo fiducioso la discesa e riprendo a correre a rotta di collo.
Arrivo al ponte del diavolo: ho terminato l’impresa dopo aver percorso 34 chilometri ed essersemi inerpicato per 2500 metri di pura salita. Sono contento, ho comunque dato il massimo!
Arrivato a casa, apprendo della tragedia alla Maremontana. La felicità per la gara appena conclusa, lascia lo spazio allo sgomento per la notizia di una vita spezzata e di una famiglia distrutta.
Ripercorro mentalmente il percorso dell'Electric Trail e rivedo quei sentieri a gradoni lastricati di pietre, resi viscidi dall'acqua e dal fango. Potevano farci molto male cadendo ed è solo la fortuna che ha fatto sì che la nostra giornata non venisse funestata da qualche infortunio.
Basta la firma su una liberatoria per essere a posto con la coscienza e lasciar partire una gara con dislivelli di tutto rispetto e condizioni meteo già in partenza avverse?
Il nostro è solo un gioco non dobbiamo dimenticarlo. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un inasprirsi delle difficoltà nelle gare, ad un allungamento dei percorsi e ad un aumento del dislivello, spostando sempre più in avanti il limite, quasi a provare a noi stessi di essere dei super uomini, dotati di un coraggio fuori dal comune. Di forza fisica e mentale e di coraggio sicuramente ne abbiamo altrimenti non affronteremo simili fatiche, ma forse il coraggio più grande sta nel saper rinunciare.
Bellissima gara, parzialmente guastata dalle condizioni climatiche avverse che non ci hanno consentito di gustare appieno i panorami splendidi di questa parte della Valle d'Aosta.
Scelgo il tracciato più lungo, seguito in questa follia solo dall'OrcoPinoR. Mi sono fatto convincere a fare la TDS e così devo cominciare a macinare km e dislivello.
Si comincia a salire subito con gli interminabili scalini che portano a Ivery, si costeggia per un breve tratto la ripidissima salita dei tubi che convogliano l’acqua alla centrale idroelettrica 700 metri più a valle per poi raggiungere su una strada poderale a mezzacosta il paesino di Lillianes.
L’attraversamento del Lys permette di raggiungere il versante opposto ed arrivare al 18° chilometro nel comune di Perloz per inglobarsi nel vecchio percorso. In discesa do il meglio di me stesso e riprendo una 15 di posizioni in classifica. Mi sento bene, accelero, entro nel bosco seguendo una traccia ben visibile verde, uguale in tutto e per tutto a quelle della gara. Mi segue un po' distanziato un altro sventurato. Dopo un tratto di circa 15' incontro altri corridori, che mi vengono incontro da un bivio in direzione opposta. Stupito chiedo se hanno sbagliato strada.
Notizia terribile: sono io ad aver sbagliato strada. Dentro di me penso... non posso far finta di niente e proseguire, non sarebbe onesto. In pieno spirito trail torno indietro, cerco il percorso giusto, che intravedo solo perchè ci sono alcuni corridori sotto sul nastro d'asfalto, rifaccio a ritroso il percorso fino a raggiungere il punto di prima. Ritrovo il mio compagno di sventura che mi ha aspettato e riprendiamo la marcia. Mi informa che nel frattempo ho perso più di 1/2 ora e circa 20 posizioni. Sigh!
Il tracciato ora è quello comune alla 18 km, ricordo i passaggi dell'anno scorso e so cosa mi attende. Le gambe sono un po' legnose, le energie spese a recuperare il tempo perso mi fanno arrancare in salita. Attendo fiducioso la discesa e riprendo a correre a rotta di collo.
Arrivo al ponte del diavolo: ho terminato l’impresa dopo aver percorso 34 chilometri ed essersemi inerpicato per 2500 metri di pura salita. Sono contento, ho comunque dato il massimo!
Arrivato a casa, apprendo della tragedia alla Maremontana. La felicità per la gara appena conclusa, lascia lo spazio allo sgomento per la notizia di una vita spezzata e di una famiglia distrutta.
Ripercorro mentalmente il percorso dell'Electric Trail e rivedo quei sentieri a gradoni lastricati di pietre, resi viscidi dall'acqua e dal fango. Potevano farci molto male cadendo ed è solo la fortuna che ha fatto sì che la nostra giornata non venisse funestata da qualche infortunio.
Basta la firma su una liberatoria per essere a posto con la coscienza e lasciar partire una gara con dislivelli di tutto rispetto e condizioni meteo già in partenza avverse?
Il nostro è solo un gioco non dobbiamo dimenticarlo. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un inasprirsi delle difficoltà nelle gare, ad un allungamento dei percorsi e ad un aumento del dislivello, spostando sempre più in avanti il limite, quasi a provare a noi stessi di essere dei super uomini, dotati di un coraggio fuori dal comune. Di forza fisica e mentale e di coraggio sicuramente ne abbiamo altrimenti non affronteremo simili fatiche, ma forse il coraggio più grande sta nel saper rinunciare.
domenica 24 febbraio 2013
Trail Bianco di Cesana (To) 24 febbraio 2013
Foto Trail Bianco di Cesana 2013
Classifiche Trail Bianco 2013
Sito Trail Bianco di Cesana
Edizione 2012
Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto
il meglio di me stesso: porto me stesso nel bene e nel male
(Renato Casarotto)
Dal racconto dell'OrcoMazinga (condito con editoriale sui fatti italiani)
Classifiche Trail Bianco 2013
Sito Trail Bianco di Cesana
Edizione 2012
Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri:
dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi,
il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto
il meglio di me stesso: porto me stesso nel bene e nel male
(Renato Casarotto)
Dal racconto dell'OrcoMazinga (condito con editoriale sui fatti italiani)
Il dubbio mi assale impellente correndo sulla neve .
Ma si vota con la
pancia e si corre con la testa?
O forse il suo contrario, si vota con la testa e si corre
con la pancia (piena)?
Giornata quest’oggi di grandi eventi socio-politici e in
parte sportivi.
In primis le attesissime elezioni politiche, che per la
prima volta nella storia della Repubblica , si svolgono di inverno e sotto la neve. Sarà una
coincidenza ma si riscontra ovunque un
desiderio catartico di candore, di
pulizia da un mondo vecchio e sfittico e cosa meglio della neve può rappresentare tutto ciò. Rottura con il
passato, ricerca del nuovo che solo la nostra classe giovanile ci può
rappresentare. Nella presente odierna Italia
gelata dal freddo siberiano e dalla peggior crisi del dopoguerra, nella
mancanza di lavoro e nella mancanza di progettualità, ci presenteremo con la
nostra coscienza alle urne, dovere irrinunciabile e dovere soprattutto civico.
Ci tureremo il naso , dimenticheremo il
triste passato e guarderemo finalmente in avanti, con il sorriso di fare una
svolta.
La nostra non sarà
comunque epocale, perché tutte queste svolte portano conseguenze
drammatiche rivoluzionarie destinate
storicamente a concludersi in una triste restaurazione.
Il sentiero nel bosco
sale lentamente e tutti i pensieri mi corrono impetuosi.
Ma cosa farò stasera con due schede, una gialla ed una
viola?
Sarò all’altezza della situazione?
In Piemonte oggi sono caduti 15 cm di neve, Piazza
Castello rivela un candore veramente raro che la vicina sede della Giunta Regionale
probabilmente non ha saputo evocare, nonostante grandi speranze.
In secondo oggi il Papa ha pronunciato il suo Ultimo Angelus
Domenicale, in piazza San Pietro di fronte ad una folla strabocchevole. La
folla, elemento Manzoniano di spicco nei Promessi Sposi, si è stretta intorno
al Capo Spirituale, in evidente simbiosi
con una figura carismatica di cui per la prima volta si è sentita orfana e non
più protetta.
Dice Benedetto XVI , il Signore mi chiama a salire sul Monte
per dedicarmi alla Meditazione ed alla preghiera. Se Dio mi chiama è perché Lo
possa servire con la stessa dedizione.
Per la
Chiesa Cattolica questo è un momento epocale, una catartica
discontinuità con il passato.
Ecco che ritorna per la seconda volta la nostra terrena
necessità di Catarsi purificatrice.
In terzo luogo
appunto mentalmente su questa interminabile salita che anche Monti è
salito in politica, speriamo tutti che ne discenda velocemente, abbiamo collettivamente
bisogno di sperare per i nostri figli,
senza Spread tedesco o derivati da alta finanza bocconiana.
In quarto luogo altra notizia, Napolitano va a votare
nel seggio elettorale di Via Panisperna.
Oddio, ma glielo hanno spiegato a questo signore di 87 anni, che nel 1934 un gruppo di ragazzi
( i ragazzi di Via Panisperna) guidati da Enrico Fermi ed in particolar modo Amaldi, Maiorana,
D’Agostino, Pontecorvo, Rasetti ed Emilio Segre’
seppero costruire le basi della nuova Fisica teorica della Reazione nucleare, la scoperta del decadimento dei neutroni lenti.
Tutti quelli citati si sono rivelati delle eccellenze
mondiali della Fisica , giovani fisici di circa 30 anni che seppero progettare
il futuro scientifico e preparare la
futura crescita Italiana, il vero New Deal.
Intanto arrancando su una lunga strada che finalmente presenta neve fresata da un
gatto, arriviamo alla capanna Mautino.
Il dubbio amletico del mattino, in una gelida Cesana a -8°,
ci faceva dibattere sul numero di strati di abbigliamento, 2 , 3 op 4?
Optiamo generalmente per 3 strati termici, e nello zaino una
generosa riserva di altre 2 giacchette antivento, ma alla Capanna capisco che sono già sudato fradicio per il
caldo.
Il terrorismo mediatico e meteorologico ci ha paventato drammatiche congiunture di
bufere di neve.
Ma il Lago nero e la Capanna Mautino
sono al sole! Afferro due spicchi gelidi di arancio perché il the è finito,
pazienza e via finalmente in discesa dopo circa 1h 50’ di salita.
Ma quale discesa, si percorre una pista infernale
praticamente in piano nel bosco, girovagando su una neve smossa da Ritirata di
Russia, in terribili fossi dai quali è davvero difficile uscire. Finalmente
riprendiamo affannosamente una pista battuta decentemente che quasi quasi ci riporta in alto, in una allucinazione vedo un grande
Resort alberghiero. Devo aver fatto confusione
nel biancore della neve e della scarsa visibilità, trattasi in realtà di
una struttura militare a due piani. Mi sovviene che siamo in prossimità del
confine Francese.
Comunque divallando velocemente arriviamo dopo una ripida discesa in Bousson. E’ finita, mi dice
uno del servizio, circa 1,5 k m di discesa., ed in un accesso di ottimismo evito il ristoro. Infatti comincia il
delirio, massacrante ritorno su una pista di neve smossa in salita. Non corro, non cammino, mi
trascino. Meno male che una deliziosa biondina con una attillatissima tuta mi
fa da faro. Ma quanti anni avrà, 20 o 40? Infatti mi sorpassa nella discesa su
Cesana, rivelando una vitalità inaspettata.
Dopo 3h e 50 ‘ arrivo sul traguardo, insieme ad altri 18
Orchi, incredibile successo di gruppo e dei due vecchietti ultrasessantenni!
Conclusione: si vota con la pancia, scevri da inutili e
dannose ideologie, per il nostro interesse e non per la grande industria
tedesca, si vota per la nostra immaginazione,
per la nostra affermazione, per non dipendere dalla finanza, per tornare ad affermare nel mondo la nostra
industria manifatturiera, per eliminare
la burocrazia che ci sta divorando dal nostro interno quale mostro della
genealogia Tolkeniana.
Cosa c’entra con il Trail Bianco di Cesana? Semplice si
corre con la Testa , con la fantasia ed anche un po’ di speranza.
lunedì 21 gennaio 2013
Trail autogestito Monte S.Giorgio Piossasco(To) 20 gennaio 2013
Foto Trail autogestito Monte S.Giorgio Piossasco (To)
Dal racconto dell'OgreDoctor
Pensavo di conoscere tutto sul Monte San Giorgio di Piossasco, dopo averlo percorso in lungo e in largo con la mia mountain bike, ma ho dovuto ricredermi e sarà per il manto nevoso, in moltissimi tratti immacolato, o per il percorso scelto da i nostri due orchi Greg e Marcello, ma il T.A. del Monte San Giorgio è stato in due parole: UNA FIGATA!
Ritrovo all'edicola sulla strada per Bruino alle ore 8.00 con Greg e Marcello. Qualcuno, forse io, ha la malsana idea di prendere un caffè al bar della rotonda. Non è stata una gran bella idea...faceva ca....!
Giusto il tempo di parcheggiare e via su per un sentiero corribile che ci porta alla Cappella di San Valeriano, sul versante nord-est del Monte, che sorge sull'omonima altura (456 m). La Cappella fu originariamente edificata nel 600', ma venne distrutta durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e quindi ricostruita nel 1947. Nelle vicinanze di San Valeriano, a picco su una cava dismessa di ghiaia (che vedremo sulla strada del ritorno) si trova il monumento terminato nel 1972 e donato alla città dall'autore (Giuseppe Riccardo Lanza), riporto testualmente "simbolo di un abbraccio tra arte e natura, tra l'artista.
Sembra più che altro la testimonianza del passaggio di qualche extraterrestre. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che potesse essere un altro avamposto marziano dopo quello sul Musinè!
Brevissima sosta per prendere fiato e poi su per la direttissima che ci porterà in cima al Monte San Giorgio dove possiamo ammirare i resti della chiesetta romanica dedicata a San Giorgio. L’edificio è anteriore all’anno mille ed è quasi completamente in pietra con tre navate terminanti in tre piccoli absidi semicircolari ed un porticato. Sul finire del secolo scorso si potevano ancora ammirare all’interno gli affreschi del XIV secolo, successivamente in parte trafugati.
Foto di rito davanti al Monumento degli Alpini e poi via di corsa in direzione della località le Prese su una bellissima strada innevata.
Arrivati a destinazione decidiamo di risalire in cima al San Giorgio per la via di discesa (per non farci mancare nulla) e poi riscendiamo a Piossasco per la via percorsa normalmente dai bikers, percorrendo circa 21 km e 900 metri di dislivello positivo.
Concludo il mio racconto con alcune frasi liberamente tratta dal libro di Murakami Haruki “L’arte di Correre” liberamente adattate all’occasione che consiglio a tutti di leggere.
Ciò che soprattutto mi ha reso felice, oggi è il fatto “che questo giro me lo sono proprio goduto”. Naturalmente è stata dura, ma in questo sport la fatica è data per scontata. Se non fosse parte integrante di un “trail o di una corsa in montagna”, chi mai si darebbe la pena di mettersi alla prova in discipline che succhiano le nostre energie e il nostro tempo? Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell'azione stessa, vi scorre dentro.
In questa domenica d'inverno, dopo un bella corsa in montagna, ce ne torniamo ognuno alla propria casa, ognuno alla propria vita quotidiana. E in vista della prossima gara di nuovo ci alleneremo in silenzio, come abbiamo fatto fino a oggi, probabilmente ognuno in un posto diverso.
Visto dall'esterno - o piuttosto giudicato dall'alto - il nostro modo di vivere apparirà forse insulso, privo di fondamenta e di significato. Penso che sia una cosa alla quale dobbiamo rassegnarci. Ma anche ammettendo che compiamo soltanto una serie di atti vuoti...per lo meno resta in fatto reale che ci impegniamo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l'essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore.
Dal racconto dell'OgreDoctor
Pensavo di conoscere tutto sul Monte San Giorgio di Piossasco, dopo averlo percorso in lungo e in largo con la mia mountain bike, ma ho dovuto ricredermi e sarà per il manto nevoso, in moltissimi tratti immacolato, o per il percorso scelto da i nostri due orchi Greg e Marcello, ma il T.A. del Monte San Giorgio è stato in due parole: UNA FIGATA!
Ritrovo all'edicola sulla strada per Bruino alle ore 8.00 con Greg e Marcello. Qualcuno, forse io, ha la malsana idea di prendere un caffè al bar della rotonda. Non è stata una gran bella idea...faceva ca....!
Giusto il tempo di parcheggiare e via su per un sentiero corribile che ci porta alla Cappella di San Valeriano, sul versante nord-est del Monte, che sorge sull'omonima altura (456 m). La Cappella fu originariamente edificata nel 600', ma venne distrutta durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e quindi ricostruita nel 1947. Nelle vicinanze di San Valeriano, a picco su una cava dismessa di ghiaia (che vedremo sulla strada del ritorno) si trova il monumento terminato nel 1972 e donato alla città dall'autore (Giuseppe Riccardo Lanza), riporto testualmente "simbolo di un abbraccio tra arte e natura, tra l'artista.
Sembra più che altro la testimonianza del passaggio di qualche extraterrestre. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che potesse essere un altro avamposto marziano dopo quello sul Musinè!
Brevissima sosta per prendere fiato e poi su per la direttissima che ci porterà in cima al Monte San Giorgio dove possiamo ammirare i resti della chiesetta romanica dedicata a San Giorgio. L’edificio è anteriore all’anno mille ed è quasi completamente in pietra con tre navate terminanti in tre piccoli absidi semicircolari ed un porticato. Sul finire del secolo scorso si potevano ancora ammirare all’interno gli affreschi del XIV secolo, successivamente in parte trafugati.
Foto di rito davanti al Monumento degli Alpini e poi via di corsa in direzione della località le Prese su una bellissima strada innevata.
Arrivati a destinazione decidiamo di risalire in cima al San Giorgio per la via di discesa (per non farci mancare nulla) e poi riscendiamo a Piossasco per la via percorsa normalmente dai bikers, percorrendo circa 21 km e 900 metri di dislivello positivo.
Concludo il mio racconto con alcune frasi liberamente tratta dal libro di Murakami Haruki “L’arte di Correre” liberamente adattate all’occasione che consiglio a tutti di leggere.
Ciò che soprattutto mi ha reso felice, oggi è il fatto “che questo giro me lo sono proprio goduto”. Naturalmente è stata dura, ma in questo sport la fatica è data per scontata. Se non fosse parte integrante di un “trail o di una corsa in montagna”, chi mai si darebbe la pena di mettersi alla prova in discipline che succhiano le nostre energie e il nostro tempo? Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell'azione stessa, vi scorre dentro.
In questa domenica d'inverno, dopo un bella corsa in montagna, ce ne torniamo ognuno alla propria casa, ognuno alla propria vita quotidiana. E in vista della prossima gara di nuovo ci alleneremo in silenzio, come abbiamo fatto fino a oggi, probabilmente ognuno in un posto diverso.
Visto dall'esterno - o piuttosto giudicato dall'alto - il nostro modo di vivere apparirà forse insulso, privo di fondamenta e di significato. Penso che sia una cosa alla quale dobbiamo rassegnarci. Ma anche ammettendo che compiamo soltanto una serie di atti vuoti...per lo meno resta in fatto reale che ci impegniamo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l'essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore.
domenica 13 gennaio 2013
Winter Eco Trail Courmayeur (Ao) 12 gennaio 2013
Dal racconto di Maurizio
La partenza è stata alle 7,30 con temperatura sotto lo zero e nebbia fitta che ha fatto di tutto per ostacolare il nostro cammino.
Le due impavide stelline Mirko e Maurizio non si sono fatte intimidire e sono volate verso la destinazione:
Courmayeur.
L'obbiettivo è sfidare il Dente del Gigante che regnerà sovrano su tutto il percorso.
Oltre 150 gli iscritti tutti con un motivo per correre e con il coltello fra i denti; certo siamo nella perla della Valle d'Aosta e non mancano i Vip ( in primis dj Linus) ma le gambe e il fiato fanno ,hanno fatto, e faranno la differenza.
Appena passato Quincinetto la Valle d'Aosta ci regala un sole battente ,cielo terso e zero gradi.
Il percorso sviluppato sulla pista da fondo si presenta con un palmo di neve fresca scesa nella notte che ha reso il manto sconnesso........una vera minaccia per le caviglie.
Diversi i saliscendi e gli "strappetti" spezza gambe ma alla partenza il ritmo è forsennato con i piedi che affondano nella neve irradiata dal sole; si cerca ,invano, la parte di pista dove la neve è più dura.
Kilometro dopo kilometro la fatica, il fiato e le caviglie sono consolati e ricompensati dal panorama .
Doveroso, a questo punto, un encomio ufficiale all'organizzazione efficiente , numerosa e presente durante tutto il tracciato.
Ristoro con te caldo al nono chilometro , simpatia ,incoraggiamento e supporto psicologico:"forza ragazzi giro di boa e adesso tutta in discesa" .....non era proprio così !
Arriviamo al traguardo carichi di fatica e orgoglio dopo 1h 56min.......finisher anche questa è fatta!
Diversi i ritiri e le defezioni con il maratoneta Linus che si ritira dopo nemmeno un chilometro e ci viene da dire " correre sull 'asfalto e in piano sono buoni quasi tutti".
ORCHI !!! Mancavate solo Voi.
Mirko&Maurizio S.T.A.R. in the Courmayeur.
lunedì 31 dicembre 2012
Trail autogestito Monte Pietraborga 23 Dicembre 2012
Dal racconto dell'OrcoIng (foto Vittorio Duregon)
La Domenica dopo la serata del 21 degli Orchi in punta al Musinè, viene dedicata ad una attività di scoperta o ricerca di nuovi itinerari.
Le vallate Torinesi sono ricche di percorsi naturalistici ed
è dunque il momento di individuare nuovi itinerari o meglio aprire i nostri
orizzonti su nuovi percorsi locali di
allenamento, oltre il già consunto Musinè, Aquila, Sacra di San Michele o Val della Torre.
Vittorio Durengon con fiuto e preventiva conoscenza di alcune zone limitrofe, propone pertanto il
trail al Pietraborga ( Quota 926 slm)
Il Pietraborga costituisce l’ultima propaggine della costiera
che partendo dal Monte Sangiorgio sopra
Piossasco si dipana fin contro la cava di Trana,
costituendo un baluardo naturale della Val Sangone. Esso fronteggia in tutta la
sua lunghezza la ben più lunga dorsale
che parte dai Tre Denti di Cumiana e che
attraverso il Freidour, , arriva fino alla Punta dell’Aquila ed al Col della
Russa, per poi qui innestarsi nel gruppo Orsiera Rocciavre.’
Il trail autogestito parte da Sangano, quota 348 ml, lasciando l’auto circa 500 mt dopo l’intersezione della strada
statale di Sangano, nei pressi della sbarra che da accesso alla polveriera ed
alla casa soggiorno..
Le indicazioni sono la frazione Le prese ed
il cippo dei partigiani. Infatti dopo circa 1 km di ottima strada
sterrata completamente ricostruita, si
giunge al famoso cippo , testimonianza della morte di circa 10 partigiani avvenuto in seguito ad uno scontro armato
contro una colonna tedesca per la conquista della locale polveriera. Qui
comincia il sentiero per le frazioni Le Prese, ma noi si prosegue per circa 100
mt fino al termine della sterrata e iniziare il sentiero che prosegue sulla
dorsale che domina Sangano e che in
circa 40’
ci porterà sulla sommità del Pietraborga. Sentiero corribile per 2/3 del suo
sviluppo e che nella parte terminale diventa
leggermente più ostico ma comunque sempre ben tracciato. La cima del
monte è un punto panoramica eccezionale con vista dal Monviso a tutta la catena alpina. Discesa di circa 80 mt fino
a raggiungere la sottostante strada sterrata che sale da Pratovigero e che
percorreremo per circa 2 km
sul filo del grande crestone del Monte Sangiorgio, fino a toccare il Sito
Celtico. Grande sorpresa nel vedere
questo fantastico agglomerato di Menhir locali che rivelano una antica storia
databile al 4° millennio a.C. e
sicuramente offrono tracce di un
primitivo insediamento, per la cui descrizione rimandiamo al seguente estratto
del cartello presente in loco:
“Tra le testimonianze del megalitico torinese,
rientra a pieno titolo l’area del monte PietraBorga nei comuni di Trana e
Sangano. La valle si svilupa alla sinistra dell’omonimo fiume, restringendosi ad imbuto
nella zona di Trana, dove lo sperone del monte citato divide la alta valle dai comuni sottostanti di
Sangano, Reano e la
pianura Torinese. La posizione dell’area fu scelta nell’antichità come luogo defilato e soprattutto per l’ottima
visibilità, oltre che per la ricchezza di sorgenti e l’esposizione solare. In sito sono
conservate le vestigia di una area
culturale megalitica, presentandosi come raggruppamento di grossi Menhir di
notevoli dimensioni., databili intorno al Neolitico finale-prima età del rame,
4000 – 2800 a .C.
Si nota una evidente
frequentazione posteriore intorno all’età del Ferro (VII –I sec a.C.)
testimoniata da alcune coppelle incise
su roccia, mentre sono rintracciabili cruciformi medioevali in funzione
esorcizzante del più antico culto pagano, che trova riscontro nelle leggende
locali che collegano il pianoro alle streghe, (Masche) e agli spiriti del bosco. Le stesse incisioni si
ritrovano anche nella zona del rifugio del Gravio, datate intorno al 1300 d.C.
Tale area è in
contatto visivo con altre testimonianza
megalitiche del Monte Ciabergia a Sant’Antonino di Susa. Si nota anche un raffronto con il sito francese del Monte Lohere nel
Massiccio Centrale nella Languadoc settentrionale, del tutto simili per la
disposizione e tipologia dei Megalti, ovvero realizzati con pietre trovate in sito.”
Proseguendo nella
nostra corsa in piano si raggiunge in
breve le antenne dei ripetitori e infine si lascia la sterrata per proseguire
in cresta ed in discesa su un malagevole sentiero fino alla Montagnazza (892
slm) ed al colle di Pre (836 slm). Qui incrociamo la strada sterrata che porta
alla frazione Le prese e che percorreremo in leggera salita appunto fino alla
fraz Le prese inferiore. La strada prosegue, ma a questo punto conviene
innestarsi su un bel tracciato naturale da Mountanbike che a rotta di
collo in mezzo al bosco in circa 20’ ci permette di ritrovare la
polveriera e la strada asfaltata.
Sono circa 14
km di percorso con un Dislivello positivo e negativo di
circa 700 mt e un tempo di percorrenza di circa 2h 15’
Ma questo è solo il principio. Dal Colle di Pre comincia un
altro sentiero che in circa ½ ora ci porterà sul Monte San Giorgio ed un altro
itinerario da studiare e trovare per poi ritornare a Sangano. Altra storia.
domenica 16 dicembre 2012
Via Lattea Trail 15 Dicembre 2012
Classifica Via Lattea Trail 2012
Via Lattea Trail edizione 2010
Via Lattea Trail edizione 2009
Sito Via Lattea Trail
Sito Gli Orchi Trailers
Dal racconto dell'OrcoIng
Via Lattea Trail edizione 2010
Via Lattea Trail edizione 2009
Sito Via Lattea Trail
Sito Gli Orchi Trailers
Dal racconto dell'OrcoIng
Sestriere è
affascinante come non mai. Un candido
manto di neve riveste il paese
come in un mondo di fiaba, atmosfera vellutata dove il candore invernale quasi
spegne la mondanità.
E’ sera, una sera
d’inverno, ma molto particolare. Un esercito di appassionati, di semplici
amanti della corsa in natura invade il borgo rinomato per lo sfoggio di
ricchezza, di benessere.
Ma ormai non è più
tempo di ostentazione, prevale la moderazione
e la crisi economica porta anche una ventata di rigore.
Ricordo ancora
perfettamente l’ultima edizione quando il transito in paese avveniva praticamente
nell’indifferenza più assoluta dei villeggianti.
Oggi questo amato
ed odiato villaggio alpino con tutte le sue contraddizioni, accoglie una folta
pattuglia di trailers, quasi 800
partecipanti ad una edizione sicuramente più grandiosa e matura degli anni
precedenti.
L’organizzazione è
più capillare e soprattutto efficiente. Mau Scilla regna incontrastato.
Il centro sportivo
posto quasi alla testata del paese sotto
il Fraiteve permette un sicuro ritrovo dei partecipanti ed una accoglienza
calorosa fuori dal gelo della sera sul colle.
Altra cosa
rispetto alla spartana partenza da Sauxe, tra gli squallidi parcheggi ed una palestra non ancora
utilizzabile per precedenti impegni!
Ma tre Orchi, Moreno, Matteo e Mauro, verso le ore 16,00 sono già in coda per il ritiro di pettorale e
pacco gara, al calduccio del Palasport, tra
stands di scarpe e materiale tecnico da lustrarsi gli occhi come bimbi
al circo.
Il dibattito è
invero assillante sul tipo di abbigliamento da indossare, 3 strati, 4 strati,
giacca a vento, pile? Oppure calzamaglia e pantaloni aderenti? Doppi guanti, scaldacollo,
Berretto pesante?
Dubbio amletico, ognuno fa la sua scelta,
salvo poi pentirsene a breve.
L’unica cosa
davvero importante sono le scarpe, ma di questo nessuno osa parlare., tanto
sono personali e fonti di sofferenza. Ma tutti noi almeno optiamo per le chiodature in gomma da applicarsi sotto la suola. Chissa ’ a cosa serviranno
con tutta la fiocca che è caduta recentemente.
Però non importa,
fa quasi scaramantico e soprattutto ci
tranquillizza.
Già il viaggio in
taxi era passato nelle rimostranze
contro il nostro valoroso taxista-orco Moreno; e soprattutto nel controllo del
tassametro. Pian piano ne scopriamo i mille risvolti e sopratasse, per bagaglio, eccesso di
temperatura interna e soprattutto un
misterioso incremento tariffario progressivo e fisso che la gelida temperatura notturna non è stata
sufficiente a svelarci. Mah!
Comunque ore 17,45
tutti pronti al briefing e alla partenza
nella bellissima piazzetta
pedonale nel centro del paese, sotto le luminarie a raggiera. Ore 17,50,
contr’ordine, il Vate Mau Scilla annuncia tormenta e visibilità nulla in quota.
Si attende il responso degli uomini del soccorso alpino dislocati sul Fraiteve
per aggiornamenti meteo e quindi tutti
al caldo. Finalmente ore 18,30 Mau annuncia
un percorso ridotto fin quasi al Col Basset, ritorno e salita
intermedia al Motta e al Cit
Roc, un solo percorso di 17 k. Da adesso in poi le informazioni si riveleranno
fasulle e scarsamente attendibili. Altro che percorso ridotto.
Si parte dal centro
paese per poi prendere la strada del Col Basset, dove le abbondanti nevicate
degli scorsi giorni hanno accumulato una quantità enorme di neve, rendendo
veramente penosa sia la salita che la discesa. Il
giro di boa è praticamente al colle, ritorno avventuroso sullo stesso
percorso tra un incrociarsi di circa
700 trailers in salita e discesa. Per
prudenza procedo con le braccia a protezione del corpo onde impedire di essere
investito dai veloci discesisti nel buio
della notte. Dal paese rapida discesa
verso Borgata, naturalmente tra errori di percorso verso misteriose vallette
laterali e finalmente si trova la pista verso il Motta. Ma a questo punto
diventa chiaro che le informazioni pervenute non sono attendibili, la corsa
diventa durissima, la pista sale prepotentemente ed i km totali si allungano diventando in fondo quasi
22. Al rifugio Raggio di Sole ci comunicano che mancano 4 km !. Per mia tranquillità
interiore, ingenuamente sono disposto a crederci, ma la salita al colletto e la
rapida discesa gelata con un traverso bellissimo verso il Sestriere mi
rincuorano.
Le luci del paese
son appena sotto invitanti pronte ad
accoglierci. Siamo sotto il Sises, ma sorpresa, non si scende ma si deve salire
fino in cima agli impianti. Attimo di scoramento,
ma un trailer e Orco genuino della prima ora non si arrende e
finalmente vedo il colletto. Traverso in piano intorno alla stazione e giù diritti sulla pista , i chiodi non tengono e le scivolate sono d’obbligo,
ma nulla ormai ci ferma. L’arrivo in paese
è davvero entusiasmante tra una folla di turisti e di stranieri che non si era mai vista.
Impressionante il
parterre dei partecipanti con il vincitore, il francese e fortissimo Michel
Lanne in 2, 10’
, il secondo Fabio Bazzana, lo scialpinista
Barazzuol, e a seguire, incredibile a dimostrazione del livello
partecipativo,. Danilo Lantermino, Daniele Fornoni, Paolo Bert, Franco Agli e
Bruno Brunod 10°.
Quando ho sentito
di Brunod con un tempo fantastico mi
sono veramente commosso e mi sono ritornate in mente le sue parole di
quest’estate a Cheneil, dove impastando cemento con la betoniera mi aveva
esplicitato il suo desiderio di tornare a correre per piacere e divertimento.
Credo che il
comportamento di Bruno e la sua umiltà debbano
essere prese ad esempio da tutti noi che corriamo in montagna o che
soltanto partecipiamo con un tempo di 4 h, 45’ .
Grazie Bruno!
Grazie Scilla!
giovedì 6 dicembre 2012
Iscrizione Trail GLI ORCHI TRAILERS 2013
Non soffri d'ansia da prestazione?
Non corri con l'assillo del cronometro?
Al piano preferisci la salita?
All'asfalto la nuda terra?
Allora sei dei nostri.
Seguici sul nostro sito www.gliorchi.it
ed entra a far parte de GLI ORCHI TRAILERS. (affiliazione UISP Valle Susa)
Scoprirai la magia del trail.
Info Iscrizioni
giovedì 8 novembre 2012
Nasce GLI ORCHI TRAILERS ASD 8 Novembre 2012
In data odierna 8 Novembre 2012 nasce GLI ORCHI TRAILERS ASD
Gli Orchi: OrcoPinoR, OrcoCamola, OrcoMauro, OrcoMagoo, OrcoAntonio
sono felici di comunicarlo a tutti gli amanti degli Sport in natura.
A breve tutti i dettagli sul nuovo sito www.gliorchi.it
domenica 31 luglio 2011
ROYAL ULTRA SKY MARATHON 31 Luglio 2011
foto Royal Ultra Sky Marathon
Video Royal Ultra Sky Marathon dell'OrcoCamola
Classifica Royal Ultra Sky Marathon 2013 54km 4000D+
Classifica Roc Race 2013 27km 2000D+
Sito Royal Ultra Sky Marathon
Dal racconto dell'OrcoPinoR
Un anno fà , durante gli allenamenti per l'UTMB 2010, con Andrea, si era già deciso che la gara dell'anno 2011 sarebbe stata la Royal Ultra Sky Marathon.
Si svolge in uno dei luogo sacri dell'arrampicata sportiva, la Valle dell'Orco, ed è qui che i fondatori del 'Nuovo Mattino' Grassi e Motti coniarono i nomi delle famose vie: 'il Sergent' ed 'il Caporal' .
Siamo in pieno parco naturale del Gran Paradiso, il primo parco naturale istituito in Italia dal 1861.
L'itinerario gara transita nella parte Piemontese del Parco del Gran Paradiso. E se il versante Valdostano è più preparato a ricevere i turisti. con la Valle di Cogne e la Val Savaranche, la Valle dell'Orco promette, a chi ne ha voglia, luoghi e paesaggi ancora selvaggi e incontaminati.
La gara si presenta al cospetto di montagne quali il Gran S.Pietro, il Becco della Tribolazione, i Denti del Broglio, il Courmaon ed i satelliti del massiccio del Gran Paradiso che con i suoi 4.061 metri slm svetta su tutti.
All'apertura delle iscrizioni siamo i primi, per niente al mondo possiamo perderci questa partita, difficile certo ed ostica ma unica nel suo genere.
Sappiamo che i cancelli sono 'stretti', da vera SkyMarathon e che alcuni tratti del percorso sono, nella scala CAI, per EE forse Facile ma ci prepareremo a dovere per affrontarle.
Già nel 2010 alcuni Orchi hanno tentato con insuccesso, causa il penultimo cancello del Torrente Carro, ma quest'anno saremo nuovamente qui a tentare con sei ferocissimi Orchi; Vittorio, Eleonora, PinoP, Andrea, Mauro, Giorgio.
Arriviamo al mese della gara preparati e con un bagaglio di conoscenze in più sul percorso. Due settimane prima, abbiamo perlustrato, con una bella gita, un pezzo di percorso-gara che da Colle Sia' ascende al Colle della Porta ancora innevato, per poi scendere a Ceresole dal Lago Lillet. Al termine del raid eravamo entusiasti e ben motivati.
La settimana antecedente alla gara, personalmente, sempre a Ceresole, per prendere confidenza con il territorio, ho partecipato al giro podistico intorno al Lago, 7 chilometri e mezzo tiratissimi ma con premio finale il pranzo al ristorante 'Lo Chalet'.
La logistica della RUSM è piuttosto complessa, si...perchè la partenza è sita al lago di Teleccio (quota 2000) mentre l'arrivo è a Ceresole Reale al Foyer dello sci di fondo.
Nei nostri intenti vorremmo, il giorno che precede la gara, salire al lago di Teleccio e pernottare presso il Rifugio Pontese a circa 30 minuti a piedi dal luogo di partenza.
Pensiamo che in questo modo il giorno dell'evento ci troveremo già in loco (ben acclimatati) e non dovremo sorbirci la salita in macchina da Ceresole quota 1560 alla diga del Teleccio con un'orribile strada di montagna tutta dirupi, strettoie e tornati, che in ogni caso sara' da rifare con la navetta dell'organizzazione la sera del fine gara per recuperare la macchina.
Qualche settimana prima della gara, però, l'organizzazione ci propone una navetta, il mattino alle ore 5.00 ,che ci porterà da Ceresole al diga del Teleccio evitandoci di dormire al Pontese ed evitandoci il recupero della macchina la sera del fine gara ....accettiamo di buon grado l'offerta (qualcuno e' rimasto fuori causa numero limitato delle navette).
Sprenotiamo quindi dal Rifugio Pontese e prenotiamo le brande presso il piu' accessibile Rifugio Mila a Ceresole Reale.
Siamo in tre a dormire al rifugio Massimo Mila; Mauro, Andrea e PinoP, gli altri Orchi albergheranno a Noasca.
L'intenzione e' quella di pernottare anche la Domenica del 31 luglio 2011...saremo troppo stanchi per metterci in macchina.
E' il Sabato pomeriggio inoltrato di un fresco 30 Luglio 2011, eccoci a Ceresole Reale sulla sponda più occidentale del lago che prende il nome dalla cittadina e che forma insieme ad altri 2 laghi artificiali, il complesso di dighe gestite dal gruppo IREN.
Dicevo... al fondo del lago si trova il nuovo rifugio escursionistico Massimo Mila il più giovane tra i rifugi del parco nazionale del Gran Paradiso.
Il rifugio e' stato inaugurato nel Maggio del 2002 ed è dedicato a Massimo Mila, storico e critico musicale torinese, che svolse un’intensa attività alpinistica nei gruppi del Gran Paradiso e del Bianco e che, durante la guerra di Liberazione, ricoprì importanti incarichi nelle formazioni partigiane di “Giustizia e Libertà".
Ci sistemiamo al primo piano del rifugio, in brande a castello con materassi e coperte da vera caserma...tant'è che mostro ai miei compagni di sventure come, a naia, si era adusi fare il CUBO....una sorta di involucro composto da materasso e coperte che occorreva fare tutte le mattine prima dell'alza bandiera.
Sistemati armi e bagagli ci prepariamo al cazzeggio fino all'ora di cena.Certo si potrebbe fare ancora una rifinitura...che nè so', 4 ripetute sui 400 sulle rive del lago, .ma e' meglio lasciar stare queste cose alla mitica Corinne. Proprio cosi', l'abbiamo vista, la sera prima della gara di Valmalenco, mentre prima di cena si sparava un'allenamento di mezz'ora sulle strade del paese.
Optiamo per l'utilizzo delle offerte del Rifugio che prevede nel pomeriggio la proiezione di film di Montagna di inizio del secolo. Curiosi andiamo a vedere la proiezione al PalaMila, una sorta di costruzione ovale in legno che dovrebbe servire da palco per spettacoli musicale e rappresentazioni varie.
Dopo qualche minuto di Film in bianco e nero del 1930 ci stiamo quasi per suicidare, mancano solo i sottotitoli in Polacco. Per nostra fortuna viene a salvarci Valerio Bertoglio che avendo avuto pietà di noi recupera da casa un DVD con le sue gesta e quelle dello sciatore estremo Tone Valeruz.
Avete letto bene Valerio Bertoglio e Tone Valeruz, certo, forse, per le giovani generazioni questi nomi non dicono nulla ma per chi ha superato gli ANTA, questi due personaggi dicono tanto.
Valerio Bertoglio (lavora come Guardiaparco al PNGP) è reduce da un brutto incidente accadutogli a fine Gennaio 2011, dove,durante una ricognizione, alcuni animali situati a monte di un pendio hanno prodotto una slavina che lo ha travolto procurandogli vari traumi.
Valerio Bertoglio, ecco su tutte, a mio parere, le sue migliore imprese:
-1990. Stabilisce un record prestigioso: Cervinia - Cervino - Cervinia in 4h 16' 26"
-1991. Nuovo recordo sul Gran Paradiso: 2h 32' 06".
-1994. Da Cogne (Valle d'Aosta) sale e scende la Grivola in 4h 11'
-1994 oltre 11.200 metri D+ in 24 ore sul percorso SUSA(500 slm) punta ROCCIAMELONE (3538 slm) in pratica 3 salite e mezza(discese comprese).
Tone Valeruz, definito il re dell'impossibile, almeno 70 discese su pareti di roccia e neve con pendenze dal 50% al 60% ...
Visti i DVD ci facciamo ritrarre con Valerio e rientriamo al rifugio dove la cena e' ormai pronta.
Pochi i commensali nell'ampia sala ristorante del Mila, vicino a noi un gruppo di trailers del Biellese composto da un'atleta navigato e tre ragazze alla loro prima esperienza su gare di questo genere....un vero battesimo del fuoco, per loro.
La cena con menù a sorpresa, sono sempre quelle che mettono a dura prova chi, il giorno successivo si deve levare alle 3.45 a.m., partire con una navetta per strade tortuose di montagna che ti porterà alla partenza. Una partenza a quota 2000 slm con 55km da percorrere e quasi 4000 metri di dislivello positivo.
Ecco la prima portata, un piatto di risotto alla Toma locale contenente una porzione che normalmente basta per 3 persone. Ecco la bistecca alla valdostana impanata con una fetta di formaggio a guarnirla ed accompagnata da patate, Per finire in bellezza non ci accontentiamo della classica mela ma scegliamo una Creme brule', il tutto annaffiato da un pastoso e generoso vino rosso del canavese.
L'effetto della cena si rivelerà nella branda, sottoforma di sette piccoli nani che spingeranno nel mio ventre...di-ro-mpe-nte.
Il desinare trascorre piacevole con i trailers Biellesi, siamo soverchiati di domande sul percorso da parte delle 3 neofite. Da parte nostra cerchiamo di rassicurarle comunicandogli che i sentieri sono agili e ben segnati a parte qualche passaggio comunque non esposto ma a cui occorre prestare attenzione e dove occorre andare molto piano, vedi la discesa dal colle dei Becchi e la discesa dalla Bocchetta del Ges.
In ogni caso dopo cena è previsto il briefing alle 21.30 a Casa Gran Paradiso, dove, oltre a ritirare il pettorale, l'organizzatore Stefano Roletti ci illustrerà verbalmente il percorso di gara e ci darà gli ultimi consigli.
Al briefing di 'Casa Granparadiso' c'e' il pienone, l'uditorio folto e' silenzioso... i visi concentrati e forse un po' preoccupati sul destino del giorno a venire.
Ritiriamo il pettorale dalle mani di Paola ,accidenti gli dico :'Che galoppatta alla Valdigne'...sorride quasi a dirmi :'Aspetta a vedere quello che ti attende domani...'.
Eccoci finalmente in branda dopo aver puntato la sveglia alle 3.45 a.m. su orologi, telefonini, sveglie.La colazione e' prevista alle 4.15 a.m. poichè la navetta a Ceresole parte alle ore 5.00 a.m.
Appena messo in branda puntuali i nani che iniziano il loro sotterraneo lavoro... alfine li domo e alle 3.45 sento un lieve BIP dell'orologino di Andrea.
Nessuno si muove solo il rumore delle stanze accanto ci convingono che e giunta l'ora di scendere giu' dalle brande e iniziare la vestizione.
Cerotti, creme antisfregamento, creme solari, unguenti, abbluzioni sacre, scongiuri, preghiere..tutto è utilizzato per rassicurarci.
Zaini e borse pronte ed eccoci nuovamente in sala da pranzo per la colazione.
Essendo la colazione dei rifugi molto spartana ci siamo organizzati per irrobustirla con biscotti,banane e uova sode ...come si dice chi ben incomincia è a metà dell'opera...spero che con tutte quelle curve la colazione rimanga al suo posto e non voglia scappare...
Le navette sono ad attenderci nella zona di arrivo della gara, presso il Foyer dello sci di fondo di Ceresole Reale.
Saliamo sulla prima disponibile e da questo momento posso solo raccontarvi dei rumori che ho sentito poiche' gli occhi li ho serrati (troppo brutte le curve e i tornati)e li ho riaperti in zona partenza al Lago di Teleccio. Sono riuscito anche a schiacciare un pisolino.
Zona di partenza ore 6.15 del 31 Luglio 2011, la temperatura non supera i 10 gradi, occorre vestirsi oppure entrare nelle stanze messe a disposizione dal gruppo Iren, normalmente utilizzate dai guardiani della diga....non finiremo mai di ringraziarli....li sono a disposizione i WC ed e' offerto un bel bicchiere di caldo caffe'. Eccezionali.
Per prevenire, io mi sono portato dal rifugio Mila un thermos di thè caldo, che consumiamo volentieri con il contorno di una banana e alcuni confetti matrimoniali prodotti da una ditta abruzzese di Sulmona. I confetti sono un'ottimo corroborante nelle gare dove e' richiesta energia esplosiva e di durata, hanno in loro sia gli zuccheri semplici (nella glassa) che zuccheri complessi (nella mandorla).
Confetti a tutti gli eventi è il mio consiglio, vi faranno compagnia per tutta la gara.
Ci portiamo sulla diga, alla linea di partenza, sia gli atleti della Roc Race che quelli della SkyMarathon. Mauro mi raccomando questa gara la si fa insieme, non come la Valdigne e la 3Rifugi.
Mauro mi assicura che questa la si fa insieme.
Andrea gira la prima parte di video...io scatto le ultime foto e .....partiti sono le ore 7.00 a.m.
Lo scenario e' grandioso, ci fanno da cornice il becco della Tribolazione, il Gran S.Pietro e il vallone del Piantonetto.
Il gruppo si muove veloce, il primo cancello al colle dei Becchi e' alle ore 9.00....tempi strettissimi, considerando le code che si formeranno sul ripido sentiero che dalla diga di Teleccio porteranno al rifugio Pontese.
Si sbuffa e si suda, ma il freddo e' passato, il cielo e' terso, i visi concentrati, le gambe salde e nervose. Il miraggio del colle dei Becchi.
E Mauro ....accidenti dove sei ?....sparito...nella foga della partenza al solito ci siamo smarriti... anche questa gara ognuno a modo suo.
Mi raggiunge Eleonora, iniziano le prime roccette della salita al colle dei Becchi...ci rallentano parecchio.. guardo l'orologio...che accidenti il cancello e' strettissimo...il sentiero e' ormai un deserto dal'alta quota, ci accompagnerà fino alla casa di caccia Bastalon.
Eccoci al colle dei Becchi sono le 8.50...qualcuno supplica i giudici di far passare anche i ritardatari che hanno trovato code alla salite del Rifugio Pontese.
I ragazzi del soccorso alpino ci chiedono di prestare attenzione alla discesa che si presenta con piccole macchie di neve e roccie umide.
La discesa e' insidiosa , occorre usare anche gli arti superiori...ma i bastoncini dove li metto, lo zaino non li contiene....
Lentamente con precauzione affrontiamo ogni singola roccia, a volte saltando tra l'una e l'altra.
Grosse rocce, prodotte da frane, cosi si riduranno le montagne tra eoni...in polvere e poi in deserti.
Il rischio di farsi male e' alto...perdo Eleonora...davanti a me un senatore della RUSM imbarca una fessura che apparentemente sembrava colma di neve dura, ma in realta' nascondeva un grosso buco che riceve la gamba del senatore, questi cade in avanti....Oddio penso si e' scassato la gamba. L'uomo cade in avanti mentre uno dei due bastoncini e' piegato e non riesce a estrarre la gamba dal pertugio, in due lo aiutiamo a sollevarsi, e a rimettersi la scarpa... sanguina ma e' tutto intero e decide di proseguire.....il pensiero è alle tre trailers biellesi incontrate al rifugio Mila .
Pochi minuti dopo, ecco tracce di sangue sulle rocce, appena accennate all'inizio poi piu' copiose....è evidente che qualcuno si è fatto male gravemente...
La discesa su queste grosse rocce termina finalmente con un piccolo nevaio....dove parecchi ruzzoleranno.
Proseguiamo adesso su un bel sentiero. le tracce di sangue sono evidentissime , ed eccolo infatti l'atleta ferito ,fasciato e curato dagli uomini del soccorso alpino. Sentiamo già il rotore dell'elisoccorso che verrà a prenderlo, gli chiedo come và e lui :'TUTTO BENE'.... ma il sangue scende generoso dalla mano fasciata....in bocca al lupo.
Proseguiamo la gara avvistando il puntino giallo del bivacco Ivrea che lasciamo a destra per inforcare il vallone della Noaschetta.
E' ora di correre per recuperare un po' di tempo, il vallone si presta alla corsa, il paesaggio è coperto da nebbia, seppur non godibile ringraziamo gli elementi che ci evitano un sole cocente.
Il sentiero e' gia' sulle strade di caccia ,queste furono progettate per permettere ai re Sabaudi ed al loro seguito di spostarsi comodamente a cavallo all'interno della riserva.
Il seguito del re, era composto da circa 250 uomini, ingaggiati tra gli abitanti delle valli, che svolgevano le mansioni di battitori e portatori.
La carreggiata, quando visibile, è lastricata di pietre, sostenuta da muri a secco costruiti con notevole perizia e presenta una larghezza variabile da un metro ad un metro e mezzo...penso.
Al primo rifornimento del vallone della Noaschetta, presso l'alpe la Bruna, che precede la salita alla Bocchetta del Ges, non mi fermo ...accidenti che cancelli stretti.
Le frane si sono succedute alle frane e il sentiero che porta alla Bocchetta, che i re facevano su lastricato, adesso lo si fà su sfasciumi...peccato non aver manutenuto le strade, in questi tempi dove i progetti per creare lavoro languono , sarebbero state un buon viatico per il turismo montano.
A cielo terso, la vista dalla Bocchetta del GES e' mozzafiato, ma oggi la nebbia la fà da padrone, quindi testa bassa e pedalare, raggiunta la cima, mi getto a capofitto verso il prossimo cancello della casa di caccia del Gran Piano, dove e' previsto il secondo rifornimento.
La discesa dalla Bocchetta del Ges non è da prendere sottogamba, tant'è che rimedio una lieve ferita lacero-contusa sullo stinco destro.
Le pendenze, in discesa, sono significative e occorre prestare attenzione sull'attraversamento dei torrenti con pietre viscide ...insomma senza farla troppo lunga un classico sentiero di Montagna per Escursionisti Esperti.
Rifornimento del Gran Piano, la forma e' ancora intatta, ingurgito grosse fette di crostata e faccio il carico d'acqua....alcuni trailers si siedono a riposare sul bel pianoro, ma le sirene e i lamantini non li ascolto e proseguo veloce per il lungo traverso, corribile, che ci porterà alla salita per l'alpe del Breuil, dove le due gare Roc Race e SkyMarathon, si divideranno.
La Roc Race proseguirà in discesa verso colle Sià mentre la skyMarathon procederà verso l'Alpe del Breuil e il Colle della Porta.
Interminabile il traverso che dal GranPiano porta all'Alpe del Breuil, non so se correrlo o camminarlo velocemente....no correrlo per me non va bene, arriverò sicuramente stremato all'inizio della salita che con 1000m D+ dovra' portarci al colle della Porta.
Adotto il passo Scout, cioè 10 passi di corsa alternati a 10 passi di cammino... funziona perchè arrivo al ristoro del bivio delle due gare, non troppo distrutto.
E a darmi ragione sulla scelta ecco a gestire il ristoro un gruppo di Scout dell'Agesci Canavesana, un ristoro cosi alla buona, ma funzionante come punto di partenza per salire sù al colle della Porta situato a quota 3005 slm.
A dire il vero visto la situazione e l'ora tarda e senza previsioni di ristori piu' robusti, mi sparo un gel dell'Enervit per affrontare la lunga salita....
Solitario salgo su al colle passando dall'Alpe del Breuil, solitario su deserti d'alta quota, lontano, ma forse non abbastanza dal mondo degli uomini per poter sperimentare la solitudine dei grandi deserti....meno male.
Clemente, il sole non si fa vedere e....anzi fà persino freddo, e solo lo sforzo fisico mi permette di stare in maglietta e pantaloncini.
Mi raggiunge a metà salita Mario il parmense e insieme transitiamo dal freddissimo colle della Porta, siamo in orario con i cancelli.....
Prevedo (previsione errata) che il ristoro del lago Lillet sia fornito di ogni ben di Dio; datteri, the caldo, pastasciutta, prosciutto S.Daniele, Mousse au chocolat, banane.
In pratica il banchetto del Pascià di Baghdad....e con me anche Mario sogna e insieme giù dal colle della Porta per raggiungere quest'oasi nel deserto.
Splendida discesa in parte su una cresta che divide residui di nevai ormai diventati semplici conoidi di deieizione, forse presto colonizzate dalla flora alpina.
Triste (ma al briefing della sera era stato detto) il ristoro del Lago Lillet; crackers,the freddo, prugne secche....so' che c'e' una deviazione al lago che permetterà di raggiungere Il rifugio Mila, ma ciò significherebbe ritirarsi...ma è solo una consapevolezza, la curiosità di sentire la salita al colle della Terra e conoscere cosa c'e' dall'altra parte è forte.
Cosi, dopo aver indossato una maglia, fingo al lago Lillet un ristoro corposo, mi siedo e con voluttà mordo il mio cracker e il pezzeto di parmiggiano fingendo un pranzo a casa di Lucullo.
Ti inganno, corpo
poiche' la mente
puo' arrivare
più in là
dei tuoi desideri
più in là
dove la materia non
può immaginare
Un breve strappo dal lago Lillet a quota 2700 al colle della Terra a quota 3000, veloce e secco.
E quinci
il lago
da lungi
proprio cosi
una splendida vista
sui laghi del Nivolet
il sole ha nuovamente
fatto capolino
e la vista
gode e spazia
Ci attende la discesa infinita che toccando il lago del Nivolet ci porterà, passando dalla casa di caccia Bastalon, al penultimo e temuto cancello del Torrente Carro.
Cancello previsto per le 16.30.
A dire il vero, sono sempre con Mario, la prendiamo piuttosto comoda, forse troppo, ci raccontiamo un po' di noi ma arriviamo non troppo stanchi al ristoro della casa di caccia Bastalon dove con nostra sorpresa troviamo un ristoro di tutto rispetto; focaccia, banane.....
E' il tempo di mangiare, ci attende ancora la discesa al torrente Carro 1750 slm e da lì la salita al rifugio Jervis 2350 slm e poi ancora, al colle di Nel 2600 slm.
Non ho difficoltà a dire che i lunghi tornanti che dalla casa di caccia Bastalon al Torrente Carro, sono stati tagliati da buona parte degli atleti, noi compresi... dei zig e zag lunghissimi , difficile non tagliarli.
Cancello del Torrente carro ore 15.45 , il cancello è superato ma ahime' sbagliamo strada (ci dirigiamo verso il vallone del Carro) e ci fumiamo in men che non si dica 15 minuti....colpa nostra, le bandierine erano talmente evidenti.....ma a coprirle c'era un personaggio della protezione civile che oltre a rilevare i pettorali, non si è accorto che noi stavamo sbagliando percorso.
Pazienza, di gran carriera, cerchiamo di recuperare il tempo perduto....eccola l'ultima salita , la inizio con il secondo gel dell'Enervit...sara' lunga, assolata e sofferta.
Volare con le Aquile
Saltare con gli Stambecchi
Giocare a rimpiattino
Con i Camosci
Sogni di sempre
Adesso realta'
La salita al Jervis non è quella classica, ma viene utilizzato un vecchio sentiero agropastorale quasi in disuso, che con un giro da est-nord-est, sale al pianoro del Jervis tra vecchi cascinali e ardite costruzione abbandonate su rocce montonate.
Abbiamo formato un bel gruppeto; Mario, io, due Padovani e un terzo atleta di poche parole.
Insieme si soffre meglio...e cosi arriviamo all 17.45 al Jervis dove e' posto l'ultimo cancello delle 18.15.
Niente coca-cola al rifugio Jervis, l'ultima, cosi mi è stato confessato, l'ha bevuta l'OrcoCamola...poco male, entro nel rifugio e compro una coca per me ed un'altra per Daniele trailer al momento squattrinato, e le svuotiamo in un amen.
Il terrore dei cancelli non e' finito , il tempo massimo di arrivo sono le 20.00, quindi abbiamo 2 ore di tempo per percorrere il tragitto che dal Jervis ci porterà, attraverso il colle di Nel, a Ceresole Reale e poi al foyer dello sci di fondo, dopo le Fonti Minerali.
Belllisima la conca del Jervis, vicino al vecchio rifugio e' in costruzione un nuovo edificio (ma non sò se si tratta del nuovo rifugio) almeno 3 volte piu' grande...speriamo bene...e che non rimanga una cattedrale nel deserto.
Dal sentiero che dal Jervis porta al colle di Nel ci inebriamo della vista dei ghiacciai di Nel e del Carro, è ormai pomeriggio inoltrato ed è, a mio parere, il momento migliore della giornata.
Il breve strappo al colle di Nel non ci affatica più di tanto, la discesa molto, molto di più...saluto gli amici con cui si è fatta amicizia e mi precipito verso la discesa, per il timore di non arrivare il tempo alla chiusura delle 20.00.
Il mio e' un vero forcing, splendida discesa tra boschi e prati, tirata e veloce.
Al bivio per il bivacco Leonesi avrei voluto girare...ma poi....ho lasciato perdere.
All'arrivo alle ore 20.03 Vittorio mi dice 'Dovresti vederti la faccia, sei stravolto' e vorrei vedere...e chi sono Mandrake?
LA CRONACA:
Per La Royal Ultra sky Marathon 2011 :
Uomini
1 Giuliano Cavallo 7:19:06
2 Marco Zanchi 7:19:31
3 Maurizio Fenaroli 7:22:23
Donne
1 Raffaella Miravalle 8:11:13
2 Simonetta Castelli 9:56:39
3 Stefania Albanese 11:29:05
per la Roc Race 2011
Uomini
1 Alfonso Bracco 3:52:14
2 Francesco Scrimadore 4:00:14
3 Emanuele Gervasoni 4:07:50
Donne
1 Marina Plavan 4:43:41
2 Morena Almonti 4:48:42
3 Raffaella Gianotti 4:49:47
IL POST GARA: Dopo la 'stupevole' doccia al foyer rinunciamo al Margher Party per una pizza alle Fonte Minerali, situata proprio sul percorso gara, riusciamo ancora a fare il tifo per gli ultimi finischer.
Dopo di che pernottamento e colazione al Mila e dipartita per la pianura Lunedi 1 agosto 2011, non prima di aver visitato la Yosemite Valley piemontese.
foto Royal Ultra Sky Marathon
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