mercoledì 19 settembre 2018

Alpinismo -Becco Meridionale della Tribolazione - Via Malvassora - Locana(To) 15 Settembre 2018

Foto Alpinismo -Becco Meridionale della Tribolazione 2018

Dal racconto dell'OgreDoctor
Dal libro dei sogni estraggo questa pagina: Malvassora, una bella via sul Becco Meridionale della Tribolazione. È un po’ che ci penso e memore del consiglio di un ragazzo del posto, mi dico che settembre è il mese ideale per questa ascensione.
A luglio il primo tentativo rimase incompiuto. Lo scarso allenamento e il maltempo non ci consentirono di continuare nella salita una volta giunti alla base dello zoccolo e mestamente decidemmo di tornare a casa.
Anche questa volta le premesse sono dubbiose, ma confidenti nell’assenza di precipitazioni decidiamo di partire venerdì sera e di salire al Becco di sabato.
Era molto tempo che non camminavo in montagna sotto un esile falce di luna; ora quello stesso percorso affrontato a luglio per salire al rifugio Pontese, mi sembra più facile; l’allenamento testardo comincia a dare qualche frutto.
Come è lontano agosto 2015: salivo a passo svelto su questo erto muro, era il secondo tentativo alla RUSM Royal Ultra Sky Marathon;il primo era finito con un ginocchio frantumato sul duro granito occhiadino e una bella sutura in ospedale. I ricordi tornano subito alla mente: lo scatto dalla diga del Teleccio, la salita al Pontese e poi la corsa per rimanere nei cancelli fino al Colle dei Becchi, la discesa infame su rocce montonate, il passaggio nel vallone di Noaschetta, la salita al colle della Porta, il lago glaciale, il colle della Terra, il Nivolet, la salita al Jervis e al colle di Niel e finalmente la discesa a Ceresole, al traguardo del Mila. Sono stanco solo a ripensarci!
Ma questa sera è un’altra storia: il ritmo è lento, lo zaino pesante, molto diverso da quelli che si usano durante i trail, ogni gesto è pensato per economizzare le forze per ciò che mi aspetta domani.
Mara, la gestrice del Pontese, con sua figlia, ci accolgono con gioia, nonostante siano le nove di sera e nel rifugio si contino pochissime persone. Il tavolo è già apparecchiato e levati i panni intrisi di sudore, mangiamo.
La sveglia è fissata per le sei, colazione alle sei e un quarto. Riordinato e ripartito il materiale, si parte alla volta del Becco!
L’avvicinamento è un “bastone”, ma più corto e meno “nodoso”, questa volta. La sfacchinata al Gran Etret ha inciso un segno positivo nei miei garretti e in “sole” due ore e mezza, quanto pronosticava la relazione di Gulliver, siamo allo zoccolo.
Il sole ci accompagna mentre procediamo in conserva con facili passi di II grado fino all’ometto “gigante” che segna l’attacco della Malvassora.
Uno sguardo in alto e l’ombra minacciosa della parete, che ci sovrasta come un tetro presagio, mi fa subito capire, che a dispetto di quel IV grado, che la relazione mi propina come difficoltà, oggi non sarà proprio una salutare passeggiata.
E così in effetti sarà; la via si rivela bella fisica, con passaggi atletici, che forse fanno pensare a qualche “excursus” non proprio sulla via e comunque non banale come poteva sembrare e come mi era stato raccontato.
Nel frattempo dopo le prime lunghezze sulla via, la nebbia ha avvolto tutto, ovattando e dilatando il tempo e lo spazio. Il Becco rimarrà per tutta l’arrampicata ben celato ai nostri occhi.
Sarà la valle, sarà il destino, ma sul quarto tiro, mentre salgo su un diedro, afferro un appiglio, dopo averlo saggiato per verificarne la tenuta. Sembra in ordine, ma quando accenno ad issarmi, l’appiglio viene via, la roccia si sfalda sotto i miei occhi e va giù di qualche metro, ma si ferma. Io no, vado giù del lasco della corda che mi tiene dall’alto e vado a sbattere contro la parete con il ginocchio, questa volta il destro. Ora entrambi sono marchiati con i segni del granito dal Vallone del Piantonetto.
Non è successo nulla, un taglietto, medicato alla bella e meglio con una benda e si riparte. Poteva essere un bilancio peggiore se quel masso non si fosse fermato a pochi metri di distanza da dove si è staccato.
Citius, Altius, Fortius! Siamo finalmente in cima, un diedro verticale e un camino ci separano dalla vetta!
Non sapevo ci fosse una croce in cima. Che strana, è piatta, addossata alla parete e quasi nascosta.
Di panorama comunque non se ne parla, solo qualche scampolo di montagne in mezzo al grigiore che
avvolge tutto ciò che ci circonda.
Sembra fatta, ma la strada è ancora lunga per tornare a casa: cinque calate sulla via Gran Finale, altre quattro sullo zoccolo e poi una bella sgroppata sulla via del ritorno al Pontese. Sono le 20.30 non si vede più un picchio!
Al buio siamo arrivati e al buio con la pallida e tremolante luce della frontale ce ne andiamo, fino alla
macchina, che solitaria ci attende alla diga del Teleccio.
Alle 24.35 chiudo le comunicazioni con il mondo nelle braccia di morfeo.
Che fatica, ma quanta soddisfazione.
Viva gli Orchi e viva la montagna.

martedì 18 settembre 2018

42 ° RIEDIZIONE IVREA-MOMBARONE 16 Settembre 2018

Classifica Ivrea-Mombarone 2018
Sito Ivrea Mombarone

Edizione 2014
Edizione 2011
Edizione 2008

Dal racconto dell'OrcoFabry
Era un po' di anni che desideravo partecipare alla Ivrea - Mombarone, una delle gare storiche del Piemonte giunta quest'anno alla 42° edizione (20 km con  2.100D+).
L'ultima volta che sono salito sul Mombarone avevo circa 20 anni (qualche anno fa....) e di buon ora eravamo partici con mio padre da Graglia Santuario. A casa ho ancora la foto ricordo.
Oggi la protagonista direi che è stata la pioggia; già in autostrada alle 7.00 un forte temporalone mi coglie. Alla partenza, in piazza Ottinetti a Ivrea, c'è  solamente un leggera pioggerellina che mi rende un po' più ottimista.
Gli iscritti erano numerosi "406", il primo tratto pianeggiante costeggia il Lago Sirio, e se non fosse per la forte umidità, scorre veloce fino alle pendici della "Serra del Mesozoico" dove inizia la salita.
Dopo circa un'ora arrivo ad Andrate dove si scatena il diluvio (meno male che il meteo prevedeva pioggia moderata). Per circa 1 ora e mezza la pioggia continua a scrosciare a secchi; tutti però continuano a  salire a testa bassa  ed in religioso silenzio.
Encomiabile la partecipazione del pubblico, che nonostante le condizioni, ci incita a bordo del percorso con gli ombrelli, fradici anch'essi.
Passato San Giacomo arrivo a  Pian Curtassa in 2 h 30, ma il soccorso alpino viste le condizioni meteo e per garantire la sicurezza di tutti decide di fermare la gara; sono riusciti  a passare circa 180 atleti mentre noi, i restanti 210 (me compreso), veniamo  fermati a 4 km e 600 mt  dalla vetta.
Per la cronaca vince Massimo Forcoz in 2h.3min. In campo femminile invece successo di Camilla Magliano, bravissima anche perchè aveva già vinto la scorsa edizione.
Ovviamente un po' dispiace anche perchè mancava poco,  quando sono arrivato la pioggia a Pian Curtassa  era diminuita,  verso la vetta del Mombarone invece era aumentata la nebbia.  Credo  che in ogni caso sia stata una decisione saggia anche per la presenza dei numerosi volontari sul percorso.
Che dire, mi sono dato una scusa per riprovare il prossimo anno, sperando in condizioni meteo più agevoli.
W gli orchi!

giovedì 13 settembre 2018

TOR DES GEANTS diario Courmayeur(Ao) 9 - 16 Settembre 2018


Video partenza Tor des Geants 2018
Foto Tor des Geants 2018 - Lillianes -->Rif.Coda
Video Tor des Geants 2018 - Lillianes -->Rif.Coda
Classifica Tor des Geants 2018
Sito Tor des Geants

Edizione 2017           
Edizione 2016        Edizione 4k Alpine 2016
Edizione 2015   
Edizione 2014
Edizione 2013
Edizione 2012
Edizione 2011
Edizione 2010

Dal  diario dell'OrcoPinoR
Sabato 8 Settembre 2018
Ritiro Pettorali al Palazzetto dello Sport di Courmayeur, della partita quest'anno l'OrcoSteu che arriva preparato alla partenza. Meteo perfetto per questa UltraEndurance ormai famosa tra gli appassionati di Trail running e non solo.
Domenica 9 Settembre 2018
Partenza posticipata alle 12,00 rispetto agli scorsi anni, per dare la possibilità di attivare il dispositivo di rilevamento della posizione atleta gestito dalla società EOLO.
Accompagna l'OrcoSteu alla partenza l'OrcoRaffa.
900 gli atleti alla partenza con un meteo da urlo. Tra i maschietti papabili alla vittoria ci sono numerosi vincitori di edizioni passate come: Olivero Bosatelli, Gialuca Galeati, Franco Collé, Oscar Perez, Pablo Criado. Giuliano Cavallo sarà alla TotDret 130km che parte Mercoledi da Gressoney St,Jean, una gara nella gara.
Per le ragazze Denise Zimmermann, Roxane Ardet (Francia), Sivia Trigueros Garrote, Stephanie Case. Tra le italiane Sonia Locatelli, Marina Plavan e Federica Boifava



L'OrcoSteu al passaggio di La Thuile.
Purtroppo l'OrcoSteu per un problema fisico è costretto a chiudere il Tor 2018 al rifugio Deffeyes.

Lunedi 10 Settembre 2018
Franco Collè, in testa alla gara per i maschi, esce dalla base vita di Donnas, al 150km alle ore 12.30 di oggi 10 Set 2018.
Per le ragazze la spagnola "Silvia Ainhoa Trigueros Garrote" sta facendo il vuoto dietro di se.


Martedi 11 Settembre 2018
Foto Tor des Geants 2018 - Lillianes -->Rif.Coda
Video Tor des Geants 2018 - Lillianes -->Rif.Coda
Quattro orchi a tifare sul percorso del TOR che va da Lillianes al Rifugio Coda passando dal punto di controllo di Sassa


Alle 21.00 è partito il Tot Dret un trail di 130 chilometri e 12 mila metri di dislivello positivo. Start  da Gressoney St.Jean e arrivo a Courmayeur. Inserito nella settimana TOR è una gara nella gara con il tempo massimo per concludere la prova di 44 ore. Passaggi spettacolari vicino alle cime di: Rosa, Cervino e Monte Bianco.
300 i trailers iscritti (erano 500 i pettorali disponibili). Cancelli più morbidi quest'anno dopo le lamentele dello scorso anno alla prima edizione, quando meteo avverso e barriere orarie “strette” misero a dura prova gli atleti


Mercoledi 12 Settembre 2018
Alle 14.03 il valdostano Franco Collè si prende la rivincita ed è il vincitore del Tor des Geants 2019 nona edizione.TIME 74h 3min

Arrivano i vincitori del TotDret. Primo arrivato per i maschietti Margaretto Marco Quincincinettese dell'Atletica Pont St.Martin. Per le donne vince Pretto Francesca dell'Atletica Vicentina.
119 gli arrivati e 139 i ritirati o tagliati fuori dai cancelli orari
classifica Tot Dret 2018



Giovedi 13 Settembre 2018
Alle 3.50 vince il Tor 2018, per le donne la Basca Silvia Ainhoa Trigueros Garrote in 87h 50min



Venerdi 14 Settembre 2018
classifica finale Tor des Geants 2018

Sabato15 Settembre 2018
Alle 18.00, dopo 150 ore, chiude la nona edizione del Tor des Geants


mercoledì 12 settembre 2018

Trekking Tour del Monte Rosa TMR (Italia-Svizzera) Agosto 2018

Edizione 2004 (OrcoPinoR)

Dal racconto dell'OrcoSherpaMazinga


1° Giorno – Champoluc St Jacques- Zermatt
Si comincia alla grande con clamoroso ritardo, partendo da Champoluc verso le 10 del mattino. Già perché ormai non si arriva più in auto a St Jacques, quindi ulteriore scarpinata su strada per prendere finalmente dopo circa mezz’ora il famoso vallone di Cime Bianche. Corsa contro il tempo perché tutto ci fa supporre che non riusciremo a prendere ultima funivia da  Trochener Steg  per scendere verso Zermatt. Il vallone che presto sarà sede del nuovo mega impianto funiviario  si presenta lunghissimo, tanto da richiedere circa 3,5 ore fino al Colle Superiore di Cime Bianche a quota  3000 mt. Vallone molto selvaggio fino ai Laghi superiori, appena sotto la Gobba di Rollin, poi si apre la vista su Cervinia e il sottostante  pianoro  dove parte la grande funivia di Cime Bianche fino al Plateau Rosa, 3500 mt. A questo punto ci ritroviamo sul tetto del giro ed occorre discendere il ghiacciaio  svizzero sede dello sci estivo fino all’arrivo della grande funivia di Trockener Steg per almeno 2 ore di rotolamento su neve  infradicita dal grande caldo. In realtà non abbiamo nulla per ghiaccio, scarponi o ramponi e tanto meno corde, ma l’unico vero pericolo è cadere nelle rigole di scorrimento della neve di fusione che diventano via via più larghe e soprattutto più impetuose. Raggiungiamo la funivia appena in tempo per le ultime corse verso Zermatt. Da questo punto parte anche il tratto funiviario fino al piccolo Cervino, sede attualmente di un enorme lavoro di rifacimento dello intero impianto compresa la stazione di arrivo posta come un nido d’aquila sulla cima del Piccolo Cervino. Per oggi basta, si scende con la cabinovia completamente rifatta fino a Zermatt con un lunghissimo percorso aereo ed un  salasso di  quasi 50 franchi!
Zermatt al solito è colossale, un grande luna park della montagna per i turisti di tutto il mondo, non ci rimane che trovare il nostro albergo, addirittura un ostello con sistemazione abbastanza spartana

2° Giorno– Zermatt – Europa Hutte 

3° Giorno – Europa Hutte – Grachen
Inizia così la traversata di tutta la valle di Zermatt sul sentiero balcone posto sulla destra orografica che richiederà 2 giorni completi per un totale di circa 15 ore di cammino con pernottamento  al rifugio Europa Hutte, posto quasi nel centro del percorso. Si risale  quasi fino a Sunnega, vicino al Gornegrat per poi prendere finalmente il grande sentiero  che attraverserà tutta la valle ad una quota compresa tra i 2200 ed i 2600 metri. Tempo bellissimo,  spettacolare vista del Cervino da Nord e da  Est, traversando tutta la grande catena dei Mitscabel con una serie impressionante di 4000 metri culminanti   nel Dom. Dopo circa 8 ore di cammino, tra gallerie  paravalanghe e morene  siamo in vista del rifugio Europa, ma  a questo punto ci si para davanti un nuovissimo ponte tibetano strallato con due grandi tiranti, con una unica campata  di circa 500 metri, il più lungo ponte al mondo, appena ultimato nel 2017. Lentamente lo percorriamo per limitare le oscillazioni e fermandoci spesso in fase di incrocio con gli escursionisti, una esperienza  davvero unica, con una esposizione notevole sulla sottostante vallata!

4° Giorno – Grachen –Saas fe
Finalmente Grachen , il secondo paese svizzero con  divieto di circolazione per i mezzi a motore. Partenza  di buon mattino per raggiungere il soprastante colle a quota di 2000 metri circa ed iniziare in tal modo  il grande sentiero balcone della valle  della Visp, che in circa 6 ore nette di cammino ci porterà a Saas fe. Il sentiero corre lungo tutta la valle con una notevole esposizione  sul sottostante fondovalle posto circa 800 metri più in basso; un viaggio entusiasmante sulla altra faccia dei Mitschabel, con parecchi punti attrezzati con mancorrenti metallici; il panorama è eccezionale ma   credo che in pochi lo possano apprezzare data la notevole esposizione e la necessità di prestare attenzione al percorso senza inciampare. Verso le 16 raggiungiamo Saas Fe  alla ricerca del nostro albergo. Albergo economico invero, trattandosi di una struttura senza personale di servizio, camere anche discrete ma tutto il resto è caro come il fuoco.  Siamo  sotto lo Stralhorn, l’Alphubel, Allalinhorn e Rimpifschorn, un paradiso assoluto per   gite di alta montagna e soprattutto per le  traversate in scialpinismo. Un carosello di impianti funiviari  e un  MetroAlpin  sotterraneo permette dei facili  avvicinamenti a tutte le montagne.


5° Giorno – Saas Fe – Macugnaga
Si parte in Bus da SaasFe  fino al lago di  Mattmark a quota 2197.  Sul coronamento della diga, prima di iniziare la traversata è d’obbligo una sosta per  ricordare la strage dei nostri operai italiani negli anni 1950 durante la costruzione della diga a seguito di una disastrosa valanga. Comunque in meno di 2 ore, nonostante la lunghezza sensibile, raggiungiamo il Passo di Monte Moro a quota 2985 metri con il sottostante Rifugio Oberto. Una bellissima Madonnina colore Oro sovrasta  le due grandi valli, ma soprattutto significa il ritorno in Italia e ad una cucina superba. Basta Svizzera, ci attende un enorme piatto di  maltagliati fatti in casa con ragù, indimenticabili con una bottiglia di vino! Inizia a piovere ma  dobbiamo ancora scendere per circa 1500 metri fino a Macugnaga, sotto una pioggia via via più fitta fino al bellissimo centro  della Valle Anzasca per concludere con una grande cena.


6° Giorno – Macugnaga – Alagna
Pioggia diffusa quasi tutto il giorno per raggiungere l’imbocco della sottostante val Quarazza ed il bellissimo lago delle Fate e una lunga risalita fino al Colle del Turlo a quota 2738 metri. Tempo infernale, vento e freddo ci accompagnano nella lunga discesa fino al  sottostante rifugio  Pastore. Anche oggi sono almeno 8 ore di cammino; quando raggiungiamo il rifugio siamo ormai bagnati come pulcini. Ospitalità eccezionale  in questo  rifugio- albergo  a 5 stelle di tipo diffuso in tutte le baite della frazione, con servizi sparsi ovunque.
7° Giorno – Alagna .- Gressoney

Invece di scendere ad  Alagna, abbandoniamo il percorso classico del  TMB per risalire la stretta valla del rifugio Calderini e risalire  per percorsi sempre più aspri oltre l’Alpe Bors, Alpe la Balma e Le Miniere a quota 2500 metri. A questo punto risaliamo la bastionata rocciosa su un sentiero  decisamente  ripido  ed esposto fino all’altipiano superiore a quota 3000 metri, in corrispondenza dell’Istituto Mosso, e del rifugio citta di Vigevano, ormai chiuso. E qui siamo al  colle d’Olen, dove si ritrovano le vestigia dello storico rifugio Gugliermina, distrutto da un incendio anni orsono. Ancora una ora di cammino e raggiungiamo finalmente il sottostante lago del Gabiet ed il rifugio, che è praticamento ormai un bellissimo alberghetto  di alta montagna. Sole e birra!
8° Giorno – Gressoney – Champoluc
Siamo all’ultimo giorno, discesa a Stafal e bus fino a  La Trinite. Poi torniamo sulla conosciuta Alta Via n° 1 fino ad Alpenzu e al colle Pinter a 2900 metri. La lunga discesa fino al centro di Champoluc richiede quasi 3 ore, passando attraverso  le bellissime frazioni di Cuneaz e Crest.
Proprio al Crest sono in corso enormi lavori di sbancamento per far posto ai nuovi impianti funiviari, meglio scendere velocemente a valle fino alla Chiesa di Champoluc con i grandi ricordi di tutta un passato.

domenica 9 settembre 2018

Bici bdc Granfondo GF Torino 9 Settembre 2018


Foto Granfondo Torino 2018
Video Granfondo Torino 2018
Classifica Granfondo Torino 2018
Sito Granfondo Torino

Edizione 2017

Dalle note dell'OrcoPinoR

Quarta edizione della Granfondo Torino, terzo cambio di tracciato per questa manifestazione che si svolge tra colline Torinesi ed Astigiane.
Un migliaio gli iscritti alla manifestazione divisi equamente tra Granfondo e Mediofondo.
Location al Padiglione 5 del Parco del Valentino e partenza al castello medioevale.
Percorso ridotto nel dislivello e nel chilometraggio. La Granfondo, risuterà quindi più veloce. Al termine il GPS segnava 125km e 2000D+


Location della partenza, splendida, al parco del Valentino. Peccato per le fioriere, rimosse solo in parte, prima di uscire dal parco ed immettersi in corso Vittorio all'altezza del ponte Umberto I.
Che imbuto!!!. 
Ma l'organizzazione aveva dichiarato che fino all'inizio della salita di Superga la velocità sarebbe stata controllata dalla macchina del direttore di corsa.
Tra i  Mangi&Bevi&Crepa sulle colline, le novità sono state le stradine secondarie ed un pezzettino di sterrato "Eroica Style".
La giornata leggermente nuvolosa ha fatto pedalare tutti al fresco, a parte qualche "botta" di calore sui catini della bassa collina.
Sempre suggestivo l'arrivo alla Basilica di Superga. Si rientra a Torino scendendo verso la Dentiera di Sassi per il pranzo al Parco del Valentino. Gradito il nuovo servizio di parcheggio bici post gara, che permette al ciclista di godersi il terzo tempo sapendo che "la propria bella" è custodita.

Buono il livello dei primi arrivati che chiudono con una media di 36km/h.
La manifestazione deve ancora, a mio parere, decollare ma gli sportivi piemontesi sono un mondo a parte. Forza Mevio.

Appuntamento al prossimo 2019. La manifestazione (di circa 100km) si terrà a luglio e farà parte degli European Master Games.

Daviso Vertical - Forno Alpi Graie - Val Grande(To) 9 Settembre 2018

Classifica Daviso Vertical 2018

Dal feedback dell'OrcoTurbo

D-Seconda edizione del Daviso Vertical che da Forno Alpi Graie in Val Grande dove in 6km e 1000D+ si arriva allo spettacolare anfiteatro alpino. Piaciuto.
R-Si molto, una splendida giornata. Meteo da favola. Non molti gli iscritti, circa 50 atleti. Ero l'unico Orco presente alla linea di partenza.
D-Come hai trovato il percorso.
R-Per me è stata una bella scoperta, non avevo mai messo piedi in quest'angolo di Piemonte. Il meteo ci ha aiutato molto.

D- Come hai trovato l'organizzazione della manifestazione.
R- Semplice ed alla buona- All'arrivo, al rifugio Paolo Daviso, si poteva usufruire del pranzo ma io dopo un thè caldo sono subito scesa giù a Forno. Abbiamo chiuso la giornata con una bella merenda sui prati a pane&salame

sabato 8 settembre 2018

Alpinismo - Testa del Gran Etret -Sperone sud - Via Bricco Gandolfo - Ceresole Reale(To) 8 Settembre 2018

Foto Testa Gran Etret Sperone Sud

Dal racconto dell'OgreDoctor

Gran Etret, sperone sud, via Bricco Gandolfo dal nome degli apritori, il terreno di gioco, il certamen dei nostri due orchi, OrcoCamola e OgreDoctor.
Il risveglio è fissato alle 3.30 del mattino di sabato. Partenza alle 4.00 da Rivoli. Quasi in trance raggiungiamo l’area parcheggio nei pressi dei laghetti Losere.
A 2461 metri l’area è frizzante e in un attimo passiamo dall’afa della pianura ai 5 gradi della montagna.
Tutto intorno la montagna si sta risvegliando e i primi raggi del sole del mattino cominciano a pennellare le creste dei picchi, quasi ad invitarci a cominciare il cammino.
Corde, frieds, nuts, moschettoni, imbrago, cordini, viveri e vestiario per affrontare le evenienze in alta quota. Un rapido sguardo al materiale, preparato accuratamente la sera prima e siamo pronti.
Pigramente ci mettiamo in movimento, cercando di risvegliare le membra ancora assopite e poco
desiderose di portare a spasso il carico dei nostri enormi zaini.
L’antica strada di caccia, lastricata da mani sapienti per un re, ci conduce con piccole discese e dolci risalite fino al sabbioso al Colle della Terra dove si spalanca la vista dello splendido laghetto glaciale di Lillet.
Davanti a noi intravediamo la meta ancora lontana: il colle della Porta e sulla sinistra lo sperone roccioso del Gran Etret. Non siamo soli in questo sconfinato anfiteatro alpino. Altri quattro alpinisti hanno scelto la stessa meta.
Curiosamente quella che, fino a qualche tempo fa, era una vetta dimenticata e poco frequentata, dopo
l’intervento di restyling di due guide piemontesi che hanno posizionato delle nuove soste, attrezzate anche per le calate, rischia di diventare una grande classica.
Dopo 2.40 di cammino a passo svelto e un dislivello contenuto (circa 800 metri) arriviamo a destinazione.
Dal colle della Porta ammiriamo lo sperone roccioso che minaccioso ci si para davanti. Siamo a 3002 metri di quota e ci aspettano 200 metri di arrampicata per arrivare a poggiare i nostri piedi sulla piatta cima posta a 3201 metri.
Visto da lontano il Gran Etret appare tetro e impervio e a stento si riesce ad immaginare una via di salita fra quei grandi e compatti blocchi di granito.
Aggirato lo sperone sulla destra, troviamo l’attacco e intravediamo la prima sosta e l’azzurro del cordino nuovo di zecca che unisce i due spit.
Tocca a me partire. Inizio titubante, non c’è l’ombra di un chiodo sull’intera lunghezza, ma d’altra parte che cosa li abbiamo portati a fare i friends e i nuts!
Arrivo ad una sosta, su chiodi vecchi e arrugginiti con un cordone logoro e dal basso OrcoCamola mi urla “non è quella la sosta, è quella più su”.
Il tiro è continuo, bellissimo, dopo la sosta vecchia, ci metto un attimo a realizzare che ho ancora una
ventina di metri e che devo arrivare ad un vecchio chiodo decisamente più in su. Mentalmente ripasso i passaggi da fare per arrivarci e poi via: un passo a destra e sono su una placca verticale, mi proteggo con un friend su una fessura, rinvio al vecchio chiodo e finalmente sono in sosta.
Il grido “molla tutto” è liberatorio. Il primo tiro è fatto, abbiamo rotto il ghiaccio. Recupero il socio e ci diamo il cambio. Ora tocca a OrcoCamola patire su queste rocce.
Le prime 4 lunghezze sono bellissime, la roccia è solida e fra Dulfer, fessure e passi atletici, arriviamo alla parte centrale, meno difficile, su cui si potrebbe procedere in conserva. Ma la sicurezza non è mai abbastanza e continuiamo a proteggerci fino alla partenza degli ultimi due tiri.
La lunghezza che ci separa dalla vetta consentirebbe di uscire con un unico tiro di corda, ma preferiamo seguire alla lettera la relazione.
Piccolo traverso su una cengia, abbracciamo forte un masso, come a volerlo stritolare, un passo atletico in spaccata a destra per trovare l’unico appoggio per i piedi e siamo dentro il camino di uscita. Leggendo sulla relazione pensavamo fosse un camino da fare in opposizione, ma con gradita sorpresa superata una lama all’ingresso, lo percorriamo facilmente e siamo finalmente in cima al Gran Etret, da dove si gode un bellissimo panorama che spazia fino al Monte Bianco e il Dente del Gigante e giù in basso al vallone di Pont Valsavaranche.
Insieme agli altri due scalatori con cui ci siamo alternati sulla via, attrezziamo le doppie per le calate e in men che non si dica siamo all’attacco e rifocillati e reidratati ripartiamo per il ritorno.
Ancora due orette di sofferenza e siamo alla macchina. Anche volendo, il carico e il lungo trasferimento a dispetto del poco dislivello (alla fine saranno circa 22 i km percorsi) non consentono di accorciare, più di tanto, i tempi di percorrenza.
Sul viso di entrambi è dipinta la stanchezza, ma anche l’estrema soddisfazione per una bellissima impresa. La levataccia e la fatica è stata ripagata da una bellissima giornata, dove tutto ha funzionato alla perfezione.
Una sosta al Rifugio Mila per un panino e una birra e siamo a casa.
Non ho nemmeno la forza di smontare lo zaino e sistemare le cose. Anche le foto possono aspettare.
Sono le 21.00 e sono in piedi dalla 3.30: vado a dormire stremato.
Mentalmente ripercorro le tappe di questa fantastica alpinata, dove ci sono stati tutti gli ingredienti per renderla indimenticabile: un posto fantastico, un meteo strepitoso, una via impegnativa ma adeguata alle nostre capacità e un amalgama fra i componenti della cordata perfetto.
Dentro di me penso: finalmente, sono tornato alle mie montagne.