domenica 4 agosto 2013

ROYAL ULTRA SKY MARATHON Ceresole Reale(To) 4 agosto 2013

Foto Royal Ultra Sky Marathon 2013
Classifica Royal Ultra Sky Marathon 2013 52km 4000D+
Classifica Roc SkyRace 2013 32km 2000D+
Sito Royal Ultra sky Marathon
Sito Gli Orchi Trailers ASD

Edizione Trofeo Kima 2012 (foto e racconto OrcoCamola)

Edizione Royal Ultra Sky Marathon 2011 (foto e racconto OrcoPino)
Edizione Royal Ultra Sky Marathon 2010 (foto e racconto OrcoVittorio)
Edizione Royal Ultra Sky Marathon 2009 (foto e racconto OrcoGreg)
Edizione Royal Ultra Sky Marathon 2008 (Sito RUSM)

Un parco naturale
le strade di caccia 
utilizzate per uccidere, 
trasformate in una 
gara a chi arriva primo.

Dal racconto dell'OgreExtreme alla Royal
Ci siamo lasciati due anni fa (edizione del 2011)  con la promessa di ritornare su queste montagne di casa, affascinanti quanto alle volte dimenticate e mantenute nell’oblio, tanto che quando ne percorri i sentieri  assapori ancora quelle essenze di una montagna estranea alla civilizzazione e intrisa di una recente storia (quella reale) che ha saputo valorizzare anche il versante piemontese del Gran Paradiso, quello più aspro, più selvaggio e meno accessibile.
Così mi ritrovo a Ceresole Reale sabato pomeriggio per iniziare questa nuova, lunga e faticosa avventura della Royal 2013. Mi aggrego ai 3 amici “Orchi” che fanno parte del gruppetto che rappresenta la nostra Società.
Pino e Mauro hanno come obbiettivo la Roc skyrace di 32 km e 2000 mt di D+, mentre insieme all’OgreDoctor (alias Antonio Diego) siamo iscritti alla Royal di 52 km e 4000 metri di D+.
Le premesse per divertirsi e riuscire ad assaporare appieno di questo meraviglioso angolo di Piemonte ci sono tutte: le previsioni confermano tempo stabile con qualche possibilità di temporale pomeridiano e lo stato dei sentieri è decisamente migliorato nell’ultima settimana e solo 3 o 4 nevai potrebbero procurare qualche problema di percorrenza dei sentieri reali alle quote più elevate.
Anche se conosco la zona e il percorso nei minimi dettagli, alla sera ripasso mentalmente per l’ultima volta il profilo altimetrico; partenza dalla diga del Teleccio (mt. 1917) e a seguire colle dei Becchi (2990 mt.), Bocchetta del Ges (2692 mt.), colle della Porta (3002 mt.), colle della Terra (2922 mt.), colle di Nel (2551 mt.) con arrivo a Ceresole (1580 mt.) da quest’anno nel prato antistante il rifugio Mila.
Tutta la mia attenzione è però focalizzata sull’ultima interminabile salita che dal fondo valle, attraversando la conca del rifugio Jervis conduce dopo 800 metri di dislivello al colle di Nel. Lì nell’edizione del 2011 dovetti dare fondo a tutte le mie energie psico-fisiche per arrivare al colle, dopo una crisi (causata dal grande caldo) che mi costrinse più volte a fermarmi per problemi all’apparato digestivo.
Mentalmente affronto questa gara in maniera ottimale conscio di avere una buona preparazione e soprattutto libero da qualsiasi ansia cronometrica visto che la voglio utilizzare come ultimo allenamento in vista della TDS, per cui invece di riposarmi nei gironi precedenti per recuperare la mole di lavoro del mese di luglio  tra il venerdì e il sabato penso bene di farmi 2400 mt di D+ su 30 km di distanza (questo tipo di allenamento masochistico viene definito da Guillaume Millet  W.E.C. - week end chock - e si propone di accumulare km e metri di dislivello in due o tre giorni come preparazione per le ultra trail).
Le gambe quindi sono quello che sono per cui nei momenti critici dovrà essere la testa a fare la differenza.
Mattina del 4 agosto: le navette ci conducono verso la diga del Teleccio e solo all’altezza delle ripide rampe finali della strada le prime luci del giorno ci svelano gli umori del tempo che ci accompagnerà nell’arco della giornata e della nostra cavalcata.
I cielo è terso e i paventati venti di sud ovest hanno al momento lasciato spazio a quelli da nord ovest e quindi forieri di tempo stabile almeno sul versante piemontese del Gran Paradiso.
Ore 7: tutto pronto. I 400 mountain runners sono tutti radunati sulla diga del lago; da qui a poco ci sarà il via. Con qualche minuto di ritardo ecco lo start. La prima rampa sgrana il gruppo, che allungato percorre la riva del lago sino alla base dello spalto roccioso che sostiene il piano dove è posto il rifugio Pontese. Sono 200 metri di dislivello che il gruppone affronta allungato ma ancora troppo compatto. Sul sentiero principale e sui tagli laterali si intrecciano i concorrenti con rallentamenti a volte anche considerevoli. Questa perdita di tempo potrebbe penalizzare quei corridori che sono al limite nel  passaggio del cancello del colle dei Becchi posto entro le 2 ore di gara.
Partendo a rilento anche io rimango “imprigionato” su questa ripida rampa senza poter far nulla se non mettersi al ritmo di chi ti sta davanti.
Arrivato finalmente al rifugio, un breve attimo di respiro concesso da una discesa, e poi si riparte per la lunga e tortuosa salita che conduce al primo colle, quello dei Becchi. Le gambe come mi aspettavo stentano a spingere, ma almeno l’allenamento delle settimane precedenti con salite in quota hanno dato i loro frutti per cui anche avvicinandomi ai 3000 mt la mia andatura non ne risente. Procedo nel silenzio dei miei pensieri alzando alle volte lo sguardo alle montagne che mi circondano e più velocemente del previsto sono al colle.
Senza fermarmi affronto subito la discesa molto tecnica nella prima parte. La neve abbondante di questa primavera ora ben compatta facilita la discesa altrimenti da affrontare su una impervia e pericolosa pietraia. Inoltre l’aiuto delle corde fisse posizionate dagli addetti dell’organizzazione  permettono di  scivolare e correre in sicurezza sino al pianoro sottostante. Ora siamo al cospetto della maestosa parete sud del Gran Paradiso; attraversiamo praterie e torrenti, in un ambiente di  straordinaria bellezza e raggiungiamo il ristoro dell’alpe la Bruna.
Il solo tempo di rifornirsi di acqua e sali e via si riparte per la bocchetta del Ges.
Soffro. Sì soffro terribilmente i primi 20 minuti di questa salita. Le gambe non rispondono e la testa stenta a prendere le redini dell’azione. Solo all’inizio del traverso che porta alla Bocchetta riesco a ritrovare le giuste sensazioni. Trovo il ritmo. Il respiro funge da metronomo: arrivo alla Bocchetta, un “grazie” ai volontari, e subito giù in discesa verso il Gran Piano.
Il sole e il caldo iniziano il loro lavoro ai fianchi e sapersi reidratare con continuità è fondamentale. Dopo il Gran Piano il lungo traverso che porta all’alpe del Broglio è da gestire con attenzione: bello scorrevole ma se ti lasci prendere la mano arrivi all’inizio della salita per il colle della Porta a corto di energie. Alcuni concorrenti mi sorpassano con un buon passo, vorrei seguirli ora la gamba c’è, gira, ma non voglio esagerare, preferisco tenere un ritmo moderato e li lascio sfilare.
Finalmente arrivo all’alpe del Broglio. Qui finisce il lungo traverso (qui si dividono anche le due gare)  e inizia la salita per il colle della Porta: salita con pendenze moderate, quasi interamente su strade reali, ma molto molto lunga. Una leggera brezza per fortuna ci accompagna e ci concede un po’ di refrigerio. Il colle, incastonato tra alte pareti rocciose, sembra essere sospeso nel cielo , nell’aria; qui comprendo bene il termine di skyrunning. Raggiungere questi colli, attraversare nevai, correre nella discesa successiva liberando le proprie energie questa è l’essenza di chi ama affrontare queste sfide sportive.
Alzo la testa, ancora uno sguardo ora il colle è lì; un ultimo nevaio e ci siamo. Raggiungo il colle, siamo a oltre 3000 metri di quota, mi rilasso uno sguardo alle montagne che mi circondano un sorso di tè e riparto.
Scendo rilassato, non ho fretta, amo portarmi a spasso in questi luoghi con tranquillità. Anche in gara cerco la solitudine, mi piace alle volte correre solo con la montagna.
Uno veloce sguardo all’orologio mi fa percepire che siamo a metà gara  e forse oltre. Finita la discesa costeggio brevemente la sponda del lago Lillet e da  qui si ricomincia a salire verso il colle della Terra. Salita breve ma ripida. Ormai ho trovato il ritmo e l’andatura. Automaticamente le mie gambe gestiscono le variazioni di pendenza e assecondano le asperità del terreno. Che sensazione piacevole.
Colle della Terra: il quarto colle di questa lunga cavalcata. Senza concedere respiro la ripida discesa  ci conduce con un’alternanza di saliscendi al casotto di caccia del Bastalon. Sono 6 ore e 10 minuti che corro, cammino e soffro. Ma ormai ci siamo; un’ultima discesa che ci conduce al ponte del torrente Carro e invertiamo la rotta puntando finalmente verso il lago di Ceresole.
In mezzo però ancora la difficoltà (e che difficoltà) della salita al colle di Nel.
Cercando di gestire le forze rimaste nel migliore dei modi, con corsa leggera percorro i 3 km di single track che dal ponte del Carro conducono all’attacco della salita nei pressi della borgata di Chiappili superiore.
La prima parte della salita scorre via bene. Sono contento. Rimane da percorrere ancora il lungo traverso ascendente verso il rifugio Jervis e il più è fatto. Ma qui il caldo poco per volta inizia a  presentarmi il conto.
Continuo a bere con regolarità, integro con sali e zuccheri, ma il caldo mi sta opprimendo. L’andatura rallenta, abbasso la testa, lo sguardo fisso sulla lunga losanga granitica, rovente, abbagliante che precede l’ultimo tratto di salita. E poi lo stomaco si chiude sempre più, nausea. Ora è dura, ma ci siamo il rifugio è a 10 minuti.
Ci arrivo provato. Sono accolto dai volontari che mi porgono bevande e cibo. Ringrazio, bevo ma la testa è già alla rampa finale del colle di Nel. Terribile, ripida, mentalmente infinita.
Lascio il ristoro, quasi scappo dai piaceri che possono offrire, e proseguo correndo lungo la  sponda del lago-torbiera che occupa la conca di Nel; superato un dosso le bandierine indicano inequivocabilmente la strada da percorrere. Lassù alla mia sinistra, 300 metri più in alto il colle.
Inizio a salire. La testa fa il suo dovere e mi porta fuori dalle sofferenze corporali; ultimo 100 metri il sentiero si raddrizza ulteriormente, ma il colle è lì. Ci sono, sono al colle.
La Royal 2013 è alle spalle; ora la sola tecnica, lunga e difficile discesa verso Ceresole mi divide dal traguardo o meglio mi divide dalla soddisfazione di aver ancora una volta regalato a me stesso quell’infinito piacere di aver “corso a fil di cielo”.


Un doveroso pensiero lo voglio rivolgere ad Antonio. Una ferita causata da una caduta lo ha messo fuori gioco all’alpe la Bruna. Ti prepari per mesi e poi…Tieni duro la TDS è lì e ci aspetta a fine mese.

Dal racconto dell'OrcoPinoR alla RocRace
Dopo la felice esperienza della Royal nel 2011, la voglia di iscrivermi nuovamente alla 52km era tanta, ma... visto che quest'anno tentiamo l'avventura della TDS una delle gare dell'UTMB ho deciso con l'OrcoIng e OgreDoctor di utilizzare la RocRace 32km come ultima gara prima dell'UTMB,
Penso sia difficile digerire la RUSM a 24gg dalla TDS, scegliamo la RocRace anche per scoprire dove porta la nuova discesa che si catapulta dal colle Sià a Ceresole Reale seguendo il lungo lago sulla sinistra orografica della Valle Orco arrivando al Rifugio Massimo Mila.
Con me a Ceresole Reale altri 4 Orchi quindi: OrcoIng, OgreDoctor, OgreExtreme, OrcoIvan.

Già dal mese di di Aprile sapevamo, grazie ad Ezio, che la location per la partenza navette ed arrivo gara sarebbe stato il PalaMila,cosi che abbiamo prenotato la mezza pensione al Rifugio Mila.
La preparazione alla gara inserita nelle sequenza di eventi dello speciale Trofeo Orco dell'Anno della nostra società Gli Orchi Trailers Asd, cosi da arrivare all'appuntamento con il giusto allenamento e senza grandi acciacchi.
Sabato 3 Agosto 2013 è arrivato e già ne primo pomeriggio prendiamo possesso della stanza da 4 letti a castello per 8 persone del Rifugio Mila.
Il briefing puntuale delle 18.15 al Palamila tenuto da Stefano ci svela il cambio di percorso finale sia per la Roc sia per la Royal, un pò più lungo per la Roc 32km un pò piu corto per la Royal 52km.

Siamo davanti al Palamila con una temperatura di 17 gradi, dopo un breve temporale che ha rinfrescato l'aria ma ci piace assai poichè si arriva dalla caldazza di una Torino bollente a 35 gradi.
Svelati i punti chiave della gara da Stefano è ora della cena al Rifugio Mila che si presenta con dei nuovi gestori, giovani e intraprendenti.
Il rifugio, a differenza del 2011, e' stracolmo in ogni ordine di posto.
Per la mezza pensione ci viene offerta una cena con piatti fissi senza nessunissima alternativa (la servente in sala ci dice a sorpresa); una pasta scotta (probabilmente riscaldata o precotta poichè ci è arrivata al tavolo dopo 5 minuti dalla nostro arrivo) dichiarata alla puttanesca ma che di puttanesca aveva solo le abbondanti cipolle!!!, un secondo con una fettina di pollo secca e mal cotta alla brace con contorno di polenta taragna (quella avanzata dal menù barbecue del pomeriggio?)!!!!! segue l'assenza del dolce o della frutta, mezzo litro di vinaccio sfuso pagato a parte.
Il menu non è condiviso con gli avventori che decidono di cenare in autonomia senza mezza pensione...i piatti mi sono sembrati migliori...noi figli di un Dio Minore.
La mezza pensione con letto a castello condivisa con altre persone e bagno in comune, dal costo di 45euro... intraprendenti i nuovi gestori.
Spero che il trattamento sia stato un caso, dovuto al numero elevato di clienti...manderemo qualcuno della scuola di Antonino Cannavacciuolo.
Invidio l'OgreExtreme che nel suo CUBO FIAT in autonomia si è preparato la cena ed attrezzato per notte,

Un plauso, e questo ci và, ai gestori del Rifugio Mila per essersi alzati alle 3.30 a.m. ed averci preparato la colazione (biscotti, crostata rigorosamente cibo confezionato) alle 4.00 a.m., le navette per la diga del Teleccio sono partite dal PalaMila alle 5.00 a.m.
A mio parere la parte più difficile e rischiosa della gara si rivela sempre il tragitto in navetta da Ceresole Reale alla Diga del Teleccio nel Vallone del Piantonetto.
Salgo sulla navetta che contiene  circa 40 persone, abbasso il cappellino, chiudo gli occhi e li riaprirò solo alla partenza prevista alla diga del Teleccio a quota 1.950 slm., purtroppo non ho portato i tappi per le orecchie, ad ogni curva i semiassi del mezzo facevano un baccano incredibile, urlavano volevano, poverini, avere una pò di manutenzione... che Dio ci conservi.

Eccoci alla diga del Teleccio di proprieta dell'IREN main sponsor della gara.
Controllo dello zaino per il materiale obbligatorio,  una bevanda calda e ci portiamo sulla diga per la partenza. Memore del 2011 con code formatesi sul ripido sentiero che va al Rifugio Pontese con passaggio al pelo del cancello del colle dei Becchi, quest'anno decidiamo con alcuni Orchi di partire in prima fila.
Prima della partenza scambio due chiacchere con Raffaella, e la prego di mettercela tutta per difendere i colori del Piemonte... e poi Raffa hai un conto un sospeso con Emanuela per via di quell'arrivo al fotofinish alla Becca di Nona del 2010...ricordi?

Alle 7.10 la partenza della gara e naturalmente essendo davanti non si puo' che correre,,,,,,e la partenza a razzo ci dà ragione riesco ad arrivare al colle dei Becchi in 1ora e 20minuti, limando al 2011 circa 40minuti.
Prima di arrivare al colle dei Becchi, sottostante i Becchi della Tribolazione, ci coglie un piovasco che ci fa temere ma dura un attimo, qualche atleta tira fuori la giacca antipioggia ma non servirà.
Prima di arrivare al colle dei Becchi su una brutta pietraia con pendenze importanti alcuni atleti provocano uno smottamento di grossi massi che per pura fortuna non colgono altri skyrunners, nel momento convulso mi si rompe un bastoncino, un Leki  di quelli non telescopici ma che si dividono in 3 parti grazie al cordino... MAI PIU' BASTONCINI CON IL CORDINO... mi toccherà fare la gara senza bastoncini ahimè.
Al colle dei Becchi il il primo cancello orario con un furtivo ristoro ed i consigli dei volontari presi al volo.
La temuta discesa dal colle dei Becchi arriva e ... sorpresa quest'anno è in massima parte innevata.
E'  un piacere scenderla poichè è attrezzata magnificamente con corde fisse che aiutano non poco gli atleti ed  il sottoscritto visto che sono privo di bastoncini.
Il temuto torrente nel Vallone del Gias della Losa, con l'acqua che arriva al polpaccio lo attraversiamo senza toglierci le scarpe, tutto di un fiato, le scarpe tecniche e il meteo buono fan si che le scarpe si asciughino in un amen.
Ristoro dell'Alpe la Bruna nel Vallone di Noaschetta, ci arriviamo dopo una bella corsa, un veloce ristoro e via verso la Bocchetta del Ges.
Gli atleti sono già diradati causa la complessa salita e discesa dal cole dei Becchi, si sale prima sui sentieri di caccia  poi su residui di frane ed al fine ritroviamo, prima della Bocchetta del Ges, nuovamente il sentiero di caccia utilizzato dai Re Savoiardi per soddisfare il loro bisogno venatorio.
Mozzafiato e senza parole la vista dal Bocchetta del Ges; La Tresenta, la Becca di Moncorvè, la punta Gran Paradiso a 4061 slm. 
Le gambe girano bene anche se postumo da una leggera contrattura regalatami dalla veloce gara podistica di 8 km intorno al lago dei Ceresole Reale qualche settimana fà.
La discesa dalla Bocchetta del Ges è stata messa a posto, nessun pericolo oggettivo a parte qualche piccola frana sul sentiero, cosi che arriviamo alla casa di caccia del Gran Piano nel Vallone di Ciamosseretto di gran carriera come inseguiti da uno sciame di vespe.
Qui alla casa di Caccia del Gran Piano, c'e' un piccolo ristoro ed un controllo orario.
La casa di caccia è anche punto di arrivo della gara Royal Vertical che partendo da Noasca si svolge normalmente 2 settimane prima della Royal Ultra Sky Marathon.

Dal Gran Piano, il percorso prosegue  su un lungo traverso sotto la punta di Ciamosseretto per spostarsi nel Vallone del Roc.
Questo lungo traverso, tutto corribile su single track, ci riserva dopo 2 km la sorpresa di un residuo di valanga che sposta il percorso, prima scendendo per poi risalire e saltare il pezzo slavinato... fiuuu sull'erba viscida e senza bastoncini si finisce sempre con il sedere per terra.
A questo punto, appena sotto l'Alpe del Breul le due gare di dividono (ma c'e' chi ha sbagliato strada), la Royal prosegue per l'Alpe del Breul ed il colle della Porta, la Roc per il colle Sià.
Per chi fà la RocRace. tutto il tracciato da questo istante è molto corribile, il dislivello è praticamente terminato per cui occorre mettersi le gambe in spalla prendersi l'ultimo carico di zuccheri e darci dentro.
Il sentiero quindi di ritorno a Ceresole Reale che transita al Colle Sià e' il nr.542, molto ben visibile e segnato per l'alta affluenza degli escursionisti che salgono dal paese di Ceresole.
A quota 1750 slm, il percorso gara perde il sentiero nr.542 ed su un sentiero non numerato (almeno sulle mie cartine) procede con un bel traverso fino ad arrivare in fraz.Borgiallo per poi proseguire sul lungo lago ed arrivare alla Borgata Villa praticamente al Palamila dove è situato l'agognato arrivo.

Il lungo lago è invaso di turisti e noi corridori della domenica che ci aspettiamo solo un forza, dai, corraggio, ancora uno sforzo ... non veniamo degnati che di pochi sguardi di sufficienza ... W L'ITALIA SPORTIVA, quasi mi vergognavo di correre; vestito come un Arlecchino con i tubicini che spuntano dallo zaino, le calze lunghe ed un numero che mi identificava come un forzato.
Sono le 12.25 e da quanto mi hanno riferito gli escursionisti dovrei essere in 24esima posizione assoluta sulla RocRace.. forse, ma che importa farò in tempo a docciarmi mangiare la polenta taragna con una salamella mal cotta spero senza salmonella e godermi seduto come un Pascià l'arrivo dei mostri che in 6 ore e
30 minuti hanno terminato la ROYAL ULTRA SKY MARATHON del 2013.

Mi godo altresì la mitica banda dei bersaglieri che mi mette sempre un sacco di allegria:

PASSO DI CORSA(canzone dei Bersaglieri)

Dai dai fa morì, dai dai fa crepà, 
dai dai fa morì, fa morì e fa crepà.                                   

Signor Tenente mi butto a terra 
sono una cappella, sono una cappella.
Signor Tenente mi butto a terra
sono una cappella, non ce la faccio più.
Corri corri che arrivi prima 
corri corri che arrivi presto;
non fermarti se no ti pesto
e se cadi non t'alzi più. 
Questa è la corsa di resistenza
chi non resiste non va in licenza
e chi resiste è un grande fesso
perché in licenza non va lo stesso.                                

Dai dai fa morì, dai dai fa crepà
dai dai fa morì, fa morì e fa crepà
Dal racconto dell'OgreDoctor alla Royal
Cosa dire della mia avventura alla Royal?
Posso dirvi ben poco, quel poco che va dalla partenza a poco prima del primo ristoro (il ristoro dell'Alpe la Bruna nel vallone di Noaschetta), che fino a ieri non conoscevo e che, invece, mi è toccato percorre in discesa per rientrare a Noasca.
E sì, la mia Royal è finita con tre punti di sutura, l'antitetanica (diversamente non l'avrei mai fatta) e una profilassi antibiotica.
Nella discesa dal colle dei Becchi ho pensato bene di sfiorare (perché di sfioramento si è trattato) una roccia di quel tanto decantato "granito occhiadino" che impera in queste montagne e il mio ginocchio si è aperto come un "melone". Un bel taglio sopra la rotula... mi rendo immediatamente conto, che senza dei punti di sutura non avrei avuto nessuna speranza di farlo smettere di sanguinare. Un altro runner sul percorso mi offre una fascia elastica e con quella improvviso una fasciatura per contenere un minimo l'emorragia. Nulla di drammatico, ma sufficiente a farmi desistere dal continuare.
Sono stato quasi un'ora fermo al ristoro, dibattuto se continuare la gara o ritirarmi definitivamente. Poi vedendo che il ginocchio non accennava minimamente a smettere di sanguinare e prossimo al cancello orario ho deciso di lasciar perdere. Ho visto passare una buona metà dei concorrenti, salutato l'OrcoIng e conosciuto "la scopa", un fortissimo runner, a riposo dalle gare per una brutta frattura alla tibia dell'anno precedente. A vederlo correre non si direbbe proprio.
Della bellezza del posto vi ha già raccontato l'OrcoPino e per quel poco che ho potuto vedere non posso che confermare la magnificenza di questi luoghi, di queste splendide muraglie di roccia, teatro di numerose imprese alpinistiche.
In fondo me lo aspettavo ed è il motivo fondamentale per cui ho cambiato la mia iscrizione all'ultimo momento dalla Roc alla Royal: volevo sperimentare quello che gli altri orchi avevano vissuto nel 2011 (purtroppo questa gara viene organizzata ogni due anni).
Mi dispiace essere una nota stonata in mezzo ad un coro di applausi, ma quello che sicuramente non mi aspettavo e il dilettantismo assoluto con cui è stata gestita una situazione di potenziale pericolo: ad un certo punto eravamo in tre infortunati al ristoro dell'Alpe la Bruna e tutti siamo tornati a Noasca percorrendo a piedi il vallone di Noaschetta per circa 15 km di discesa.
La cosa sconcertante è che nessun membro dell'organizzazione è venuto con noi; uno degli infortunati aveva uno strappo muscolare e ha sofferto per tutta la durata della discesa, l'altro aveva una distorsione importante ad una caviglia (forse, spero di no, una piccola frattura al malleolo) e anche lui è ritornato zoppicando. Per raggiungere la macchina e gli altri amici ho, alla fine, chiesto un passaggio che per fortuna mi è stato concesso da un volontario del 118 di Locana (davvero grazie per essersi fermato) che si recava a Ceresole per vedere gli arrivi dei concorrenti.
Al ristoro dell'Alpe Bruna, apprendo, quasi divertito (anche se c'era veramente poco da ridere) che avevano le radio scariche e che per avvisare un membro del Soccorso Alpino (che si trovava alla Bocchetta del Ges) bisognava attendere l'arrivo del Guardia Parco (che avevo incontrato poco sopra). All'arrivo del soccorso alpino, mi viene comunicato che il medico è dall'altra parte della Bocchetta del Ges, che non hanno praticamente nulla per fare una medicazione che si rispetti e che le alternative erano due: tornare a piedi o chiamare l'elisoccorso!
Di muovere un elicottero, magari utile in un caso più serio non se ne parla proprio, anche se per gli altri due infortunati forse 15 km in discesa non sono stati proprio un tocca sana!.
Davvero inaspettato per una gara di questo spessore e oggettivamente pericolosa. E dire che nell'edizione prima era già capitato un infortunio per il quale si era reso necessario l'intervento dell'elicottero: sicuramente un'esperienza di cui fare tesoro per migliorare le procedure di intervento. Mi domando cosa sarebbe successo se ci fosse stato qualcosa di realmente serio e in quanto tempo sarebbero stati in grado di portare dei soccorsi (degni di questo nome) in quel punto della valle con le radio scariche!. Ripenso allo spiegamento di forze alla Tre Rifugi Val Pellice e non posso non sottolineare l'enorme differenza.
Si è vero, firmiamo una liberatoria e siamo tutti consapevoli che facciamo uno sport potenzialmente pericoloso, ma non credo che questo possa essere una scusante per una carenza organizzativa.
E' andato comunque tutto bene, siamo tornati tutti a casa sani e salvi e questo è in fondo quello che conta.
Lascio a voi le considerazioni...a me rimane il rammarico per non essere riuscito a portare a termine una gara così bella e il giramento di b...per lo stop forzato di una decina di giorni.
La Royal è spettacolare e unica nel suo genere e l'appuntamento è per il 2015.

Godiamoci il riposo e speriamo nella TDS!


2 commenti:

  1. Complimenti per le foto Pino! E in bocca al lupo per la TDS! :)

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    1. @Fabryage
      7 (diconsi sette) fortissimi Orchi iscritti alla TDS, siamo come i cinesi quando tentarono la scalata all'Everest... qualcuno in cima porteremo.

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