domenica 7 luglio 2019

Bici Bdc Randonèe Vinadio - Colle Lombarda- Col Bonette - Col Larche (Italia Francia) 7 Luglio 2019


Edizione 2016

Dal racconto dell'OrcoLallo 


Sua maestà, La Bonette, cima storica, una delle strade più alte d’Euorpa; è lei l’obiettivo di giornata dei 2 orchi che partono alla volta della loro ennesima impresa. Stavolta forse la più lunga e dura di tutte.
La sveglia suona all’alba, anzi prima, il gallo sta ancora dormendo pesantemente quando gli orchi partono in auto in direzione Vinadio (CN), solo le 04:45. L’arrivo a Vinadio prevede il sacro rituale della colazione (forse già la terza di giornata) e la preparazione mentale per quella che si preannuncia una giornata indimenticabile.



LA LOMBARDA
A Vinadio il cielo è nuvoloso, sono le 7:00, l’aria fresca è assai gradevole agevola l’affrontare dellla prima salita, senza riscaldamento, subito secca e sincera; è la Lombarda.
Il colle della Lombarda mette subito alla prova, la sua pendenza è costante sempre dal 7% al 10% ma abbastanza pedalabile per via dei molti tornanti; la vegetazione prima rigogliosa inizia a essere più scarna, il vento aumenta di intensità e il cielo si oscura velocemente. A 2 km dalla cima, goccioloni d’acqua picchiano sui caschi e la temperatura scende sensibilmente ma non c’è tempo per mettersi gli indumenti di pioggia, l’obiettivo è arrivare al rifugio in cima al colle per scaldarci e asciugarci. Non riusciamo neanche a goderci gli splendidi panorami che offrono gli ultimi tornanti, piccoli laghi con animali al pascolo, roccia nuda e verdi prati, perchè gli occhi sono fissi sulla ruota anteriore che solleva schizzi sempre più pesanti e fastidiosi. La cima del colle non è quel miraggio che speravamo: il rifugio è a circa 300m e la strada da percorrere è un fiume di fango, tocca vestirci alla svelta, armarci di coraggio e iniziare una discesa frenetica verso il primo paese in terra francese, Isola 2000. Iniziano 4 km di discesa, tornanti, fango e sassi sparsi qua e là; le urla di guerra e motivazione riecheggiano per la valle che sembra popolata solo da 2 individui che le persone normali definirebbero “matt”. E’ quasi buio, e manca poco alle ore 9.00, ma si intravedono le luci della cittadina, è una sensazione bellissima, i 2 orchi sognano un bar, cibo e calore di qualche stufa (benché sia comunque luglio) ma ci attende solo altra pioggia, bar e negozi chiusi, enormi condomini per metà disabitati, e una pensilina di legno sotto la quale ci ripariamo insieme ad altri 2 sfortunati ciclisti, infreddoliti come noi.

Attendiamo che spiova anche se il diluvio non sembra cedere, ma nulla è perduto…da una nuvola d’acqua sbuca una figura con un poncho blu addosso ed un vassoio in mano. “Viene verso di noi?   Ma chi sarà? Un miraggio?”. Lui è Marcel, un gentilissimo signore del posto che ci ha visto in condizioni non ottimali dalla finestra di casa sua e ha deciso di portarci thermos con caffè caldo e biscotti. Il gesto ci ha letteralmente scaldato l’anima e poco dopo ciò il cielo come per miracolo si rasserena, non rimane neanche una nuvola e la temperatura aumenta in pochi minuti. In maniera goffa mettiamo letteralmente a stendere i nostri panni con le bici che fanno da stendino, i passanti ci guardano con ammirazione. Gli Orchi ripartono, la discesa ci asciuga ulteriormente, la direzione è Saint Etienne de Tinee, dove facciamo acqua e ci prepariamo a scalare il gigante. Lo sconforto di poco tempo prima era stato letteralmente azzerato da quel gesto e dal sole che ora brilla in cielo


LA BONETTE
Da Saint Etienne de Tinee la strada è ben asfaltata e attraversa boschi e piccole borgate. Non è mai troppo ripida ma la Bonette va affrontata con strategia, non bisogna affrettarsi. Va scalata lentamente e pedalando con ritmo costante, 25 km di salita non sono pochi, soprattutto dopo le avventure appena trascorse. Appena si raggiungono i 2000m di altitudine la vegetazione e il clima cambiano, occorre fare una breve sosta per prender fiato e per i bisogni fisiologici, si riparte ma Orco Lallo inizia a risentire un po’ dell’altitudine… arriva quel senso di caldo/freddo e lieve mal di testa ma i consigli dell’esperto Orco Rolfy sono miracolosi:”Continua a pedalare, rallenta solo un po’, respiri ampi con la bocca, e pensa a quello che stai portando a termine”. Orco Lallo dopo una decina di minuti in apnea, si riprende egregiamente anche mangiando qualcosa, la cima è a circa 3km, Orco Rolfy si stacca perché sente la cima vicina e parte come un capriolo. Il vento si fa insistente e a pochi metri dalla vetta Orco Lallo si appoggia letteralmente su un muro di neve evitando di finire a terra per poi riprendere gli ultimi 300 metri di strada a una media di 6kmh, quegli ultimi metri sono un agonia di vento, sabbia e freddo. Ma la vetta è lì, ci sono camper, moto, auto e qualche altro coraggioso ciclista. Ma c’è Orco Rolfy che suona la carica per gli ultimi metri, l’abbraccio liberatorio ricorda quello di grandi imprese del passato.

Da lassù la vista è mozzafiato, il vento spazza ogni nuvola e la visibilità è eccezionale. 2802m di puro spettacolo; è un peccato dover scappare via causa vento e relativa tempesta di sabbia. I primi km della discesa sono da brivido, freni tirati a tutta, gambe dure come legno e vento che ti sposta di un paio di metri quando meno te l’aspetti. Iniziano poi viste splendide su verdi laghi contornati da caprioli e marmotte, persone a bordo strada che urlano “Allez allez” e pedalate secche per volare letteralmente verso la cittadina di Jausiers dove ci attende la ricompensa di giornata. Il pranzo

COL DE LARCHE
Dopo una panino di dimensioni mastodontiche, ripartiamo. Purtroppo di nuovo di fretta, il cielo si sta annuvolando minacciosamente e Orco Rolfy tuona:” Non possiamo farci un altro colle con la pioggia, adesso tiriamo e arriviamo asciutti a Vinadio”.
Partiamo a tutta, birra media e panino non li sentiamo neanche. Ci aspettano 30km di falsopiano, stavolta l’andatura la fa Orco Lallo che ama questo tipo pendenze. A testa bassa e fissando solo la ruota e il contachilometri voliamo letteralmente verso il Col de Larche o Colle dell Maddalena. Le pendenze non superano mai il 4% - 5%, molto pedalabile e con strada molto larga. Intravediamo la vallata italiana, il cielo li è sereno, ma non rallentiamo, ormai siamo lanciati verso la cima. Foto di rito e via… si inizia a scendere.
Questa non è una discesa, è puro divertimento, è una montagna russa. Con 120km nelle gambe non riusciamo a capire da dove provengano le energie per rilanciare ad ogni tornate, rapporto 50-13 e si scende alla media del 50kmh, la strada lo permette: è larga, senza curve cieche e ben asfaltata.
I cartelli che indicano Vinadio ci indicano non solo che la discesa è finita, ma ci fanno capire che ce l’abbiamo fatta.

161 km tra paesaggi spettacolari, 4500d+ tra colli storici e le più disparate condizioni atmosferiche, con gli orchi protagonisti a diffondere anche oltralpe la cultura dello sport come benessere, amicizia, sacrificio, soddisfazione e soprattutto…AVVENTURA

martedì 2 luglio 2019

Trofeo Chaberton Cesana Torinese(To) 30 Giugno 2019


Edizione 2016 Trofeo Chaberton
Edizione 2015 Trofeo Chaberton
Edizione 2010 Chaberton Marathon
Edizione 2009 Chaberton Marathon
Edizione 2008 Chaberton Marathon

Dal racconto dell'OrcoRolfy 

La ormai famosa Skyrace della Val di Susa è fissata quest’anno domenica 30 giugno 2019.
Il Ritrovo con “Gli Orchi” è di fianco al comune di Cesana Torinese dove ritiriamo i pettorali intorno alle 8:00 . Il cielo è nuvoloso e la temperatura è ancora piacevolmente fresca dopo le giornate di caldo torrido dei giorni precedenti. Mi cambio e preparo tutto il kit necessario per la gara, foto di rito alla partenza con gli amici Orchi e Start in orario alle 9 con un bel sole che incomincia già a scaldare !!! I primi 4 km fino a Fenils sono relativamente veloci e pianeggianti con qualche strappo ; arrivati nel piccolo borgo montano inizia la salita vera e propria .
La prima parte dei quasi 2000 m verticali è su strada sterrata che si inerpicarsi poi su sentiero ripido che fa guadagnare velocemente quota , arrivati poco sopra i 2000 metri si effettua un facile traverso su neve che mi permette di rinfrescarmi un po' .
Continuo a salire raggiungendo un tratto pianeggiante il cosiddetto “Pian Dei Morti”, al termine del quale si  sale nuovamente fino al colle dello Chaberton (2600 M) . Il tratto più ripido inizia ora !! Ultimi 500 M di dislivello su pietre e sfasciumi e un po’ di neve fino alla punta dello Chaberton !!!
 In cima il cielo sereno ci permette di godere del bellissimo panorama che spazia su tutta la Val Susa dalRocciamelone  fino addirittura alle Alpi del delfinato. Mi riprendo con un po’ d’acqua ,coca cola e un gel , poi subito giù per la ripida discesa ….
 Prima parte molto tecnica dove ho rischiato di cadere più volte !!! Dopo aver raggiunto nuovamente il colle a 2600 M la strada spiana leggermente verso il versante del Monginevro  … il caldo rende tutto più faticoso e mi rende anche molto assetato!! Quindi per non rischiare crampi o rimanere disidrato cerco di bere e bagnarmi il più possibile . Al ventesimo km circa , si raggiunge l’abitato di Claviere , quindi le strette Gorge di San Gervasio che ci danno sollievo dal sole opprimente ( bellissime con i suoi scalini , i ponti sul torrente e la Cascata)  . Sbuchiamo sulla strada che porta a Cesana sono al km 23,5  e il tracciato aimè si impenna ancora una volta sul Sentiero Balcone fino alla seggiovia del “Sagna Longa” qui svoltiamo a sinistra e giù fino al centro di Cesana dove finalmente raggiungo l’arrivo !!! Termino la Skyrace in in 3 ore 55 min e 27 sec !!! Molto contento della  Bellissima gara e dei bellissimi paesaggi che le nostre montagne ci regalano sempre !!! Bravissimi tutti gli orchi che hanno partecipato e terminato anche la K2 e la Speed Run con questo sole cocente!!!
W GLI ORCHI !!!!!

lunedì 1 luglio 2019

Serata con Mattea Geraci Finisher Marathon des Sables 2019 Rivoli(To) 2 Luglio 2019

Martedi 2 Luglio 2019 Serata con Mattea Geraci.
Ultrarunner, Alpinista e Finisher Marathon des Sables 2019
Ore 21.00 Corso Alcide De Gasperi,20 Rivoli(To)
Programma;
- Intervista
- Filmato Marathon des Sables 2019
- Rinfresco
Vi aspettiamo

lunedì 24 giugno 2019

Bici Bdc Granfondo Gavia Mortirolo Aprica(So) 23 Giugno 2019


Foto Granfondo Gavia Mortirolo 2019
Clasifiche Granfondo Gavia Mortirolo 2019
Video Granfondo Gavia Mortirolo 2019
Sito Granfondo Gavia Mortirolo

Sito Cacciatori di Colli

Dall'urlo dell'OrcoPinor 

La Granfondo Gavia-Mortirolo è entrata, nel mio personale calendario sportivo, come palliativo per non essere riuscito a far parte dei fortunati che, il 7 Luglio 2019, saranno sulle strade della Maratona delle Dolomiti.
Tre i motivi per essere della partita. Non ho mai "grimpato" il Passo Gavia  ne tantomeno il mitico e duro Passo del Mortirolo, e non  ho mai messo piede in alta Valtellina ed in Valcamonica.
Naturalmente alcuni giorni prima ci si informa sulla situazione meteo alla Granfondo. Pioggia il Sabato e beltempo la Domenica. Ma la frana del RUINON a S.Caterina Valfurva(So), Gavia in discesa verso Bormio, si muove. I 40 milioni di metri cubi di materiale spingono il prefetto, Sabato 22 Giugno 2019, a non concedere il permesso per salire al Gavia.
Gli organizzatori del GSALPI, rappresentati nella figura di Vittorio Mevio, si ritrovano senza il "primo piatto" da offrire ai Cicloamatori.
Poco male, il percorso cambia. "Due secondi" da urlo.
Il menù modificato propone;

- Partenza da Aprica(So)
- Discesa verso Edolo(Bs)
- Salita al Mortirolo da Monno(Bs) discesa verso Tiolo(So), Grosio(So)
- Salita al Mortirolo da Mazzo in Valtellina(So) discesa verso Aprica(So)
- Discesa verso Tresenda(So)
- Salita a S.Cristina di Pantaniana  memoria e discesa su Aprica(So)
Per 112km e 3200D+

Partenza
Si parte dal comune di Aprica e quindi dall'omonimo passo che mette in comunicazione la Valtelliina e la ValCamonica.
Siamo alloggiati al Passo presso l'Hotel Cristallo. La sera prima, sulla tavola non possono mancare i Pizzoccheri ed i Casoncelli
Il Passo è frequentatissimo da qualsiasi mezzo motorizzato. Il paese si è sviluppato durante il boom economico e dello sci, sulla striscia d'asfalto che lo attraversa.
Alla partenza faccio amicizia niente po' po' di meno che con Simone. Siciliano DOC e vicino di casa di mia sorella in quel di Trapani. Il mondo è proprio piccolo.


Mortirolo da Monno(Bs)
Discesa verso Edolo(Bs), dicono a velocità controllata. Ma qualcuno è comunque riuscito a cadere, per fortuna senza gravi conseguenze.
Fino all'ultimo metro spero che il tracciato segua per il Passo Gavia. Ma niente da fare, si gira per la rampa che porta a Monno(Bs) e al Passo del Mortirolo 1852 Slm
Dicono che sia meno difficile salirlo da Monno, il Mortirolo. Provare per credere.
Alle prime ranpe mi aggancia Simone, e praticamente saliamo insieme fino all'arrivo in cima.
Un ristoro veloce e giù in picchiata verso Tiolo(So). Amici lettori, occhio a questa discesa. Strada stretta, tanti tornanti secchi, strada viscida dalla pioggia di ieri Sabato 22 Giugno 2019.
Il mio conterraneo però è un temerario e dopo qualche tornante mi lascia lì promettendomi che ci saremmo visti al fondo della discesa.

Mortirolo da Mazzo in Valtellina(So)
A Mazzo in Valtellina(So), una svolta secca a sinistra e si inizia a salire sulla storia del ciclismo. 35 tornati con i cartelli dedicati, 12km e 1300D+ che fanno tremare le gambe al più scafato dei Grimpeur.

Mi sembra di essere dentro un sogno. Un viaggio onirico speciale. Il dispiacere di non essere salito al Gavia svanisce. Sono sulle rampe che appassionano i ciclisti. Rivedo Basso, Pantani, Contador che buca e va a riprendere tutti.
Riconosco tratti del percorso ed alcuni tornati. Qui si è a casa.
La strada è chiusa al traffico, una goduria.
Salgo con il 34/30. Sono bello "Paciarot". Senza strafare, per non rischiare di andare fuori giri.
Ad un terzo del percorso aggancio Simone, che mi promette di riprendermi in discesa. Hai visto mai.
Sugli ultimi tornati un ciclista inglese tira la volata, ed io dietro. Ci si diverte con poco.
Dopo la cima ci attende un interminabile traverso Mangia&Bevi&Crepa che ci porta sopra Aprica.

S.Cristina di Aprica(So)
Si riscende ad Aprica e poi giù, ancora, verso Tresenda. A quota 750 slm un bivio secco annuncia la salita a S.Cristina. Storia del ciclismo nella tappa del giro d'Italia Merano-Aprica del 1994, vinta da Marco Pantani.
Media di salita quasi il 9%. Qui occorre sparare le ultime cartucce.

Arrivo
Bello bollito, ancora in tempo per una enorme coppa di gelato.

Il giorno dopo
Domenica sera si dorme ancora ad Aprica. Una passeggiata,  acquisti di formaggio Casera e Bitto e poi via a visitare Lovere(Bs) sul Lago D'Iseo.

domenica 23 giugno 2019

Trail di Pragelato (To) 23 Giugno 2019

Classifica Trail di Pragelato 2019
Sito Pragelato Races

Dal racconto dell'OrcoSherpaMazinga
Solo due Orchi  per una bellissima manifestazione in una location perfetta per una grande corsa in montagna.
Siamo  nella Val Chisone, all’ombra dei trampolini del salto di Pragelato.
Il paese oramai   ha acquisito una certa importanza nella organizzazione di eventi sportivi oltre lo sci. Si parla ormai di corsa con le ciaspole, corsa nella neve, Mountain Bike,  trail estivi,  ed ultimo nato  endurance Dog, il tutto favorito da una strepitosa  orografia naturale che offre   un vastissimo fondo valle praticamente pianeggiante perfetto per molteplici manifestazioni sportive.
E saggiamente  è stato costruito un centro sportivo per il fondo  sede delle varie organizzazioni che si alternano nel corso dell’anno.
Oltre di noi si apre lo scenario della Val Troncea, un lunghissimo  intaglio  collaterale  della vallata del Chisone che  permette il collegamento con la val Argentera e Prali;  ma questo esula dalle attività odierne previste dal  fitto calendario delle due giorni all’insegna della corsa in montagna;
Sabato un vertical ed una  corsa per i bimbi,  oggi due  trail da 10 e 20 km, con annesso endurance dog e per ultimo la combinata finale, insomma premi per tutti.
 Dicevamo che una simile manifestazione avrebbe meritato la presenza di un ben piu numeroso gruppo di Orchi, ma probabilmente la prossima settimana ci aspetta  lo Chaberton  e poi  Pragelato è pur sempre distante da Torino ed insomma ecco solo  Ivan Lagotto ed il sottoscritto sotto il gonfiabile dello Start. Ma Ivan lo vediamo  accompagnato  da  un  potente cane da trail…nella specialità endurance Dog.  Difatti mi raggiunge   a metà della prima salita al traino   del suo animale; Visto il suo ritmo e specialmente quello del cane non c‘era nessun dubbio che sarebbero arrivati primi al traguardo! Comunque anche il sottoscritto riesce a piazzarsi  terzo nella classifica  di categoria; insomma si può ben dire, pochi ma buoni, cane compreso!
 La partenza della 20 Km  vede circa  90 concorrenti, idem per la gara da 10 km
 Si percorre verso il basso  tutto il paese  fino a prendere il sentiero che rapidamente ci  conduce fino alla borgata Gran Puy a 1831 mt. Di qui in avanti si risale completamente il versante soleggiato  della catena Moncrons Genevris su un sentiero mai troppo ripido e perfetto  per una corsa in montagna. Finalmente, attraverso  un dosso pietroso raggiungiamo il colle Lauson  posto a 2491 mt di quota, con ristoro e cancello orario; lo sguardo spazia tra la valle di  Susa con il Rocciamelone  e tutto il Chisone. Il colle è anche la zona  dove transita la strada militare dell’Assietta che con  aereo percorso in cresta collega  praticamente il colle delle Finestre  al  Fraiteve sopra Sestriere.
Corsa veloce sulla strada per almeno  3-4  km fino a scavallare le varie cime e raggiungere il faro degli Alpini  posto in cima al Genevris,  cima Coppi a 2543 mt.
 Il Genevris è anche sede delle nostre gite con le pelli  e  certamente   con gli sci ai piedi avrei impiegato  meno di un’ora a raggiungere il fondo valle. Oggi tuttavia  con la giornata spaziale che ci accompagna non ho alcun rimpianto della neve; ci attende una velocissima discesa su un fondo erboso e terroso perfetto, tanto da raggiungere la lontana borgata di Alleve’ a 1808 m di quota in poco tempo. Alleve’ certamente merita il toponimo dettato  da  una esposizione  sempre soleggiata fin dalle prime ore del mattino e con le  sue antiche  case in pietra  sapientemente ristrutturate, costituisce una meravigliosa enclave  sulla valle del Chisone.
 Da qui in avanti una discesa ripida fino al fondo valle per poi traversare  vicino al letto del fiume e sotto i famosi trampolini del salto. Serviranno ancora per il 2026 a Cortina?
Comunque  è doveroso rendere omaggio alla ottima organizzazione della Podistica Torino che ha saputo  dislocare assistenza in tutti i punti del percorso con ben 4 ristori, nonche le squadre del soccorso alpino nelle zone più critiche.

mercoledì 19 giugno 2019

Arrampicata Sportiva Punta Ostanetta – Via della Fessura Rucas-Bagnolo Piemonte(Cn) 18 Giugno 2019


Foto Arrampicata Sportiva Punta Ostanetta 2019

Dal racconto dell'OgreDoctor 

I freddi numeri:
difficoltà: 5c / 5b obbl
esposizione arrampicata: Nord-Ovest
sviluppo arrampicata (m): 230
Martedì 18 giugno ore 7.03, stazione di Alpignano. Alla chiamata alle armi risponde solo Tommy. La meta questa volta è un po’ più ambiziosa, almeno per noi.
La via della fessura sulla parete nord-ovest della Ostanetta è una classica. La via è stata aperta da Fiorenzo Michelin, come molte altre su questa parete e porta la sua firma con le caratteristiche placchette azzurre fatto a mano e la sua chiodatura essenziale a proteggere i passaggi più complessi.
La strada dal parcheggio degli impianti sciistici di Montoso, nei pressi della frazione Rucas, è chiusa da una sbarra. Le stazioni sciistiche, finita la stagione, sono tutte uguali, una desolazione di enormi casoni abbandonati.
Un po’ sconsolati, affrontiamo l’avvicinamento che aggiunge un’ora e più a quanto messo in preventivo nella fase di preparazione della gita. Sulle nostre teste incombe la previsione di 3bmeteo, che dà probabili temporali alle ore 16.00.
Arrivati sotto la tenebrosa parete, che all’ombra di un versante nord appare scura e terrificante, cerchiamo la targhetta che segna l’inizio della nostra tenzone, perdendoci ancora una mezz’oretta buona.
 Poi, finalmente, si comincia. A me i tiri dispari e a Tommy quelli pari, con difficoltà equamente distribuite da buoni compagni di scalata.
La roccia è stupenda, un granito solidissimo su cui le mie Five Tens fanno una presa tenace e mi danno sicurezza.
La via è piacevole e alterna alcune lunghezze di sicuro valore, L5 su tutte, ad altre meno entusiasmanti. Necessario l’utilizzo di protezioni veloci anche se i tratti in fessura sono protetti dalla presenza di un certo numero di spit. Diverso è il discorso per i tratti di placca dove le protezioni si allungano vertiginosamente e dove spesso non è possibile proteggersi.
Ci destreggiamo fra fessure, diedri e chiudiamo le danze con un tetto a massi incastrati, che ci porta alla sosta numero 9 dove la via termina.
La delusione per non raggiungere una cima, in realtà non c’è stata; sapevamo a priori che le vie, su questa parete, eccetto una, non raggiungo la sommità.
Iniziamo ad allestire le doppie e puntuale come un orologio svizzero, alle ore 16.00, si scatena il finimondo. Siamo investiti dal classico temporale estivo e la parete si trasforma in un fiume in piena. Velocizziamo la discesa il più possibile con la grandine che martella il casco. Le corde diventano rigide, inzuppate di pioggia e scorrono a fatica nel discensore e nel nodo marchand di sicurezza.
Momenti di sacro terrore, per la paura di essere colpiti dai fulmini, per fortuna lontani e per la consapevolezza che, se si fossero incastrate le doppie, saremo rimasti appesi come salami alla parete.
Tutto si conclude bene e in un’oretta siamo con i piedi per terra, inzuppati e, come a dire “la prossima volta non ignorate le previsioni”, il cielo si rasserena parzialmente e la pioggia cessa.
Inzuppati e marci, gli zaini appesantiti dalle corde e dagli indumenti bagnati, ci dirigiamo alla macchina, con un'altra oretta di cammino.
Nel complesso una bellissima giornata di arrampicata, con anche una lezione da non dimenticare più di quanto possa essere terribile la montagna in situazione di meteo avverso.
W Gli Orchi, W la Montagna

martedì 18 giugno 2019

Arrampicata sportiva "Spigolo Maria Grazia- Torre Castello" Acceglio(Cn) 13 Giugno 2019

Arrampicata Spigolo Maria Grazie - Torre Castello 2019

Dal racconto dell'OgreDoctor

La stagione sciistica volge al termine; la neve, ormai, a meno di non salire di quota e partire a ore antelucane, non permette di godere appieno della pratica dello scialpinismo.
E’ giunta l’ora di cambiare assetto e tirare fuori le scarpette per l’arrampicata e gli scarponi per qualche “alpinata” in quota. In realtà è già da un po’ che, con gli allievi del corso di Roccia della Scuola Motti, si gironzola per placche, diedri e fessure, vuoi su calcare, vuoi su quarzite e, quando si riesce, magari su granito.
Da soli, però si cerca qualcosa di più ingaggioso, d’intrigante, sempre commisurato al proprio livello, poco più che mediocre, per scalare da primo, magari usando protezioni mobili (friends e nuts) per assicurarsi su terreno di avventura.
La scelta per la gita è la Torre Castello nel gruppo Castello-Provenzale, due torri, dolomitiche che dominano la Valle Maira nei pressi di Chiappera, innalzandosi tra pascoli, prati e altre cime dalla forma non troppo evidente, ma dai fianchi possenti propri delle montagne dell’Ovest.
Le sue pareti sono impressionanti, repulsive. Scegliamo lo Spigolo Maria Grazia, una delle vie più classiche e frequentate della zona che segue lo spigolo che separa la Parete Est dal Camino Palestro. L’arrampicata è piuttosto continua sul quarto grado sostenuto, particolarmente piacevole e aerea su roccia praticamente perfetta.
La via ha uno sviluppo di 230 metri, articolati in nove tiri. Caratteristica delle vie su questo monolite è che la discesa è fatta necessariamente in corda doppia, in sostanza nel vuoto.
La giornata è spettacolare, non troppo calda. Riusciamo comunque a trovare in questo giovedì feriale, altre cordate, che si avvicinano come noi alla parete. Sul nostro versante saremo in due, una cordata composta di due alpinisti sulla vicina via Balzola, salita qualche anno prima, e la nostra, composta di tre elementi.
Lo Spigolo Maria Grazia corre sulla sinistra della Via Balzola e a livello del V tiro, le due vie hanno una sosta in comune, anche se viaggiano poi, in direzioni sostanzialmente opposte.
La mattinata inizia con un intoppo di poco conto: giunti alla fine della carrozzabile siamo fermati da un soldato in tenuta mimetica, che gentilmente ci informa che il sentiero per il colle Greguri è interdetto, per esercitazioni di tiro. Non ci rimane che scendere al parcheggio poco sopra il Rifugio Campo Base e prendere il sentiero più ripido, che passa sul versante opposto, aggiungendo poco più di 200 metri di dislivello ai 300 messi in preventivo.
Lo slittamento sui tempi non ci preoccupa, non sono previste precipitazioni in quest’angolo remoto del Piemonte e l’imprevisto non turba per nulla il nostro buon umore.
Indossati gli attrezzi del mestiere (casco, imbrago e un’infinità di ferraglia), si parte. Tocca a me aprire le danze.
S’inizia con alcuni risalti facili fino ad arrivare dove la parete si fa verticale. Dopo i primi movimenti capisco subito che la via è di stampo alpinistico, in parete non c’è quasi nulla; nei primi 30 metri un solo chiodo a proteggere un passaggio di IV/IV+ su fessura.
Il grip su questa quarzite rossa-giallastra è fantastico; per piedi e mani tutto quello che serve per una progressione in sicurezza, con la possibilità di integrare qua e là con i friends, quando la distanza fra una protezione e l’altra si fa siderale. I chiodi in parete non sono moltissimi (eufemismo), ma messi nei punti più difficili. L’arrampicata è bella, continua, mai troppo difficile, con qualche passaggio di V.
Ci alterniamo Tommy ed io come capo cordata scambiandoci le corde del terzo, Milena, che dopo diverso tempo a digiuno di roccia si cimenta nuovamente con nodi, longe e progressione. Forse non proprio un inizio plasir!
Il tempo scorre tranquillo, saliamo sicuri, anche sui passi un po’ più sostenuti, sotto un tettino e più su, per vincere uno strapiombino. Le soste sono su chiodi vecchi, ma ancora solidi, Le soste della vicina Balzola, invece sono nuove di zecca, luccicanti.
Arriva il momento delle calate. La discesa forse genera più ansia della salita. Nell’istante in cui ti sleghi dalla corda usata per la progressione, sei appeso alla sosta con la longe, unico cordone ombelicale che ti separa dal baratro, che hai sotto i piedi.
Controllo il nodo di giunzione delle corde e poi dopo averle filate per bene, le buttiamo giù. Le doppie sono da 50/60 metri; l’ultima ci porta con i piedi per terra, poco sotto i nostri zaini.
Riposto il materiale, ci dirigiamo alla macchina, passando dal freschetto dei 2300 metri, all’ombra della grande parete, al caldo torrido della macchina. Una birretta a Campo Base e soddisfatti torniamo alla normalità.
W Gli Orchi, W la Montagna