domenica 14 marzo 2021

Bici Mtb Anello Castello di Rivoli(To) 11 Marzo 2021

 


Traccia Rivoli Castle Ring

Dalla Mattana dell'OrcoPinoR


Era da un po' che mi frullava per la testa fare tutte, o quasi, le salite che portano al Castello di Rivoli sede del museo di Arte Contemporanea e sito geograficamente sulla testa Est della Collina Morenica di Rivoli.

Dal Castello si ammira una vista magnifica su Torino e sulla bassa Val di Susa. Luogo di ritrovo per tutti. 
Per il piccolo tour ho scelto la Mtb che permette rapporti più corti viste le arcigne e brevi salite. E poi ho deciso l'avvicinamento da Alpignano dal famosissimo Bosco del Ghiaro.


Eccole le proposte delle salite :

5 Uphill to Rivoli Castle
- Via Rosta, Corso al Castello
- Strada Scaravaglio
- Via Gen.Chiapperotti, Via Montelimar
- Via Rombo', Via Fiorito, Mura Medioevali
- Viale Partigiani, Via al Castello, Collegiata

Per 30km e 700D+

Mi sono divertito assai. Il ritmo da passeggiata, gli alberi già fioriti, mi hanno fatto godere queste 5 dure salite. 
Al termine del breve tour, sulla mappa, s'intravede un fiore. Il fiore all'occhiello di Rivoli.
Per i Rivolesi che non vogliono abbandonare i confini del proprio comune è una fortuna avere un simil tracciato.






sabato 23 gennaio 2021

Bici Bdc Virtuale Tour dell'Ortles 17-23 Gennaio 2021


Brevetto Audax-Ari Tour dell'Ortles

Dalle note dell'OrcoPinoR 

Premessa

LockDown, zone Gialle, Arancioni e Rosse ne abbiamo e ne stiamo tuttora passando di tutti i colori.

Ho avuto l'accortezza. nel Maggio del 2020, di  ordinare un paio di rulli Smart Tacx Neo2T. Il meglio, a mio parere sul mercato, al momento. 
I rulli ordinati a Maggio, mi sono arrivati ad Agosto 2020 causa una richiesta pazzesca dal mercato mondiale. Inutilizzabili in piena estate, ma era tutto fieno da mettere in cascina per l'Autunno-Inverno a venire.
Uno strumento, silenzioso e quanto mai realistico. Discese, salite, pendenze sono simulate in modo egregio. Complimenti a TACX.

La previsione del prolungamento del contagio in seconda e terza ondata, la prefiguravo da tempo, senza escludere che sarei stato, anch'io o qualcuno della famiglia, infettato da questo terribile Virus al nome di Sars-Cov-2.
E cosi è stato, nel mese di Gennaio 2021, sono stato costretto alla Quarantena causa COVID19. Senza sintomi però, e sano come un pesce. Ma sempre relegato agli arresti domiciliari son stato. 

Il Tour
Il progetto del Tour dell'Ortles in RealTime era già una mia idea di questo autunno 2020 e l'avevo condivisa con OrcoLallo, OrcoRolfy e Carlucciu. Chissà magari da fare nell'estate del 2021.
L'imbeccata del Tour dell'Ortles, a dire il vero, l'avevo ricevuta dall'OrcoSilver che me ne aveva parlato entusiasta.

Il Tour d’Ortles si svolge lungo uno tra i più affascinanti percorsi alpini di tutta Europa. Un incontro ravvicinato con i colossi ghiacciati dell’Ortles – Cevedale e Presanella, dove s’incontrano Alto Adige, Lombardia e Trentino: l’itinerario racchiude tutto il territorio del Parco Nazionale dello Stelvio, l'Alta Valtellina, la Valle Venosta, Val di Sole e Val di Non.
Cosi si potrebbe riassumere questo tour ciclistico che comprende quattro passi alpini (due grandissimi come Stelvio e Gavia, due outsider come Tonale e Palade), con un dislivello complessivo di 5.700 metri distribuiti lungo un tracciato di 250 chilometri

Per 250km e 5700D+

Il Progetto
La quarantena l'ho passata a pedalare con i Tacx Neo2T, normalmente il mattino, utilizzando come piattaforma quella di TACX, la stessa azienda che li ha costruiti. I rulli sono attaccati alla mia fedelissima e Specialissima Leader Olympya 2020.
TACX è un'azienda olandese ed è stata acquisita dal colosso Garmin nel Feb 2019. Gli americani sono stati preveggenti. Il successo dell'HomeTraining è sotto gli occhi di tutti.
Mi chiedevo dunque se non fosse possibile fare con i rulli smart,  restando a casa, il Tour dell'Ortles. Detto fatto pianifico le tappe :


Impensabile, per me pedalare  in un trip unico tutto il percorso. 
In RealTime credo che impiegherei 17-20 ore. Immaginate, cari lettori, farlo per intero con i rulli, anche se questi sono il Top di gamma.😱.
Ho diviso il Tour in 5 stage, e non è restato altro che pedalare e fantasticare.
Sull'applicazione TACX ho trovato il video della salita allo Stelvio. Per gli altri 4 Stage ho costruito la traccia su Strava e l'ho scaricata su TACX. Semplice come bere un bicchier d'acqua.

Litri di sudore sono state prodotti, numerosi asciugamani sono stati utilizzati, borracce di sale sono state consumate ed il Tour dell'Ortles è stato concluso, con la speranza di poterlo pedalare in modalità RealTime.

Conclusioni
La quarantena è passata in fretta grazie all'Home Training ed in generale con lo Sport che 

                       "A volte ti salva la vita".





lunedì 21 dicembre 2020

Trofeo Orco dell'anno 2020 WebInAir 18 Dicembre 2020

 

Svoltasi il 18 Dicembre 2020 con meeting online il Direttivo quest'anno ha premiato:

3 posizione : OgreDoctor 



FOTO
link  foto 2020

1. OrcoRolfy- Serre Che Trail Salomon 60 km , alba al Col du Chardonnet(Francia)
2. OrcoSelena - Descrivimi la libertà
3. OrcoFabri - RIFLESSO DEL ROCCIAMELONE
4.OrcoGreg - C'è sempre luce dietro le nuvole" (Louisa May Alcott)
5.OrcoVigna II



lunedì 7 dicembre 2020

IL PUNTO DI RITROVO - Dicembre 2020

 

Dal racconto dell'OrcoSelena

Mi sono bruciata la lingua con il cappuccino appena fatto.
Mi ci vuole sempre almeno un’ora per risvegliarmi del tutto, quando mi alzo presto. Però la domenica la città dorme e quando guardo l’alba dalla finestra mi godo l’esclusiva come se fosse un’anteprima a La Scala.
Appoggio delicatamente la tazza sul tavolo, nonostante la stizza per la bruciatura. Devo arrivare al punto di ritrovo entro le sei, ma mi soffermo ancora un po' a respirare il caffè come se quel tempo mi fosse dovuto.
Poi metto le scarpe da corsa e mi alzo lo scaldacollo sopra il naso, ci respiro dentro.
Prendo la giacca antivento e lo sguardo mi si posa sulla scritta sul dorso: “Marathon des Alpes Maritimes 2011”.
-Ti ricordi la nostra prima maratona? Partenza alle 7:00 di mattina, era novembre

-È sempre la prima domenica di novembre, come la maratona di New York. Una volta o l’altra dovremmo saltarla, se vogliamo andare a quella di New York. Perché dobbiamo andarci. Vuoi ancora farla?
Guardo mio padre mentre beve il caffè in un unico sorso, mentre io non ho ancora nemmeno cominciato. Avvolgo entrambe le mani sulla mia tazza calda per dargli l’impressione che mi stia affrettando anch’io.
-Ci siamo alzati alle 5:00 e il bar dell’hotel era ancora chiuso, per cui siamo andati in quella caffetteria, ti ricordi quanto era stretta? C’era il bancone di metallo un po' ammaccato, poi giusto lo spazio per una fila di persone in piedi e poi subito la vetrata. I francesi fanno tutto stretto.
-Però fanno bene il Pain au chocolat. Lo abbiamo mangiato come se la gara dipendesse da quei carboidrati. Non ne sapevamo ancora un bel niente di corsa. E poi ti ricordi che per poco non ci siamo quasi
All’improvviso qualcuno alza il volume della musica e le sue parole si disperdono nell’ambiente. Lui lancia uno sguardo di rimprovero al barista e poi guarda me scuotendo visibilmente la testa. Subito io sorseggio un po' di latte, guardandolo da dietro la tazza come se ci fossi di mezzo anch’io. Poi rido e lo fa anche lui. Provo a dire qualcosa ma c’è troppo rumore.
Quella mattina di novembre ci aggiravamo tra le griglie di partenza, suddivise a settori per tempo di gara previsto. 
Le vie erano piene solo di runner oppure di famigliari venuti a sostenere un papà o una sorella.
Io e mio padre eravamo lì entrambi per correre e così ci sostenevamo a modo nostro.
Faceva freddo e mancava ancora mezz’ora alla partenza. Inesperti, decidemmo di non entrare nelle griglie e di muoverci ancora un po’ per scaldarci. All’ultimo ci venne persino in mente di fare un salto al bagno. 
Ci demmo appuntamento a un inequivocabile lampione della Promenades des Anglais, quello accanto all’ingresso del Beau Rivage.
Lo ricordo bene, con il suo arco in ferro battuto e le lettere azzurre come la rinomata Costa.
Non ricordo invece con esattezza il momento in cui ci dividemmo, io diretta verso i bagni chimici delle donne, lui altrove.
Un paio di minuti dopo riaprii la porta di plastica rossa, ma il mondo che mi si presentò davanti non era più lo stesso. C’era una folla soffocante di corridori compatta su ogni lato, faticai a raggiungere la grigia di partenza.
Una volta arrivata mi accorsi che la massa di persone non solo limitava la visuale a meno di un metro da me, ma rendeva impossibile localizzare l’ingresso del Beau Rivage.
Il punto di incontro che ci eravamo dati era perduto. Pensai che mai più avrei scelto un punto di riferimento ad altezza uomo. Fu il mio ultimo pensiero razionale, poi entrai nel panico.
Se avevo perso il punto di ritrovo, avevo perso mio padre.
Mancavano 4 minuti alla partenza e forse mi attendevano 42.192 metri di corsa da sola. Non potevo nemmeno pensarci.
Continuai a cercarlo con lo sguardo, mentre mi facevo largo a fatica.
All’improvviso ebbi un’illuminazione. Se ci stavamo muovendo entrambi, non ci saremmo mai trovati. Quando ero bambina mi aveva lasciata seduta nel bosco, per quello che allora mi sembrò un tempo interminabile, dicendomi “torno subito, tu aspettami qui”. Sapeva quanto mi avesse terrorizzata quella vicenda, ero certa che in quell’esatto momento gli fosse venuta in mente e che avrebbe ragionato allo stesso modo di allora: dovevo restare dov’ero e aspettare che mi trovasse.
Decisi di uscire dalla folla e mi posizionai in un punto sopraelevato.
Guardai l’orologio e mancavano 3 minuti. Ebbi un sussulto e fui in preda all’impazienza. Chiusi gli occhi e visualizzai mio padre: maglia rossa, pantaloncino nero.
Riaprii gli occhi: ce n’erano a centinaia.
Papà scusami, ma io non ce la faccio. Mi ributtai nella griglia e cercai tra i visi.  
Lo speaker urlò “2 minutes à le depart!” come se fosse la notizia migliore che potesse darmi.
Il vociare della folla in estasi aumentò di volume.
Ora battevano le mani come in un rito tribale.
Sembravano un banco di pesci, dondolavano avanti indietro per scaldarsi e con addosso i sacchi termici argentati scintillavano in un unico mare.
Un minuto. Stavo sudando sotto il mantello di plastica argento. Misi a fuoco la realtà: c’era ormai l’altissima probabilità che non ci saremmo trovati. Feci allora una lucida proiezione dei fatti: Allo sparo tutti noi avremmo iniziato a muoverci nella stessa direzione, a quel punto avrei potuto tentare di raggiungerlo.
Se lui fosse stato davanti a me. Ma se invece fosse stato dietro? Allora avrei dovuto rallentare e sperare che tentasse lui di raggiungermi.
Qual’ è la tua strategia, papà?
Ero certa che a quel punto avesse già calcolato con precisione le probabilità di trovarci che io avevo solo stimato. 
Fu più o meno allora che quella idea mi balenò in mente.
Senza di lui io non parto, non ha senso.
Mi ritiro.
A 15 secondi dallo start partì un conto alla rovescia corale. Le voci all’unisono battevano il tempo della mia condanna, il mio cuore invece batteva veloce e pesante.
Poi ci fu lo sparo e i corridori iniziarono a muoversi come in un unico corpo e io ne facevo parte.
Metabolizzai in un boccone l’idea che la nostra prima maratona sarebbe stata in solitaria. Corsi alcuni passi pesanti, in trance. Vidi persino l’unico volto al mondo che avrei voluto vedere in quel momento.
Ci guardammo negli occhi.
Lui era lì, io ero lì, in carne ed ossa.
Credo che entrambi fossimo sull’orlo di scioglierci in lacrime.
Poi ci furono 42 km di corsa. 

-Papà? 

Sono al punto di ritrovo e sono le sei passate da un paio di minuti. Davanti a me il paesaggio è inghiottito dalla nebbia mattutina e l’ingresso nel bosco sparisce dopo la prima fila di alberi.
-Ti ricordi la nostra prima maratona, quella volta che ci siamo persi…
Faccio qualche passo verso gli alberi.
-Sai come faccio da allora nel caso dovessi perderti? Vengo al nostro punto di ritrovo, un punto inequivocabile. Poi entro nel bosco, o percorro una strada di città. Basta che io abbia le scarpe da corsa ai piedi e tu compari come quella volta alla partenza.
Scommetto che lo sapevi che insegnandomi a correre, mi avresti lasciato qualcosa di te.



lunedì 2 novembre 2020

Lunigiana Bike Trail (Massa-Carrara) 17-20 Ottobre 2020

 


Dal racconto dell'OrcoMami

Sono   comodamente seduto sul divano  di casa  e scorro le  immagini  più suggestive   di questi  quattro giorni trascorsi in Lunigiana, sulla  fidata bike.
Le notizie del peggioramaneto della  situazione Covid  invadono le nostre vite e  non par vero aver potuto(ancora) vivere in serenità quest' altra avventura.
Ebbene  si, come siam soliti dire noi Orcacci, anche questa “l'abbiamo portata  a casa”.
 Il LUNIGIANA  BIKE TRAIL è  un itinerario  bike packing  a tappe  per mtb ( e non gravel !!) che percorre in modo circolare(senso orario)  tutto il territorio Lunigianese con partenza  ed  arrivo  a Pontremoli (Ms). 
Si  sviluppa  all' 85%  su strade  sterrate,  sentieri , mulattiere e   carrarecce molte  volte di  duro  single-track, sulla  dorsale dell' appennino Ligure-Tosco-Emiliano.
230 km di sviluppo con circa 7000 D+. Pochissimi i punti di appoggio per dormire  e mangiare. 

Io ed il mio socio di tante avventure, TOR compreso, decidiamo  di affrontarlo in  4 giorni.
I più virtuosi, riescono  a chiuderlo in tre giorni  ma visto a posteriori lo  riteniamo   proprio  non alla  nostra portata con bici belle cariche.
Eccoci  quindi, tra il 17 ed il 20 ottobre, sul terreno di gioco in una  finestra  di bel tempo con ancora   temperature accettabili.  Siamo  border line.  poi l 'autunno con le  giornate  più corte e le  temperature  piu rigide  renderà difficile  il tour.
Pontremoli, Apella, Equi terme e Passo  dei Casoni  sono i punti  di appoggio ove  arrivare  ogni sera senza  possibilità  di alternative


 LA NATURA   ANCORA  SELVAGGIA.
Ogni  giorno  siamo in sella  tra le 8 e le 12 ore e seguendo la traccia  gpx attraversiamo fitti  boschi, praterie, crinali assolati e solatii,  vallette rigogliose e umidissime senza mai incontrare casolari o tanto meno borgate. La vegetazione fuori del nostro sentiero è fittissima  e sovente impenetrabile. Di persone  nemmeno l'ombra.
La sensazione di poter vivere ancora una piccola avventura di autosufficienza vera  si fa strada dopo pochi km e man mano che procediamo ci rendiamo conto della  diversità  dalle  nostre  zone  abituali. Per raggiungere una strada asfaltata od un paesino in caso  di necessità, ci  vorrebbero tantissime  ore    e questo  ci  “gasa”  non poco.
LA FAUNA
Semplicemente  stupevole.
Una  mattina  pedalo  avanti io e  sento nitrire  all'orizzonte .  In breve un magnifico  cavallo galoppa  verso di me  e io, non abituato, mi spavento .Poi ne  seguono altri  che  lasciati allo stato brado girovagano per questi appennini  prima di essere ricoverati per l' inverno. Incredibile .
Non  di rado un capriolo attraversa il sentiero veloce come una meteora.
E che  dire  poi dei  cinghiali?
Si ahime'. Spinti  dalle  battute  di caccia   ci  capita  di vederli mooolto  vicini  alla  nostra  traccia  e  la paura  ci fa fare delle accelerate deleterie per i muscoli!


FOGLIAGE
L'autunno  alle  porte  ha già fatto cambiare i colori ai vari  tipi di alberi dell' Appennino.
A tratti  abbiamo potuto ammirare veri e propri  quadri di impressionisti.
Boschi  di betulle  arancioni. Castagneti di color ramato. Crinali verde intenso con macchie  di corbezzoli  rossi. Gioia  degli occhi.

L'ALTA  VIA  DEI MONTI  LIGURI
La tappa  Passo dei Casoni-Pontremoli ci fa scoprire per ore ed ore lo splendido tracciato  della  A.V.M.L.  Uno sterrato  ciclabilissimo  che  cavalca l'arco appenninico  alle spalle  di La Spezia. La  vista  spazia  sul mare  e  riusciamo a  distinguere nitidamente il golfo  di Portovenere , l'isola della Palmaria e La Spezia.
Insomma bellissima   esperienza. Tecnicamente  assolutamente  non  banale per i single track che  sovente si incontrano. Alcune  salite causa il fondo molto rovinato dalle piogge, ci hanno  costretti al portage. Tantissimi i chilometri a perdifiato  su sterrati  ciclabilissimi. Anche  quel  poco  che  abbiamo dovuto fare  in notturna  era serenamente ciclabile.  D'obbligo  la traccia  gpx .
Noi  al finale abbiam  registrato su dispositivi Garmin, 217 km   e 7300D+ .
 La consiglio  a chi ha  voglia  di bici e di avventura, tanta, e  di autosufficienza.
Per gli Orchi che  amano il “sentiero” qui si sazieranno  di  certo!



Mtb - Lago Layet - Vallone di Saint Marcel(Ao) 31 Ottobre 2020

 

Foto Mtb St.Marcel

Dal racconto dell'OrcoBee

OrcoCamola ha trovato il modo di unire il suo  atavico amore per la Valle d’Aosta con la recente passione per le ruote grasse. Dopo Torgnon e dintorni di sabato scorso ci propone un giro nel vallone di Saint-Marcel, sopra l’abitato dell’omonimo paese, vicino a Fenis.
Aderisce senza batter ciglio l’Ogredoctor, anche lui sempre più affascinato dalle due ruote.
L’atmosfera generale è di nuovo pesante, siamo ripiombati nel pieno dell’incubo collettivo da Covid, i contagi dilagano anche tra gli Orchi (in bocca al lupo a tutti!) e limitano la presenza all’uscita.
Il venerdì pomeriggio leggo velocemente la descrizione dell’itinerario e noto le avvertenze su qualche tratto dalle pendenze veramente toste  con rampe ancora più feroci dovei occorre scendere dalla bici...mi preoccupo un po’;  vabbè aggiungiamo incubi agli incubi, del resto  il 31 ottobre si festeggia Hallowen per i più giovani, è vigilia della festa di Ognissanti per noi più attempati.
Partiamo alla volta di Saint Marcel di buon mattino in una pianura nebbiosa e freddina.
All’imbocco della valle le nebbie si diradano e ci accoglie un cielo blu, i colori autunnali fanno capolino, ormai anche in bassa valle.

Usciamo a Nus, passiamo Fenis e ci dirigiamo verso Plout, frazione di Saint Marcel, 1000 m. di altitudine circa, dove parcheggiamo.
Ci aspettano 1300 metri di dislivello in 16 Km circa ma il grosso sarà fatto negli ultimi 6 km con le famose rampe di cui si diceva.
Allevia le nostre ansie una spettacolare ambientazione autunnale con i colori tipici di questa stagione di mezzo. Il primo tratto di strada è asfaltato; si sale, scacciando i primi brividi di freddo, in mezzo a splendide borgate, pendii curati, e pennellate di verde-giallo-rosso-marrone. Ogni tanto la vista si apre sulle montagne della Valle, Ci sono alcune frazioni che godono di una vista che spazia dal Bianco al Cervino e al Massiccio del Rosa, le pause per contemplare tanta bellezza sono d’obbligo e ci consentono di rifiatare. Il sole, pur essendo l’itinerario nel versante all’ombra, comincia a scaldare.
L’asfalto termina dopo 9 km alla frazione Drugees. Comincia lo sterrato che aggira le vecchie Miniere di calcopirite (visitabili: info  https://www.minieresaintmarcel.it/) la gita comincia a svelare la sua natura: ottimo fondo ma rampe feroci. Dapprima gli strappi si alternano a tratti di falsopiano, dopo un cancello una discesa ci fa perdere qualche metro e rifiatare ma sarà l’ultima occasione. Da lì in poi la pendenza passa da una media del 10-12% a strappi al 16% e muri oltre il 20%. Per fortuna la bellezza del posto e della giornata ci forniscono il pretesto  per frequenti pause che preservano le coronarie dall’esplosione. Si passa più volte il torrente Saint Marcel, alcuni alpeggi, e poi sempre sui muri ci si affaccia sulla nostra meta, il lago Layet, semighiacciato. Da li, volendo, con altri due km sempre molto ripidi si arriva all’ultimo alpeggio del vallone.

Pausa e tempo per cambiarci e comincia le seconda parte della gita, la discesa. Per un tratto ripete l’itinerario di salita per poi deviare sulla sinistra per una strada bellissima, leggermente più tecnica in mezzo ad un bosco di larici ingialliti dall’autunno che costeggia il torrente e ci permette di evitare tutto l’asfalto della prima parte di salita.
Le pendenze si fanno sentire anche in discesa, i freni delle bici e le mani dei ciclisti sono messi a dura prova.
In brevissimo tempo scendiamo e siamo alle macchine, non fa freddo, ci cambiamo e ci concediamo una birretta in quel di Fenis prima di tornare alle atmosfere cupe della quotidianità di questo periodo, purtroppo non per effetto di Hallowen.
La montagna ci ha di nuovo regalato qualche ora di bellezza, ha alleviato le nostre angosce e placato le nostre ansie;  se in cambio ci chiede solo un po’ di fatica, va bene, siamo disposti a concedergliela.
Grazie a OrcoCamola, che ci ha fatto conoscere questo angolo più nascosto della Valle d’Aosta e a OgreDoctor, portatore sano e contagioso di grinta e tenacia.
W la montagna, W gli Orchi!