lunedì 17 febbraio 2014

Nice 10 Miles du Carnaval Nizza (Francia) 16 Febbraio 2014

Photo Nice 10 Miles du Carnaval 2014
Sito Nice 10 Miles du Carnaval

Dal sito dell'evento....
The Rock ‘n’ Roll Marathon Series is the ‘World’s Largest Running Series’ with more than 500,000 people taking part in 26 North American cities each year. The series enjoys great appeal for the destination athlete, tremendous local support and has firmly established itself as a dynamic running platform..

Dal racconto dell'OrcoLaura con OrcoZoppo, OrcoJoak ed OrcoSelena
Il 16 febbraio 2014 gli Orchi.... Hanno partecipato alla 'vivace' rock'n'roll di Nizza.
La città, in festa per il carnevale,  ha accolto i nostri con sorrisi e colori travolgendoli in un clima di allegria e spensieratezza. La partenza é stata data alle ore 09 e 15 e la gara si é svolta su un lungomare in festa; ad accompagnare i podisti, la maggior parte dei quali ha corso la gara indossando costumi carnevaleschi tutt'altro che banali,c'era musica, tifo ed un generoso sole.
 Generosi anche i rifornimenti ed il buffet all'arrivo! E allora Orchi,tutti, prepariamo il nostro costume che Nizza il prossimo anno ci aspetta per regalarci ancora grande emozione!!!!!!

domenica 2 febbraio 2014

Sci di fondo 34° Marcia Gran Paradiso Cogne (Ao) 2 Febbraio 2014

Foto Marcia Gran Paradiso 2014 Partenza
Foto Marcia Gran Paradiso 2014 Race
Classifica Marcia Gran Paradiso 2014
Video Marcia Gran Paradiso 2014
Sito Marcia Gran Paradiso

Edizione 2011

Dal racconto dell'OrcoPinoR
L'inverno lungo a passare per chi come me si trova al momento fuori dal mercato del lavoro.
Con le corse in montagna 2013 archiviate e la bicicletta nel congelatore decido di rispolverare per il 2014 una mia passione mai sopita, lo sci di fondo.
Ma per noi occidentali alle passioni va dato un obiettivo, ovvero un momento per mettersi alla prova con se stessi.
Tra tutti gli obiettivi possibili e nelle vicinanze di casa ecco individuata la Marcia GranParadiso che si svolge a Cogne (Ao). Una perla delle Alpi nell'omonima vallata.
Ne avevo sempre seguito le notizie tramite i media e da una decina di anni ho seguito i racconti dell'OrcoCamola, che credo sia arrivato alla sua quinta edizione.
Gli scorsi anni ero li, li per farla ... ma poi; la tecnica scarsa, i materiali altrettanto, mi hanno sempre fatto desistere dal partecipare.
Questa 34° edizione sarà quella giusta, il tempo a disposizione per la preparazione e la scelta dei materiali non manca.
Per dipanare qualsiasi dubbio mi iscrivo subito alla competizione e da buon Orco naturalmente a quella più lunga, la 45km a tecnica classica.
A dire la verità il pattinato lo preferisco per via dei mie trascorsi sui pattini a rotelle, ma tant'e' per l'inverno come allenamento sarà solo passo alternato.
Le uscite combinate con gli amici Orchi a Pragelato (To) , Brusson (Ao), Usseglio(To) mi danno modo di prendere confidenza con il movimento cosi tanto bello da vedersi fare ai campioni, ma cosi complesso da mettere in pratica per spostarsi veloci sul manto nevoso.
I chilometri percorsi in due mesi circa 150, non tanti ma c'e' da considerare che siamo trailers e quindi l'apparato muscolare, cardiovascolare e polmonare sono abituati ad affrontare ore di corsa in natura.
Ultimo allenamento sulla pseudo pista ghiacciata. tre giorni prima della competizione, del colle del Lys (To).
Gli  sci che decido di usare per la gara sono dei Rossignol X-WIN con la parte di tenuta in materiale chimico arancione che non necessita di nessuna sciolinatura, solo le punte e le code le tratto sempre con un RODE FAST FLOUR... ma proprio un'ombra nhè.

Certo con la neve ghiacciata in salita la tenuta è scarsa, ma in discesa le asticelle di plastica sono delle saette.
Il giorno della gara si avvicina inesorabile e nove giorni prima metto in forse la partecipazione.
Infatti Venerdì 24 Gennaio 2014 mi accade un incidente in bici MTB, dove sbatto violentemente la testa, perdo conoscenza e rovino il mio bel visino.

Le visite mediche per mia fortuna scongiurano il trauma cranico, ma l'incidente psicologicamente mi fiacca mettendo in forse la partecipazione alla Marcia.
Un sol giorno di riposo basta a ricaricarmi e farmi decidere di partire per Cogne, il resto si vedrà.
Organizzo la logistica per evitare un'alzataccia ed arrivare al nastro di partenza il più riposato possibile, cosi che prenotiamo una stanza nel fantastico Hotel Miramonti, fronte piste.
Arriviamo a Cogne(Ao) sabato 1 Febbraio 2014 alle 16.00, la neve cade incessante, non era il meteo che speravo ma domani non si va a nessun colle sui 3000 slm, solo un lungo marciare per 45km su piste ben battute.

Poche persone in strada, non si direbbe che domani ci sarà una delle più belle manifestazioni dello sci di fondo d' Europa.
Parecchi gli stranieri proveniente dai paesi scandinavi, lo si sente nei locali, con quel loro modo di parlare il linguaggio delle balene...il balinese.
Dopo una visita alla zona partenza/arrivo ed una cena a base di carboidrati presso un'improbabile Pizzeria ci ritiriamo in Hotel.
Alle 5.30 a.m. i gatti delle nevi iniziano il lavoro di battitura delle piste, circa 10cm di neve sono caduti nella notte.
Gli skiMen già alle 7.00 guardano, osservano, misurano la neve come un cuoco controlla la sua besciamella.
Oggi si corre senza PELO...che vuol dire? per me nulla, sono un neofita della sciolina, che ha preparato i suoi sci in circa cinque minuti somministrandogli l'ennesima dose di RODE FAST FLOUR.
Nel mio marsupio metto;
-1 cappellino di ricambio (nevica)
-1 giacchetta antivento (se in discesa fa freddo)
-2 Gel della Enervit
-1 cellulare (per le chiamate di emergenza)
-1 macchina fotografica (quella non manca mai)
-2 caramelle di zucchero (e se ho il calo degli zuccheri?)
-I documenti (caso mai mi fermassero o mi portano in H)
-1 carta plastificata della Carrefour (per togliere l'eventuale zoccolo che dovesse formarsi sotto gli sci..;-)

Il chip per paura di perderlo lo metto al polso, sbaglio io poichè andava messo alla caviglia i rilevatori MYSDAM lavorano ad altezza polpaccio.

Quest'anno la partenza è defilata rispetto alla zona di arrivo, si partirà circa 500 metri più in basso con le classiche griglie; i migliori, i preparatissimi, gli scarsi ed a seguire i tapascioni come me.
Alla partenza anche il mitico UltraTrailer Pavan Giuliano, alla sua 17° edizione, mi dice che alla 20° si ferma, ma io non ci credo.
Giuliano vuole chiuderla in 3h 30min...un sogno per me.
Partiti alle 9.30 puntuali, dei binari neanche l'ombra, la neve un paciocco molle, ma lo zoccolo al momento assente, ed in salita gli sci tengono. Vuoi vedere che il piccolo chimico stavolta ci ha azzeccato.
Il percorso gara ci fa girare per il famoso pianoro di Sant'Orso per un paio di chilometri. Pensavo peggio, nel senso che mi immaginavo imbottigliato nei binari come un vagone merci ed invece niente si viaggia che è un piacere, se vuoi superare... hop ti sposti di binario e vai come una lippa.
Terminato Sant'Orso si va giù in discesa verso la frazione di Epinel.
Eccole le prime difficoltà tecniche, almeno per me. Vedo i fondisti fermi all'inizio di un muro...Oddio ed adesso...scommettiamo che li tiro giù come birilli in una pista da bowling ?. Scivolo...sto cadendo...cado. Una culata terribile che rintrona fino alla testa già martoriata dalla caduta in bici della scorsa settimana. Mi rialzo sono tutto intero, il peggio è passato.
Finalmente il giro di boa di Epinel con il ristoro dove faccio il pieno di liquidi in previsione della lunga salita che ci porterà in cima a ValNontey.

I panorami sul percorso, con la nevicata in atto, sono mozzafiato. Con questa filosofia intraprendo, a mio parere, la parte più dura della gara.
Due chiacchere con un concorrente Norvegese, due foto scattate come meglio ho potuto ed eccomi arrivato al 20 chilometro di ValNontey.
La neve molle, ma gli sci fanno il loro dovere e si procede senza faticare troppo. Al giro di Boa del Tron Ner arrivo in ottime condizioni fisiche grazie all'allenamento di corsa in montagna.
Discesa lunga e tutta da spingere quella che porta al ristoro di ValNontey dove stavolta, vista l'ora, ingurgito il primo dei 2 Gel del marsupio annaffiato da 500cc di thè caldo.
Si riparte sempre in discesa verso Cogne e la deviazione per Lillaz.
Ripide le salite che portano a Lillaz, ma luoghi incantevoli che fanno fare pace con il mondo intero, la fatica non esiste neppure sui lunghi pianori che portano a Valleile e neanche sulla terribile discesa che ... O LA VA O LA SPACCA....
Al giro di boa di Valleile si prospetta una lunga discesa verso COGNE , tutta da spingere e con due formazioni di ZOCCOLO sotto gli sci.
Il primo zoccolo lo rimuovo senza guai, il secondo mi causa un ruzzolone senza danni.
Ancora l'ultimo ristoro ed il secondo gel di maltodestrine e zuccheri a Lillaz ed eccola infine COGNE, passiamo proprio in centro al paese, ancora il ponte, una salitina e sono felice all'arrivo  in 3H 56min.
Non poteva finire meglio questa mia prima volta alla Marcia GranParadiso.

Incantato dai boschi, dalle discese ardite e dalle risalite, ritornerò Cogne ritornerò.







Escursione Gran Bosco di Salbertrand (To) 2 Febbraio 2014

Foto Gran Bosco di Salbertrand

Dal racconto dell'OrcoCamola
Il dubbio che ci assale è questo: che facciamo domani? un bel lungo da 30 in vista dei prossimi impegni maratoneschi o andiamo a pestare un pò di neve nei boschi?
Per dirimere la questione niente di meglio di una bella birretta! E cosi dopo una lunga analisi dei pro e dei contro decidiamo: con tutta questa bella neve fresca non si può proprio correre su un grigio nastro di asfalto in una grigia giornata di pioggia.
In fondo siamo orchi e dove li trovi gli orchi se non nei boschi?
Detto fatto: Orco Camola, Orco Zoppo e Orco Joack puntano la bussola verso il Gran Bosco di Salbertrand.

Raggiunto l’abitato di Salbertrand, si scende verso la Dora Riparia in direzione del Gran Bosco. Nei pressi di un parco giochi si può lasciare l’auto e imboccare il sentiero GTA che dopo un salto di circa 600 metri ci porterà ai 1771 m del Rifugio Arlaud.
Il bosco è stupendo: la nevicata abbondante dei giorni scorsi ha creato paesaggi da favola. I pini sono carichi di neve e in molti tratti il sentiero è immacolato e noi siamo i primi ominidi a lasciare le nostre impronte nella neve.
Nessun rimpianto per la 30 che abbiamo lasciato laggiù in fondo alla valle: sarà per la prossima volta. Raggiunto il rifugio dopo una breve sosta ripartiamo.

Per la discesa, anziché ripercorrere la stessa strada dell’andata, optiamo per la via che costeggia il Gran Bosco in direzione Oulx risalendo per un altro centinaio di metri appena al di sotto del Sentiero Balcone.
Passati sull’altro versante del vallone si inizia una veloce discesa verso Salbertrand attraverso bellissimi boschi di conifere mentre la neve continua a scendere copiosa rendendo ancora più magica l’atmosfera invernale.

Dopo oltre 5 ore di cammino e circa 900 metri di dislivello torniamo alla base stanchi ma soddisfatti della giornata trascorsa.

martedì 28 gennaio 2014

Sci Alpinismo Besimauda o Bisalta S.Giacomo Boves (Cn) 24 Gennaio 2014

Foto Scialpinismo Besimauda o Bisalta

Dal racconto dell'OrcoIng

Gita in  compagnia di Roberto Mazzino, Ugo Ricci, Mauro Mazzino.

Besimauda o Bisalta, q. 2276 a SSO (Bec Rosso) 
per lo Sperone Centrale

Alcune note tecniche:
quota di partenza (m): 957
quota vetta (m): 2276
dislivello complessivo (m): 1319
tipo itinerario: su dorsale 
difficoltà: OS :: [scala difficolta]
esposizione preval. in discesa: Nord-Ovest
località partenza: San Giacomo (Boves, CN) 


narra  la leggenda
Un montanaro, infatti, s'inerpicava lungo i suoi sentieri: dopo avere ben piazzato il suo formaggio al mercato cittadino, tornava al suo villaggio, non disdegnando di festeggiare con numerosi "mezzi" la buona giornata. Il vino tuttavia rendeva il passo sempre più incerto e quando la luna tramontò dietro il profilo della Besimauda, l'incedere del buon uomo si fece veramente difficoltoso: sassi, radici, buche e asperità d'ogni genere trasformavano ogni passo in un tormento. Improvvisamente apparve al pastore il diavolo che, in cambio della sua anima, gli offrì un po' di chiaro di luna Il pover'uomo, con la mente annebbiata dal terrore e dalla stanchezza, accettò: il diavolo stilò il contratto, mentre un esercito di piccoli demoni ritagliava dal monte la porzione di roccia che oscurava il disco della luna. Quando l'essere infernale presentò al montanaro l'atto di vendita della sua anima, il pallido chiarore dell'astro illuminò a fatica la firma con la quale il disgraziato siglò il contratto: si trattava di una croce, unica cosa che la vita grama gli aveva insegnato a scrivere, che pare agli Inferi non avesse valore legale ! Fu così che la sua anima fu salva: il diavolo fuggì urlando rabbiosamente e l'unica che ne fece le spese fu la montagna, che perse una fetta della sua vetta e che il giorno seguente si presentò con una cima bifida, bis-alta, cioè due volte alta.

La Besimauda o Bisalta, è certamente una delle più celebri montagne del Cuneese. La sua posizione strategica  a ridosso della grande pianura Piemontese e soprattutto della città di Cuneo  ne costituisce  certamente il simbolo per eccellenza.
Ben individuabile dall’intera cornice alpina, essa è caratterizzata da  tre cime di elevazione tra i 2200 e 2300 mt,  ciascuna dominata da una caratteristica croce di vetta. E collegata da una cresta  facilmente percorribile in tutte le stagioni.
Essa fa parte in realtà di un gruppo montuoso che culmina nella Costa Rossa a quota 2404 m ed è stata teatro di numerose leggende relative alla  sua forma.
Per la sua posizione è un punto panoramico di primo ordine ed anche oggi con una meravigliosa giornata di sole e’ stato possibile spaziare lo sguardo  dalla catena delle Alpi Marittime fino alle Alpi Cozie con il Monviso e tutte le Graie fino al Cervino ed il Massiccio del Monte Rosa. Verso Sud lo spettacolo del Marguareis, Argentera fino a distinguere nettamente il Golfo di Genova con lo sfondo delle Alpi Apuane approfittando invero di una serie di cataclismi geologici che ne hanno reso possibile  lo sguardo oltre lo spartiacque appenninico
Ma per quanto in Estate diventi una semplice elevazione  caratterizzata da un accumulo  di pietrame e sfasciumi, nella sua veste invernale prende le ardite forme di un gigante  alpino.
Tre sono i contrafforti che quali speroni sostengono il massiccio sul suo versante verso la città di Cuneo, ciascuno di supporto e sostegno alla sua corrispettiva cima, altri due si elevano dalle val Pesio, verso Pradeboni
Ma la gita con le pelli per eccellenza è lo Sperone Centrale
Innevamento abbondante, giornata soleggiata e previsioni di bel tempo costante ne fanno un must.
In realtà gita decisamente impegnativa, classificata OS.
Vista dal basso assume le connotazioni di un gigante Himalaiano con  le sue poderose creste a sviluppo abissale. La vegetazione presente nella sua prima parte ci riporta però con i piedi a terra. La qualità della gita è riservata tuttavia a Scialpinisti molto rodati per la presenza di una  forte esposizione su tutto il filo  della dorsale.

Difatti, lasciata San Giacomo di Boves e le sue  numerose borgate alte, nel piccolo parcheggio di fine strada solo tre  o quattro  veicoli dal quale emergono  le tavole da neve. Si risale lentamente la stradina innevata che raggiunge le grange più alte. Ecco spuntare nella valletta il profilo imponente di tutto lo Sperone. Con molta fantasia mi rivedo tutta la grande cresta della BiancoGrad al Bernina. Beh, non sarà forse un Bernina ma mi sembra decisamente una salita complessa.
Difatti, raggiunto in breve il filo dello Sperone, finalmente al sole dopo il gelo del grande Nord, si comincia a salire decisamente su una ripida traccia fatta  dai ciaspolari. Il terreno diventa più  acclive e si tratta di vincere tre risalti  molto impegnativi, in particolare l’ultimo che ci adduce alla croce di vetta. La neve frattanto nella parte alta è diventata  molto più consistente tale da obbligarci a montare i coltelli. Le ultime curve su una pendenza di circa 30-35°si rivelano al limite per un povero sci alpinista come il sottoscritto. Ovviamente non posso demordere  e finalmente la croce terminale. Panorama mozzafiato su tutto l’arco alpino e come detto anche sul golfo ligure. Vedo con sorpresa gli altri free rider inforcare una via di discesa  su una canala da brivido  sotto la cima. Mi sembra troppo e  ripieghiamo quindi  sulla via di discesa che almeno per la prima parte non si rivela banale e da percorrere con molta attenzione. Nel tratto centrale neve discreta seppur molto coesiva in forza della grande umidità degli ultimi giorni, nella parte inferiore da dimenticare. Comunque tutto da ricordare anche per l’impegno richiesto dalla sua classificazione  e condizione nevosa.


domenica 26 gennaio 2014

Mezza Maratona di S.Gaudenzio Novara 26 Gennaio 2014

Foto Mezza Maratona di S.Gaudenzio 2014
Sito Mezza Maratona S.Gaudenzio

Dal raconto dell'OrcoGabryC
“Vieni con noi alla Mezza di San Gaudenzio?”, è stato l’invito dell’OrcoZoppo e dell’OrcoJoak.
Ho fatto attendere la risposta almeno un mese, non ero convinta di poter chiudere i 21 km decentemente, ma soprattutto senza patire troppo.
E poi avevo dubbi sulla location. Novara….nel mio immaginario avrei dovuto percorre una strada  piena di rotonde e cavalcavia che portava ad una zona industriale piena di brutti capannoni…
Nel frattempo però ho iniziato allenamenti un po’ più ‘seri’ , che, uniti ad una certa carica emotiva, mi hanno convinto ad iscrivermi.
Stamattina appuntamento all’alba con i miei due compagni di viaggio.
Prima delle 8 siamo all’entrata di Novara e, dopo aver girato in parecchie rotonde (allora esistono per davvero!?!?!), giungiamo al palazzetto dello stadio, dentro il quale ritiriamo il pettorale, ci cambiamo in tenuta da corsa e ricoveriamo i borsoni presso il punto deposito.
Al piano inferiore sono indicate le docce e i massaggiatori sono pronti in largo anticipo per accogliere i runners che vorranno approfittare a fine gara del loro servizio.
Per quello che ho visto finora non posso che plaudire l’organizzazione.
Fuori fa freddo, per cui decidiamo di uscire solo una ventina di minuti prima della partenza.
Nel grande parcheggio sterrato di fianco al palazzetto, devo incitare Paolo e Mario per fare un minimo di riscaldamento, poi ci dirigiamo verso l’arco gonfiabile della partenza.
Ennesimo mio errore di valutazione: pensavo che alla mezza di San Gaudenzio si iscrivessero ‘4 gatti’, invece siamo poco meno di 1.200 partecipanti.

Ore 9.30, in bocca al lupo, via!
Lasciata la città dopo appena 2 km, la gara si snoda piacevolmente nella campagna circostante, attraversando piccole frazioni . Ebbene, devo ricredermi anche riguardo il percorso.
Il bel sole inizia a mitigare la temperatura rigida del mattino e sono contenta di aver optato per un abbigliamento leggero.
Superato il 10’ km, le gambe girano bene, lo ‘stato di grazia’ mi fa quasi paura e penso ad un eventuale prossimo cedimento…che per fortuna non arriverà mai.
Al 16’ km mi accorgo che in lontananza svetta la cupola di San Gaudenzio ed è un piacere vederla velocemente sempre più vicina.
Chissà dove sono Paolo e Mario…
Di ritorno dentro Novara, il percorso non è più così scorrevole,  ma ormai è fatta e l’adrenalina mi spinge ad aumentare il passo. Tra due ali di pubblico che ci applaude, arrivo in volata sotto l’arco e blocco il Garmin: 1h 38’ 34”!
L’OrcoZoppo arriva quasi subito dietro, poi, a distanza di alcuni minuti, termina la fatica anche l’OrcoJoak.
Siamo soddisfatti, ci congratuliamo a vicenda, scherziamo e scattiamo foto.
Ci tocca attendere oltre mezzogiorno per l’inizio delle premiazioni, poi finalmente ci godiamo un bel piatto di riso e gorgonzola.

115° Cimento Invernale tuffo fiume Po Torino 26 Gennaio 2014

Foto 115° Cimento Invernale tuffo fiume Po

Dal racconto dell'OrcoPolare

Numeri da record al 115°Cimento Invernale “Orsi Polari” di Torino tenutosi questa mattina alle ore 10,00 al Circolo Canottieri Caprera in c.so Moncalieri 22 .
Presenti sul “pontile di lancio” circa 50 temerari tuffatori, uomini, donne, anziani, bambini ed Orchi. Si, ben due Orchi, il sottoscritto OrcoPolare e l'OrcoMarcello caduto per la prima volta in questa rete dalla quale difficilmente riuscirà a venirne fuori ...

E' un evento che si ripete dal lontano 1899, sempre l'ultima domenica di Gennaio, per volontà del colonnello Nino Vaudano, fondatore della “Rari Nantes” Torino avente come scopo nobile quello di dimostrare che è possibile effettuare un salvamento in acqua in qualsiasi condizione meteo e con in dosso un semplice costume da mare.
Ore 10:15 tutti in costume, ciabatte ed accappatoio, si innalza il Tricolore ed i tuffatori schierati come militi, cantano sulle note dell'Inno di Mameli . Il pubblico di curiosi osserva dal Ponte Umberto I, i tuffatori che via via vengono chiamati al pontile dallo speaker .
Acqua ottima per la cottura degli spaghetti (“ben”4°C), temperatura esterna 2,5°C, ma il clima oggi è stato decisamante clemente; nelle precedenti edizioni abbiamo visto ben di peggio.

Fine delle batterie, discorso finale delle autorità presenti, premiazione individuale dei singoli atleti con una bella medaglia “Torino 2015” che sarà capitale europea dello sport e bella maglietta della HEAD . Non si poteva che concludere l'evento con un bel rinfresco gentilmente offerto dal Circolo Canottieri Caprera ( e c'è chi ha fatto veramente onore al banchetto; gli Orsi Polari presenti, capiranno …)


Viva gli Orsi Polari e viva gli Orchi !!

sabato 25 gennaio 2014

Trail autogestito Monte S.Giorgio e Pietraborga Piossasco(To) 25 Gennaio 2014

Foto Trail autogestito Monte S.Giorgio e Pietraborga

Dal racconto dell'OgreDoctor

Il Monte San Giorgio e il vicino Pietraborga sono un bellissimo campo di giochi per noi trailers, con innumerevoli percorsi, tutti rigorosamente su sterrato.
Pensando ad un'alternativa per il fine settimana, non avendo nessuna voglia di correre un cross, provo a tracciare sulla fedele cartina Fraternali, un percorso che colleghi le due montagne, passando per le rispettive creste. Ne viene fuori un anello di 18 km e circa 1000 metri di dislivello positivo. Niente di proibitivo, considerando l'inizio stagione.
Rispondono all'appello 3 orchi (OrcoTartaro, OrcoCicillo e OrcoGas). Ci troviamo alle 8.00 del mattino al CRAI di Piossasco, da dove, da sempre, partono le nostre scorribande su questi sentieri.
L'aria è gelida, ma questo strano inverno ci regala un cielo splendido, completamente sgombro da nuvole e un sole che piano piano comincia a scaldare i nostri infreddoliti muscoli.
Saliamo per la direttissima. Abbiamo scoperto questo sentiero, poco visibile, ma ben tracciato con segnavia rossi, solo l'anno passato e da quel momento lo preferiamo alle altre vie più classiche di salita, per la sua intensità.

In cima troviamo l'OrcoGreg, che reduce da qualche acciacco, preferisce non continuare il giro.
Dopo alcune foto di rito, riprendiamo il nostro cammino. Il ritmo è blando, giusto per scaldare i motori in questo avvio di stagione e cominciare ad immagazzinare un po' di resistenza per le imprese ardue che ci attendono durante l'estate.
Scendiamo al Colle del Prè e, da qui, svoltando a sinistra sulla strada sterrata carrozzabile, raggiungiamo qualche curva più in basso la partenza del sentiero dedicato a David Bertrand. Il sentiero è bellissimo, segnato con segnavia gialli (SDB).
Guadagnamo un po' di quota fino a Pera Luvera, un grosso masso erratico con un pilone votivo in cima, poi con un traverso veloce nel bosco arriviamo ad un bivio con una grossa pista tagliafuoco. Il sentiero SDB prosegue sulla sinistra e arriva fino a Roletto, il nostro invece è dritto davanti a noi e conduce al PietroBorga.

Siamo su un tratto di strada che conosciamo molto bene, per averla fatta l'anno passato, almeno altre due volte: arriva anche questa dal Colle del Prè, ma passando per le prese di Piossasco inferiori e superiori e per la Cappella della Madonna della Neve.
La scelta di passare per Pera Luvera e usare il sentiero David Bertrand si è rivelata azzeccata, abbiamo allungato un po' il nostro giro, ma abbiamo corso su un sentiero di rara bellezza.
Passiamo, dunque, attraverso il sito celtico e ci arrampichiamo alla croce del Pietraborga per godere del magnifico panorama. Oggi è un 360° su tutto l'arco alpino.

Fino a qui, con esclusione del sentiero SDB, eravamo su piste conosciute, da adesso in avanti fino al traverso finale per tornare a Piossasco andiamo in avanscoperta. Con le spalle alla croce, subito a destra inizia il sentiero di discesa. E' la versione al contrario della direttissima al San Giorgio. Ripida e tecnica, occhio a non sbagliare, il sentiero è pieno di pietre aguzze. Il tracciato è da seguire con attenzione, si vede che è poco frequentato, forse più semplice da seguire in salita. Alcune bandelle bianche e rosse, appese agli alberi, forse i resti di qualche tracciato di gara, ci rendono la vita più semplice. Precipitiamo di quota e poi con una piccola risalita arriviamo alla Punta del Colletto (685 m s.l.m.) e con un'altro tratto di discesa esaltante arriviamo alle case. Siamo all'estremo confine del comune di Sangano.
Un brevissimo tratto di asfalto e ci ributtiamo su un sentiero che costeggiando, lato montagna, i comuni di Sangano, Bruino e Piossasco, ci riporta esattamente da dove abbiamo cominciato la salita. Sono 6 km di autentico fartlek; peccato non averne di più per lanciarsi su questi sentieri facili da correre. Arrivati nei pressi di San Valeriamo, sappiamo che le nostre fatiche sono ormai giunte al termine e raggiungiamo in breve le macchine.
Ci salutiamo, tutti molto stanchi, ma contenti per lo splendido giro.