domenica 26 giugno 2011

STAVA SKYRACE 26 Giugno 2011


Foto Stava Sky Race 2011
Sito Stava Sky Race

Dal racconto dell'OrcoPinoR
L'occasione di partecipare alla 6° Stava SkyRace è stato un susseguirsi di eventi casuali che in breve vi descrivo.
My Syster in law, il 1 giugno 2011 si trasferisce per lavoro in Alto Adige in quel di Merano e 15 gg dopo mi viene comunicato che tutta la famiglia andrà a trovarla per il ponte del Santo patrono di Torino S.Giovanni Battista.

Di primo acchito nicchio, la distanza da percorrere in macchina di 1000 km mi spaventa non poco...poi a mente fredda i miei neuroni innescano la sequenza di link:

--> Merano-->AltoAdige--->Montagne--->SKyRace--->ricerca su WEB--->Gara piu' vicina--->dal 24 al 26 giugno 2011-->Stava Skyrace.
Dopo aver verificato i cancelli i chilometri eccomi iscritto alla 6 Stava Skyrace.

Comunico entusiasta, alla famiglia che a Merano vengo molto volentieri.....

La preparazione alla Stava c'è, il 12 giugno 2011 abbiamo partecipato alla SKyRace Valmalenco Valposchiavo di 31km, poi per rifinire la preparazione, la settmana successiva 60 km in bici all'Alpe Colombino meglio conosciuta come l'Aquila di Giaveno.
La settimana prima della gara, una decina di ripetute in piano sui 400 metri ed una breve salita al monte Musinè.

Merano è una splendida cittadina dell'Alto Adige sita alla biforcazione tra la Val Venosta (il passo dello Stelvio e' a soli 70 km) e la Valle Passiria, le montagne delle Giogaie di Tessa e gli splendidi castelli medioevali la sovrastano.
La città gode della confluenza del fiume Passirio che si getta nel pallido Adige.
I giorni a Merano passano veloci...passeggiate tra i frutteti di mele, ricchi pranzi e cene annaffiate da abbondante birra locale. Ci muoviamo tra Lana con gli spendidi kaiserschmarren e Lagundo dove si trova la FORST famosa birra indigena....insomma non proprio una vita da atleta
e allora.........ZUM WOHL.

Il mattino della gara la pianificazione è la seguente; sveglia alle 5.30 colazione, partenza da Merano alle 6.30 e arrivo a Tesero(TN) in Valle di Fiemme per le 7.30, Mi affido al mio amico TOM TOM per non perdermi nelle decine di vallate della regione.
Mi raggiungeranno a Frazione Stava la famiglia, per il pranzo.
La Valle di Fiemme e' splendida , si entra e si esce da cartoline...un sogno, qui siamo nel regno dello sci di fondo. Si  svolge in Val di Fiemme  e la Val di Fassa la mitica Marcialonga a cui L'OrcoMauro ha già partecipato.


Monti Pallidi
Cosi li chiamano
Verdi invece di
Fitte foreste 
Immense malghe 
Ma anche tristi
Ricordi di sangue


In anticipo a Tesero, mi godo la partenza del chilometro verticale del Cornon, con i suoi 60 atleti, 4,5km e 1200D+.

La partenza si avvicina, nel recinto dei partenti cerco volti noti....ecco Manuela Brizio...Mamleev...e poi a circa 5 minuti dalla partenza...apparire il folletto Paolo Bert del Team Nuovi Traguardi, il re imbattuto della SkyMarathon 3Rifugi Valpellice che quest'anno si terra il 17 Luglio 2011....44km e 4000D+.
Lo speaker attende che l'elicottero si fermi alto nel cielo per dare il via alla sesta Stava Skyrace 1° prova del Campionato italiano di skyrunning 2011.
Main sponsor della manifestazione l'azienda di Ziano di Fiemme 'LA SPORTIVA'...che Dio la conservi.
Immediata l'uscita dal paese, siamo subito sui pratoni e in un lampo nel bosco con percentuali di pendenza importanti.
Siamo al fresco e si procede con l'aiuto prezioso dei bastoncini per chi sà usarli...i miei stick Leki fanno bene il loro lavoro. Si procede in fila indiana ed ed e' quasi impossibile superare.

L'arrivo al Cornon è veloce, per i primi in circa 60 minuti per me 85 minuti...non male la salita...non male...
Breve pianoro e giu' a rotta di collo in discesa verso Casera Vecia, in fitti boschi di conifere.
Ecco la salita che ci porterà al Colle dell'Agnello....i ristori liquidi sono numerosi e la riserva personale quasi inutilizzata.
Prima del colle dell'Agnello uno splendido pianoro con vista sulla catena del Lagorai e sulle Pale di S.Martino a est mentre ad ovest il Massiccio del Brenta.

Il monte Agnello a 2352 è di facile salita ed è qui che si trova l'ultimo cancello, a seguire una discesa prima seguita da brevi sali e scendi poi giù ripidissima per il bosco sopra Stava. Il bosco è umido e occorre prestare attenzione per via delle radici scivolose ed affioranti.
Anche in discesa se usati bene, i bastoncini, aiutano ma ricordatevi di sganciare i laccioli dell'impugnatura poiche' in caso di caduta potreste avere delle difficoltà ad aiutarvi con le mani...ne ho fatto personalmente le spese anni fa.

L'arrivo in quel di Stava chiude questa splendida mattinata di sole e di sport.
L'abitato è stato ricostruito dopo La catastrofe che si verificò il 19 luglio 1985 quando i bacini di decantazione della miniera di Prestavel ruppero gli argini scaricando 160.000 metri cubi di fango sull'abitato di Stava questa piccola frazione del comune di Tesero, provocando la morte di 268 persone.

Al centro polifunzionale le docce sono perfette, il pranzo è offerto dall'organizzazione ma questa volta lo snobbo per il ristorante adiacente....che offre udite udite :


Spätzle di spinaci
maiale in crosta 
contorno a buffet
Strudel della casa 
Tocai, caffe, grappa


il tutto alla modica cifra di 25euro.

La cronaca della gara :
Dopo 21,5 km e un dislivello positivo di 2125 metri vince lo spagnolo Miguel Caballero Ortega che stabilisce il nuovo record della gara in 2 ore 7 minuti e 40 secondi, al secondo posto Mikhail Mamleev del Valetudo e al terzo il fiemmese Paolo Larger, il piemontese Paolo Bert all'ottavo posto con un ritardo di 12 minuti.
La gara femminile vede vincitrice la piemontese campionessa del mondo in carica Emanuela Brizio con il tempo di 2 ore 42 minuti e 40 secondi, seconda classificata Raffaella Rossi, terza la Cardone Debora.

foto Stava Sky Race

martedì 21 giugno 2011

KV Crissolo 18 Giugno 2011


Dal racconto dell'Orco Mauro (foto Orco Vittorio)

Dopo la trionfale spedizione contro le Tribu’ barbariche delle valli Camuni e Retiche della scorsa settimana nella Sky Race della Valmalenco, una più esigua pattuglia di Orchi ed Orchesse invero molto aggueriti ,si ritrova in quel di Crissolo in un uggioso Sabato di Giugno.
Con Bossi impegnato in quel di Pontida davanti a decine di migliaia di persone assatanate in uno sfoggio degno di Alberto da Giussano a combattere contro poco credibili Unni e Vichinghi con tanto di Elmi e spadoni, il drappello degli Orchi si reca in Valle Po’ a raccogliere le fresche e dolci acque alle sorgenti del sacro Po’.
Invero, sempre che Bossi non ci redarguisca, non abbiamo avuto alcuna necessità di recarci fino al mitico Pian del Re’, che l’acqua l’abbiamo trovata abbondante anche prima, a Crissolo.
L’arrivo in quel di Crissolo è davvero scoraggiante, nebbia in alta valle, pioggia, umidità che tutto permea e tanta, tanta tristezza, un senso di vuoto e abbandono.
Ma dov’è quel bellissimo paesino ridente che ha visto i miei primi passi alpinistici e soprattutto le mie eroiche gesta speleologiche nella grotta Rio Martino?
Timidamente mi reco al pratone ( non di Pontida) sotto la seggiovia a cercare tracce della gara, mi aggiro per il paese chiedendo notizie, mistero , pare che la corsa non esista. Nebbia ovunque, per le strade, per i campi e finanche nel centro. Ma prima che sorga spontanea la fatidica domanda, “ ma cosa ci faccio qui”che ad onor del vero aleggia sempre nel nostro impavido animo di corridori del Cielo(!) prima della partenza, mi arriva una soffiata: prova ad andare alla Azienda Di Soggiorno, di antica memoria, pardon ora IAT.

Incredibile, in meno di mezz’ora circa un centinaio di scalmanati pedestri in mutande e canottiera( sic !) si materializzano da qualche buco nero prendendo possesso di pettorali, sacchi di polietilene e scrutandosi l’un l’altro.
Ecco i Paolo Bert,Di Gioia, Moletto, Garbati, Barra, . Accidenti e io che finalmente avevo trovato una gara di montagna con premiazione a categorie! Stavolta è la volta buona che mi piazzo anche io negli M4, avevo ingenuamente pensato. Arriva anche Vittorio Durengon con Eleonora.

Di fronte a tanto, le mie già poco credibili velleità svaniscono come nebbia al sole. In questo caso la nebbia permane ma le mie esigue ambizioni si smaterializzano e si perdono nella brughiera del pistone.
Pronti, Via , partiamo buoni ultimi io ed Eleonora diritti per l’erto pendio. Dopo un breve tratto di assaggio cominciano i muri con tratti a 35 e 40% su erba e fango.
Meno male che prima della partenza avevo frettolosamente sostituito le mie scarpe da Slick con le più artigliate Cascadia Brooks, facendo smontare tutti i sacchi nel furgone delle borse degli indumenti di ricambio già consegnati.
La nebbia permane, vaghiamo per il pendio qua e là alla ricerca della tracce e di qualche vagabondo disperso. Ho reminescenza che sulla testa mi dovrebbero passare i cavi della seggiovia, infatti il cuore e la speranza mi si aprono quando intravedo i seggiolini.
Entro praticamente in collisione con la stazione di arrivo e finalmente il pendio si addolcisce, qualche spostamento su terreno solo erboso ma privo di pauta, aumenta la visibilità e si percepisce tutto il tracciato dello Skilift.
Il nostro invisibile Convitato, il Re di Pietra, è lì che regna sovrano ma con fare altezzoso e distaccato, si mantiene in disparte dalle nostre plebee fatiche.
Si intravede finalmente il colle con l’arrivo degli impianti, è tempo persino di accennare qualche timido passo di corsa.
Un sacco della spazzatura ci accoglie a braccia aperte, fortunatamente Napoli è lontana.

venerdì 17 giugno 2011

TEVA TRAIL 12 Giugno 2011


Dal racconto dell'Orco Raffaella

Ciao a tutti! Prima di tutto mi presento… sono Raffaella Scotto Busato, runner genovese ma direi “adottata” dalle terre canavesane… per amore di un orco…
Ed eccomi qui a correre ed ad allenarmi su monti diversi da quelli liguri ma altrettanto belli… sentieri e monti molto familiari per molti ma che io vedo per la prima volta. E’ così bello il senso della scoperta come salire al Soglio, o vedere le Valli di Lanzo da un’altra prospettiva o la pianura dall’alto e provare sempre la stessa sensazione di benessere e libertà
Il Teva trail, nonostante sia stato accorciato nella parte più montana, mi ha riproposto le stesse sensazioni. Il percorso collinare ed il poco dislivello lo hanno reso forse “poco trail” però le colline, i boschi erano lo stesso meravigliosi. Una buona organizzazione ci ha accompagnato per tutto il percorso
Ogni gara porta con sé qualche “perla di saggezza” . Sono partita pensando ad una gara corta e poco faticosa.. ed invece mi sono ritrovata a faticare forse più del dovuto.. forse per la stanchezza accumulata nei giorni precedenti .. Aver condiviso però i km che mancavano all’arrivo con Patrizia, Mauro e Bortolo ha reso tutto più leggero e come al solito all’arrivo ho poi pensato “peccato.. anche questa è finita..”
Raffaella

lunedì 13 giugno 2011

Valmalenco Valposchiavo SkyRace 12 Giugno 2011


foto Valmalenco Valposchiavo
Classifiche Skyrace Valmalenc ValPoschiavo
Sito Skyrace Valmalenco ValPoschiavo

« <<…Su per o lago di Como di ver Lamagnia è valle di Ciavenna dove la Mera fiume mette in esso lago. Qui si truova montagnj sterili e altissime chon grandi scogli. In queste montagnie li uccielli d’acqua dette maragonj. Qui nasscie abeti larice eppinj, dainj, stambuche, chamoze e teribili orsi. Non ci si po’montare se none a 4 piedi. Vannoci i villani a tempi delle nevi chon grande ingiengnj per far trabochare gli orsi giù per esse ripe. Queste montagnj strette metano i(n) mezo il fiume. Sono a desstra e assinistra per isspatio di miglia 20 tutte a detto modo.
Truovasi di miglio in miglio bone osterie. Su per detto fiume si truova chadute di acqua di 400 braccia le quale fanno belvedere. Ecci bon vivere a 4 soldi per ischotto.
Per esso fiume si chonduce assai legniame…>> »
(Leonardo da Vinci, Codice Atlantico)


Dal racconto dell'OrcoCamola
Partenza ore 14 Alpignano, arrivo ore 18 Lanzada (Chiesa Valmalenco - Sondrio). La località è semplice e graziosa e l’allestimento della zona partenza degna di una gara internazionale. E si, perché la Valmalenco – Valposchiavo skyrace è una delle due gare del Campionato Europeo di skyrunning.
Ritiriamo il pettorale ed incontriamo l’amico Giorgio con la sua esposizione di scarpe Innov8. Proviamo qualche modello e ci appuntiamo nome e misura. Non ci resta che cercare il nostro albergo.

All’ingresso dell’Hotel Bianco Spino incontriamo una donna che, vestita da corsa, ci dice: “Mangiate pure io faccio un giro di venti minuti e arrivo”. Subito non la riconosciamo e le nostre reazioni sono diverse: Pino scatta una foto, Mauro risponde “Va bene ciao!”, tra me e me penso: “Da queste parti sono veramente tosti, la padrona dell’albergo va a correre a quest’ora!”. Per fortuna sto zitto.
Non si tratta della signora dell’albergo ma di Corinne Favrè che, evidentemente, ci ha scambiato per qualcun altro. Non so se ridere o piangere.
Ci sistemiamo in stanza e prepariamo l’armamentario per la gara. Durante la cena arrivano Vittorio e Piera. Facciamo una passeggiata e a nanna presto.
“Buona notte!”. Spengo la luce e mi ritrovo nel buio più assoluto (che non sopporto); non faccio in tempo a protestare che Mauro comincia a russare e Pino sembra pronto ad essere cremato, non capisco se dorme ma comunque non da alcun segno di vita. Pazienza.
La mattina si presenta bella. C’è qualche nube che non preoccupa.
“Ci vuole coraggio a mettersi sotto certi striscioni”. E’ proprio vero.
Siamo circondati da veri skyrunners: volti scolpiti dalla velocità, materiale minimale, abbigliamento ultimo grido, atteggiamento aggressivo. Noi Orchi: volto segnato dal cuscino, abbigliamento demodè che evidenzia un po’ di pancia, zaino, bacchette, k-way, maglia di ricambio non si sa mai, macchina foto, atteggiamento rilassato ….. si fa per dire. Vittorio si pente di aver dato retta a Pino, Pino dà la colpa a Mauro di aver messo la gara in calendario, Mauro cerca di ricordare se ha preso l’antibiotico, io me la prendo con le bacchette che non riesco a svitare. Perfetto, siamo pronti.

Si parte. Primo tratto in paese e poi si entra nel ripido bosco. Prendiamo subito quota percorrendo anche un tratto di strada cementato molto ripido. Al km 5 l’ambiente comincia a manifestarsi in tutta la sua bellezza, si entra in una zona boschiva di saliscendi. Sono contento e mi sento bene. Devo stare attento a non esagerare, la gara è appena iniziata.
L’organizzazione è imponente, ogni 2 km c’è un ristoro, ovunque ci sia un tratto minimamente pericoloso c’è una persona addetta alla sicurezza che controlla e ti incita alla gara. Tutta la parte centrale del percorso è molto varia e corribile. L’Alpe Campascio e l’alpe Musella con l’omonimo rifugio sono luoghi incantevoli. Improvvisamente un tratto in discesa: Alpe Foppa e poco dopo ecco il grande muro della diga di Campo Moro. Sul lago artificiale si affaccia il rifugio Zoia. Ci sono molte persone che fanno il tifo. In questi luoghi voglio tornare per godermi un bel trekking a bassa velocità.
Ai ristori bevo volentieri del tè caldo.

Ascolto il tifo in dialetto valtellinese. Non comprendo tutto ma il clima è veramente festoso.

Si sale nuovamente: Alpe Campagneda. Qui vorrei correre ma sono un po’ in crisi. Prendo un gel e bevo un po’ d’acqua dal camel bag. E’ meglio che mi dò una calmata sono al km 18. Il passo Campagneda dovrebbe essere vicino. Il sentiero costeggia diversi laghetti e si comincia a pestare la prima neve. Finalmente vedo chiaramente la ripida salita finale. Cavoli pensavo che il colle fosse più vicino.

Neve, roccia, catena di sicurezza, il sentiero spiana ed eccomi al Passo Campagneda: chilometro 20 e punto più alto della gara a quota 2627m. Da qui si può ammirare l’imponente Gruppo del Bernina. Peccato per le nubi. Sulla destra si intravede il complesso glaciale del Pizzo Scalino.
Non fa freddo ed esce anche un po’ di sole. Metto il k-way, lascio le bacchette e mi godo la discesa nella neve. Riesco pure ad esaltarmi anche perché non conosco la mia posizione in gara e non penso al fatto che il vincitore è sicuramente già arrivato. Vedo diverse persone alle prese con i crampi. Che strano… poi penso che il trail mi ha insegnato a gestire bene forze ed alimentazione. Supero una decina di persone. Finisce la neve incontro tratti di sentiero fangosi e pericolosi. Frena che sei stanco. Poco oltre un ragazzo cade malamente, si ferisce la coscia e gira malamente il polso. Per fortuna il punto di soccorso è vicino.

Penso ai miei compagni di avventura e cerco di guardarmi intorno. Sono in Svizzera e la Valposchiavo non tradisce le aspettative: panorami stupendi. La discesa continua su strada sterrata a tratti molto ripida. Che fatica. Supero e vengo superato sempre dagli stessi. Ok penso che con queste persone arriverò al traguardo… no, no questi li frego…si scatena la competitività del tapascione.
Stringo i denti e corro gli ultimi difficoltosi tratti di sentiero. Comincia l’asfalto, la strade si stringono, il centro di Poschiavo mi accoglie sul tappeto rosso. Mi godo i generosi applausi e i materassini posti all’arrivo; una bimba mi porta un bicchieri d’acqua. A breve distanza si ritirano le borse, si fa la doccia e si può pranzare.

La cordialità riservata accomuna le persone di queste parti. Terminato il pranzo un anziano signore ci assicura che la stazione del treno è vicina e facciamo ancora in tempo a prendere il caffè.
Il treno è la mitica Ferrovia Retica dell’Engadina e ovviamente ci arriviamo di corsa. Saliamo e ci godiamo il percorso fino a Tirano. Il rientro da Tirano a Valmalenco avviene con un pullman dell’organizzazione. Siamo stanchi e per ritornare alla partenza ci sono volute due ore di viaggio.
“Pino, mi raccomando, fino a Torino guidiamo un po’ a testa” .
Prima di salire in macchina scambiamo due parole con una coppia che ci chiede se le loro montagne ci sono piaciute. Pino prende la macchina e fa vedere le foto all’anziana signora che ride contenta.
Mi rivolgo al marito: “Siete di qua? “.
“Certo questa è la mia segheria dove ora lavorano i miei figli”. Mi indica il capannone vicino.
“Si sono veramente dei bei posti” .



foto Valmalenco Valposchiavo

lunedì 6 giugno 2011

TRAIL DEL MONTE SOGLIO 29 Maggio 2011


Dal racconto dell'OrcoMazinga (foto Orco Silvio)

Ho ancora nella mente il ricordo della Morenica Trail di Rivoli il 13 Marzo 2011, giorno del mio fortunatamente non grave incidente con tanto di distorsione e fasciatura al Pronto Soccorso di Rivoli.
Per un bel pò il mio pensiero ha vagato sulle conseguenze di eventuali incidenti in cui ci si può imbattere durante un trail. Meno male che si tende naturalmente a dimenticare le brutte esperienze, perchè se uno si fermasse a riflettere un tantino su che cosa potrebbe accadere durante un lungo trail, soprattutto in montagna, bè, penso che tutti smetteremmo di partecipare a queste gare e soprattutto gli organizzatori si dedicherebbero a ben altre attività, tipo gare di bocce o al massimo giro del quartiere.
Ma se Dio vuole, questi pensieri non sfiorano noi scafati ed invincibili trailers.
La solida ed indistruttibile componente masochista ci obnubila la mente, il ricordo della fatica e del dolore svanisce velocemente e siamo pronti a guardare avanti.
Avanti sulla strada, ai Chilometri che ci mancano ancora da percorrere , al prossimo trail.
Ed è così che dopo due mesi e mezzo di stop, di fisioterapia, di ginnastica sulla tavoletta Propriocettiva mi ritrovo sul Trail del Monte Soglio.
A proposito, spunto interessante, nella prossima puntata dibatteremo il tema dei traumi muscolari e sul come costruire ed utilizzare la famosa tavoletta propriocettiva . E poi dicono che la corsa fa bene, mah forse solo agli Istituti fisioterapici!
Comunque non sono così pazzo da tentare il giro Lung da 60 km senza allenamento, basta il gir Curt da 26 km, e poi il trail lungo non ha un bel percorso, assolutamente tortuoso, per la maggior parte a bassa quota con una forte dose di umidità che ti distrugge. Ho ancora un pessimo ricordo dello scorso anno, quando solo la salita al Soglio si è rivelata interessante. Non parliamo poi della discesa fatta apposta per allungare il percorso su e giu’ fino alla fatidica soglia dei 60 ( chilometri e non anni).
Detto fatto a Maggio , ritemprato dalla lunga sosta forzosa, tento di iscrivermi. Troppo bello e troppo facile! Superata la sempre fatidica soglia dei 500, tutto chiuso.
Ma un trailer non si arrende facilmente.
Il caro amico Giorgio, reduce da uno sfortunato Mezzalama con le insidie fisiche sempre pronte a ghermirti, mi gira la sua iscrizione del Giro Lung.
Ma anche così non è facile, come si fa Shiftare ( bello ! mannaggia agli inglesismi) l’iscrizione dalla corsa Lung a quella Curt? Pensiero profondo e si risolve facendo pagare i 35€ comprensivi della addizionale comunale per la Corta ( il federalismo fiscale non c’entra nulla) con il semplice abbuono della tassa Fornense di 30 € pagate precedentemente per la lunga da Giorgio.
Potenza del federalismo fiscale, il Ministero delle Finanze già da molti anni permette di conguagliare sullo stesso modulo( Unico o 730) le varie imposte dirette e locali, a Forno Canavese no!
Accidenti e pensare che di questi periodi combatto soccombendo contro l’Agenzia Delle Entrate, come tutti gli Adepti delle partite Iva, ma i Trails no!
Comunque facciamo un’analisi sintetica, costo €/km 1,30, due soli rifornimenti, la distanza si rivelerà 25 km e non 26 e il dislivello 1250 mt e non 1400, in pratica si è ridotto tutto fuorchè il costo!
Presto dovremo fondare una Associazione per la tutela del trailer e dei suoi diritti, di questo passo la UTMB costerà 200 €, la Cro almeno 150, la Valdigne 55 almeno 80€ e così via.
Ma e la corsa?

Influenzato e non troppo baldanzoso mi presento al via, in mutande e maglietta.
Materiale obbligatorio acqua e fischietto, ma non ho portato nulla!
Recuperato in tutta fretta il fischietto ( 1€, da rivendere su e.bay scontato, chi lo vuole?) e una bottiglietta di minerale, si parte finalmente.
Percorso classico per il Mulino Val su strada e Milani con una bella traversata su sentiero molto ombroso. Dopo comincia tutta la parte nuova su un percorso estremamente interessante che ti farà dimenticare la fatica con un sali e scendi sempre molto vario e mai scontato, insomma nulla a che vedere con il gir Lung. Neanche il tempo di pensare, che Forno e la sua birra ti vengono incontro, un arrivo fra una piccola ala di folla che ti fa sentire grande atleta!
A proposito, uscendo dalla palestra dopo una fantastica doccia incrocio un uomo chiamato Cavallo, 6 ore 04’ pazzesco! Sembrava che stesse arrivando da un percorso stradale, non da un trail di 60 km!
Be’ questo è il bello del nostro mondo, c’è spazio per tutti.