sabato 29 agosto 2020

Bici Bdc Passo dello Stelvio & Passo Gavia da Bormio(So) 25 Agosto 2020

 


Passo Stelvio da Merano Val Venosta Agosto 2013
Passo Mortirolo da Monno e da Mazzo in Valtellina Giugno 2019

Dalle note dell'OrcoPinoR
Fallito causa Covid-19 il viaggio in Polonia pianificato per il mese di Aprile, ci riproviamo con un trip in macchina in Italia. Del mare neanche a parlarne; caldo, bolgia ed anche le noiose mascherine dissuaderebbero anche Popeye the Sailor man.

La scelta cade sull'Alta ValTellina per diversi motivi:
- Non sono mai stato a Bormio e zone limitrofe.
- Mai scalato in bdc il passo Gavia e lo Stelvio lato Lombardo(lato Altoatesino scalato da Merano nel 2013). Nel Giugno 2019 alla GF Gavia-Mortirolo il passo Gavia era saltato per via di una frana in Valfurva, e gli organizzatori ci avevano fatto scalare il Mortirolo 2 volte, da Monno e da Mazzo in Valtellina.
- Mai stato neanche a Livigno sede, insieme a Bormio, delle future Olimpiade invernali del 2026.

Decido di andare a Bormio senza la mia bici. L'affittero' in loco con l'intenzione di scalare in due giorni diversi i passi Gavia e Stelvio.
Arrivati a Bormio da Sondrio, mi accorgo che i negozi che affittano bici da corsa sono rari e che il costo giornaliero è parecchio esoso. Circa 50euro al di'. Cambio idea al volo e decido di scalare in giornata prima il Gavia e poi Stelvio. La sfida si fa ardua. Per dirla in parole povere; sono tutti caxxi miei. Mannaggia a me ed alle mie mattane.

I numeri :
- Partenza da Bornio 1220 Slm alle ore 8.30.
- Passo Gavia 2621 Slm
- Discesa a Bormio
- Passo dello Stelvio 2760 Slm
- Discesa a Bormio, arrivo alle ore 15.15
Per 95km e 2900D+

Il negozio di bici Ski&Bike mi propone una Trek Emonda con freni tradizionali, guarnitura Ultegra e ruote Fulcrum 3. Bici leggera e sella scomodissima
Riesco a partire da Bormio alle 8.30, appena il negozio ha aperto i battenti. Primo obiettivo il passo Gavia in alta Valfurva. 
Bormio
                                                          BORMIO
Inizio a pedalare in una mattinata gelata dopo il maltempo di ieri sera. Siamo a circa 10 gradi sopra le zero e per salire al Gavia ci sono 26km e 1400D+ . Si sale veloce per 13km e 500D+ che portano al piccolo paesino di S.Caterina ValFurva a quota 1730 Slm.
Da S.Caterina mancano ancora 13km e 900D+. Le pendenze si fanno interessanti, il freddo in salita inesistente. Il traffico scarsissimo. 
I primi 10km i più tosti. Gli ultimi 3km quasi un piattume da spingere con  il padellone. Il Passo è magnifico. Da una parte la Valfurva dall'altra l'alta Val Camonica.


La discesa dal Gavia da prendere con le molle, per via dell'asfalto non bello e per la bici affittata di cui non conosco il comportamento in discesa. 
Arrivo a Bormio bello gelato. Attacco la salita di sua maestà lo Stelvio a quota 1220 Slm e con 40 tornanti e 21km da scalare.

L'unica borraccia riempita a metà, ed il prossimo bar che si trova a -10km dal passo Stelvio.
Il terrore è  quello di rimanere senz'acqua. Mi salva a -15km una famigliola che sta seguendo un parente ed a cui chiedo la carità di 500cc di acqua. Grazie chiunque voi siate stati.
Prima del 30esimo tornante, faccio amicizia con Gigi, un ciclista di Levanto(Sp). Mi assicura che il peggio è fatto. I futuri tornanti sono abbordabili e prima degli ultimi 3km le pendenze si fanno più dolci. Si chiacchiera, si pedala  cosi che il bivio per Umbrail(Ch) arriva facile.
Dal bivio Svizzero, gli ultimi 3km li patisco per motivi che ben conosco. Ho bevuto poco, mangiato scarsamente, il Gavia sulle gambe e l'altitudine si fanno sentire. All'arrivo la soddisfazione è tanta. Ma la salita lato Val Venosta è un altro paio di maniche. Molto, ma molta più tosta.

Il Passo dello Stelvio è sempre frequentatissimo da motociclisti e automobilisti. Oggi un manicomio. Indefesso il camioncino dei Wurstel&Krauti da 54anni (intervistato proprietario) continua a deliziare, i turisti del passo, con le sue leccornie SudTirolesi. 


Visita veloce al monumento dedicato al mito Fausto Coppi ed uno sguardo strappato al rifugio Pirovano a quota 3020 Slm, dove si puo' giungere con la Mtb, o come si usa adesso con la Gravel.

Sono molto soddisfatto della giornata, e dopo una prudente discese sono stato insignito con cappellino Finisher.

Duca di Gavia, Conte del Mortirolo e Principe dello Stelvio.



domenica 23 agosto 2020

32° Memorial Partigiani Stellina Susa(To) 23 Agosto 2020


Dalle note dell'OrcoPinoR
Mancavo da ben nove anni dalla linea di partenza di questa che è, per la provincia di Torino, la gara di corsa in montagna più conosciuta.
Quest'anno Campionato Italiano individuale Assoluto - Giovanile nelle giornate di Sabato e Domenica 22 e 23 Agosto 2020.

La distanza è quella originale di 14,5km  e 1650D+ per gli uomini e 10km 1500D+ per le donne.
Partenza per gli uomini dall'arco di Augusto alle ore 9.15. Per le donne (grazie alle navette) partenza da Mompantero Borgata Braide alle ore 9.00, subito in salita.
E' la prima volta che partecipo ad un gara con le applicazioni delle norme anti-COVID. Le precauzioni non  sono mai troppe:
- Borse di plastica dell'organizzazione per il trasporto del cambio a quota 2000 Slm.
- Distanziamento alla partenza con le posizioni degli atleti disegnate a terra.
- Tenuta della mascherina nei 500 metri dopo la partenza.
- Ristori con bottiglie d'acqua, senza bicchieri.
- Pacco ristoro alimentare finale già preconfezionato per ogni atleta.
- Mascherine nelle navette di trasbordo atleti.
- Premiazioni autonome.

Complimenti all'Organizzazione molto attenta in tutti i dettagli.
Cinque gli Orchi partenti; OrcoSmaug, OrcoRolfy, OrcoGiova, OrcoZoppo e OrcoPinor.
Temperatura perfetta con una brezza estiva piacevole. Partenza subito a fiamma, e c'era da aspettarselo visti i nomi sul nastro di partenza e la selezione per la gara di Coppa di Mondo che si svolgerà a Lanzarote (Spagna) il 13-14 Nov 2020.

Dopo i primi 3km in discesa e pianeggianti, la gara si sviluppa in un'arcigna salita da 1650D+. La mia sfida è quella di migliore il mio tempo del lontano 2008 dove avevo fermato il cronometro a 2h23min. Dopo 12 anni sono curioso di sapere se il tempo dedicato alla Bici mi ha fatto migliorare muscolarmente.
 
Già durante la salita mi accorgo che i battiti cardiaci del mio bumbardin sono più regolari e la frequenza più bassa del solito. Ho un buon presentimento di migliorarmi intorno al 10km, ma all'ultimo strappo delle Grange Sevine, Spakkagambe, i dubbi mi assalgono. Dalle Grange Sevine 2km 500metri tutti da correre. Corro il corribile ed il premio arriva chiudendo la singolar tenzone in 2h12min. 
Anche gli altri Orchi chiudono bene la loro fatica; OrcoSmaug in 1h50m OrcoRolfy 1h52m OrcoGiova 2h27min OrcoZoppo 3h14min.

I titoli italiani assoluti 2020 vanno a Gaia Colli (Atl. Valle Brembana), prima anche nella classifica u23, e Cesare Maestri (Atl. Valli Bergamasche Leffe), che bissa il titolo del 2019.
Il record maschile  di Jonathan Wyatt(Aus)di 1h17' rimane imbattuto, cosi come quello femminile di Birgit Sontag(D) 46' 46''. 
Dal 2017 Jonathan Wyatt è stato eletto nuovo Presidente WMRA World Mountain Running.



venerdì 14 agosto 2020

Ubaye Trail Salomon - Barcelonette(Francia) 9 Agosto 2020

 


Dal racconto dell'OrcoRolfy

Questo 2020 costellato di continui divieti. Rinvii e lockdown non hanno permesso lo svolgimento del classico calendario di trail running. Molti eventi annullati e con gli amici Orchi purtroppo ci si è persi un po’ di vista. 
Ho avuto tuttavia la possibilità di rallentare un po’. Esplorare nuovi posti senza per forza pensare al tempo da battere, al cronometro e alla prestazione. Stare in montagna, al mare, in collina ed in generale all’aria aperta è sempre bello, anche senza gare. I mesi chiusi nei nostri alloggi più o meno vivibili ce ne hanno dato ancora più consapevolezza. In ogni caso devo dire che un po’ mi mancava la competizione, il tifo delle gare, la tensione pre-partenza e tutta l’atmosfera in generale. In questo clima di “stallo” dopo mesi di tranquillità navigando in rete vengo a conoscenza che in Francia alcune gare di trail verranno disputate. I controlli e le misure di sicurezza dovranno ovviamente essere rispettati ma si potrà di nuovo gareggiare. Scorrendo il calendario la mia attenzione si sofferma sulla UBAYE TRAIL SALOMON una gara del circuito Golden Trail National Series. La valle dell’Ubaye nel sud delle Alpi francesi è conosciuta soprattutto da ciclisti e motociclisti, nelle vicinanze si trovano i mitici colli della Bonette e di Vars. Non avevo mai esplorato la valle a piedi e il percorso del trail sembrava davvero spettacolare, toccando punti panoramici con viste da sogno. L’evento con partenza a Barcelonnette, capoluogo della valle, presentava diverse possibilità per i trailers :

Les Alaris “ Randonneurs” 12 km 600 d+
Le Brec “Open” 12 km 600 d+
Parcours Decouverte 23 km 1070 d+
Parcours Élite 42 km 2560 d+

Io e OrcoSmaug abbiamo optato per la 42 km.  Prenotiamo un B&B a Faucon-de-Barcelonnette nel quale giungiamo il giorno prima della gara sabato 8 agosto. Visitiamo la piccola cittadina delle Alpi del sud che per l’occasione è stracolma di gente sia turisti che trailers. Ritiriamo il pettorale e il pacco gara, 
Fa caldo e sono già preoccupato per la rovente giornata che ci aspetterà il giorno seguente. 
Domenica mattina 9 agosto sveglia presto per la colazione. Come da previsioni è una giornata stupenda, le cime delle montagne si mostrano in tutta la loro bellezza. 
OrcoSmaug sente un po’ la tensione d’altronde è la gara più impegnativa che finora abbia affrontato, così la incoraggio un po’ sapendo che è sicuramente alla sua portata. 
Ci presentiamo alla partenza muniti di mascherina nella via principale di Barcelonnette. Siamo più di 600 runners per la 42 km tra i quali diversi atleti di calibro internazionale del team Salomon, The North Face e La Sportiva. 

Scatta il via, partenza a razzo che mi fa salire subito i battiti a mille. Avendo fatto più volte l’errore di partire super veloce e poi arrivare bollito a metà gara. 
Non mi faccio influenzare dagli altri concorrenti che viaggiano alla velocità della luce e mantengo i 4‘ 20” al km che comunque per me non sono poco. Primi 6 km pianeggianti fino a Uvernet-Fours, dopodiché finalmente arriva la mia amata salita nella quale sono più confidente e la gente naturalmente incomincia a rallentare. 
Ci addentriamo nel bosco fitto, la temperatura fresca mi rigenera, sali e scendi continui e punti più o meno esposti ma sempre corribili ci portano al ristoro di Le Villard d’Abas 15esimo chilometro nel quale ci aspetta un bel tifo da parte dei francesi. 
Faccio acqua (ho già bevuto più di un litro) mangio una barretta e continuo sulla salita nell’erba alta bruciata dal sole che porta al Col de Cloche (2053 Slm). 
Mi sento bene non sto forzando perché non so quello che mi aspetta ma salgo costante. Ho già finito di nuovo l’acqua per il gran caldo e il ristoro al 20esimo chilometro mi salva. Ultimi tre chilometri di salita spettacolare con tratti in arrampicata e corde fisse sugli strapiombanti pendii dello Chapeau de Gendarme (2682 Slm) sul quale ci attende pure qui un tifo da stadio. Arrivo in cima gasatissimo, ma mi ridimensiono subito per via della discesa, il mio punto debole. Rocce affioranti e terreno sdrucciolevole caratterizzano il primo tratto che scende dalla “Cima Coppi” odierna. Procedo sicuro e costante ma non proprio velocissimo e vengo superato da una decina di trailers, uno addirittura mi travolge senza per fortuna causarmi alcun danno. 

Scendiamo di 300 metri di dislivello davanti a noi le montagne del Parco Nazionale del Mercantour, risaliamo verso il Col du Gyp (2448 Slm) quindi breve discesa e salita per svalicare al Col de Fours(2314 Slm) che si apre sulla Valle dell’Ubaye, oggi bollente con temperature oltre i trenta gradi. 

Scendo arrancando fino a La Rente (1678 Slm) km 32. Ho finito l’acqua da un pezzo e sono fortemente disidratato, forse avrei dovuto portarmi più liquidi dietro e i crampi incominciano a solleticarmi le gambe. 
Grazie al ristoro una volontaria munita di pompa mi fa una bella doccia fresca, mi bevo mezzo litro di Coca Cola, un gel per fare il pieno di zuccheri e maltodestrine e infine riparto camminando lentamente. Magicamente arrivato a Super Sauze km 36 ritorno in vita e riinizio a correre giù per gli ultimi chilometri che attraversano la valle tra sabbia e rocce nere che rendono il paesaggio quasi vulcanico. Concludo la mia gara in 5 ore e 20 min in un bel prato all’ombra con il pranzo gentilmente offerto dall’organizzazione aspettando OrcoSmaug che termina con successo anche lei la gara. Stanca ma molto contenta di aver corso il suo primo vero trail di 40 km in una bellissima valle nella quale sicuramente varrà la pena ritornarci.

mercoledì 12 agosto 2020

Minitrekking del Sorapiss per le vie ferrate Vandelli e Berti (Bl) 29 Luglio - 2 Agosto 2020

                           

Foto Sorapiss 2020

Video Sorapiss

Dal racconto dell'OrcoBee

Marzo 2020; siamo in pieno lockdown da Covid-19 quando arriva una mail dell’OrcoCamola che ha per oggetto: “fuga dolomitica”.

Propone un minitrekking nel vallone del Sorapiss, zona dolomiti ampezzane, pochi km da Cortina ma in angoli appartati e silenziosi.

Siamo chiusi in casa da 10 giorni e lo saremo ancora per altri 40, lo scenario è cupo, un virus subdolo, sconosciuto e aggressivo tiene in scacco le vite di tutti, sopratutto dal punto di vista psicologico. Quella mail ha però il potere di farti sognare. Chissà, magari,  tra qualche mese potremo andare a vedere questo angolo di dolomiti.

Nel corso di aprile, finalmente i numeri sono meno drammatici, il governo annuncia che a maggio si potrà cominciare ad uscire e a giugno si potrà andare anche in altre  regioni; non è la normalità, ma la sensazione di libertà è inebriante. E’ però ancora presto per programmare chissà che, le incertezze sono ancora tantissime ma una settimana di ferie alla fine di luglio si prova a chiederla, hai visto mai. Luglio passa in fretta, verso la metà del mese provo a fare una telefonata a uno dei rifugi previsti nel giro. Sono aperti con metà della capienza ma c’è posto! Lo dico subito all’OrcoCamola che sente immediatamente l’altro rifugio; anche lì c’è posto! Prenotiamo, si va!

Purtroppo quest’anno non potrà essere sei nostri l’amico Germano, che aveva organizzato altri periodi di ferie e  non può modificare date e impegni vari.

Si mette ancora di mezzo la data di un concorso per cui mi ero iscritto a gennaio e che, ovviamente è stata fissata il 28 luglio. Vabbè, staremo due giorni in meno ma andiamo. Mercoledì 29 luglio, di buon mattino con la rossa QuboGas di OrcoCamola si parte alla volta di Passo Tre Croci, una dozzina di km circa dalla famosa Cortina d’Ampezzo. Complice una indicazione di google non proprio perfetta, perdiamo un po’ di tempo tra trafficate statali venete, ma finalmente alle 15.30 siamo al parcheggio da dove parte il sentiero per il rifugio Vandelli, il posto dove dormiremo la prima notte. Complice la bella giornata il parcheggio è ancora strapieno. Scendiamo,  prepariamo attrezzatura e zaino per la due giorni che ci spetta e ci incamminiamo. Incrociamo tantissime persone che tornano dalla gita giornaliera, tutti gli accenti del nord e centro Italia, tutte le marche possibii di sneakers alla moda e un tizio in infradito. Già mi immagino le code che troveremo domani sulla ferrata e le relative manovre fantozziane per passare…

Arrivati al rifugio ci sistemiamo, riposiamo un po’ dal viaggio ed è già ora di cena. Delle millemila persone del il pomeriggio siamo rimasti in una quindicina. Un gruppetto di ragazzi tedeschi, una guida con due clienti inglesi, un altro paio di coppie, anche loro non italiani.

Scopriremo che gli unici a fare la ferrata e il trasferimento al rifugio San Marco siamo noi, i ragazzi tedeschi e la guida con le clienti, 10 persone in tutto. La simpatica gestrice del rifugio ci confermerà che la sua clientela è nettamente divisa in due blocchi, clienti “del pranzo” dalle  bislacche richieste e imponenti pretese e clienti “del pernotto” che quasi sempre parlano di montagne, cime, vie ecc. La via di mezzo quasi non esiste. Ci dirà anche che lei ama molto di più parlare di montagne, sentieri, condizioni della ferrata ecc. ma che, più prosaicamente, sopravvive con “quelli del pranzo”.

Nella notte si scatena un bel temporale e butta giù secchiate d’acqua ma quando ripartiamo, la mattina alle 7, a 2000 metri, ci sono già 14 gradi ed un aria piuttosto pesante. Il caldo è di nuovo protagonista, dopo un’estate, fino ad adesso tutto sommato mite.

Per fortuna il versante dove è stata ricavata la ferrata Vandelli è tutto all’ombra. In poco arriviamo all’attacco, ci imbrachiamo e partiamo. Si tratta di una ferrata non difficile, mai troppo esposta né strapiombante, forse solo un po’  “vecchiotta” ma comunque sana. Finita la ferrata siamo alla Croda del Fogo, sul versante opposto, un po’ più dolce ed al sole. Scendiamo 400 metri circa e ci spostiamo al bivacco Comici, piuttosto malandato. Nel frattempo il caldo è arrivato, si sente particolarmente perché non ci sono alberi di alto fusto a ripararci ma solo distese di mughi e zone di pietraia bianca, bollente. Dopo una breve risalita imbocchiamo il sentiero attrezzato Carlo Minanzio che ci condurrà fino alla Forcella Grande e poi da lì in discesa verso il nostro prossimo rifugio.

E’ il pezzo più duro della giornata, una fornace con numerosi sali e scendi, a volte anche piuttosto tecnici e senza un rivolo d’acqua. Stringiamo i denti e siamo finalmente alla forcella, sul cui fianco si erge il fantastico torrione dei Sabbioni, oggetto di grandi imprese alpinistiche.

Imbocchiamo la discesa, ripidissima verso il rifugio e ci facciamo prendere dallo sconforto perché sappiamo che domani mattina dovremo rifare al contrario questo “muro”; vabbè ci penseremo domani, per intanto arriviamo al rifugio.

Scendiamo fino a 1800 metri dove su uno spalto erboso sorge lo storico rifugio San Marco, del CAI di Venezia. La gestrice ci comunica che deve ancora preparare i letti. Bene, ne approfittiamo per recuperare sali minerali con una bella birra. “Ho solo il formato da 50 cl va bene lo stesso?” dice lei. “Certo!” si ribatte in coro.

Credo che data l’arsura accumulata avremmo potuto bere qualsiasi cosa ma quella birra ci è sembrata la migliore del mondo. Bissiamo con un altro mezzo litro in due, anche questo va giù che è un piacere. Ci rendiamo conto in fretta che il caldo patito ci aveva impedito di fatto di mangiare decentemente e che frutta secca e barrette non sono un pasto. Risultato: il poco alcool della birra entra in circolo velocemente e ci troviamo in poco tempo a ciondolare per le panche del rifugio con la testa mooolto leggera. Affrontiamo anche una conversazione con alcuni vicini di tavolo ma, né io, né OrcoCamola sapremmo dirvi di che si è parlato.

Dopo una spettacolare doccia “en plein air” di Andrea, cena e poi a dormire. Nella notte si scatena un imponente e spettacolare temporale. Anche lui non lascerà particolari tracce nella temperatura del giorno dopo.

Ripartiamo il mattino seguente  alle 7, affrontiamo la risalita alla forcella grande e poi la salita al bivacco Slataper. La giornata è splendida, il bivacco, ridipinto di fresco di un rosso brillante emerge dal bianco della roccia sullo sfondo blu del cielo. La salita, fatta di mattino presto, freschi e riposati non è così cattiva come l’avevamo vista ieri. In due ore siamo al bivacco, breve pausa e ci avviciniamo all’imbocco della ferrata Berti. Su questo versante l’ambiente è maestoso: altissimi torrioni di dolomia si avvicendano uno dopo l’altro a formare angoli dove si vede praticamente solo roccia. Fatto il giro in questo senso occorre affrontare il primo tratto della ferrata in discesa. Si devono perdere circa 250 metri per arrivare ai piedi del torrione su cui siamo e poi traversare per incrociare le altre torri. Il vuoto su cui è attrezzata la ferrata è impressionante! Noi dovremmo scendere da lì? Le gambe diventano un po’ molli ma siamo qui, proviamoci.

A ben guardare effettivamente il cavo c’è, scende giù bello dritto, talmente tanto che a volte troviamo delle simpatiche scale in ferro, qualcuna anche leggermente strapiombante nel vuoto.

Laggiù c’è la mondana Cortina, qui, a pochi metri in linea d’aria (tutti verticali) solo noi.

La ferrata in verità è costruita benissimo, chiodi e cavo solidi, nuovi e abbastanza ravvicinati. Questo mi dà fiducia e seppur con il fiato sempre sospeso arriviamo alla base del primo torrione, il tratto più difficile è  passato.

Continuiamo per tratti attrezzati, sempre molto aerei e panoramici in uno scenario mozzafiato. Siamo all’ombra e ogni tanto si trova persino qualche rivolo d’acqua. A un certo punto in un tratto in falsopiano vediamo ciondolare sulla parete una lunghissima corda che parte dalla cima di un torrione, almeno 300 metri più in alto. Per un attimo ci viene la paura che la ferrata risalga quel versante!! Poi per fortuna ci accorgiamo che il sentiero aggira il torrione, ci troviamo all’ennesima forcella che ci addentra nuovamente nel vallone del Vandelli con di fronte la parete nord del Sorapiss. C’è ancora qualche difficoltà tecnica nell’avvicinare il sentiero ma siamo presto fuori. In poco tempo siamo al rifugio dove ci scoliamo la meritata birra. Vogliamo salutare la gestrice e ringraziarla dei preziosi consigli ma non facciamo in tempo a iniziare il discorso che subito tira fuori due birre e ce le offre. Come dire di no?

Si ritorna belli allegri alla macchina e poi a Pieve di Cadore, grazioso centro della media valle, città natale del pittore Tiziano, dove dormiremo per due notti.

Il giorno dopo ci concediamo una giornata relax e superturistica facendo un giro attorno alle fantastiche Tre Cime di Lavaredo. La bellezza di questi grattacieli di roccia lascia senza fiato e ben si comprende perché la gente corra ad ammirarle.

Ancora un veloce struscio per la via centrale di Cortina, una cena a Pieve di Cadore e poi, all’indomani, siamo pronti per affrontare la strada del ritorno.

Ancora una volta le Dolomiti hanno saputo riempirci gli occhi di bellezza ed il cuore di emozioni, già sogniamo le prossime incursioni a perlustrarne altri angoli.

W le montagne, W gli Orchi


lunedì 10 agosto 2020

Bici MTB anello alta Val Pellice Bobbio - Rif.Barbara - Rif. Barant - Rif.Jervis (To) 10 Agosto 2020


Foto Mtb Anello Val Pellice 2020


Dalle note dell'OrcoZoppo
Terzo giro incompiuto dell'anno 2019, L'anello dei 3 Rifugi in Val Pellice.  L'anno scorso fallito già al primo rifugio del Barbara. Poi OUT è sono tornato indietro.
Sempre il Capitano me lo ripropone, ed io accetto subito. E' l'anno buono per concludere i giri in sospeso.

Partenza da Bobbio Pellice per il primo rifugio, e se non ricordo male il più difficile per le sue brutali rampe. Si snoda in  9km e 1000 D+ con pendenze sempre in doppia cifra, A pensarci  mi viene male ancora adesso. 

Siamo nel Vallone della Comba dei Carbonieri a me sconosciuta, ma spettacolare con il suo torrente. Guardando le pozze ti inviterebbero mollare tutto per un bagno rinfrescante. Non si può, e si prosegue. Le pendenze si fanno sentire ma con fatica il primo rifugio lo si conquista . Il Rif.Barbara si trova a 1750 Slm. 

Piccola sosta per rifiatare e via per il secondo rifugio il Barant. Meno duro, ma non da sottovalutare perché la bollita è sempre dietro l’angolo. Il Rifugio Barant si trova a 2370 Slm. Il panorama è spettacolare anche se il cielo non promette niente di buono. Una piccola sosta per un gregge di pecore che invadeva totalmente la strada. 
Effettivamente si sale ma più dolcemente, e si arriva al secondo Rifugio il Barant. Nonostante il periodo di ferie c'è il deserto. Pausa caffè, due foto e via per raggiungere il terzo e ultimo rifugio il Jerwis.

Si va tutto in discesa evviva. L’unico problema era schivare le molteplici buse di mucca sulla strada.
Il rischio di cadere, e con la faccia dentro era altissima. 
Eccoci al Jerwis 1732 slm. Situato nella Conca del Prà ne ho,sempre sentito parlare ma non ci mai  stato. Rimango basito dalla bellezza. Si sentono i tuoni per il previsto temporale pomeridiano, in ogni caso ci fermiamo per scolarci ben due birrozze come premio per il giro quasi concluso.

Il difficile viene ora, le gambe bollite ed in più due birre in corpo, non vi dico come siamo scesi.
Iniziamo sbagliando strada, e per fortuna il Capitano se ne accorge subito. Per il resto si scende.
Dimenticavo, una ragazza mi ha detto che se non pioveva al Barant difficilmente avremmo preso pioggia. Come non detto, presa fino a Bobbio Pellice. Mai chiedere.
All'arrivo ci si cambia, caffè e poi il Capitano, che ne sa sempre una più del diavolo, mi porta in un caseificio per comprare il formaggio locale della Val Pellice.Il famoso Il SARÀS del FEN.
Non amante del formaggio mi faccio tirare per comprare un pezzo. Così lo assaggio e poi vi dirò.
In conclusione, anche questo giro l'ho portato a casa con fatica, ma con posti che mi rimarranno impressi per un bel po’...GRAZIE CAPITANO.

giovedì 6 agosto 2020

Bici MTB Colle del Sommeiller da Bardonecchia (To) 6 Agosto 2020


Dalle note dell'OrcoPinoR
Tanti gli anni che mancavo dal Colle del Sommeiller. Il colle carreggiabile più alto d'Europa a quota 3000 Slm. Quest'anno transitabile solo da fine Luglio causa un grosso nevaio a quota 2800 Slm che ne ostruiva l'accesso. 25 km di salita da fare tutti d'un fiato con 1700D+ se si parte da Bardonecchia.
Oggi Giovedi 6 Agosto 2020 l'accesso al colle, dal rifugio Scarfiotti, dei mezzi motorizzati è vietato. Non si mangerà fatica e polvere, ma solo fatica.

I numeri
- Partenza Bardonecchia piazza Statuto ore 8.00 1300 Slm
- Colle del Sommeiller 3000 Slm 
Partiti alle ore 8.00 da Bardonecchia con una temperatura di 11° gradi. Freddino.
Per accedere al vallone di Rochemolles si passa davanti al tunnel ferroviario del Frejus. Una pattuglia dell'esercito è di guardia davanti al tunnel. Ahimè per verificare che nessun migrante abbia l'insana idea di andare in Francia utilizzando il Traforo ferroviario mettendo a repentaglio la propria vita.

Le rampe che portano a Rochemolles con la bassa temperatura invogliano a pedalare, ed in men che non si dica siamo a quota 1700 slm con vista borgata. Da qui termina la strada asfaltata ed inizia lo sterrato che porta al Sommeiller.
Qualche mezzo motorizzato tenta la gita al colle, ma mestamente li vediamo tornare indietro con nostra somma goduria. Oggi è il giorno degli escursionisti, delle bici muscolari e delle e-bike.
Già delle e-bike. Tante le bici a motore viste oggi. In proporzione credo l'80% delle biciclette che sono salite al colle. Degustibus non est disputandum. In ogni caso fa piacere vedere tanta gente che vuol uscire da casa e venire fin quassù, foss'anche con le e-bike.
Il nevaio a quota 2800 Slm ci catapulta finalmente in un ambiente d'alta quota, come non se ne vedevano da tanto tempo nel mese d'agosto. In cima al colle del Sommeiller poi, il laghetto omonimo è ancora ghiacciato. Un sogno e senza mezzi motorizzati ancor di più.

Dopo la fatica una sosta al rifugio Scarfiotti per due birre Moretti in lattina, strapagate 7euro. 
Le polente sconce al rifugio vanno forte, tutti i tavoli sono prenotati in ogni ordine di posto. La giornata magnifica ha portato qui ogni sorta di turista; dal camminatore al pedalatore o al magnone ed adoratore dei cibi montani.
Discesa a Bardonecchia con vasca in via Medail, e non poteva mancare il gelato alla pasticceria Ughetti, una vera goduria per il palato.


domenica 2 agosto 2020

Trail EDF Cenis Tour Val Cenis (Francia) 2 Agosto 2020



Dalle Note dell'OrcoTurbo
La ripartenza. Finalmente qualche orco è uscito dalla caverna! 
Muniti di mascherina ci siamo presentati al via della prima gara di stagione.. L’ EDF CENIS TOUR! Io sulla distanza dei 21 km. Presenti anche OrcoRolfy e OrcoSmaug sulla 35 km e OrcoLallo sulla 13km.
 
Sicuramente molto strana la partenza con le mascherine.. quasi da restare senza ossigeno.
Sempre bello il percorso, con i suoi panorami sul Lago del Moncenisio che regalano mille sfumature di colori! Percorso super corribile..con discese “a tutta”! 
Alla fine, è sempre una gara a cui merita partecipare!