martedì 30 luglio 2013

Ascensione al Monte Niblè Valle di Susa(To) 28 Luglio 2013

Foto Ascensione al Monte Niblè

Dal racconto dell'OgreDoctor
Dopo tanto correre sotto e intorno alle vette senza mai salirne in verità nessuna, avevo una gran voglia di fare una scalata. Il weekend appena trascorso era un'occasione imperdibile, il meteo prometteva bene. Dopo un piccolo assaggio sabato -gita al lago di Thures con le famiglie, in Valle Stretta e fuga dei papà alla Aguille Rouge (2545 mt slm), montagna facile facile - domenica io e mio cognato, Fabio, già dei nostri al Col Bousson, questo inverno, decidiamo di dar corso ad un progetto più volte messo in cantiere e mai realizzato, per un motivo o per l'altro: la salita al Niblè.

Il Monte Niblè (3.365 m s.l.m.) è una montagna del Gruppo d'Ambin nelle Alpi Cozie. Si trova lungo la linea di frontiera tra l'Italia e la Francia nei pressi della Punta Ferrand.

Di seguito la descrizione del sito AltoX.it.

MONTE NIBLE' m. 3365 
Vetta importante: dal versante francese ha un aspetto d' alta montagna, ammantata dal Glacier de Ferrand e con la cresta frastagliata che l'unisce alla Punta Ferrand; dal versante italiano ha invece un aspetto arido. Visito da Est forma con la Punta Ferrand un grande e irregolare trapezio, da sud si presenta come una piramide. Dalla sua anticima meridionale m. 3343 si dirama verso sud-est una cresta che forma il fianco destro idrografico della Val Clarea e la divide dal Vallone del Galambra. Sul versante francese vi è il Glacier de Ferrand, chiamato anche Ghiacciaio del Niblè dagli alpinisti italiani.

C - Via Normale cresta O dal Rif. Levi-Molinari
Difficoltà: F (Facile, scala alpinistica)
Dislivello: 1560 metri
Tempo: 5.00 ore
Luogo di partenza: Rif. Levi-Molinari m. 1800
Attrezzatura: corda, piccozza e ramponi

Di mattina sveglia alle 5.00 per la colazione e partenza alle 6.00 per raggiungere passando da Eclause sopra Salbertrand, il Rif. Levi-Molinari (1849 m slm), che stranamente, per un rifugio alpino, troviamo chiuso - dormono ancora tutti.  Rinunciamo al caffè e partiamo. Il sentiero attacca poco sopra, a destra della strada che arriva da Grange della Valle: per il Niblè indica 4:30 di salita. Il sentiero è ben segnalato e passa lungo la sinistra idrografica del vallone. Un vallone selvaggio! Alzando la testa vediamo solo pareti a picco, interrotte dai colli. A 2371 m. un grosso masso detto, Roc del Colle, molto evidente, presso cui vi è un ottima sorgente, ci fa capire che la strada è quella giusta. Non siamo mai venuti da queste parti e viaggiamo con l'aiuto della descrizione dell'itinerario di AltoX.
Il sentiero diventa ora meno evidente e andiamo di ometto in ometto e qualche rara traccia sbiadita, di colore giallo. Troviamo anche un passaggio su massi, protetto da corde fisse, in verita non complicato, se asciutto. Il sentiero si fa sempre più ripido e arrivati nei pressi del canalino finale scorgiamo il bivacco W. Blais (2912 m slm) sul Colle Ambin. Facciamo una piccola sosta per recuperare un po' di energie e per indossare qualcosa di più termico. Al colle ci ha accolto un forte vento e le temperature sono vicine ai 10 °C. Oltrepassato il colle spostandosi sulla destra saliamo a ridosso della cresta ovest, larga e poco esposta, che seguiamo superando qualche facile roccetta, fino alla quota dove inizia il ghiacciaio, 3050 m circa. L'itinerario ci presenta a questo punto due possibilità: piegare a sinistra mettendo piede sul ghiacciaio e per esso direttamente alla vetta, oppure continuare fedelmente lungo la cresta superando alcuni salti di roccia più ripidi. La via di cresta non è per nulla evidente e quindi non ci rimane che la prima opzione: il ghiacciaio.

Siamo venuti attrezzati di tutto punto: ramponi, picozza, corda e imbrago. La corda e l'imbrago non serviranno; il ghiacciaio si presenta ripido, ma non crepacciato, anche se in discesa il notevole pendio ci crea qualche problema.

Usciamo dal ghiacciaio poco sotto la cima, mancano, infatti poco più di 150 mt di dislivello che percorremo su roccia friabile, ma priva di particolari difficoltà. Arrivati sulla cima incontriamo un alpinista francese, unico incontro su queste montagne della giornata, a cui chiedo con uno stentato inglese, se siamo sulla cima giusta, non vedendo le descritte croci di vetta! Momento di sconforto...il francese aperta la mappa ci dice che siamo sulla vicina Punta Ferrand! E no dico io, la Ferrand arrivando dal Colle Ambin si incontra dopo, percorrendo il ghiacciaio Ferrand fino ad arrivare al Colle dell'Agnello e poi per cresta in cima.

Sospiro di sollievo, sentiamo la campana del Niblè e girato il masso con un piccolo passaggio di arrampicata facile facile vediamo le croci di vetta!! Evviva!
Foto ricordo e via in discesa, prima che la nebbia ci renda difficile il ritorno al Colle Ambin e al bivacco.
Tornati al Rif. Levi Molinari in 6:30, questa volta aperto, ma con triste sorpesa affollato da una truppa di "merenderos", che niente hanno a che vedere con la montagna. Sembra in verità più un ristorante che un rifugio, ma in fondo è un po' il destino di tutti i rifugi raggiungibili con la macchina e forse anche una necessità per sopravvivere. Di alpinisti su queste montagne ne abbiamo visto molto pochi.

Ci tratteniamo giusto il tempo per una birretta "ICHNUSA" e ci avviamo rapidamente a casa.

Soddisfazione per la bellissima ascesa e per aver sfatato la paura di non riuscire ad andare sopra i 3000. Questa volta niente mal di montagna!


W Gli Orchi, W la Montagna.

lunedì 29 luglio 2013

Escursione Gran Queyron Val Germanasca (To) 28 Luglio 2013

Dal racconto dell'OrcoDavid
Domenica 28 luglio è in programma, alla sezione di escursionismo del CAI di Orbassano, un’uscita al Grand Queyron, un bel  3000 in Val Germanasca.
Gli iscritti non sono molto numerosi, forse l’elevato dislivello (1350 m. circa) ha spaventato un po’ la gente, o forse qualcuno è già in vacanza.
In otto ci troviamo all’appuntamento antelucano delle 6 in quel di Orbassano, tra gli Orchi presenti oltre al sottoscritto c’è Giuseppe, già compare di corsa alla Tre alpeggi e di escursione domenica scorsa alla Becca di Nona.
Come al solito il gruppetto pseudo anarchico da me guidato impone la sosta colazione in quel di Prali (sulla strada è  ancora tutto chiuso) ed alle 8 siamo già sul sentiero.  Si parte dalle bergerie  di Bout du Col, punto di partenza di numerose gite in questa bella e appartata valle laterale della Val Chisone.
Prima della sua connotazione turistica, la valle ha conosciuto una certa ricchezza dovuta alla valorizzazione delle miniere di talco bianco e di marmo. Ad oggi il talco viene ancora estratto in una miniera di Rodoretto, mentre è aperta per i turisti la Miniera Paola con un interessante  visita di conoscenza (www.scopriminiera.it).
Fino a 2000 m. circa la caldazza umida ed opprimente ci fa grondare di sudore, poi l’aria si fa via via più fresca, purtroppo anche per effetto di nebbie e nuvolaglia che ci impediranno di godere dei bei panorami che si possono ammirare dalla vetta.  Poco male, la salita avviene su un sentiero che sale gradualmente, immerso in boschi prima ed in prati poi. Prati che sono rigogliosi e ricoperti di ogni sorta di fioritura alpina, nel pieno della loro bellezza.

Raggiunto il col Frappier, a quota 2890 m. spariscono i prati ed una bella e facile cresta ci porta, in 20 minuti in cima al Grand Queyron (quota 3060 m.), che divide la Val Germanasca, la Valle Argentera ed il Queyras.
Foto di rito e breve sosta per mangiare perché, strano a dirlo, ma tira una simpatica aria gelida.
Il grosso del gruppo ha poi fatto ritorno  direttamente alle macchine; una minoranza di noi, spaventato dal ritorno nella fornace di pianura ha pensato invece di bighellonare ancora un po’ sui prati di media quota e poi concludere con un meritato brindisi al bar della seggiovia di Prali.
Bella giornata  in angoli poco esplorati e magnifici delle nostre vallate alpine.

W Gli Orchi e W la Montagna!


Escursione Parco Naturale Monte Avic (Ao) 28 Luglio 2013

Foto Escursione Parco Naturale Mont Avic

Dal racconto dell'OrcoCamola
Domenica 28/07/2013 ore 15.00

OrcoCamola: Senti due righe sulla gita di oggi le scrivi tu?
OrcoJoak: Vediamo ... veramente a casa sono un po' nelle curve
OrcoCamola: Paolo hai voglia di scrivere tu qualcosa?
OrcoPaolo: Se vogliono sapere com'è andata la gita di oggi glielo racconto di persona

Ecco fatto. Liquidato.
Effettivamente Paolo ha ragione: se volete informazioni sul Parco del Monte Avic leggetele qui www.montavic.it

Scherzi a parte sul sito sopra citato potete trovare tutti gli approfondimenti su flora, fauna, relazioni delle escursioni comprese.

Possiamo solo dirvi di andarci perchè ne vale la pena.
Saliamo su ripidi tornati per raggiungere l’abitato di Veulla di Champdepraz (1300 m -) da dove parte la nostra escursione e dove lasciamo l’auto.
Capiamo subito che ci troviamo in un ambiente molto particolare: la borgata è estremamente curata in ogni particolare: la chiesetta, i vicoli, la fontana, i prati curati e i fiori ai balconi. Un vero gioiellino.
Ma la sorpresa è solo iniziata.
Tutto il percorso è stupendo e il sentiero curatissimo ci accompagna, in un alternarsi di boschi, torrenti, cascate, laghi e alpeggi. C’è ancora una straordinaria fioritura tardiva di rododendri e fiori alpini.
L'area protetta è unica nel suo genere in particolare per le rocce montonate e la presenza del Pino Uncinato (poco diffuso altrove).
Siamo partiti con l'intento di fare un lungo giro ad anello denominato il 'Tour dei laghi di Champdepraz'  sui sentieri 5c e 6 (vedi relazione sul sito) ma il brutto tempo ci ferma al Gran Lago. Non ci fidiamo a proseguire nonostante i leggeri piovaschi si alternano a sprazzi di azzurro.
Al Gran Lago una bella scarica di grandine e poco prima un lampo ci fanno capire che continuare su pietraie più in quota non è molto salutare.
Non importa, anzi meglio così torniamo e facciamo il giro al contrario.

Dal rifugio Barbustel a salire si incontrano i 4 laghi principali che sono l'emissario uno dell'altro. Lago Bianco, Lago Nero, Lago Cornu e Gran Lago.
Quest'ultimo è il secondo lago naturale della Valle d'Aosta per estensione.
Vicino al Lago Cornu si possono vedere due pini cembri dichiarati “alberi monumentali”.
Tutto il percorso è molto vario, si passa da angoli bucolici, a paurose rocce mastodontiche.
A proposito di queste ultime abbiamo scoperta la grande roccia dalla quale fuoriescono gli orchi (valdostani).
I gestori del rifugio Barbustel sono gentilissimi e nonostante il fresco e i vestiti bagnati una birra ce la facciamo ugualmente.
Rientriamo a Veulla: il GPS indica 24,5 km.
Siamo tutti molto soddisfatti e rientriamo verso la calura della pianura con negli occhi ancora gli splendidi scorci che abbiamo potuto ammirare. Da rifare!
Durante il cammino è stato bello parlare e ridere degli impegni sportivi imminenti (Sierre-Zinal e WMG 2013).

Se non ci complicassimo la vita non saremmo Orchi. Evviva!

Gli Orchi Camola, Joack, Paolo


venerdì 26 luglio 2013

Sulle Tracce della TDS UTMB massiccio del M.Bianco 17-21 Luglio 2013

Foto Trekking sulle Tracce della TDS UTMB 2013
Racconto gara TDS 2011

Dal racconto dell'OrcoIng
   
Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people living for today

Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people living life in peace (John Lennon)

.Immagina un giorno lontano di percorrere un tuo lungo percorso mentale, immagina  che non vi siano paesi nel tuo peregrinare, nulla per cui uccidere o morire, immagina che un giorno lontano tutta la gente viva in pace.
Immagina di realizzare un tuo lungo sogno, camminare con solo il cielo sopra di te.
Non occorre disturbare John Lennon con queste parole immortali per rivivere il ricordo di un viaggio emozionale, un viaggio lungo 5 giorni  attraverso i paesi del Monte Bianco.
Non a caso la TDS si svolge prima sul percorso del TMB, indi sulla Alta via n° 2,  poi sul Trail del Beaufortain, poi sul Tour du Pays Du Mont Blanc, per ritornare sul TMB.
Un viaggio prima di tutto dentro di te, dentro le tue paure, le tue emozioni, le tue speranze , i  tuoi malori.
Non siamo qui sul Tour del Monte Bianco o in secondo ordine sulla UTMB,  dove tutto sembra addomesticato, da un rifugio ad un altro, da un ristoro ad un altro, da un controllo ad un altro sentiero per sentiero  dove le tracce e le indicazioni si susseguono come i paesi attraversati, conosciuti, certi, soprattutto rassicuranti perché ti fanno sentire sempre e comunque in un ambiente controllato e famigliare.
Infatti questa è la grande forza  della UTMB, permettere a migliaia di persone  di tutte  le estrazioni di percorrere una avventura meravigliosa in un ambiente Wildness facendoli  comunque sempre sentire  sicuri come a casa propria e soprattutto facendoli percepire come  ultra atleti in una crescente esaltazione    del proprio smisurato Ego.
Insomma è l’eterna lotta  per la realizzazione dell’inconscio primitivo del Primus inter pares, un gradino  sempre sopra agli altri per avere percorso una distanza sempre maggiore, di avere impiegato un tempo sempre minore, di essere soprattutto sopra la massa  e di stupire comunque  i nostri  amici, familiari, colleghi  e consimili.
Ma la TDS non è tutto questo, è essenzialmente un viaggio di scoperta dei nostri limiti, di esaltazione e soprattutto un viaggio attraverso ambienti incredibilmente selvaggi per ore o giornate intere, dove praticamente non incontri nessuno e la tua preoccupazione maggiore diventa non tanto il raggiungimento della meta quanto la ricerca del percorso.
Lasciata Bourg Saint Maurice, praticamente per due giorni fino al Col Joly non si riesce a trovare traccia di civiltà, fatta eccezione l’attraversamento della strada  al Cormet De Rosalind, un incredibile salto nel buio su sentieri dove occorre fare sempre il punto, rintracciare la sparuta cartellonistica, confrontare le ottime cartine del IGN con l’altimetro e l’orografia del territorio, sperare di  precedere l’immancabile temporale  diurno o serale, in una parola sperare di non perdersi.
In questo caso l’utilizzo del GPS con annessa cartografia avrebbe certamente privato il percorso del suo fascino di scoperta e di avventura.
Comunque Martedì  16 luglio il sottoscritto, mio fratello Roberto ed Ugo si ritrovano a cenare al Rif monte Bianco per essere poi  pronti il mattino dopo.

Mercoledì  17 luglio 
Pronti, posto via, siamo a Courmayeur di buon mattino, peccato che Roberto abbia dimenticato i pantaloncini corti per cui è d’obbligo aspettare l’apertura dei negozi ed altrettanto chiaro che occorre prendere la funivia per il Col Checrouit.  La tappa fino a La Thuile ha una lunghezza di circa 30 km e non si può pretendere di  partire alle 10 del mattino. Detto fatto, ma  nella fretta di salire sulla funivia dimentico nell’auto tutta la cartografia IGN e  la macchina fotografica!
Troppo tardi per tornare indietro, la Maison Vieil ci accoglie in una meravigliosa giornata di sole con vista sul ghiacciaio della Brenva e sulla Aguille Noire du Peterey.
Il sentiero balcone  sale rapidamente fin quasi alla quota di 2500 sotto il Mont Fortin per poi riprecipitare al Ponte del Combal a 1950 m.
In questo tragitto si incrociano nugoli di escursionisti del TMB che risalgono lentamente tutta la val Veny, la maggior parte organizzati in comitive con tanto di guida, alcuni autonomi ma comunque tutti stranieri.
Dal lago Checrouit in poi si incontrano sempre più frequentemente vasti nevai tal da lasciare presumere un difficile attraversamento del Col Chavanne a quota 2600 mt, tetto del  giro.
Una volta però raggiunta l’alta Val Veny oltre il rif Elisabetta, il colle si presenta praticamente  pulito, fatta eccezione per una piccola lingua di neve e la risalita  è notevolmente veloce  anche se faticosa data la forte acclività del sentiero. Dal colle in poi si apre tutta l’enorme valle di Chavanne, sede di grandi fortificazioni militari su tutta la dorsale. E difatti su una bella strada militare si divalla lentamente fino circa alla quota di 1800 mt dove dovrebbe trovarsi il sentiero di raccordo con la strada del  petit Saint Bernard. Di detto raccordo neanche l’ombra ma noi oggi abbiamo come meta un albergo di La Thuile. Percorriamo lungamente la strada interpoderale di fondo valle fino in paese, la distanza si allunga ma insomma si rotola in discesa.
In serata comincia il maltempo previsto.

Giovedì 18 luglio
Come da previsioni, piove a dirotto e parte in autostop, parte a piedi raggiungiamo il Colle del Petit Saint Bernard a 2180 mt nella più uggiosa giornata autunnale. Dopo 2 km di pianura e strada asfaltata, appena dopo l’Ospizio, finalmente troviamo la antica via Romana, perfettamente lastricata  con un meraviglioso ponte in pietra.
Una Discesa lunghissima di circa 13 km tra alti pascoli, cascine ed infine abetaie ci porta a raggiungere il fondo valle con il paese di Seez. Siamo nella bassa val d’Isere, esattamente di fronte a grandi stazioni sciistiche del comprensorio Les Arc  in un crescendo di impianti di risalita e condotte forzate idroelettriche.
Proprio una centrale elettrica diventa  il punto di riferimento per raggiungere la più lontana Bourg Saint Maurice a quota 850 mt e un accogliente alberghetto, appena in centro.
La serata trascorre tra acquisti di nuove cartine e  soprattutto nella  ricerca del sentiero per il mattino dopo.

Venerdì 19 luglio

Partenza di buon mattino dopo una buona colazione francese. Ormai siamo di casa a Bourg e troviamo facilmente la retta via fra bellissime frazioni sopra la città, evidentemente la zona residenziale tra deliziosi Chalet  in stile comunque sempre minimalista.
Salita mozzafiato di circa 2h,45’  sul piombo del paese fino ad incontrare il primo forte del Truc e successivamente quello della Platte. Abbiamo risalito velocemente circa 1400 metri di dislivello ma l’aria frizzante del mattino sotto  un incredibile  cielo terso ci ha sicuramente confortato.
I due forti in oggetto rivelano un sofisticato sistema difensivo tipico della grande architettura militare Francese del secolo XIX con la casamatta e le bocche rivolte esattamente nella direzione discendente della val d’Isere, ovvero della probabile penetrazione delle forze armate d’invasione dall’Italia. La stessa situazione che abbiamo ritrovato con i grandi forti francesi a protezione del Frejus. Il forte della Platte è ormai tramutato in un caseificio e  non rappresenta un punto particolarmente attraente, data anche l’intersezione di numerose strade interpoderali che risalgono dal fondo valle verso gli Alpage. Si prosegue comunque su una mulattiera su pendenze decisamente più dolci fino al Colle della Forclaz ( 2354 m) e raggiungendo velocemente un grande altipiano incastonato da piccoli laghetti, i 5 laghi, passando tangenti al più grande, e precipitando velocemente nel successivo vallone per circa 200 metri su un sentiero decisamente ostico. Risalita faticosa per raggiungere finalmente il più celebre Passeur de Pralognan ( 2567 m).  A questo punto sono già 2000 medtri di dislivello positivo. Discesa molto tecnica e ripidissima e si raggiunge il Cormet De Roselend a circa 2000 m. Allungatoia di circa 3 km fino al Rif Plan du Lay dopo una massacrante tappa e prima di prendere l’immancabile acquazzone serale.

Sabato 20 luglio

Facendo una lunga digressione dal percorso del TDS, lungo il sentiero del Tour del Beaufortain, in circa 1 ora ½ raggiungiamo il tracciato originale ,con una notevole allungamento della distanza , fino al Colle della Source. Discesa sul fondo del vallone e percorso della grande forra, Passage du Curè, tipo  un Verdon in miniatura, su un sentiero scavato nella parete. Vietato correre! Finalmente la tanto nominata  La Gittaz, con tanto di cappella e poche case private, ma di rifugio manco l’ombra. Meno male che abbiamo evitato la sosta qui  perchè il rifugio del sito praticamente non esiste!
A questo punto sempre sul percorso dell’Ultra trail del Beufortain risaliamo su scarsissime tracce di sentiero fino  al colle Est  de Gitte. Giusto in tempo per passare davanti al primo concorrente, al controllo sul colle. Primiere!
Ormai si spalanca davanti a noi tutta la grande vallata fino al Col Joly, e su percorsi inediti e tracce scendiamo per poi risalire fino all’arrivo degli impianti.
Non ci ferma più nessuno, la sotto Le Contamine! Vista l’ora un impianto e autostop ci riportano velocemente in paese e con lenta e faticosa risalita si raggiunge Il Truc su un bucolico altipiano, giusto in faccia alla parete del Dome du Miage, teatro della nostra più grande discesa in sci, quasi duemila metri di pendenze davvero sostenute.

Domenica 21 Luglio

La Domenica ci vede  salire baldanzosi  il col du Tricot fino all’intersezione della via dell’Arete du Bionassy.
Ma sul colle e sulla relativa discesa fino al Bellevue e poi al col de Voza cambia l’intero mondo.
Torme di escursionisti, gitanti, corridori, alpinisti e percorritori dell’TMB ci vengono incontro.
Dal silenzio assoluto di due giorni siamo in preda ad un forsennato carosello di assatanati frequentatori del Bianco, a cui si aggiunge pure  il trail da Sant Gervais fino al Nid  d’Aigle(2372) a complicare il tutto e  a svilire il meritato finale.
Ma Les Houche è lì sotto e con il bus rientriamo a Chamonix in preda alla smania compulsiva da shopping.
Ormai non siamo più noi, siamo gli attori inconsapevoli del consumismo più sfrenato.
Quello che realmente importa è cosa comprerai  domani.
State Attenti!

La nave è ormai in mano al cuoco di bordo e le parole che trasmette il megafono del Comandante  non riguardano più la rotta ma quello che si mangerà domani! ( Soren Kierkegaard)


Ma nonostante il cuoco, il Comandante rimango Io e  nessuno mi potrà rubare il bellissimo ricordo di 5 giorni intorno al Monte Bianco sulla TDS!


3030 KV Rocciamelone Susa(To) 24 Luglio 2013

Foto 3030 KV Rocciamelone

Dal racconto dell'OgreDoctor
Il Rocciamelone (Rociamlon in piemontese, Rochemelon in francese) è una montagna delle Alpi Graie alta 3.538 m s.l.m.. È situato al confine tra la Valle di Susa e quella di Viù e sulla sua punta convergono i territori comunali di Mompantero, Novalesa e Usseglio. Sulla cima della montagna si trova il vertice trigonometrico della rete primaria di inquadramento IGM95, materializzato sul posto da un centrino GPS fissato alla roccia nei pressi della statua della Madonna e denominato Rocciamelone (cod. 055903). L'origine del nome è controversa. Secondo alcune fonti il nome deriva dal celtico "Roc Maol" dove "Maol" significa sommità in riferimento al fatto che la montagna appare come la più alta del circondario. Un'altra fonte fa derivare il nome dal ligure "Roc Mulun" o "Roc Mulé" in relazione al termine "molek" che significa sacrificio (specialmente umano).
Il nome venne poi latinizzato dai Romani diventando "Mons Romuleus" a sua volta cambiato in "Monte Romuleo" nell'XI secolo. Questo nome fece nascere tante leggende come quella legata ad un certo re Romolo che si diceva passasse l'estate sulle sue pendici e che vi avrebbe nascosto i suoi tesori.
Nel medioevo era considerato la più alta cima delle Alpi. Questa convinzione, che oggi sappiamo errata, era supportata da diversi fattori: il monte infatti incombe su Susa con un balzo che supera i tremila metri; inoltre era ben visibile per la sua caratteristica forma conica dalla frequentatissima Via Francigena, che portava oltralpe attraverso il Moncenisio, palesandosi anche al viaggiatore più distratto in un periodo in cui vaste zone alpine erano pressoché inesplorate. Nel medioevo vi furono diversi tentativi di salita alla vetta, compreso uno da parte dei monaci dell'abbazia della Novalesa che - si legge negli annali dell'Abbazia - vengono respinti da vento e grandine. La prima salita documentata risale al 1° settembre 1358, probabilmente un primato nell'arco alpino. Il crociato Bonifacio Rotario D'Asti, catturato dai Turchi, si affida alla Madonna, promettendo, qualora fosse tornato in patria, di dedicarle un simulacro sulla vetta della prima montagna che avesse visto tornato sul suolo natio. Assistito da alcuni portatori, raggiunse la vetta portando con sé un trittico bronzeo dedicato appunto alla Madonna, oggi custodito in cattedrale a Susa. (Fonte Wikipedia).
Per l'allenamento in vista dei prossimi impegni (Royal e TDS) con l'OrcoPinoR decidiamo all'ultimo di rifare la salita, già fatta l'anno passato, al Rocciamelone, partendo direttamente dal Santuario della Madonna del Rocciamelone nel comune di Monpantero a Susa. La nostra via, non l'unica possibile per percorrere i 3000 metri continui della salita che conduce in vetta (si può fare la stessa impresa partendo da Foresto), utilizza il Sentiero dei Monaci che passando per il RIf. Il Trucco e il Rif. La Reposa arriva al Rif. Ca' D'Asti e poi in cima.
Nel corso dei decenni il Rocciamelone è stato teatro di numerose imprese sportive e alcuni record resistono al tempo imbattuti.
L'ultimo nell'agosto del 2010, quando Mau Scilla e Nico Valsesia avevano organizzato una gara di Trail running, chiamata "3030VK" una corsa in montagna con un "triple vertical" partendo da Susa (m. 503) fino alla vetta del Rocciamelone (m. 3538). Chissà cosa penserebbe Bonifacio Rotario del tempo mostruoso di Daniele Fornoni che ha impiegato 2 ore e 32 minuti per raggiungere la vetta del Rocciamelone?
Ma Daniele non è l'unico sportivo che ha provato a misurarsi con questa montagna e nemmno il più veloce. Fin dagli anni ’80-’90 alcuni precursori dello skyrunnig hanno fatto registrare prestazioni che risultano tutt’ora ineguagliate. Come il tempo di 2h 14’ fatto registrare da Daniele Ivol nel 1988 in salita da Mompantero e  le 3h 14’ di Elio Ruffino nella stessa occasione, per salire e ridiscendere a fondovalle (dopo un parziale di 2h 17’ in salita). Nel 1994 Valerio Bertoglio dopo i record stabiliti negli anni precedenti sul Cervino e sul Gran Paradiso, in 24 ore copre per tre volte l’intero percorso da Mompantero alla vetta e ritorno, e percorrendone ancora più di un terzo prima dello scoccare della ventiquattresima ora, accumulando un dislivello complessivo di oltre 20.000 m d+/-.
Anche il nostro OrcoRoccia (al secolo Praturlon Fiorenzo), discesista micidiale, è stato protagonista su questa montagna: ancora oggi detiene il record di doppia salita e discesa, stabilito nel 1988, con il tempo di 9 ore e 27 minuti.

Noi, modesti emuli, al cospetto di atleti così forti e blasonati, abbiamo comunque lasciato la nostra impronta di Orchi e in poco meno di 4 orette con un passo sostenuto, ma non al limite siamo arrivati alla Croce di Ferro.
Siamo saliti in silenzio, quasi in sinbiosi con la natura che ci circondava. E mentre salivamo ripensavo all'anno appena trascorso dall'ultima volta che, sempre io e Pino, siamo venuti fin quassù a percorrere questo stesso sentiero. E' sì e passato un solo anno, ma sembra un secolo!. Allora ipotizzavamo la nascita degli Orchi, oggi siamo una splendida realtà. Siamo cresciuti come numero, ma siamo cresciuti soprattutto come gruppo. Avverto l'entusiasmo, la freschezza quasi "giovanile" nelle iniziative che inventiamo a dispetto della media della nostre età sicuramente ragguardevole.
Quasi non avverto la fatica del salire. Superata la fatidica quota dei 3000 metri ho cominciato a percepire che qualcosa non andava bene e la testa cominciava ad essere un po' troppo leggera. OgreDoctor con il mal di montagna e chi l'avrebbe detto! Alla croce di ferro, alla fine, abbiamo optato per ridiscendere velocemente a quote più basse.
L'allenamento è stato comunque di tutto rispetto: 2800 metri di dislivello e 18 km circa.

martedì 23 luglio 2013

34esimo Trofeo Vulpot Usseglio - Malciussia (To) 20 Luglio 2013

Foto 34esimo Trofeo Vulpot (foto OrcoPolare)
Classifiche 34esimoTrofeo Vulpot

Dal racconto dell'OrcoPolare
47 tesserati FIDAL + 1 Orco si danno battaglia sui circa 9 km e 700 mt D+ che dal piccolo abitato di Usseglio (1.265 m.s.l.m.) portano al lago artificiale di Malciaussia ( curiosa l’etimologia del nome “mal ciussà” – ovvero mal calzati, chissà che scarpe portavano da queste parti … ).

Lo sparo è fissato per le ore 9,30 di sabato 20 luglio e così è ! Puntuali gli organizzatori invitano il piccolo gruppo di iscritti sulla linea di partenza posta in via Roma nei pressi del piccolo market  e via, si parte .
La giornata soleggiata e molto calda già della prime ore del mattino, lascia intendere che ne vedremo delle belle … i “top runner” partono subito decisi ed in pochi minuti il gruppetto si allunga come un piccolo serpente colorato in mezzo alla vegetazione .
Il percorso si svolge parte su strada asfaltata e parte su sentiero con qualche tratto molto infangato vista l’abbondanza d’acqua che ha caratterizzato questa annata; difficile dire se più indicata la scarpa stradale piuttosto che quella da montagna, sicuramente i sentieri non sono impegnativi e sono ben battuti quindi forse la prima non sarebbe stata così malvagia…
Si parte subito, attraversato il fiume, con un bello strappo in salita in mezzo ad un fitto e fresco bosco seguendo un sentiero che dopo qualche sali e scendi  e attraversamenti trasversali della strada provinciale, porta all’abitato di Margone. Qui un cartello stradale dice che mancano 5 km a Malciaussia che si percorreranno per una buona parte sulla ripida e tortuosa SP 32 per poi buttarsi, quando mancheranno pochi tornanti per raggiungere la meta, sulla sinistra giù in discesa per attraversare il fiume e seguirlo a distanza fino alla diga.
Da li a poco si inizierà a vedere il maestoso muro di contegno del lago e dopo l’attraversamento di un lungo prato qua e là infangato ed ancora un paio di dritti impegnativi ma non drammatici, si raggiunge l’arrivo posto di fronte al Rigugio “Vulpot” (1.805 m.s.l.m.).
1h01 l’Orco fuori classifica e circa 43 m” il primo classificato …
I famigliari ed amici al seguito, visto lo spettacolo che la natura offre ai loro occhi e la clemenza del tempo, mi scuseranno per la levattaccìa mattutina e chiuderemo insieme la giornata con un bel pranzo al sacco negli adiacenti prati.

W gli ORCHI !

domenica 21 luglio 2013

Giro del lago di Ceresole Reale (To) 21 Luglio 2013

Foto Giro del Lago di Ceresole Reale 2013
Classifica Giro del Lago di Ceresole Reale 2013

Foto Edizione 2012
Classifiche Edizione 2012


Troverai più nei boschi che nei libri.
Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose
che nessun maestro ti dirà. (Bernardo di Chiaravalle 1090-1153)

Dal racconto dell'OrcoPinoR
Un evento podistico (organizzazione podistica Bairese) che si rinnova ormai da 5 anni qui a Ceresole Reale (To) e che quest'anno ha portato quasi 500 concorrenti a correre il percorso intorno al lago artificiale costruito nel lontano 1925.
Un percorso di soli 8 km che trascina qui dalla bassa padana un fiume di atleti  amanti delle cime piemontesi del Parco del Gran Paradiso.
Un turismo d'altri tempi in alta valle Orco, di quelle offerte che gli specialisti del settore vorrebbero veder decollare come quello del Nord-Est d'Italia, ma che qui stenta per una serie di motivi ai più ignoti.
Forse la distanza dal grandi centri abitati, forse la stagione estiva che inizia solo a Luglio e già a fine Agosto è chiusa e forse chissà la mancanza di progetti a lungo respiro che in Italia faticano a partire.

Si rimane incantati qui a Ceresole Reale dalle cime, dai folti e grandi boschi, dalle rocce montonate intervallate a pascoli, dai torrenti generosi ,dai ghiacciai vicini e selvaggi,
Per i più fortunati, quelli che possono percorrere i vecchi sentieri di caccia dei Re Savoiardi  e che portano a quota 3000, possono godere dei panorami mozzafiato, mentre per gli eletti, quelli che riescono ad arrampicare quasi a quota 4000  bhè... la suggestione dei deserti di pietra d'alta quota e delle cime innevate è impagabile.

L'offerta turistica non potrà essere confrontata con i maestri alberghieri del Trentino ma vi posso assicurare, per chi ha voglia di salire in alta Valle Orco,  che troverete una  delle vere anime del Piemonte.

Al termine della gara podistica, ci siamo regalati con 36euro il pranzo per 2  presso il Rifugio Fonti Minerali con:
- buon servizio in sala
- antipasti di salumi misti
- polenta concia
- salsiccia alla prugna
- caffè
- acqua e birra