lunedì 20 luglio 2015

Corsa Giro del Lago del Moncenisio (Francia) 19 Luglio 2015

Classifica Giro del Lago del Moncenisio 2015
Sito Giro del Lago del Moncenisio

Dalla cronaca dell'OrcoSherpaMazinga
Prima impressione, difficilmente  scardinabile: un caos totale.
La location naturalmente  fa di tutto per  avvalorare  questa semplice constatazione. La distanza dal più vicino territorio abitato è notevole, la quota dei duemila metri, ma soprattutto il territorio francese contribuiscono notevolmente ad una mancanza totale di organizzazione.
5 Orchi si ritrovano  sul lago del Moncenisio in questa splendida giornata.
Alle ore 8 del mattino ci accoglie la strada litoranea trasformata in un enorme campeggio di camper e roulotte: migliaia di mezzi disseminati  lungo la strada,  nei parcheggi, sui prati. E dovunque automobili, in gran parte italiane.
Infatti il locale delle iscrizioni  già a quest’ora è completamente saturo ed una coda lunghissima si snoda all’esterno. Risultano a disposizione circa 350 pacchi gara ma  i runner pervenuti fin qui sono circa 450 talche’  più di cento  aspiranti rimangono senza pacco, fortunatamente con un piccolo sconto sulla iscrizione 10€  invece di 15€.
La partenza  viene ritardata di circa 15’..
Peccato che  circa 500 podisti e biker, naturalmente tutti insieme, si assiepano  esattamente sulla strada in fronte alla piramide, senza per questo avere  chiuso la sede viabile. Si forma una lunga coda di autovetture che cerca di intrufolarsi tra i corridori nei due sensi di marcia,  senza la minima presenza di agenti o poliziotti francesi.
A ripensarci a mente fredda  mi meraviglio come fortunatamente non si sia verificato il minimo incidente; evidentemente la disorganizzazione italiana, la completa assenza di controllo francese ma soprattutto un ottimo angelo protettore degli organizzatori e partecipanti,  hanno concepito il miracolo.
Partenza alla quota dei 2020 metri con una temperatura eccezionale, aria frizzante di montagna che stimola  la velocità. Infatti raggiungiamo il fondo lago verso Langlesbourg in men che non si dica  e  leggermente in discesa ci si porta sulla riva , fino a risalire su strada sterrata il culmine  della valletta a circa 2060, da dove lentamente  cominciamo la lunga discesa  fino alla diga. Ritmo serrato per la prima parte. Al km 8 finalmente l’unico ristoro ma incredibilmente quando transito intorno a metà classifica non trovo  nulla da bere e ancor meno da mangiare.
Fortunatamente  con un po’ di saggezza mi ero portato un gel per emergenza. Pazzesco, ma visto che siamo  avezzi alla sofferenza  proseguo nella corsa fino alla diga in terra battuta; un miraggio per coloro che risalgono dall’Italia, una bellissima pista per noi corridori,  perfettamente in piano ma con fondo notevolmente sconnesso tale da non permettere  scorrevolezza.

Dalla diga in avanti ci aspetta  una lunga risalita di circa  150 metri, dapprima su sterrato e poi per circa  1 km di asfalto fino al traguardo. Ma anche qui il caos continua: scopro che vengono rilevati i tempi dei primi 253 classificati fino a 90’, dopo di che vengono registrati solo i nominativi,, ovvero almeno 160 atleti. Naturalmente io arrivo in 90’ e una manciata di secondi, ma ufficialmente  senza rilevamento . A questo punto  comincia l’assedio alla tenda ristoro per  mendicare un bicchiere di te……Dimenticavo di dire che ufficialmente si trattava di un trail.
Ma il ritorno è ancora peggio dell’arrivo in un gigantesco ingorgo di mezzi  motorizzati, bici, corridori, turisti fai da te, camperisti etc.etc….Ma comunque puntuale come un orologio svizzero alle 13 sono a casa a tavola. Tutto sommato una piacevole giornata  trascorsa in montagna senza un dispendio  elevato di energie e di tempo.

Raid Uja di Ciamarella (3676 m. slm) Pian della Mussa(To) 19 Luglio 2015

Foto Uja di Ciamarella 2015

Dal racconto dell'OrcoBee

difficoltà: F
esposizione prevalente: Varie
quota partenza (m): 1805
quota vetta (m): 3676
dislivello complessivo (m): 1871
località partenza: Pian della Mussa (Balme, TO)
punti appoggio: Rifugio Bartolomeo Gastaldi 2659 m

“Allora domenica Ciamarella?” il messaggio dell’Ogredoctor è datato già martedì 14 luglio.
“Non molla un attimo il ragazzo” è il primo pensiero che mi sovviene; si è appena sciroppato 65 km e 5 e passa mila metri di dislivello dell’Ice Trail Tarentaise e come se niente fosse propone una tranquilla domenica con 1800 metri di dislivello carichi di ramponi, piccozze imbraghi ecc. ecc.
Io al martedì devo ancora smaltire la mia trentina di km dell’Altispeed e già mi pregustavo un fine settimana in qualche rifugio a crogiolarmi al sole con un bel libro in una mano e birra gelata nell’altra. Non so bene che rispondere e prendo tempo simulando un black out dei mezzi di comunicazione.
Il giorno dopo ci comunica che ha già trovato un socio, il paziente Fabio, appassionato come noi di montagna, nonché cognato e quindi altra sua vittima predestinata. Per un attimo ritengo, a torto, di averla scampata. Neanche per sogno, come la goccia che scava la pietra il nostro esimio insiste con chi scrive e con OrcoCamola, altro destinatario delle azioni di stalking telefonico del nostro esimio.
Sa bene, il furbetto, che è una roccia tenera da scavare, la stagione per l’alta montagna è così breve che diventa difficile accampare scuse di stanchezza o altro, bisogna cogliere al volo le occasioni e andare.

Tanto più che la cima proposta è la stupenda l’Uja di Ciamarella, una classicissima per tutti gli appassionati, piantata in cima alla valle di Ala, chiamata anche il Cervino delle Valli di Lanzo. Fatta per la via normale è non difficile ma neanche banale, fintanto che un piccolo ghiacciaio ne occupa la base.
Detto fatto, alle 5 del mattino la combriccola si mette in marcia dalla calda e afosa pianura, direzione Pian della Mussa, punto di partenza della gita posto a 1850 metri che alle 6:30 è ancora libero dall’assalto dei gitanti domenicali. L’aria è finalmente frizzante, ma basteranno pochi tornanti per riassaporare il caldo umido che ci abbandonerà solo oltre i 2500 metri di altitudine. Arrivati al Pian Gias lo scenario della montagna cambia, il verde lascia via via posto a pietraie e sfasciumi che caratterizzano il terreno fino alla cima, intervallato da nevai e torrenti.  Arriviamo ben presto alla base del ghiacciaio e devo dire che quello che ci si pone davanti non è un bello spettacolo per gli amanti del genere. Vero è che la regressione dei ghiacciai, soprattutto quelli di bassa quota è ormai fenomeno più che trentennale, ma ciascuno di noi aveva ricordi di una superficie più estesa e meno tormentata di quella che abbiamo sperimentato ieri. Calziamo i ramponi, ma proprio solo per poche decine di metri.
Poi siamo di nuovo sullo sfasciume per affrontare gli ultimi 500 metri di dislivello. L’altitudine comincia a farsi sentire e quindi rallentiamo un po’.
Cogliamo l’occasione per qualche foto ed ammirare lo spettacolo che ci si pone davanti, tutto rigorosamente ‘aggratis’.
Siamo presto in cima, constatiamo che su una delle più belle montagne vicino a Torino, in una calda domenica di luglio, oggi, ci siamo noi quattro più altrettanti che stanno arrivando ed un solitario che se n’è appena andato. Dove saranno tutti?
La risposta l’avremo un paio di ore dopo… il mondo è tutto a Pian della Mussa! Per sfuggire al caldo tropicale, centinaia di persone si sono ritrovate in montagna ed affollano rifugi e bar rigorosamente raggiungibili con i mezzi motorizzati. Riusciamo comunque a bere una meritata birra al rifugio Ciriè prima di imboccare, mestamente, la strada del ritorno nella fornace di pianura.
PS: a parte tutte le battute non mi resta che ringraziare l’OgreDoctor per il pressante stalking, che mi aiuta a combattere una mia inerziale indole pigra.
W la montagna, W gli Orchi

Dolomites SkyRace Canazei(Tn) 19 Luglio 2015

Classifica Dolomites SkyRace 2015
Video arrivo Dolomites SkyRace 2015
Sito Dolomite SkyRace

Dall'intervista all'OrcoSmigol
D:18° edizione della Dolomite Skyrace in Trentino in quel di Canazei. Dai 1450slm del centro abitato ai 3152 del Rifugio Piz Boè in 22km. Come è caduta la tua scelta su questa gara.
R:E' una delle gare che avevo in calendario e che prima o poi mi sarebbe piaciuto partecipare.
Detto fatto a mezzanotte del 6 gennaio 2015 ho fatto scattare l'iscrizione, onde evitare di rimanere fuori. Il numero chiuso di partenza era per 600 atleti, in realtà quest'anno hanno fatto il record con oltre 900 runners, riaprendo le iscrizioni le ultime settimane.

D:Che tipo di atleti hai notato alla partenza.
R:Alla partenza eravamo suddivisi per numero di pettorale; i primi 100 erano i Top runners.  Il livello degli atleti in generale elevatissimo, nessun improvvisato o alla prima gara.
Mi guardavo intorno e mi chiedevo :"ma che ci sto a fare qui?"

D:Come hai trovato i cancelli orari, e come li hai passati.
R: Un solo cancello posizionato all'ottavo chilometro ad 1h 50min, con praticamente tutto il dislivello e tempo massimo per essere finisher 4h15'. I cancelli erano molto stretti ma sono riuscito a spingere e chiudere in 3h42' col passaggio al cancello (spettacolare della Forcella Pordoi) in 1h 38min; non mi aspettavo questa prestazione.

D:Normalmente sul percorso alto si trovano lunghi tratti con la neve, quest'anno come era la situazione del fondo e delle famose grotte di ghiaccio.
R:In questa edizione due grandi assenze Killian Jornet e la neve. Niente tunnel di ghiaccio e solo pietraie che hanno complicato non poco la discesa. Dicevano che lo scorso anno si scivolava col sedere sul nevaio.

D:Visto che in una gara cosi breve si corre con l'orologio qual'e' il tuo tempo...
R: Chiusa la gara in 3h 42min.
D:Hai avuto problemi con l'altitudine.
R:Fortunatamente non patisco l'altitudine, ma in cima l'aria rarefatta ha fatto la differenza sul fiato e sulle gambe. Bisognava spingere e poi..sono un Orco!

D:Avevi preparato la gara in modo specifico.
R:Nonostante le mie vacanze (U.S.A. ndr) ho sempre cercato di fare allenamenti mirati e in particolar modo la scorsa domenica con il mio amico OrcoGiova che mi ha accompagnato facendo una simulata della gara. Partenza da Beaulard fino al monte Jaffreau con 1800D+ e qualche chilometro in più rispetto alla Dolomite SkyRace.

D:Quale personaggio tra i partenti ti ha colpito particolarmente.
R:Ho conosciuto un vero personaggio del posto. Un ultra sessantenne che lavora sui pali della seggiovia e che corre come una spia, ma non c'è stato verso di farmi dire il suo tempo perchè ha iniziato a parlare di creato, creature, Creatore.....

D:Come hai trovato la risposta del territorio, ormai queste gare sono diventate una pura attrazione turistica.
R:Tutto molto ben organizzato e grande partecipazione del pubblico lungo tutto il percorso fino alla cima. A Canazei campanacci ad ogni angolo di strada.
D:Cosa ne pensi del terzo tempo... cioè ristoro finale , docce, premi...ect.
R:Organizzazione impeccabile con ristori ben forniti di liquidi e solidi, non ho partecipato al pasta party poichè dovevo ripartire. La cosa spettacolare é stato il pacco gara composto da: un paio di scarpe "La Sportiva" modello  "Helios", un simil Buff e una maglietta finisher della "Crazy". Per le docce utilizzo della locale palestra. 

D:Quali i tuoi prossimi programmi sportivi da qui a fine anno.
R:E si riparte con gli allenamenti da martedì 22 Luglio 215. Sono in forse se partecipare al 40° anniversario della "Tre Rifugi Val Pellice" il 20 agosto 2015. Poi dopo una settimana CCC (Utmb Coumayeur-Champex-Chamonix 100km 5200+ ndr).  Ma in testa mi ronza l'Idea dell'UltraTrail dei Magredi. Incompiuto lo scorso anno per meno di venti chilometri......chi correrà vedrà ....
Buone corse a tutti

Grazie OrcoSmigol

domenica 19 luglio 2015

Ultra Sky Race de Montgenèvre (Francia) 18 Luglio 2015

classifica SkyRace MontGenèvre 2015
Video Partenza Ultra Sky Race Montegenèvre 2015
Sito Utra Sky Race MontGenèvre

Dal racconto dell'OrcoVentura 

Eccoci qua...oggi doveva essere il giorno in cui avrei raccontato la mia prima 90 km, e invece mi tocca raccontare mezza 90 chilometri...perché il viaggio è finito prima del previsto, al 45° km...un viaggio a metà che lascia un po' di amaro in bocca ma anche delle consapevolezze in più...alla fine bisogna trarre il meglio anche dalle sconfitte e farne tesoro, anche quelle arricchiscono il nostro bagaglio.
Il viaggio si è interrotto, questo è vero, ma è iniziato e per quel che è durato ha comunque lasciato il segno...

Ore 2.45 di sabato mattina...drinnn! Suona la sveglia dopo una notte di dormi-veglia nel retro di un furgone dentro al sacco a pelo....apro la porta, metto la testa fuori e vedo il cielo stellato....wow che bello! Sarà una bellissima giornata! Colazione...alle 3.00 di mattina è un po' strano ma s' ha da fare...zaino pronto...vestiti....pettorale...scarpe e quel filo di tensione pre-partenza che non manca mai...ma tanto appena si parte passa tutto. Il tempo vola...sono ormai quasi le 4.00, tra poco si parte...davanti a me 90 km su e giù per le montagne, 5880 metri di dislivello positivo sulla carta, in realtà saranno 6200 m d+ e 93 i km effettivi, numeri da paura...ma il mio personale approccio e dividere in pezzi, ognuno è un obiettivo, fa meno impressione...mentalmente mi aiuta.
Pochi secondi ancora.....3....2.....1......

Via!!! Si parte! Siamo quasi 300 trailers che partono da Monginevro per affrontare una dura gara....un lungo viaggio. Le frontali sono accese...nel primo tratto di asfalto non servono, ci sono le luci ma tra poco inizierà lo sterrato, quello di avvicinamento alla salita per lo Chaberton 3130slm, e in poco tempo eccoci all'inizio...è un sentiero conosciuto, ma non l'ho mai fatto di notte e il colpo d'occhio guardando in alto è davvero suggestivo, una serpentina di frontali si muovono veloci verso l'alto, sopra di noi il cielo stellato, siamo un piccolo esercito luminoso in movimento, l'aria del mattino e fresca quanto basta per salire bene...il tempo sembra scorrere veloce e in poco tempo ecco il colle e lassù la vetta, questa salita la conosco bene...l'ho fatta da poco ed è piuttosto ripida ma oggi sembra che sto decisamente meglio e non la trovo faticosa...mentre salgo ci sono i primi che già scendono a rotta di collo...volano! Non corrono!
 Un po' li invidio...quanto vorrei riuscire a correre così in discesa! Ma meglio non distrarsi...io devo ancora arrivare su...e siamo solo all'inizio, quindi andale! Gambe in spalla e muoversi! Ormai è quasi giorno e dopo un attimo eccola l'alba....ma perché non ho tenuto il telefono a portata di mano? Questa volta mi accontento dell'immagine che ho stampata in testa...l'alba è sempre un emozione, sa di rinascita e di novità, è il nuovo giorno che inizia dove tutto può succedere, sta solo a noi dargli la giusta direzione! Queste immagini valgono tutta la fatica ed il sudore...la rendono più sopportabile e quasi bella, chiunque faccia trail e ami la montagna sa bene di cosa parlo. Mentre salgo senti una musica...ma da dove viene? Guardando su vedo una sagoma nella luce del mattino ed è quella la fonte della musica: un uomo che si è portato su la fisarmonica, quella grande e che pesa un sacco, quella che suonava mio fratello che ho conosciuto appena, il mio angelo custode, suona per noi, suona anche per me, strana coincidenza, non riesco a spiegare cosa significa per me, ora che lo scrivo è ancora più emozionante! È in questo scenario da favola che arrivo su e sono talmente sfasata che non passo al controllo e vengo richiamata dai volontari perché sennò non risulterei passata, scusate...mi sono un po'distratta! Ma è ora di tornare in sé, c'è la discesa che mi aspetta...e il primo pezzo è bello ripido quindi via...si scende, faccio il tratto fino al colle con dei nuovi amici....uno di loro ha qualche problema al ginocchio e scende con calma...arrivati al colle la discesa diventa più facile e riesco a correre meglio e allora vado....che bella la discesa!

Mi piace un sacco! Dovrei solo migliorarla un po'...è bello vedere il sentiero che scorre veloce sotto i tuoi piedi...saltellare tra le pietre...quando stai bene questa è la parte divertente! E ora mi sto divertendo....ma tra poco finisce....eccola la salita, quella di avvicinamento per attaccare il colle di Desert.
Un primo tratto nel bosco, poi nei prati e alla fine eccola lì, un colpo d'occhio  strepitoso! Un sentiero che si arrampica  sulle pietre bianche dominato dalle guglie circostanti e lassù il colle di Desert, è la prima volta che faccio questa salita ed è davvero bellissima, quelle che piacciono a me, la pietraia bianca...la pendenza giusta, il paesaggio spettacolare che ti aiuta nella fatica, e infatti è così, non so quanto ci metto ma il tempo vola, come sempre quando quel che mi circonda mi piace così tanto mi perdo e perdo un po' la cognizione del tempo. Ed ecco che sono in cima...c'è un volontario che mi dice che ora è tutta discesa fino al primo ristoro, mancano 6 km e la prima tappa è fatta, il primo cancello è alle 9.30 quindi meglio andare...io faccio parte del gruppo delle retrovie, non certo dei migliori e devo tenere conto dei cancelli che sono quelli di una sky...stretti stretti...e io non sono un razzo! La discesa nel primo tratto non è bellissima ma poi diventa più corribile e riesco ad aumentare l'andatura...ed eccolo là il ristoro! I primi 22 km sono fatti....due salite dure e due discesone....adesso una meritata pausa e rifornimento acqua perché sul percorso non se ne trova molta e quindi si parte stra-carichi! Pronti...via....inizia la seconda tappa: destinazione la Valle Stretta....45° km di gara...metà del percorso, se arrivo bene là forse me la cavo...sarà ancora dura ma ce la posso fare! Questi erano i miei pensieri mentre corro verso l'imbocco della salita per il Col des Acles...poi all'improvviso qualcosa mi riporta alla realtà, una fitta al ginocchio e subito dopo inizio a sentire un po'di fastidio al tendine della gamba destra....magari passa...magari è solo perché mi sono fermata un pochino...a volte mi capita appena riparto di essere un po' inchiodata...non c'è da allarmarsi subito. Poi inizia la salita...il passo non è già più  quello di prima...ho paura a forzare e rallento anche se in salita sembra andare meglio....ma il tarlo del doloretto che forse si ripresenta appena inizierà la discesa si è già insinuato....e mi toglie un po' di tranquillità. In mezzo ai pensieri arrivo in cima....un tratto in falso piano, un saluto ai volontari e la discesa inizia....e puntuale dopo i primi due passi la fitta al ginocchio....smetto di correre....mi raggiunge una ragazza e mi chiede se va tutto bene e le dico di no....mi fa male il ginocchio e anche il tendine...la sua espressione parla da sé e vuol dire "mo son cavoli amari"! E sono cavoli amari si! Voglio correre...la discesa è bella....corribile quelle che di solito farei libera e allegra senza tenere e invece cammino e pure male....ogni tanto provo a correre ma non riesco come vorrei e il dolore non passa....aumenta....sparisce il buon umore....inizia a venire meno l'ottimismo e prende forma un'idea che non vorrei proprio prendere in considerazione...fermarmi perché così non va bene...mi faccio solo del male e non mi diverto neanche un po' quasi non mi accorgo di dove sto passando....solo il passaggio sotto il Torrion di Barrabba mi distrae e per un attimo mi dimentico di tutto....è davvero suggestivo! È d'obbligo fare una foto, passarci sotto è fantastico! So già che tornerò presto a vedere cosa c'è alla fine di quel sentiero che vedo lassù che pare entrar dentro al Torrion.
Ma il tasto pause scatta subito e la musica riprende....e non é una bella melodia.... c'è una vocina che si fa sentire e che dice: " mia cara ragazza....il tuo viaggio sta per finire....e la meta è cambiata...si chiama Valle stretta". Eh si.....manca ancora parecchia strada e ci sto mettendo una vita....il tempo non passa come prima che volava, ora i minuti divento eterni....i km sembrano raddoppiare....ma quando non va è così, il tempo si dilata e tutto diventa più simile ad un'agonia. In un tempo interminabile arrivo al Colle di Thures...e poi c'è la discesa che tanto mi piace e che ho fatto con le amiche volando...con loro che mi dicevano "cavolo se vai in discesa! Questa ci sarà nella gara mi sa che ti diverti!" E invece no....non mi diverto affatto, è  lì  sotto i miei piedi ed io non riesco a correre come farei di solito....corricchio male e tutta sbilenca, per non sforzare da una parte mi viene male pure dall'altra....un disastro insomma! Poi finalmente, tra i pini, vedo il rifugio 3° alpini....sono arrivata....una parte di me dice "adesso ti fermi un po' e ti riprendi...mangi e poi magari ti passa, sei ancora dentro al cancello anche se x poco...puoi farcela!", l'altra parte, quella più concreta invece dice "ma dove vai? È fino ad ora che smadonni....non riesci a correre e cammini pure male....ti mancano 45 Km con in mezzo salita e discesa dal Tahbor e tutto quello che viene dopo! Sarebbe già duro se stai bene ma così è da idioti!" È fra tutti questi pensieri che mi sento chiamare....è una voce amica...è Patrizia che mi sta aspettando poco sopra il rifugio...la vedo e giù a piangere, mi fermo e le dico che ho male, non sono stanca ma mi fa male anche a camminare, mi guarda e mi dice fermati...è troppo dura se stai così. Come darle torto....lo so anche io ma non voglio ancora ammetterlo. Arrivo al rifugio e c'è anche Sergio....anche lui mi guarda e mi dice "ascolta me, fermati non puoi fare altro, e durissima da qui in poi, se stai così già qui è da pazzi proseguire".
Lo sono un po' matta....è un dato di fatto, ma non così tanto da mettermi nei guai io e mettere in difficoltà pure gli organizzatori perché poi non sono più in grado di continuare e sono imbucata chissà dove....quindi basta così per oggi, via il pettorale, archiviamo il sogno di tagliare anche questo traguardo, ma è giusto così, non posso fare altrimenti. Pago forse la mia inesperienza, errori fatti prima, mancato recupero e forse poco riposo, il non aver ascoltato chi mi ha detto "riposati!" Stai bene ma prima o poi il corpo ti presenta il conto.
E infatti lo ha presentato proprio quando non volevo accadesse....ma ci sta anche questo, esperienza, lezione, errori da cui imparare e un'altro pezzo da aggiungere nel  bagaglio delle esperienze che inizia ad essere pesante ma c'è ancora tanto spazio da riempire....e quando sarà pieno questo ne prendo uno vuoto, lo apro e inizio a riempirlo ancora. Questa è la mia visione della vita, fare più esperienze possibile e non smettere mai di imparare da ogni cosa che mi succede per crescere sempre di più e diventare migliore, perché chi sarò domani è sicuramente meglio di quel che sono oggi e sono stata ieri, ogni cosa è importante ed è bella, quel che conta è saperla guardare dalla giusta prospettiva. E poi ho vissuto anche oggi delle belle emozioni...una su tutte è un immagine che rimarrà per sempre nella mia mente perché ha un significato particolare per me...ieri mi sei sembrato più vicino, per una frazione di secondo credevo che fossi tu...sembrava davvero un'angelo quell'uomo che suonava la fisarmonica in vetta allo Chaberton con il sole che sorgeva. Momenti così valgono tutto....e svaniscono i rimpianti, lasciano spazio alle emozioni, quelle vere e uniche! Anche questa volta mia cara montagna mi hai fatto un gran regalo...mi stupisci sempre, e ti dico per l'ennesima volta GRAZIE!!!

In tutto questo che altro dire? Sono logorroica da paura! Invece di scrivere i racconti meglio che mi metto a scrivere un romanzo!!!


A chiunque abbia avuto la pazienza di sbolognarsi questo poema omerico, va il mio sentito ringraziamento! Spero non vi sia cresciuta la barba blu!!!

martedì 14 luglio 2015

Tre Rifugi Val Pellice Bobbio Pellice(To) 12 Luglio 2015

Foto Tre Rifugi Val Pellice 2015 40° edizione (OrcoGreg)
Classifica Tre Rifugi Val Pellice 2015
Sito Tre Rifugi Val Pellice

Edizione 2014
Edizione 2013
Edizione 2012
Edizione 2011
Edizione 2010
Edizione 2009

Dal racconto dell'OrcoFabry alla 55km

Alla 40° edizione della Tre Rifugi Val Pellice ci siamo trovati in sei Orchi alla partenza. Tre sul percorso da 55km: OrcoGreg, OrcoKambu e OrcoFabry. Gli altri tre amici sulla corta da 35km: OrcoPaolo, OrcoRusso e OrcoRoccia.

Levataccia con sveglia alle 4.00 a.m. per essere nei tempi per la partenza. All'arrivo a Bobbio Pellice(To), la fresca brezza mattutina ci faceva subito dimenticare il grande caldo cittadino.
L'avvio della gara è stata poi ritardata di venti minuti, in quanto ci hanno fatto fare due partenze. La causa, le riprese cinematografiche per un film  sulla storia della corsa in occasione del quarantesimo anniversario.
La prima partenza era solo per il film, con giro del parcheggio (diciamo un breve riscaldamento) con rientro alla base e attesa dell'elicottero;  poi finalmente siamo partiti veramente, anche perchè con la giornata lunga e calda che si prospettava era  meglio partire al più presto.

I primi 1700D+ con l'aiuto di OrcoGreg li abbiamo affrontati molto tranquilli cercando di risparmiare le forze per le prossime salite.
Il bellissimo bosco di faggio dell'Autagna con la brezza mattutina ci ha portato al Colle Barant 2400slm  senza troppi patemi.
Arrivati al Rifugio Barbara Lawrie, molto affollato, siamo oltre un'ora e mezza in anticipo rispetto al cancello orario. Si  riparte senza abbuffarsi, al ricco ristoro, verso la salita piu' dura.
OrcoKambu è davanti a noi. La salita è molto ripida con la coda dell'occhio vedevo i concorrenti davanti a me che si infilavano in questa bellissima ed infinita gola. Poi finalmente il traverso finale che ci porta in cima al Colle Manzol 2900slm; in punta troviamo OrcoLivio  che ci incoraggia.

Al Rifugio Granero inizia ad aumentare il caldo e gli scalini sul sentiero mi provocano un primo crampo. Rallentando e bevendo molto con il mio bicchiere in silicone utilissimo oggi. Ogni ruscello o fontana era mia per idratarmi a dovere. Arrivo al Rifugio Jervis (circa 25kmndr) di nuovo insieme a OrcoGreg.
Mi ha colpito molto la Conca del Prà, un posto da tornare con più calma.
Al Rifugio Jervis mangio soprattutto frutta per ripartire verso le ultime due salite; la prima benchè fosse solo di 400D+ metri è quella che ho patito di più.
L'ascesa era in pieno sole, rallento per non scoppiare e arrivare al prossimo ristoro nelle 7 ore cosi da affrontare l'ultima salita 700D+. Un muro interminabile fatto di piccoli tornantini, ma fortunatamente arriva la nebbia che ci da' un po' di refrigerio.  
Nei passaggi verso la discesa finale sono immerso nella nebbia tant'è che a un certo punto non vedendo più bandierine torno indietro un po' di metri.
Un concorrente dietro di me mi conferma che la strada era giusta e allora ritorno dritto verso l'ultimo ristoro e gli 11 km finali e 1400D- di discesa,.
Discesa finale tecnica ma nonostante la fatica accumulata riesco a correre fino al traguardo. La vista della Chiesa di Bobbio Pelllice mi conferma che la fatica era finita.
All'arrivo trovo OrcoKambu gia' cambiato e OrcoGreg.....tutti soddisfatti per un breve terzo tempo e via a casa.
E' stata una bella giornata. La corsa dura, ma contento di averla conclusa nonostante il caldo!

W GLI ORCHI

domenica 12 luglio 2015

Ice Trail Tarentaise Val D'Isere(Francia) 12 Luglio 2015

Foto Ice Trail Tarentaise 2015
Video Ice Trail Tarentaise 2015
Classifica Ice Trail Tarentaise 2015 65km 5000D+ ITT
Classifica Ice Trail Tarentaise 2015 32km 2500D+ Altispeed
Classifica Ice Trail Tarentaise 2015 18km 1300D+ Balcon
Sito Ice Trail Tarentaise

Edizione 2014

Dal racconto dell'OgreDoctor alla 65km dell'ITT

“Un trail in montagna non è atletica!
Partiamo da questa affermazione di Kilian Jornet, il più grande interprete di questa disciplina, per provare a raccontare le 13 ore di emozione della Ice Trail Taranteise.
Ieri abbiamo vissuto una vera esperienza di skyrunning che solo corse che percorrono sentieri di alta quota riescono a regalare.
Dal momento della partenza a Val d’Isere, bellissima stazione sciistica a 1825 metri di altezza, fino all’arrivo, non siamo mai andati sotto i 2400 metri, salendo la cima della Gran Motte (3653) e dell’Aiguille Pers (3386) e passando per ben 4 colli fra i 2900 e 3000 metri: una lunghissima cavalcata di 65 km e 4680 metri di dislivello positivo.
Il sito la definisce la “laurea del trailer” e in effetti questa corsa, la più alta in Europa, richiede una preparazione fisica, mentale e un allenamento specifico alla quota e alle difficoltà alpinistiche, che non possono essere sottovalutati.
158 abbandoni (31,35%) su 504 concorrenti alla partenza, la dicono lunga sull’asprezza della gara, resa ancora più difficile dal caldo, che in questo vero e proprio deserto d’alta quota non ci ha dato tregua.
I 346 superstiti, escludendo i top runners, che fanno corsa a sé, possono davvero dire “io c’ero e ci sono riuscito”. Al di là del tempo e delle classifica, quella sudata maglietta, rappresenta un simbolo di un’impresa strappata con le unghie e con i denti e alla fine meritata!
Al pari dei gilet da finisher delle gare dell’UTMB rimarrà fra i tesori da custodire e rimirare con nostalgia, quando presto o tardi e a malincuore, dovremo abbandonare queste folli imprese.
Molti penseranno che organizzare corse di questo tipo, con passaggi su ghiacciaio (bellissimo il crepaccio terminale alla base della Gran Motte, magnificamente protetto con una scala,
dall’organizzazione), tratti esposti, passaggi di arrampicata con difficoltà di II e III grado, sia una follia, ma un’attenta lettura del sito e della classificazione di questa gara, avrebbe dovuto scoraggiare chi non ha un minimo di esperienza in montagna e proviene unicamente dall’atletica: la ITT non è un trail.

Ieri abbiamo visto scivolare più di un atleta sul pendio ghiacciato della Gran Motte e ovviamente indossando i pantaloncini corti, a dispetto del materiale obbligatorio, controllato in verità alla partenza in maniera che dire sommaria è dire poco. Si fa in fretta a devastarsi le gambe: ma qualcuno ha detto agli atleti che cadere sul ghiaccio o neve ghiacciata e come sedersi sulla carta vetro?!  ovviamente non possiamo compiacerci delle urla di dolore della povera malcapitata, ma un pelino più di attenzione a volte non guasterebbe.
Non tutti saranno d’accordo con me, in particolare coloro che vivono con ansia, certi tipi di difficoltà in montagna, ma la gara è da 10 e lode!
Spettacolare dall’inizio alla fine.
Non molla mai, quando pensi di aver finito di salire, ecco che la mente perversa degli organizzatori, ti piazza un’altra rampa. La salita al Tunnel Lessierres (3000 metri) al 56 km, quando arrivi al Col dell’Iseran e dentro di te pensi “finalmente si scende” è una mazzata! un autentico muro da salire su roccia friabile con le ultime energie residue.
Più morti che vivi, lasciamo l’OrcoPolare a Val’d’Isere, dove si tratterrà ancora un altro giorno con la famiglia e riprendiamo la via di casa, concedendoci una pizza a Pre Saint Didier. Decidiamo, infatti,  di passare per il passo del piccolo San Bernardo, per non fare la strada del Colle dell’Iseran, poco protetta e pericolosa date le nostre precarie condizioni di veglia: rivediamo con piacere e nostalgia i luoghi della TDS 2013: ma questo è un altro film, un altro album di indimenticabili ricordi!


Dal racconto dell'OrcoVentura alla 32km AltiSpeed
Un'altra splendida giornata da ricordare, quella dell'Altispeed in Val d'Isère.
È difficile riuscire a rendere a parole cos'ha significato partecipare a questa gara, a questo viaggio, perché alla fine è questo lo spirito con cui io vivo i trail, la competizione non mi appartiene o per meglio dire è solo con me stessa, sfidare i miei limiti e vedere fino a dove posso arrivare.
Immaginavo che il percorso dell'Altispeed mi avrebbe regalato belle emozioni, ma ha superato le mie aspettative, ho capito già salendo in macchina verso il Col de l'Iséran che stavamo andando in un posto  stupendo che mi avrebbe tegalato una giornata speciale, e così e stato! Come sempre è capitato ultimamente la compagnia è sempre ottima, quella dei compagni Orchetti, non smetto mai di dire che non potevo finire in società migliore, io che di agonismo non so nulla e mi sono svegliata alla tenera età di 35 anni ad iniziare a partecipare a delle gare....e tutte sono state delle esperienze importanti che mi hanno aiutato a credere di più in me stessa, la mia terapia anti-stress!
Ma sto divagando....sono troppi i pensieri e alla fine escono confusi, ieri ho "vissuto" uno dei percorsi e dei "mini-viaggi" più belli fino ad ora, me lo sono goduto al 100%, ero felice e lo spettacolo che avevo davanti agli occhi rendeva quasi nulla la fatica. Ci sono stati due momenti in cui mi sono davvero emozionata, la prima nella salita all'Aguille Pers....quando si è aperto il tratto finale per raggiungerla ho urlato "che spettacolo!!!". Poi nell'ultima ripida salita verso il tunnel...
nelle orecchie parte una canzone che adoro, "Hopeless Wanderer" dei Munford&Sons (vagabondo senza speranza), e allora si che scende la lacrimuccia! Perché io mi sento un po' così, vagabonda innamorata di avere un cielo sopra la testa piuttosto che un tetto, ma è più giusto dire "hopefull", piena di speranza, mi si addice di più! Quando sono arrivata in cima sorridevo a 36 denti....mi hanno detto: "tu est pas fatigué....tu est encore en train de sourire! C'est bien ça!" Ho risposto che ero stanca, ma la bellezza del posto me la faceva dimenticare, ero fortunata ad essere lì e li ho ringraziati per aver organizzato una gara così bella! Loro hanno ringraziato me dicendomi che era bello vedere persone così felici fare fatica!

Concludo questo poema pressoché privo di dati tecnici, ieri hanno contato solo le emozioni che ho vissuto, complice il momento di transizione e il periodo che richiede ricordi belli per cancellarne di brutti....beh missione compiuta! Ne ho uno bellissimo ed ora guardandomi indietro ricorderò questo giorno come un giorno felice...un giorno di vita vissuta a pieno, di quelli che ti lasciano il sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore!!!

Tutto è possibile....bisogna solo crederci e non arrendersi mai!

Grazie a tutti i compagni di avventura per la compagnia, a Gaetano che mi ha aspettata un secolo e a Mauro e Ugo che ci hanno ospitato per la notte risparmiandoci il montaggio/smontaggio tenda, che fortuna! Alla prossima avventura, gara o in qualsiasi modo la intendiate, comunque sarà sempre una splendida esperienza!

domenica 5 luglio 2015

Raid Testa del Rutor 3486 slm Valgrisenche (Ao) 4 Luglio 2015

Foto Testa del Rutor 2015

Dal racconto dell'OgreDoctor

difficoltà: F
esposizione prevalente: Sud-Est
quota partenza (m): 1850
quota vetta (m): 3486
dislivello complessivo (m): 1650
località partenza: Bonne (Valgrisenche , AO )
punti appoggio: Rifugio degli Angeli

Tornando dal Rutor, in macchina, discutiamo se sia il caso di raccontare la nostra spedizione che ha così poco a che vedere con la corsa anche se condivide lo stesso spazio: la montagna. Ma in fondo nel nostro gruppo convivono anime diverse che praticano sport differenti fra loro, ma con un unico denominatore: l'outdoor, come recita il nostro statuto. E allora perchè non condividere con tutti gli Orchi quella che è stata un'intensa giornata di amicizia e alpinismo.

L’ascensione alla Testa del Rutor, da Bonne, per la via normale, è un ottima occasione  per cimentarsi con i rudimenti della conduzione di cordata e per un primo approccio all'utilizzo di piccozza e ramponi. La durata totale dell’ascensione richiede circa 9-10 ore e può essere suddivisa in due giornate, pernottando al rifugio degli Angeli al Morion (ex Scavarda). Ovviamente, da veri Orchi, abbiamo fatto tutto in giornata. Il rifugio è di proprietà di un gruppo di volontari dell'Operazione Mato Grosso, che lo gestiscono in maniera stupenda, dimostrando un'accoglienza davvero rara. Al mattino verso le 9, quando siamo arrivati al rifugio ci hanno offerto del tè caldo senza chiederci di pagare!

La prima parte del percorso da Bonne si sovlge su un sentiero comodo e ben tracciato (segnavia n. 16) che solo nell'ultimo tratto, più roccioso, si impenna per poi, arrivati ad un colletto scendere, sul rifugio. Sulla via per il rifugio, si incontra un unico bivio, ben segnalato in corrispondenza dell'alpe Arp Vieille (2270 m) dove è possibile anche caricare acqua. Da qui alla vetta, esclusa la possibilità di comprare dell'acqua al rifugio non ci sono altre fontane, a meno di sfruttare i corsi d'acqua.

Ci lasciamo alle spalle il Rifugio degli Angeli per percorre gli ultimi 600 metri di dislivello. Qui la musica cambia. Il percorso non presenta difficoltà  tecniche particolari, ma bisogna considerare che si tratta itinerario di montagna che si svolge su terreno misto roccia e nevaio e quel che rimane del ghiacciaio. L’utilizzo di piccozza, ramponi, imbracatura è d’obbligo e anche il caschetto non guasta.

Ci spostiamo con un lungo traverso verso Ovest, fino ad incontrare un canalone verso Nord che punta direttamete verso la vetta, dove è collocata una statua della Madonna. Troviamo delle tracce ramponi, di un gruppo di alpinisti partito dal rifugio diverse ore prima di noi. La neve, a quest'ora del mattino, è ormai molle e i ramponi inutili. Il canale di risalita alla vetta è decisamente ripido (oltre 45°) e procediamo slegati, ma con attenzione, gradonando la risalita. Il canale esce su un colletto dove arriva anche la via di salita dall'altro versante. Entrambe si ricongiungono in questo punto, dove si trovano i resti della vecchia capanna Deffeyes e percorrono l'ultimo tratto di facile cresta fino alla vetta. Attraversiamo anche due splendide cornici dalle quali ci teniamo a distanza di sicurezza!
Dalla vetta lo sguardo spazia dal Monte Rosa al Monte Bianco, dal Gran Paradiso all'Alta Savoia offrendo un panorama fantastico.
Scendiamo dalla vetta per la via di salita, questa volta legati e faccia a monte. Arrivati al rifugio, finalmente rilassati, ci concediamo una sosta un po' più lunga condita da una birretta, che non guasta mai e da una fetta di torta stracciatella, esperimento della cuoca del rifugio, ben riuscito!
Siamo tutti e tre visibilmente soddisfatti per la giornata e per l'ascesa compiuta: facile ma non banale e varia con ambienti sempre diversi.
Già discutiamo della prossima ascesa...
Penso all'alchimia che si crea fra compagni di cordata, che ti permette di affidare la tua vita a qualcun altro...qualcosa che si crea piano piano, andando per montagne, osservandosi silenziosamente, condividendo cibo, spazi, materiale...
Quanto mi è mancata...
W Gli Orchi, W la montagna