domenica 12 aprile 2015

Sci Alpinismo Alta Valtellina - Gruppo Cevedale - Gran Zebrù (So) 9-12 Aprile 2015

Foto Sci alpinismo Gruppo Cevedale - Gran Zebrù

Dal racconto dell'OrcoSherpaMazinga
Finalmente si parte per la tanto attesa gita scialpinistica in quota.
Quest’anno la scelta obbligata cade sul gruppo Cevedale -Ortles in alta Valtellina. Già anni orsono eravamo stati nel gruppo del Cevedale con gite sul Tresero e cime minori, impedite dal maltempo e forte vento. Siamo praticamente al confine tra la Lombardia e la provincia di Bolzano. Ma il dialetto è strettamente lombardo valtellinese almeno per i pochi Italiani che riusciamo ad incrociare. Lingua ufficiale è strettamente il tedesco.
Circa 330 km di strade dividono Torino dalla  Valtellina, Bormio e Valfurva.
A partire da Colico la Valtellina  si sviluppa per almeno 90 km di strade  locali in mezzo ad una miriade di paesi. Quando raggiungi Sondrio credi di essere quasi in dirittura di arrivo; ma  ci accorgiamo  che mancano almeno altri 60 km di strade infernali prima di arrivare a Bormio, capitale dello sci alpino, indi a Santa Caterina Valfurva, ultimo comune Lombardo. Di qui in poi una stretta stradina di montagna ci permette l’accesso alla valle dei Forni, quota 2100 mt, praticamente un bacino glaciale sospeso  ed incastonato tra Bolzano, Solda, il massiccio del Cevedale, il Tresero,  Palon  della Mare, San Matteo, Gran Zebrù e Pale Rosse, tutte cime abbondantemente sopra i 3000 metri, a Nord la Svizzera, a sud il passo Gavia  2650, ad ovest il mitico Stelvio 2700.
Lasciata l’auto al rifugio dei Forni ci si incammina a piedi perché la stradina è scarsamente innevata e conviene calzare gli sci più sopra. Poco sopra in direzione del Rif Branca si imbocca la val Cedec ed una lunga risalita di circa 2 ore conduce al rif Pizzini, 2706 metri, un albergo a 4 stelle  sul ghiacciaio. Evidentemente molto conosciuto ed affollatissimo dai soliti tedeschi che accompagnati da squadre di guide alpine li troveremo praticamente ovunque, anche se il dialogo sarà veramente difficile. Camera con bagno, doccia e volendo pure la sauna,  cucina italiana con pizzoccheri, ottimo vino, gestore  cortese e soprattutto disponibile. Il sito è eccellente con la descrizione delle vie, passaggi tempi etc, fantastico! Locale sci riscaldato anche  con portascarponi a tubo caldo.
Insomma un posto da ricchi Tedeschi! Ed infatti il vino e la birra alla sera scorrono veramente  a fiume.

Venerdì 10 Aprile
Gita al Monte Cevedale quota mt 3769
quota di partenza (m): 2706
quota vetta (m): 3769
dislivello complessivo (m): 1063
tipo itinerario: ghiacciaio
difficoltà: BSA
esposizione preval. in discesa: Nord-Ovest

Partenza  tranquilla verso le 8 dal Pizzini, quando ormai tutte le altre cordate sono già abbondantemente avanti ma la  bellissima gita in ambiente di alta montagna consiglia di attendere le ore meno fredde del mattino in modo da trovare il manto nevoso se possibile un po’ meno duro.
Dal rifugio ci si porta con itinerario molto semplice e praticamente in leggera salita  fino alla partenza della teleferica del rif Casati. Da qui in poi si segue  un lungo vallone in direzione  Sud Est e superando il vallone glaciale alquanto ripido  ma scarsamente crepacciato si arriva fino alla quota 3600 del versante Nord Ovest del Cevedale. Da qui, deviando a sinistra si raggiunge il pianoro della Vedretta del Cevedale, dove ci si congiunge con l’itinerario che proviene dal Casale.

A questo punto  si attaccano i ripidi pendii sommitali e specialmente la crepaccia terminale che oggi veramente non presenta difficoltà. La parte terminale è veramente ghiacciata ed oggi preferisco togliere gli sci e calzare i miei  tranquilli ramponi con cui mi sento decisamente più a mio agio.
E difatti il pezzo finale sulla crestina è veramente  aereo e con bella esposizione specialmente verso ovest. La croce a quota 3769 è quasi sepolta dal manto nevoso. Oggi l’emozione è veramente molto forte in questo ambiente di alta montagna, un ritorno  alla passata attività alpinistica che avevo quasi abbandonato. E  infatti oggi  devo riprendere confidenza con l’esposizione sulle creste, i passaggi su ghiaccio che all’inizio mi hanno un po’ turbato.
Giornata meravigliosa , panorama mozzafiato ma occorre scendere. Il primo tratto in punta di ramponi da perfetto fifone quando gli altri mi passano davanti con gli sci, ma superato il primo momento si scende  sugli sci.
All’inizio neve grottoluta e ghiacciata, ma qualche centinaio di metri più in basso comincia la neve leggermente trasformata quasi da pista che ci porta velocemente  verso  il vallone glaciale.
Di qui in poi l’ora tarda ed un sole implacabile  trasformano il tutto in una pappa molle ma ormai siamo arrivati, il Pizzini è già qui.
                                                       
                                                                                                                             
                                                                           
Sabato 11 Aprile
Rifugio Pizzini, Colle delle Pale Rosse e Valle delle Miniere
quota di partenza (m): 2706
quota Colle delle Pale rosse mt: 3388
Pianoro di congiungimento mt 2600
Colle Gran Zebru’ Sud  mt  3010
dislivello complessivo (m): 1100
difficoltà: BSA :: [scala difficolta]
esposizione preval. in discesa: Sud Ovest

Anche oggi giornata meravigliosa, quasi sembra che il meteo si voglia farsi perdonare dall’ultima volta.
Il gestore consiglia un menù eccezionale, da non perder con un tempo così.:
salita al Colle delle Pale Rosse, discesa per il vallone delle miniere e risalita al colle del gran Zebrù Sud.
Oggi è una gita da intenditori.
ambiente estremamente selvaggio, fuori dai grandi itinerari. Fatta salva la prima parte che è in comune con il Gran Zebrù, si abbandonano tutte le comitive e si punta decisi al Colle delle Pale Rosse a quota 3388 che raggiungiamo in circa 2 ore di marcia tranquilla senza difficoltà.
A questo punto ci si spalanca tutta la valle glaciale delle Miniere , così chiamata per la presenza di grandi  zone di minerali ferrosi e zone di estrazione in  tempi lontani. Si nota appena una vecchia traccia di alcuni giorni orsono, siamo completamenti soli.
Ci aspetta una discesa di circa 700 metri da affrontare con molta calma.
Infatti a circa metà della valle ci troviamo davanti alla grande seraccata che ci era stata preannunciata dal gestore. Affrontare lentamente al centro e poi spostarsi a sinistra.
Perfetto infatti ci infiliamo tra due grandi seracconi salvo poi trovarsi davanti ad un breve  traverso  su neve ghiacciata a 45° esattamente sopra un grande crepaccio.
Evidentemente il coraggio non è il nostro forte ed in men che non si dica tiro fuori corda, piccozza e ramponi. Il passaggio in tali condizioni si rivela veramente facile e soprattutto sicuro. Meglio non rischiare, anche perché una mia racchetta si infila in un grande  buco.
Passato il traverso, si calzano gli sci e con un veloce traverso a sinistra  su una forte pendenza si raggiunge il ghiacciaio inferiore. Di qui in poi la discesa non presenta difficoltà fino a raggiungere la confluenza delle due valli glaciali sul filo della morena, quasi  una Concordia Platz in miniatura a quota 2600.
Ma anche oggi il caldo è feroce, ci aspetta una risalita di circa 400 metri, occorre ripellare velocemente, e finalmente arriviamo al Colle Gran Zebrù sud dopo circa 1 ora e mezza.
Il Pizzini è ancora una volta appena li, 300 metri più sotto con una neve veramente brutta e scarsa visibilità. Ma oggi si mangiano pizzoccheri!

La Domenica è dedicata al ritorno a casa!

sabato 11 aprile 2015

Trail autogestito Monte Freidour Val Lemina(To) 11 Aprile 2015



Foto Trail Autogestito Monte Freidour
Video Trail Autogestito Monte Freidour

dal racconto dell'OrcoPinOR
Sette gli Orchi a questo mini Trail autogestito in Val Lemina comune di S.Pietro in Val Lemina(To).
Siamo arrivati al colle del Crò  sito a quota 1000 slm, in macchina seguiti da OrcoCicillo con la sua Kawasaki.
Il miniTrail prevede un giro ad anello nel parco del Freidour.
Partenza dal Colle del Crò, salita a Pra l'Abbà. Discesa sul versante opposto sul sentiero David Bertrand fino a Pian di Chele.
Inversione di marcia e salita al Colle Aragno e poi al monte Freidur.
Discesa al colle Sperina.
Per concludere degnamente questo MiniTrail una fresca birra al rifugio Mellano già Casa Canada ed a seguire rientro al colle del Crò passando per il Colle Ciardonet e il Dairino.
In  totale i nostri gps segnerano al termine 15 km 800 d+.
Tutti soddisfatti gli Orchi : OrcoBee, Orco730, OrcoPinoR, OgreDoctor, OrcoCicillo.
Un po perplesso OrcoRoccia che ha smarrito la sua dolce metà...era a Casa Canada.
Ci racconterà, in seguito, OrcoRoccia, che ha fatto pranzo con la sua consorte, al rifugio Mellano con un'ottima carne alla brace, alla modica cifra di 11euro bevande e caffè compresi.



24 ore di Torino Championship 11 Aprile 2015

Photo 24 ore Torino Chanpionship 2015
Classifica 24 ore di Torino Chanpionship 2015

Edizione 2014
Edizione 2013
Edizione 2012
Edizione 2011
Edizione 2010

Sabato 11 Aprile 2015
500 gli atleti partiti per questa 6° edizione della 24ore di Torino diventata quest'anno prova di campionato del mondo di UltraMaratona.
150 gli atleti Open iscritti alla manifestazione che avevano tutti un  accredito di almeno 100 km.
42 le nazioni rappresentate.
Il percorso di 2 chilometri  è stato disegnato nel Parco Ruffini a Torino conosciuto dai torinesi anche come Valentino Nuovo. 
Nuovo e di effetto scenico il giro nella pista di atletica dedicata al dirigente italiano IAAF Primo Nebiolo.
Responsabile del percorso Diego Comunanza omologatore nazionale FIDAL.
All'interno dello Stadio, nel rettilineo dei 100 metri fronte tribuna, presente il servizio chip Mysdam con tanto di tabellone indicante in tempo reale il numero di giri dell'atleta che transita.
Dall'altra parte delle tribune, sul rettilineo opposto sono state dislocate le tendeper l' assistenza delle squadre nazionali accreditate, con servizio : ristoro, massaggi e riposo.

3 Gli Orchi presenti alla manifestazione:

Ughetti Gianluca che ha concluso la sua 24h con 140km le sue impressioni post gara;
"Abbiamo fatto una bella figura come atleti Open. Putroppo l'atleta di punta italiano Ivan Cudin si è ritirato per infiammazione alla gamba.
La notte è stato fredda e lunga ed ha prodotto diverse defezioni. Bella manifestazione e sono soddisfatto del mio risultato".


Rolfini Roberto
Leggermente affaticato la sera del Sabato 11 Aprile 2015, ha concluso la sua 24h le sue impressioni post-gara;
"Grazie agli Orchi per essere venuti a darmi la carica. Ho fatto 63 giri per la bellezza di 126km. Mi sono migliorato di 16km ... grazie alla birra".

Soncin Nerio
Ritirato Sabato 11 Aprile 2015 per problemi muscolari al 35° chilometro circa,


Domenica 12 Aprile 2015
Complimenti agli Organizzatori della manifestazione che in "Zona Cesarini" hanno preso in mano le redini dell'evento, causa forfait della società GIRO D'ITALIA RUN,  gestendolo al meglio.









giovedì 9 aprile 2015

Tributo video alla Punta dell'Aquila 2119 slm Giaveno(To) 8 Aprile 2015



Foto Punta dell'Aquila Aprile 2015
Video Punta dell'Aquila

Dal post su FB dell'OrcoPinOR
Omaggio Video alla Punta Aquila di Giaveno(To) 2119 slm, il piccolo Tibet della Val Sangone(To)

lunedì 6 aprile 2015

Una Pasqua da ricordare 5 Aprile 2015

Dalle considerazioni dell'OrkoMekkaniko
Up From The Ashes. Ovvero, la Pasqua in tasca

Rassegnatevi, ci ho preso gusto: ad ogni festa uno dei miei sproloqui, o, se preferite, deliri... fidando che, alla peggio, non facciano male a nessuno (alla neuro mi hanno catalogato come innocuo...forse hanno dato un'occhiata alle cartelle col profilo psicologico di quelli cui abbiam dato la guida del nostro paese: con quelli io non son neanche in gara).
Un'altra primavera, per molti sinonimo di un altro anno passato, di età che avanza, con tutte le implicazioni negative sottese, per altri l'arrivo dell'ennesimo calvario di scadenze fiscali, per altri ancora l'inizio della stagione dei monsoni locali o degli starnuti a raffica da allergie sempre più diffuse, invasive, proterve (ma, fateci caso, è sempre colpa del fenomeno millenario della pollinazione fitotropica, l'inquinamento che ci asfalta I polmoni ne esce sempre con la fedina immacolata, un po' come I soliti noti di cui sopra).
Personalmente, sebbene per ora scampato alle allergie, ma vittima di tutti gli altri elementi negativi succitati e , ahimè, sebbene non così ferrato nel lessico da definirmi un letterato, preferisco adoperare per questa stagione la metafora di un accadimento occorsomi ormai qualche anno fa, in occasione di una passeggiata in solitaria all'arrivo del disgelo, alla volta di un rifugio al limitare dei boschi di conifere, approssimativamente a metà della valle, luogo descrittomi come ameno e rilassante, per nulla faticoso da raggiungere.
Essendo in tal periodo particolarmente teso per le sorti altalenanti della mia di allora attività commerciale, ho colto l'occasione per riallacciare gli scarponi e rimetter lo zaino in spalla: dopotutto, una facile escursione che male avrebbe potuto arrecarmi?
Male no, ma di sicuro, quello tornato da quel giro, non fu mai più lo stesso ch'era partito il mattino.
Affrontando il sentiero, dolce pendio tra le fronde, appena intiepidito da un sole gentile, pur pascendomi della piacevolezza di tragitto ed ambiente, ho continuato a rimuginare cupi presagi, avvelenato dalla scarsezza di prospettive, sentendomi vecchio, fallito, stanco, privo di futuro... fino a quell'ultima, fatidica curva.
Superando un piccolo, placido ruscello gorgogliante di acque limpide, ai loro primi passi dal ventre materno dei nevai invernali e subito dopo sbucando da una macchia di maestosi alberi, carichi di gemme e di promesse di stagioni di rigoglio, mi sono ritrovato all'improvviso catapultato in un'altra dimensione. Il rifugio c'era, certo, solido edificio di pietra e legno, spartiacque artificiale tra la fresca oscurità delle fronde boschive e la calda luminosità dei prati degli alpeggi circostanti: quello che non mi aspettavo era tutto il resto.
Bambini, dappertutto, quasi a perdita d'occhio. Girotondi, rincorse, schiamazzi, capriole, cavalline, seduti sulle spalle dei papà o in grembo alle mamme, I più piccoli non arrivavano all'altezza delle mie ginocchia (come ben sapete, non gioco titolare nell'NBA...), eppure sembravan essersi dati appuntamento tutti lì e lo stesso giorno, per correre a perdifiato, giocare e ridere, sotto lo sguardo felice dei loro genitori e quello attento e bonario di alcuni grossi cani da pastore, rimasti al limitare del bosco, a guardia di quel gregge così diverso, caotico, colorato.
Subito dopo essermi quasi tumefatto una mano a suon di pizzicotti, per accertarmi di non esser finito in una dimensione onirica alla vista di quello spettacolo, ho incontrato per un istante lo sguardo di un giovane padre con in braccio la figlioletta di pochi anni.
Non sono di sicuro rinomato per la vista e l'acume d'aquila, eppure in quel momento ho capito.
Ho compreso di esser capitato, mio malgrado, nell'occhio del ciclone: il centro della tempesta, dove tutto è sorprendentemente calmo.
Il centro di tutto il resto del mondo.
Per quell'istante, incredibilmente lungo e dolce, mi sono sentito come un crononauta che, appena sceso dalla sua Delorean ancora fumante per il viaggio nel futuro (vogliate perdonare la grossolana citazione Holliwoodiana), si fosse dato un'occhiata intorno sorridendo e avesse pensato: “E' tutto a posto, posso tornare tranquillo al mio tempo...”
Ho assaporato ancora il più possibile quel momento: quella vista di colori vivaci in movimento, appena sfumati dalle tonalità della Natura al suo risveglio, quei suoni argentini e caldi, che rimbalzavano per tutta l'aria come I richiami delle rondini in città, con la benevola complicità dell'eco delle circostanti vette millenarie e il profumo dolce delle foglie novelle, del tanto vituperato polline e del talco, immancabile accessorio dell'infanzia.
Me ne sono andato subito dopo, reggendo le gambe tremanti con l'aiuto del bastone da trekking, troppo sgomento per quel che avevo provato.
Il Vento di Primavera.
L'immenso, inarrestabile potere dell'Innocenza.
Lo stesso immenso potere che siamo sempre più ansiosi di perdere.
Me ne sono andato perchè mi sono sentito un agente inquinante in un lago di alta montagna, uno sciacallo in un gregge, un peccatore tra I santi.
Prima di imboccare il sentiero del ritorno, però, ho fatto in tempo a sentirlo. Quel suono.
Qualcosa che non veniva da quelle piccole gole: non un risolino, nè l'abbaiare di un cane, nè il richiamo di un genitore.

Qualcosa che veniva dal Mondo, quello con la lettera maiuscola.
L'ho sentito ridere.
A metà tra il fruscio della brezza tra le fronde ed un tuono lontano tra le rocce, ma perfettamente intelleggibile come una profonda risata.
La risata di un grande nonno bonario, che assiste non visto ai nipotini che si accingono a far una marachella, sentendosi per un piacevole istante ancora una volta della loro stessa età.
Chi mi conosce bene sa che, sotto l'aspetto da giullare strafatto di allucinogeni, nascondo un'indole piuttosto controllata, ai limiti del monachesimo: con autocontrollo tutto sabaudo, il mio ego raziocinante (o quel poco che ne rimane) sguinzaglia squadre di spietati Vopos neuronali a reprimere all'insorgere ogni manifestazione trasgressiva... guai a cosa potrebbero pensare gli altri! Proprio per questo sono stato sempre lontano da qualsivoglia agente destabilizzante in tal senso, dagli alcolici alle sostanze psicotrope, vita natural durante.
Eppure ancora adesso, son convinto di ciò che ho sentito, allora.
E me lo ricorderò sempre, vita natural durante.
L'ho salvato lì, da qualche parte, in questo hard disk che mi porto dentro dal mio primo giorno, ormai strapieno di Spam e con le chiavi di lettura un po' malandate, simile ad una presa USB di troppi anni fa che cerca di collegarsi ad un hardware di ultima generazione.
L'ho salvato e lo riporto alla luce ogni volta che mi serve, perchè a differenza di tutti gli altri, sempre più sbiaditi ricordi è sempre lì, come fosse ieri, vivido e pieno di energia. La stessa che mi ha trasmesso quel giorno, quando mi ha suggerito che non tutto era perduto e mi ha ricaricato di forza bastante per tutto il tempo (persino il mio cellulare, da tempo immemore vecchio, stanco e scassato, quel giorno, in quanto a carica, avrebbe surclassato uno smartphone nuovo fiammante), vita natural durante.
Da allora, oltre a considerarmi molto fortunato, ho capito perchè si festeggi la Pasqua in Primavera.
Per chi ci crede, al di là di tutta la retorica dolciaria e commerciale, Pasqua significa Resurrezione.
Per chi è sensibile alle stagioni, (anche quando queste non ci sono più) Primavera significa Rinascita.
Per me, che sono solo un gretto commerciante, abituato a considerare il Dare & Avere, significa Risarcimento.

Risarcimento da tutto quel che I nostri simili sono capaci di farci sopportare, più o meno volontariamente, pur di tirare a campare più e meglio di noi, vita natural durante.
Risarcimento per tutte le volte che quel cliente/capufficio (oggi si chiaman Project Manager, anche se magari a volte si esprimono con lessico sgrammaticato)/burocrate/o qualsivoglia altro turpe personaggio (continuare l'elenco a piacere...) ci ha costretto a salire il nostro personale Golgota, o la vita (che turpe non'è: è semplicemente la vita) ci ha appioppato una carrettata di croci (nella Storia è noto solamente un fortunello ch'è stato costretto a portarne una sola, ma si sa: lui era il figlio del Capo...) da trascinarci appresso, naturalmente sempre in salita , vita natural durante.
Ho imparato allora ad adoperare quel ricordo come antidoto a tutti I veleni che assorbo quotidianamente e da allora mi piace sperare che ogni individuo di questo Mondo si porti dietro un momento tanto prezioso, da utilizzare allo stesso modo nel momento del bisogno: sono ragionevolmente certo che ognuno ne possieda almeno uno, anche se magari non così fuori dai normali canoni, si tratta solo di trovarlo, da qualche parte, lì dentro.
Prima di diventare solo più un consumatore, una statistica commerciale, o peggio, un titolo di cronaca nera, vita natural durante.
Prima di vedere questo Mondo attraverso la lente deformante della depressione, vita natural durante.
Prima di cedere alla disperazione quel poco di umanità che ci rimane e diventare uno di quelli che organizzan passeggiate sul Golgota, per noi stessi e per gli altri, vita natural durante.
In fondo, non è un grande impegno cercare un bel ricordo (meglio ancora sarebbe crearne uno nuovo, magari pure questo anche per gli altri) da usare come scudo impenetrabile alle sferzate della vita, una sorta di Pasqua tascabile, non limitata ad un solo giorno all'anno, per farci risorgere dalle ceneri come Araba Fenice quando ci si credeva sconfitti, in modo da guardare Il nostro aguzzino del momento con piglio alla Leonida (già che siam in tema di citazioni del cinema) e apostrofarlo con le parole “Tutto qui, quel che sai fare?”
Forse sarà quello il momento, in cui sentiremo il Mondo ridere, con quella risata, che in fondo, ci portiamo tutti dentro, vita natural durante.

Buon Risarcimento a tutti
da Stefano

sabato 4 aprile 2015

Trail Autogestito ValSangone Selvaggio Fraz. Coazze(To) 4 Aprile 2015

Foto Trail autogestito ValSangone

"La Valsusa ò ch'a brusa ò ch'a nìa ò che 'l vent la pòrta via" 
(detto popolare Valsusino)

Dal racconto dell'OrcoPinoR

distanza  : 20km 
dislivello : 900D+
partenza e arrivo da Fraz. Selvaggio comune di Giaveno(To)

Dopo sei giorni ventosi, mai visto niente di simile, che hanno messo a dura prova gli uomini, gli animali e le cose, OrcoDavid ci propone un MiniTrail autogestito con un tracciato che si snoda sul versante sud dello spartiacque che separa la Valle di Susa dalla Val Sangone.
Sei gli Orchi partecipanti ; OrcoSakuro, OrcoDavid, OrcoSherpaMazinga, OrcoPinor, OrcoCamola, Orco730
Ritrovo nella piazza dello splendido Santuario di Selvaggio in frazione di Giaveno(To) bassa Val Sangone.
Il Santuario è  stato costruito nei primi del Novecento ed è dedicato a Nostra Signora di Lourdes affidato all'ordine dei Paolini.

Il percorso del minitrail si snoda quasi per intero nell'area rimboschita anni fa del 'Bosco Ugo Campagna'
Una strada forestale tra boschi prima di faggi e poi di conifere ci porta velocemente da quota 700 slm a quota 1400 slm.
Il vento di questi giorni ha fatto schiantare per terra gli alberi ed i rami più deboli, il sentiero e la carrereccia si presentano con alcuni alberi di traverso ancora da rimuovere.
Suggestivi i massi erratici trovati sul percorso e non abbiamo potuto fare a meno di scattare alcune foto curiose.
Sulla cresta spartiacque troviamo ancor cumuli di neve delle precipitazioni d questo pazzo Marzo, ed ancora questa notte una spruzzatina di neve ha ricoperto il vecchio manto.
Fa freddo qui a quota 1600 slm del Colle Bione. Un gran fitto nebbione ed un leggero nevischio ci consigliano di procedere nella discesa verso valle.
OrcoDavid ravana un pochino per ritrovare la via di discesa ma poi, una volta ritrovata la retta via, velocissimi procediamo verso il santuario di Selvaggio per lasciarci con i migliori auguri Pasquali.


venerdì 3 aprile 2015

SciAlpinismo stagione 2015

Foto SciAlpinismo 2015

Dal resoconto dell'OgreExtreme
SKIALP O SCIALPINISMO, RACE O TOURING: BREVE RIFLESSIONE DI FINE STAGIONE.
Lo Skialp, o meglio lo scialpinismo può e deve essere interpretato in tutte le sue forme e sfumature. Dal lato agonistico delle gare a quello dello sci ripido e per finire a quello più accessibile a tutti,  ovvero quello del touring.
Da novembre in casa nostra si respira aria di skialp; la mia fortuna è quella di avere due figli che, probabilmente in modi diversi, praticano questo sport e molte volte però  convergono nel medesimo modo di  viverlo.
Così si alternano le uscite  dove si ricerca il solo piacere della discesa a quelle dove la salita riveste la parte più interessante, diventando spesso un solo e mero allenamento,  a quelle dove l’ambiente e la solitudine ne sono il perno portante.
Che poi  sia di sera, in notturna, sulle montagne vicino a casa o nei templi dello skialp, questo poco importa, l’importante è la ricerca continua del piacere di evadere che questa disciplina come poche altre è in grado di regalare a qualsiasi suo praticante.
Questa è la breve, concisa riflessione su una stagione scialpinistica, che se vista da una determinata prospettiva è arrivata alla fine o quasi (quella delle gare) mentre l’altra, quella touring, entra ora nel vivo con la montagna che poco alla volta si apre alle grandi vette, ai  4000 e alle grand course.
Volutamente in queste poche righe non ho descritto e citato itinerari, vette  salite e discese, tempi e classifiche; lo scialpinismo è altro: è immaginare di tracciare linee evanescenti ed effimere sfiorando cime, creste,  ghiacciai, consapevoli  che tutte le volte queste svaniranno pochi istanti dopo portandosi con se il sogno cullato nel tempo e lasciandoci solo un ricordo indelebile, intenso, ma comunque un ricordo.