venerdì 27 gennaio 2017

Serata in Beneficenza IRCC Candiolo(To) “Quattro chiacchiere con Marco Olmo” 27 Gennaio 2017



Foto Serata Beneficenza IRCC Candiolo

Dalla cronaca dell'OrcoSmigol

Venerdi 27 gennaio presso lo sport Village di Candiolo con i soliti compari del Tonica Team (Andrea Sarra e Enrico Mandile) abbiamo organizzato una serata benefica a sostegno della Fondazione Piemontese per la ricerca sul cancro.
Il colpaccio è stato quello di avere come super ospite Marco Olmo il quale ha accettato di partecipare per questa nobile causa.
Mettere in piedi la serata non è stata una cosa da poco impiegando settimane di lavoro con la macchina organizzativa che funzionava a pieno regime.
Una volta ingaggiati i “vari attori” (giornalisti, speaker,dj , fotografi,volontari) sono arrivate anche le prime adesioni di solidarietà dai commercianti e imprenditori della zona che hanno offerto cibarie e bevande di ogni sorta. Abbiamo cosi ottenuto un terzo tempo che più che un buffet era una cena da matrimonio.
Grande lavoro di comunicazione sui social, sui giornali locali e sulle bacheche del paese.
Ovviamente nella sala non potevano mancare le orme degli Orchi con tanto di vela con marchio del casato , striscione del Trail dei massi erratici e la partecipazione di una dozzina di orchi con orcofigli e orcomogli annesse.
Non poteva mancare il nostro sponsor tecnico Noene che ha vestito con buff gialli le nostre volontarie di “Candiolo che cammina”.
Presente in sala anche un responsabile dell’azienda disponibile per chiarimenti, tecnicismi, spiegazioni circa l’acquisto e l’utilizzo delle solette.
SOLD OUT per i posti a sedere. La serata inizia alle 8.30 con mezz'ora di ritardo in attesa delle autorità e maestranze mentre il Nostro Corridore era già arrivato dalle 17 permettendoci cosi di spupazzarcelo al meglio e creando un certo rapporto amicale; aneddoti, risate e curiosità per pochi!
OrcoBetta e il sottoscritto hanno tenuto d’occhio il nostro Ospite e sua moglie al fine di farli sentire a proprio agio in una serata all’insegna dell’amicizia, della solidarietà, della corsa e del rispetto dell’ambiente.

Dopo una breve introduzione del nostro progetto “nonsolocorrere” e le presentazioni della fondazione e delle autorità inizia l’intervista . Le domande sono davvero tante e abbiamo cercato di ottimizzarle inframezzandole con un paio di video portati da Olmo riguardanti l’UTMB edizione 2007 dove fu vincitore (finisher in 21h e qualcosina) e sulla Marathon des sables (vinta enne volte e alla sua ventunesima partecipazione)
Anche il pubblico ha interagito con le domande e la serata pare sia filata al meglio con il "Corridore" divertito e sempre sorridente.
Doverosi i saluti e i ringraziamenti finali con tanto di ceppo commemorativo e stendardo.
Cala il sipario , le luci rimangono accese e ……..dal ristorante vicino arriva la pasta e si apre il buffet; il maslè porta una montagna di carne cruda condita al momento, cala la tensione degli organizzatori e si mangia, si chiacchiera .
Qualcuno vende libri, qualcuno fa autografi , qualcuno sorride ,qualcuno fotografa e qualcuno si ricorda del nobile scopo della serata mettendo mano al portafoglio.
Con grande orgoglio riceviamo, anche nei giorni successivi, tantissimi complimenti per la buona riuscita della serata e la fondazione ci farà sapere che abbiamo raccolto 700 euro.
Ovvio si può fare di più ma niente male!
La pentola intanto ha ripreso a bollire e ricordiamoci che siamo Orchi e oltre le gambe c’e di più!

lunedì 23 gennaio 2017

Cascata di ghiaccio RIo Pontat Pian della Mussa(To) 21 Gennaio 2017

Foto Cascata di ghiaccio Rio Pontat 2017

Dalla sintesi dell'OrcoPinoPic


Ci sono in Piemonte dei luoghi rimasti fermi nel tempo?
A mio parere si. Sono le Valli di Lanzo. Oggi si va a fare Cascatismo al Pian della Mussa presso il Rio Pontat in alta Val D'Ala.
Lasciamo la macchina al Pian della Mussa ed in mezz'ora di cammino siamo alla base delle due cascate di ghiaccio.
Una lunga 40metri piuttosto pendente, l'altra lunga 60metri più abbordabile con un bel monotiro.
Alla base ci sono circa -8 gradi, il ghiaccio è duro ed il freddo si fa sentire.


Sale da primo il mio socio. Io fermo alla base per fare sicura. Quando tocca a me salire mi basta seguire le tracce lasciate dal mio socio non dimenticando di togliere i 12 chiodi da ghiaccio utilizzati per la sicura. In 15minuti sono in cima.
Scendiamo, infreddoliti, in corda doppia, raccogliamo tutto l'armamentario e ci precipitiamo alla Piola del Servin per goderci il caldo.
Ordiniamo due panini con lardo e toma locale che ci rifocillano a dovere, accompagnati naturalmente dalla famosa acqua del Pian della Mussa.
Insieme a noi nel locale un gruppo di alpinisti genovesi, qui per il corso annuale di Cascatismo.
Una giornata invernale spesa bene tra montagne, freddo e ghiaccio


martedì 10 gennaio 2017

Trail Blanc Vallée de la Clarée Nevache(Francia) 8 Gennaio 2017

Foto Trail Blanc 2017
Risultati Express de la Clarèee 2017 10km
Risultati Trail Blanc 2017 20km
Sito Trail Blanc

Edizione 2015
Edizione 2014
Edizione 2012

Dal racconto dell'OrcoSakuro

Alcuni compleanni li vivi in maniera diversa dal solito. Il mio quest’anno arrivava in domenica e quindi lo potevo festeggiare degnamente. Però lo scorso agosto avvistai su un volantino che lo stesso giorno si sarebbe tenuto il Trail Blanc a Nevache, in Val Clarée. L’idea mi stuzzicava e mi sono iscritto.
L’occasione si prestava a coniugare un’uscita in famiglia, con i ragazzi a divertirsi sulla neve mentre io gareggiavo, una gara trail e un pranzo tutti insieme con specialità savoiarde (connoseiz vous le tartiflette?).
Sveglia prima dell’alba, su per la ValSusa, a Montgenevre le piste sono ancora immacolate, serpentina di curve verso Briancon, bivio per Nevache. Ahimé, la Val Claree è parecchio pelata: no neve lungo la strada, e nel sedile posteriore si sparge lo sconforto. Gli slittini forse rimarranno inutilizzati.
Alle 8:45 ritiro il pettorale, temperatura -3. Mi cambio e preparo lo zainetto al caldo. Calzamaglia, cosciali, maglia termica, altra maglia, antivento e gilet con le utilissime tasche laterali, berretto e scaldacollo con lo stemma dei 4 mori.
Alle 9:30, partenza! Non avendo fatto praticamente riscaldamento, parto dietro, lentamente e cauto. Usciamo dal paese e dopo circa 1KM, decido che è meglio fermarsi a mettere i ramponcini sulle scarpe. Mentre li calzo, sulla prima lunga salita della giornata, si forma un serpentone di gente che va al passo. Mi accodo, scalpito un po’, poi quasi alla fine della salita riesco a passare parecchie persone e a mettermi al mio passo.
Il paesaggio si fa nordico: un lungo pianoro innevato, spazzato dal vento che soffia laterale. Mi copro ogni parte del viso scoperta e accelerò, sperando di entrare presto nel bosco, via dal vento gelido!
Mi fermo per qualche foto, alterniamo tratti nel bosco a pezzi su strade forestali, spesso molto ghiacciati e scivolosi, ma sempre ben segnalati.
Un’ultima salita su neve fresca, scolliniamo nel punto più alto del percorso a oltre 2000m e si gira per tornare indietro. Un bel tratto su strada di circa 1KM lo percorro veloce, poi si torna nel bosco. E qui facciamo 3KM di neve fresca e poco battuta, un po’ in discesa e tanto in piano, che riescono in un colpo solo a: farmi passare una mezzora faticosissima, riempirmi le gambe di acido lattico, infradiciarmi i piedi. Come combo, di tutto rispetto! :(

Si esce finalmente dal tratto di neve molla, ristoro, e giù in discesa lungo la strada fresata dai gatti delle nevi. Accelero senza esagerare sino al 17°, dove un volontario mi dice “3KM all’arrivo”. Ma come!! Non doveva essere di 22KM l’intero percorso? E io che mi stavo risparmiando.
Via a capofitto allora! Tratti adesso abbastanza tecnici, brevissima pausa per togliere i ramponi, che terrò in mano fino all’arrivo, sorpasso almeno 10 persone, si entra in paese, arrivo! 2h30’ tondi.
Mi cambio e ci dedichiamo alla terza attività della giornata: specialità savoiarde ne abbiamo? Enrico spazzola una tartiflette in dose maxi, noi spolpiamo una raclette fino al ferro che tiene la forma di fromage.
Pomeriggio saliamo sino ad alcuni pendii innevati, i ragazzi si divertono nonostante il freddo, poi arriva l’ora di veleggiare verso casa.
Au revoir, Trail Blanc!

venerdì 6 gennaio 2017

Ciaspole Valle Varaita Vallone di Bellino (Cn) 1-2-3 Gennaio 2017

Foto Ciaspole Vallone di Bellino 2017

Dal racconto dell'Orco730

Il nuovo anno è iniziato nei migliori dei modi: amici, montagna, sole, neve, sport.
Con l’OrcoCamola e l’OrcoBee, soliti compagni di tante avventure, ho trascorso i primi tre giorni dell’anno in Alta Val Varaita, prenotando a mezza pensione presso il rifugio Melezè di Bellino, a 1812 mt d’altitudine. L’edificio era una caserma militare ed è stata ristrutturata in legno e pietra. Il piano terreno ospita bar, cucina e sala ristorante, mentre al piano superiore si trovano graziose camere in legno e bagni molto confortevoli.
Il rifugio è una strategica base d’appoggio per trekking, gite sci alpinistiche, ciaspolate e arrampicate.
Il primo giorno, giunti sul luogo in tarda mattinata, scarichiamo velocemente i borsoni e facciamo il check in, dopodiché, senza perdere tempo, partiamo alla volta di una delle mete più tranquille, Bric Rutund, circa 750 d+.
Dopo aver camminato poche centinaia di metri sulla strada asfaltata verso valle, indossiamo le ciaspole per attraversare un ponte sulla destra e  continuare sul sentiero che molto dolcemente ci conduce in salita dentro un bosco rado. Poco sotto la meta, il pendio si fa sentire, ma la bellezza del posto ci distrae dalla fatica e in men che non si dica conquistiamo la cima.
Nonostante ci troviamo a 2500 mt, il sole è tiepido e, senza fretta, godiamo del panorama sul MonViso, scattando foto e brindando con una tazza di the caldo.
Il giorno successivo optiamo per una gita un po’ più impegnativa, poco più di 1000 mt d+. Imboccata la strada chiusa oltre il rifugio, si supera una piccola frazione e si prosegue a sinistra nel vallone di Traversagn. Dapprima è un largo sentiero a tornanti, poi si entra in una immensa valle con dolce pendio e finalmente si prende quota, fino ai 2862 mt del colle di Vers. Data l’esposizione a nord, percorriamo il vallone quasi interamente all’ombra, ma senza sentire particolarmente freddo.
Giunti in cima, ci sorprende un vento forte che ci congela in pochi minuti e ci costringe letteralmente a scappare. Solo parecchie centinaia di metri più bassi, al sole e riparati contro il muro di una grangia, riacquisto la sensibilità delle mani.    
Per il terzo giorno è in programma una gita tranquilla, invece si rivelerà la più lunga e impegnativa.
Alle 9,30, pronti per partire, il termometro segna -7, la temperatura rispetto ai giorni passati è decisamente calata, ma, come le precedenti, si preannuncia una giornata fantastica con un cielo blu che più blu non si può.
 Imbocchiamo nuovamente la strada oltre il rifugio, ma questa volta alla deviazione ci dirigiamo a destra,  su una stradina che tocca un gruppo di baite sotto Rocca Segghi, un enorme panettone con ferrata.

Il percorso continua su un facile sentiero, che più avanti si inerpica su pendenze ‘antipatiche’, causa neve ghiacciata. Durante il lunghissimo vallone di Rui, ammiriamo numerose grange ristrutturate, superiamo impegnativi traversi, scorgiamo camosci e, continuando a ripetere ‘saliamo ancora di poco e poi torniamo indietro’, giungiamo con soddisfazione sino al colle Fiutrusa a quasi 2900 mt, poco sotto il Mongioia. Per il terzo giorno consecutivo il panorama è eccezionale, il sole quasi caldo e abbronzante.
Meta raggiunta, ora ci tocca la discesa. Siamo consapevoli che, se avessimo ai piedi gli sci anziché le ciaspole, arriveremmo al rifugio in un baleno, ma il sole è ancora alto, la compagnia è molto piacevole e poi non abbiamo fretta, siamo in vacanza! Percorriamo il primo tratto quasi di corsa perchè le condizioni della neve permettono un bel divertimento, invece la discesa del vallone diventa eterna e mi stupisco di quanto spostamento abbiamo percorso in mattinata. I traversi finali e l’ultima discesa, fatta ormai all’ombra su neve ghiacciata, mi risultano ostici... sono stanca, non vedo l’ora di rilassarmi.
Alla fine del sentiero, dopo 7 ore di ‘ciaspolata’ i miei piedi con vesciche urlano pietà e, per distrarmi, conto i passi fino al rifugio.

sabato 31 dicembre 2016

SciAlpinismo Colle della Maddalena Valle Stura(Cn) 28-30 Dicembre 2016



Dal racconto dell'OrcoSherpaMazinga
Siamo nel cuore delle alpi  Cozie e precisamente nella Valle dello Stura di Demonte, importante affluente del Po  per il grandioso bacino idrico individuato da questo lungo  solco vallivo che si protende per oltre 60 km a partire  dal Colle della Maddalena ( per  i cuginetti francesi Colle di Larche)  fino alla pianura Cuneese in Borgo San Dalmazzo.
Valle lunga e che racchiude un tesoro inestimabile di centinaia di gite di scialpinismo classico  fino alle grandi salite dell’Oserot, Oronaye, Enchastraye, Tenibres, Becco Alto di Ischiator.
Il periodo natalizio  impone  una lunga sosta e la  scelta , per cambiare vallata ogni anno,  cade  appunto in questo paradiso,  nel paese di Sambuco posto a circa 1180 mm, 18 km prima del colle della Maddalena.  Antico paese  quasi completamente ristrutturato e sede persino di municipio oltre che di 92 abitanti su una superficie di 46 kmq con una densità di 2 abitanti per kmq  ( direi che non esistono problematiche di affollamento, con la stessa densità media l’Italia avrebbe  circa 680.000 abitanti!).
 Origini celtiche per questa  agglomerato  che un tempo contava quasi 2000 abitanti  sparsi nelle numerose frazioni in montagna. Il nome si riconduce probabilmente alla coltivazione  del sambuco e alla distillazione del liquore oppure all’arpa pastorale di forma triangolare detta Sambuca.
A causa del suo isolamento rispetto al mondo circostante , la Vallata è stata teatro  di grandi scorribande militari nel corso della storia, a partire dal   probabile transito di Annibale   per  arrivare a Napoleone   attraverso il colle della Maddalena e  finalmente agli scempi edilizi  anni 60/70 della vicina Argentera. Tutto il paese risente comunque  dello sviluppo edilizio di tipo militare con  una grande galleria  Comando scavata nella montagna.
Ma a noi interessa  soprattutto un nome ed una garanzia, per tutti da Bartolo, storica locanda del paese  che ha saputo realizzare un albergo di tipo diffuso tra le vecchie costruzioni in pietra  attorno alla primitiva locanda, con un nome  importante, Hotel della Pace.
Hotel  completamente ristrutturato in pietra e legno, con cucina superba a base di specialità  locali e soprattutto di vini piemontesi da non perdere!
Il cuore dell’albergo  risiede nella sua  piccola e pretenziosa SPA, centro benessere con  saune, bagni turchi,  saune con  fieno e percorsi  su ciottoli  e secchiate fredde  da veri masochisti,   che è stata meta di tutte le nostre serate.
Comunque si comincia il primo giorno  con:
CIMA DELLE LOSE 2813
Da Argentera (CN)   28-12-16
Siamo nella parte alta della valle in un paese  oggetto della più sfrenata  espansione edilizia  non controllata,  ovunque una selva di seconde case completamente vuote o peggio non ultimate. Si lascia la macchina a Grange sul primo tornante della statale, e imboccando velocemente il  selvaggio vallone di Puriac attraversiamo il piccolo torrente omonimo, direi troppo velocemente perché finisco direttamente in acqua  con  windstopper , sci e pelli, ma la giornata, come sempre, è bellissima e non ho problemi per asciugarmi, anche se tutta la salita si svolge all’ombra  in pieno versante Nord.  Si risale tutto il fitto bosco di conifere su  una evidente traccia molto ripida  che permette di prendere rapidamente quota  fino  a raggiungere i primi contrafforti della montagna in aperto sole. Da questo punto si deve risalire  tutto il grande sperone di destra  che fa da baluardo alla vetta.
        
Attraversamento della conca sommitale con la città dei sassi a quota 2400mt

La neve si trasforma rapidamente e in piena esposizione ai freddi venti comincia ad essere ghiacciata e tormentata. Raggiunto un piccolo colle a quota 2400 metri circa, occorre attraversare  in piano la conca sommitale  sede della città dei sassi, ovvero il punto di raccolta di tutti i massi caduti dalla piramide di vetta, e con evidente  percorso a slalom  si riesce finalmente a guadagnare  il grande sperone di destra. A questo punto su percorso evidente  e calzando i coltelli a causa del fondo sempre più duro, con circa 300 m di dislivello e pendenze decisamente sostenute, ecco la cima. Vento e freddo e soprattutto  la dimensione microscopica della punta impediscono di fermarsi. Il tempo di togliere le pelli e  veloce partenza sul pendio nord puntando direttamente alla conca  inferiore. Le prime curve sono sempre un po difficili tale  da scendere il primo pezzo a derapage; La neve a questo punto diventa alquanto accidentata e lavorata dal vento tale da non permettere una   bella sciata, vista anche le pendenze  sensibili su cui si viaggia.
La città dei sassi è raggiunta velocemente e di qui in avanti migliora il fondo nevoso,. Molto più morbido. Discesa nel bosco decisamente accidentata  e non  sempre scorrevole; occorre ricercare il percorso tra i larici evitando di abbracciarli.

Cima delle   Manse 2727  m
Dal Colle della Maddalena   29-12-16
Tempo sempre troppo bello tale non invogliare neanche la ricerca del meteo. L’alta pressione è ormai stabile da molti giorni  e il colle della Maddalena con i suoi 1980 m di quota non fa eccezione. Il termometro però scende decisamente  a -5° C e tutti i francesi Ski alp convergono qui.
La gita è ormai un classica  per tutti i gusti, pelli di foca, ciaspole, scarponi, tavole…
In coda come bravi  escursionisti affrontiamo il dolce vallone della  Oronaye su un versante completamente a Sud, con neve decisamente trasformata ed inizialmente molto dura. Ma oggi si trotterella visto la scarsa lunghezza della gita. Infatti giunti  sotto la cresta  di confine con l’Italia, la valle si biforca, a destra l’Oronaye, a sinistra  la nostra gita su una lunga cresta , da affrontare su un pendio in traverso  inizialmente molto dolce.  Il caldo si sente decisamente  e ,lentamente con lunghi traversi su pendii  perfettamente sciabili  raggiungiamo la cresta senza calzare i coltelli. A questo punto la cresta è un susseguirsi di piccole elevazioni da percorrere in cavalcata per fermarsi sulla cima più libera.  La vetta è ormai satura di  sciatori e  decidiamo di fermarci sulla parte  che presenta una serie di massi  puliti dalla neve; panorama mozzafiato sulle alpi francesi ed Italiane; la parete Ovest dell’Oronaye e del Vanclava sono davvero impressionanti. Visto che  la discesa sul versante Nord è  improponibile per le nostre forze, con un pendio da brivido,  decidiamo saggiamente di ritornare per i nostri passi sulla via di salita.
Tutta la discesa avviene su neve trasformata e dura, talvolta anche crostosa ma decisamente portante. Il nostro Colle  è veramente vicino e ci accoglie con una lunghissima file di vetture parcheggiare a bordo strada, tutti sciatori!
ANTICIMA DELLE LOSE 2500
Da Argentera (CN)   30-12-16
Terzo ed ultimo giorno di gite,; oggi vista il buon risultato della prima gita si decide di ritornare verso il gruppo della Cima delle Lose. Però stavolta la partenza è proprio da Argentera, appenala lasciato il grande parcheggio degli impianti di risalita ed aver raggiunto il borgo vecchio di Argentera. Meta sarebbe la  Punta di Incianao a sinistra della Lose. Ci attende il solito ripido bosco di conifere  con pista diretta da percorrere  tra gli alberi ed un numero spropositato di giravolte. Ormai ho imparato  la tecnica  e soprattutto in velocità per limitare il dispendio di energie. Comunque dopo un’ora e mezza di grande bosco finalmente  riusciamo a vedere il sole  sui pendii  superiori. Siamo proprio sotto la punta delle Lose e stavolta puntiamo senza esitazione alla grande spalla di sinistra  dove si ergono  una serie di elevazioni che fanno da contrafforte  al massiccio. Però adesso è Nord pieno e la neve  è diventata polvere!. Una ripidissima traccia ci accompagna in un ambiente stupendo da alta montagna   su una anticima a quota circa 2550. Battiamo gli ultimi metri con un bellissimo traverso sotto le rocce e basta per adesso siamo sazi!

Bisogna assaporare la discesa che infatti  viene  percorsa su un ripido versante diretto fino al bosco su una bella farina. Ma anche il bosco stavolta presenta un fondo decisamente migliore tanto da raggiungere  in meno di un’ora il paese di Argentera. Si ritorna a  casa!  

BUON 2017 da Gli Orchi Trailers ASD

BUON 2017 da Tutti Gli Orchi

sabato 24 dicembre 2016

Bici Mtb Colle del Crò da Pinerolo(To) 24 Dicembre 2016

Foto Bici Mtb Colle del Cro da Pinerolo


Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia (Marco Pantani)

Dal racconto pre-natalizio dell'OrcoPinoR

La vigilia di Natale è d'uopo, a volte, lasciare libera la casa a chi ha scelto, per un giorno,  di emulare conosciuti chef nostrani.
Era da qualche mese che meditavo la salita secca, su strada, da Pinerolo al colle del Crò nel comune di S.Pietro Val Lemina.
L'avevo fatto, il percorso, in discesa qualche anno fa, provenendo dal Gran Dubbione, e le pendenze sembravano impossibili.
Mi chiedevo che sensazioni avrei provato in salita. Il tarlo era già entrato nella mia "Mirrudda" (cervello in siciliano).
Ben agguerrito, dopo aver invitato qualche orco e non orco, decido di salire queste terribili pendenze, max 17%, con la mtb.


I numeri:
- Partenza da Pinerolo Bar Galup
- San Pietro Val Lemina
- Fraz. Talucco
- Colle del Crò
- 26km 900D+ circa

Parcheggio la macchina vicino al famoso, per i Pinerolesi, Bar Galup. Sono le 9.00 del mattino ed il bar è già stracolmo di "indigeni". Tutti ben vestiti, pare si siano dati appuntamento in questo storico Bar per scambiarsi gli ultimi auguri di natale prima d'approprinquarsi alle cene della vigilia.
Li scorgo, gli indigeni, dai grossi finestroni che danno sui portici, il chiacchericcio si sente persino fuori dal locale. Vorrei entrare, per una briosh ed un caffè prima di scalare l'arcano...ma osservo e passo.
In pochi chilometri, grazie alla pista ciclabile, sono a S.Pietro in Val Lemina. Da qui è passato il giro D'Italia 2015 e 2016. Una grande bici rosa fa bella mostra di se  per ricordare l'evento.
Fredda e tutta all'ombra la strada che da S.Pietro porta a Talucco. Le temperature di questi giorni hanno però permesso alla neve di sciogliersi sulla strada. Rimane qualche raro tratto ghiacciato. In questa stagione meglio salire con le ruote grasse.
Dalla frazione Talucco le pendenze diventano importanti, si passa dal 12% al 15 al 17%. Ma con il rampichino non si fatica granchè.
La vista sugli ultimi baluardi delle Cozie e sulla pianura piemontese ripaga delle difficoltà.
A destra la rocca Sbarua paradiso dei rocciatori. Sotto la rocca Sbarua il nuovo rifugio Mellano dove è stata ricomposta  Casa Canada dono del comitato olimpico canadese Torino 2006.
Alla frazione CRO' trovo un po' di neve sulla strada ma riesco ad arrivare al piazzale della Locanda del Crò senza problemi.
In realtà volevo mettere il naso al colle, ma gli autctoni mi dicono che è innevato e così rinuncio.
Dal piazzale la vista magnifica sull'anfiteatro di monti. Aldilà di essi si svalica in Val Sangone.
Asciutto e ben coperto mi getto a rotta di collo, nuovamente alla Pinerolo Cavallerizza per ritornare a casa e controllare cosa hanno prodotto i novelli adepti dell'arte culinaria.