lunedì 18 marzo 2019

Sci Alpinismo Cima del Carro da Chiapili di Sopra - Ceresole Reale(To) 16 Marzo 2019

Foto Sci Alpinismo Cima del Carro

Dal racconto dell'OgreDoctor

Nell’ultima settima ho avuto modo di vedere il film FreeSolo di Alex Honnold. Per chi non conoscesse l’argomento, si tratta di un documentario vincitore di un Oscar, girato dal Natural Geografic, sull’impresa sensazionale di Honnold.
Il Free Solo è l'arrampicata solitaria senza assicurazione, una forma di arrampicata dove l'arrampicatore rinuncia a corde, imbragatura e qualsiasi altra protezione durante la scalata: ciò significa che un errore è spesso fatale. Il free solo non va confuso con l'arrampicata free climbing, dove le protezioni vengono usate, ma solo a fini di sicurezza e non per agevolare l'ascesa, e nemmeno con il bouldering dove i rischi sono assai limitati.
Detto ciò il 4 giugno 2017 Alex Honnold è il primo al mondo a salire su El Capitan la via Freerider (7c) nella Yosemite Valley e percorrere i 900 metri in 3h:56.
Non era la prima volta e di Honnold si parla ormai da anni: nel 2008 realizzò la sua ascesa probabilmente più famosa, scalando slegato la parete nord-ovest dello Half Dome, sempre nel Parco nazionale di Yosemite.
Tommy Caldweel, un altro noto arrampicatore, amico di Honnold ha paragonato l’impresa a El Capitan allo sbarco dell’uomo sulla luna, ovviamente considerando il balzo in avanti dei limiti umani nel campo dell’arrampicata.
Del tutto di recente, un’altra impresa ha catalizzato l’attenzione del pubblico. Il 24 febbraio si sono persi i contatti con due altri famosissimi e fortissimi scalatori, Daniele Nardi e Tom Ballard. I loro corpi saranno poi avvistati qualche giorno più tardi. Sono morti in Pakistan dove stavano cercando di scalare il Nanga Parbat passando dallo sperone del Mummery lungo la parete Diamir, una via difficilissima mai salita in invernale, su quella che ormai viene chiamata la montagna assassina. Un’impresa al limite del possibile.
Nardi al pari di Honnold non è sicuramente uno sprovveduto e prima di tentare il Nanga aveva salito alcuni degli 8000 più difficili della terra.
Il circo mediatico e molti autorevoli alpinisti hanno aspramente criticato il tentativo di Daniele Nardi, definendolo senza mezzi termini un suicidio o una stupidità.
In un’intervista alle Iene lui stesso aveva detto che gli sarebbe piaciuto essere ricordato come un ragazzo che aveva tentato qualcosa di impossibile.
Honnold e Nardi sono due facce della stessa medaglia: abbiamo salutato il primo come un eroe e il secondo con un folle. L’unica differenza fra le due imprese, in definitiva, è che la prima è riuscita e ha fatto fare un balzo stratosferico all’arrampicata e ai limiti fino a quel momento conosciuti dando gloria imperitura al protagonista, la seconda no. Questo non significa che prima o poi qualcuno non ci riprovi e anche lo Sperone Mummery finisca per cedere.  In quel momento saremo tutti pronti a osannare lo scalatore come un eroe.
Forse non è giusto criticare o cercare di catalogare imprese che non possono essere catalogate per definizione e nemmeno imporre dei limiti a persone capaci di sfidare e infrangere quelli che fino a quel momento sono considerati i limiti umani, in particolare in campo alpinistico, una delle massime espressioni di libertà dell’uomo.
Gli Honnold, i Caldwell, gli Edlinger, solo per citarne alcuni, sono figure di riferimento anche per noi onesti faticatori della domenica.
Nel nostro piccolo, anche noi, sfidiamo i limiti e cerchiamo di elevarci ad un livello più alto competendo con noi stessi e lottando con la nostra pigrizia mentale e fisica che ci consiglierebbe di stare sul divano e praticare sport guardando la Domenica Sportiva.
Ognuno di noi cercare di dare il meglio, sottraendo tempo e spazio al resto della quotidianità, pur non avendo tre anni da dedicare alla preparazione di una scalata in Yosemite. È già molto se si riesce in settimana a riservarsi uno spazio per correre, andare in bici o allenarsi in montagna.
La preparazione di una gita è la fase più importante.
Si cerca un percorso che ci soddisfi sia dal punto di vista ambientale che per la difficoltà tecnica per avere, come si suol dire, un po’ di ingaggio. Poi si valuta la reale fattibilità incrociando distanze, quota, attrezzatura necessaria, tempo a disposizione, preparazione fisico/tecnica e condizioni meteo.
Infine si cerca di valutare le capacità reali dei partecipanti, regolandosi, per essere sicuri di riuscire nell’intento, sul membro del gruppo meno preparato o più lento.
Poi si passa all’azione.
Per la sesta gita sci alpinistica, scegliamo qualcosa di più impegnativo: la Cima del Carro da Chiapili di Sopra, che Guliver da come BSA. Si parte presto per cercare di avere una neve non troppo sfatta nelle ore più calde.
I 1600 metri di dislivello per arrivare ai 3200 e rotti della cima, ci fanno e a ragione pensare che la salita sarà lunga (impiegheremo 5 ore esatte).
Con gli occhi spalancati e i sensi ben aperti saliamo nel vallone del Carro. Gli sci si calzano subito dopo il ponte e l’esile strato di neve rimasto ci consente di fare pochissimo portage. Il vento ha lavorato parecchio la neve nella settimana precedente, ma oggi non dà fastidio, manifestandosi solo con qualche folata.
Un primo salto su neve dura ci porta su un piano sotto la costiera dell’Uja di Niel, da qui con un lungo spostamento in falso piano arriviamo ad un altro bel salto ripido. Da questo punto contiamo circa 30 inversioni, prima di arrivare ai piani sommitali. Con una virata a sinistra siamo subito sotto la vetta. Calzati i ramponi, forse nemmeno necessari, per “facili roccette” in cima.
La vista spazia dalla vicina Grande Auguille Rousse, alle Levanne e più lontano fino al Bianco e agli Ecrins.
La discesa, fatta eccezione di un piccolo tratto più in basso, dove la neve crostosa mi fa fare una capovolta, per fortuna senza conseguenze, è fantastica. Con le gambe distrutte, siamo infine nuovamente al ponte.
Di corsa a casa, senza merenda questa volta. Siamo attesi alla festa di mio nipote e di mio cognato Fabio, che oggi ha festeggiato il suo 45esimo compleanno con un bellissimo regalo; siamo in ritardo sulla tabella di marcia di quasi un’ora.
Alla fine, l’idea di venire comunque a provare la salita a dispetto delle previsioni meteo incerte e del bollettino neve che dava un rischio 3 (marcato) è risultata vincente. Non abbiamo visto distacchi significativi, né sentito assestamenti del manto nevoso che si presentava compatto e uniforme, quantomeno dai 2000 metri in su.
W Gli Orchi e W la Montagna

sabato 16 marzo 2019

Bdc Colle Braida & Borgata Verna . Prestigio Vaksusino (To) 16 Marzo 2019


Video Bdc Colle Braida & Borgata Verna
Foto Bdc Colle Braida & Borgata Verna
Sito Prestigio Valsusino 2019

Dalle note dell'OrcoPinoR

Settimane secche e ventose, nel Nord-Ovest del Piemonte.
Il mattino un po' di tregua e la sera si lavora per ancorare le case al terreno per non farle volar via.
Il Clima della Grande Madre è decisamente impazzito.
Un milione di studenti in Italia e tanti altri in tutta Europa. Venerdì 15 Marzo 2019, hanno manifestato per sensibilizzare gli adulti sul caldissimo tema del cambiamento climatico del pianeta. Causa: le emissioni nocive in atmosfera dell'HOMO SAPIENS.
Quindi, con questo ventaccio, meglio evitare con le specialissime,  le vallate esposte al vento. Dunque a tutta salita, si grimpa a volontà.
Oggi la scelta cade su due punti fermi del Prestigio Valsusino 2019: Colle Braida e Borgata Verna

I freddi numeri

- Partenza da Caselette ore 7.45
- Almese, Villardora, S.Ambrogio di Susa,
- Avigliana
- Colle Braida
- Giaveno
- Colletta di Cumiana
- Borgata Verna e discesa su Cumiana
- Piossasco, Bruino, Sangano, Rivoli
- Rientro a Caselette ore 12.30
Per un Totale di 80km 1600D+

Ben conosciuta dai Cacciatori di Colli la salita del Colle Braida, mentre molti di noi non hanno mai messo piede a Borgata Verna. Una salita ritenuta, minore.
Disegno il tracciato con le funzioni di STRAVA con il dubbio che da Borgata Verna il manto stradale per scendere diretti sul comune di Cumiana sia interrotto. STRAVA mi assicura che sono passati dei ciclisti ma non interpreta la differenza tra mtb e bdc.
Salita al Colle Braida fatta in difesa, mentre per Borgata Verna spariamo le ultime cartucce.
La discesa per Cumiana, circa 9km, si rivela con un buon manto stradale asfaltato. Siamo in pieno Parco del Monte Freidour.
Rientro veloce, a casa, dalla direttisima di borgata Allivellatori per Piossasco, Bruino, Sangano, Villarbasse e Rivoli

lunedì 11 marzo 2019

Sci Alpinismo Rocca Bianca da Chiapili di Sopra - Ceresole Reale(To) 9 Marzo 2019

foto Sci Alpinismo Rocca Bianca da Chiapili di Sopra

Dal racconto dell'OgreDoctor

Pericolo valanghe 2: Gli accumuli di neoformazione sono sollecitabili già al passaggio del singolo escursionista; si raccomanda quindi di prestare attenzione in prossimità di creste e colli e in generale a tutte le zone sottovento dove si possono essere formati lastroni soffici. Saranno ancora possibili distacchi spontanei dai pendii più ripidi con formazione di valanghe di medie dimensioni sulle zone di confine occidentali e meridionali.
Mumble…Mumble…Alpi Graie, Ceresole Reale, confine occidentale. Gasp! Noi andiamo proprio li. Ci sarà da stare con gli occhi ben aperti.
Il problema è il vento previsto da N-NW e forte, giusto nella direzione di salita.
Rapido giro di WhatsApp e scartiamo da subito l’ipotesi di fare il Carro, per i 1500 metri di dislivello e per non metterci troppo nei pasticci da soli, per fare qualcosa di più tranquillo.
Si parte alla volta della Rocca Bianca, uno sperone di roccia, sotto il muro della Basei e della Punta Galisia, che guarda nello specchio d’acqua del lago dell’Agnello e del Serrù, oggi coperti da un manto uniforme di neve candida.
D’estate sarebbe un rilievo che non riserva alcuna attrattiva particolare a cui si perviene portando la macchina alla Madonna della Neve, splendida chiesetta, che dal promontorio guarda il fondo valle e il lago di Ceresole, 300 metri sotto la quota della nostra meta, collocata a quota 2700.
La bellezza dello sci alpinismo è proprio questa: arrivare in luoghi che in estate non prenderesti nemmeno in considerazione o che senza la neve a rendere uniforme il pendio risulterebbero difficili da salire o addirittura pericolosi. Lasciare la propria firma sul manto ancora incontaminato non ha prezzo, sia salendo a zig zig su ripidi pendii, sia scendendo pennellando serpentine (su questo ci stiamo ancora lavorando!).
L’anno passato venire in questo vallone a ciaspolare o a sciare nel mese di marzo era semplicemente impensabile. Il manto nevoso era più alto di circa 1 metro e le prime gite datano maggio inoltrato. Salvo sorprese e colpi di coda dell’inverno, quest’anno a maggio si andrà già per prati o a cercare di pestare la prima neve a quote ben più alte dei 1700 metri ai quali la sbarra di Chiapili di Sopra obbliga, oggi, i gitanti a mollare il mezzo meccanico e a indossare chi le ciaspole e chi gli sci.
Al parcheggio lato strada ci sono un’infinità di mezzi. È il soccorso alpino con la sua divisa rossa e gialla, che con moltissimi dei suoi effettivi, probabilmente di queste valli (nel gruppo riconosciamo la Raffaella Miravalle), si appresta a fare esercitazione ARTVA e ricerca sepolto. Due di loro infatti partono veloci, per primi, con un manichino alla volta del vallone del Carro, seguiti dalla truppa, attardata, per non vedere dove verrà nascosto il sepolto.
Le esercitazioni ARTVA dovrebbero far parte del nostro bagaglio normale di sci alpinisti dedicando almeno qualche uscita a inizio stagione per rinfrescare le nozioni per alcuni apprese nei corsi CAI, per altri leggiucchiate magari sui libri o sul manuale del proprio ARTVA e mai provate sul campo.
Nella Legge regionale 7 febbraio 2017, n. 1. “Revisione della disciplina regionale in materia di sicurezza nella pratica degli sport montani invernali ed estivi e disciplina delle attività di volo in zone di montagna. Modifiche della legge regionale 26 gennaio 2009, n. 2.” all’articolo 30. (Sci fuori pista) si legge:
1. I gestori delle piste da sci, le pubbliche amministrazioni locali e la Regione non sono in alcun modo responsabili degli incidenti che possono verificarsi al di fuori delle piste da sci –omisis - anche se accaduti su percorsi fuori pista serviti dagli impianti di risalita, né degli incidenti che possono verificarsi sui percorsi di cui –omisis.
2. I soggetti che praticano lo sci alpinismo, lo sci fuori pista e le attività escursionistiche, in ambienti innevati, anche mediante le racchette da neve, al di fuori delle piste e aree, –omisis - di eventuali percorsi individuati e segnalati dai comuni, lo fanno a proprio rischio e pericolo. I medesimi soggetti sono tenuti ad attenersi scrupolosamente alle informazioni che vengono diffuse da enti pubblici o da altri soggetti autorizzati a fornirle ufficialmente, relativamente ai rischi legati allo svolgimento di tale attività e a munirsi laddove, per condizioni climatiche e della neve, sussistono evidenti rischi di valanghe, di appositi sistemi elettronici di segnalazione e ricerca, pala, sonda da neve per garantire un idoneo intervento di soccorso.
Questo articolo ci chiarisce due aspetti fondamentali che chi pratica le attività invernali deve necessariamente conoscere. Il primo è che gli impianti di risalita non sono responsabili di alcun incidente che capiti al di fuori delle piste servite dagli impianti di risalita, vale a dire che l’assicurazione che facciamo all’atto dell’acquisto dello sky pass ci copre unicamente per incidenti che avvengono all’interno del comprensorio sciistico, che non include lo sci fuori pista, probabilmente fatto in autonomia senza avvalersi della figura di un maestro autorizzato.
Il secondo aspetto, di sicuro interesse per lo sci alpinista e il ciasplolatore, che frequentano sicuramente ambienti dove possono esistere pericoli oggettivi di valanga è obbligato (sinonimo di è tenuto) a munirsi di ARTVA, pala e sonda, ma con una discrezionalità personale nel decidere dove sussistano o meno le condizioni evidenti di rischio! Obbligato ma con possibilità di scelta?! Le solite incongruenze delle nostre leggi che lasciano ampi spazi alle interpretazioni.
Salendo alla Rocca Bianca poco dopo le baite dell’Alpe del Serrù, che lasciamo sulla sinistra, dobbiamo risalire un canale ripido con delle cornici aggettanti sul promontorio roccioso proprio sopra la nostra testa.
Vediamo una traccia già disegnata da chi ci ha preceduto e procediamo impegnando il canale mantenendo una buona distanza fra di noi e procedendo più spediti che si può.
In cima al canale incontriamo gli altri 4 scialpinisti di ritorno dalla cima. In totale saremo in 9 a queste quote in questa giornata ventosa.
Ancora qualche leggero strappo in salita e arriviamo in cima ad un colletto a pochi metri di distanza dal risalto roccioso che guarda il pendio sottostante, interamente coperto di neve immacolata e che è la vera punta.

Non vale la pena rischiare di finire di sotto per toccare la vera cima, camminando su neve di cui non si conosce la coesione e lo spessore. Ci accontentiamo di una bella foto e battezziamo il punto dove ci troviamo come vera cima. Del resto anche chi ci ha preceduto ha fatto la medesima saggia scelta.
In discesa fatichiamo per la neve gessosa che frena la nostra sciata, ma il caldo su questi pendi rivolti a sud ha inesorabilmente guastato la neve.
Dopo qualche “gava e buta” arriviamo sulla strada del Nivolet ormai priva, anche del sottile strato di neve, che al mattino ci aveva consentito di mettere gli sci sin dalla macchina.
Una tappa al Ristorante La Cascata a Noasca è d’obbligo per gustare un Tagliere Reale e una buona birra e sancire la fine di un’altra bellissima gita.

W Gli Orchi e W la Montagna


martedì 5 marzo 2019

Cross Reale -.Venaria(To) 3 Marzo 2019

Classifica Cross Reale 2019
Foto Cross Reale 2019

Dal racconto dell'OrcoSelena

Terza gara dell’anno per me, fa un caldo anomalo e mi sembra già passata una vita dal primo cross del 2019, corso con i piedi nella neve.
Assicuro il pettorale alla maglietta, poi appoggio un piede sul muretto per stringere meglio i lacci di una scarpa. OrcoGianni mi chiede se sono preparata.
Alzo lo sguardo. E’ una gara nazionale e per essere un cross è più affollato del solito, ma io sono rilassata, tant’è che realizzo di aver persino dimenticato il GPS. Sono lì per riprendere a correre, per allenarmi e per vedere come va. “Non troppo preparata”, rispondo a OrcoGianni, sorridendo.

Al via stavolta parto un po' più avanti “che tanto poi quei metri non li recupero più” penso.
Sono di buon’umore anche se mi rimbalza in mente il tempo irraggiungibile del mio primissimo cross.
Un rettilineo, poi una curva a sinistra, una discesa e una risalita ripida. Non sto andando male.
Ho in mente di raggiungere i primi due chilometri il prima possibile “tanto a quel punto sarò a metà” quel magico momento in cui avanzare è ufficialmente più conveniente che tornare indietro.

Ai lati del percorso c’è molto tifo oggi. Immagino di chiamarmi Anna, poi Martina, poi Fede…infondo l’energia è nell’aria e me ne prendo un po'.
A sensazione e da qualche albero già visto, capisco di essere a metà gara. Ma ultimamente succede qualcosa nella mia mente, verso il finale mi sento stanca. “Non sei abbastanza allenata, hai le gambe, ma non hai il fiato, una volta eri più veloce.”
Mi superano un paio di ragazze. “E poi chi te lo fa fare di soffrire, hai già avuto una pessima settimana.”
Mi supera anche una signora. “Lo vedi? Stai rallentando”.
Mi accorgo che sto guardando per terra da un po' e decido di rialzare lo sguardo. All’improvviso esco dalla mia mente e torno lì, nel parco, penultima curva prima del finale. Voglio dimostrarmi che un’idea è solo un’idea e che ha torto, non sto rallentando. Anzi, ora allungo il passo.
Qualcuno urla “Forza, vai!!!” Stavolta sento proprio il mio, di nome. Ai lati del percorso ci sono OrcoCamola e OrcoGianni che tifano per me. Mancano 200 metri e io supero tre, quattro, cinque persone.
E’ finita e sono felice. Non so quanto ci ho messo, ma so che è andata bene per me. Perché per cambiare basta una piccola idea positiva a cui ancorarsi.

E alla prossima gara, dopo la prima metà, penserò a quella volta che non ho rallentato.

OrcoSelena per OrcoJoack e tutti gli amici.

domenica 3 marzo 2019

Sci Alpinismo Costa del Becco (2765 slm) Bardonecchia(To) 2 Marzo 2019

Foto Scialpinismo Costa del Becco 2019

Dal racconto dell’OgreDoctor

Trio inedito per la terza gita in una settimana: OrcoCamola, OgreDoctor e Germano, fratello di OrcoJoack. Mi recuperano ancora assonnato alle 7.00 del mattino e inauguriamo il Qubo di OrcoCamola rosso fiammante.
Arriviamo a Rochemolles sopra Bardonecchia e lasciamo la macchina al ponte antistante il paese nel parcheggio già ingombro di vetture, verosimilmente di altri scialpinisti.
È un inverno davvero anomalo. Normalmente in questa stagione Rochemolles e la strada per arrivarci sono imbiancate e la quantità di neve depositata sui pendi alti verso il Passo della Roccia Verde è notevole. Oggi si vedono le cime poco più che spolverate da quella che sembra una piccola nevicata del giorno prima.
Salendo, prima di arrivare al ponte vediamo il disastro provocato dalla valanga che l’anno scorso il 5 gennaio ha sfiorato le abitazioni, finendo la sua discesa dal Gran Vallone a circa 700 metri dalle case: in molti hanno ripensato alla tragedia del 1961, quando a causa di una slavina morirono 4 persone nella frazione di Bardonecchia, con 18 case distrutte e 30 abitazioni danneggiate, compreso il cimitero.
Ci sono una marea di alberi abbattuti, che ricoprono il fondo valle e intasano il torrente, subito prima di arrivare alle prima case del paese dove svetta solitario il campanile della chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo. Questa chiesetta a navata unica con il coro e una cappella laterale impostati sulla fiancata meridionale e conclusa da un presbiterio, è citata dai documenti già nel 1296, ma la sua struttura attuale è frutto di una riedificazione completa realizzata tra il 1452 e il 1456. Il campanile, curiosamente "mozzo", era originariamente edificato in stile romanico, ma una valanga caduta sul paese nel 1749 ne asportò completamente le guglie, che non furono più ricostruite.
Ma di valanghe oggi, nemmeno l’idea, per fortuna.
Messi gli sci ai piedi dopo le prime curve della strada che conduce al Rifugio Scarfiotti, arriviamo al Ponte Almiane, da cui comincia la nostra ascesa sui pendi sovrastanti.
Ero già stato in questo vallone per andare sulla Punta d’Almiane, ma passando sul letto del torrente e rimanendo all’interno del vallone, così come descritto nella traccia di Gulliver. Oggi invece saliamo sulla sinistra, verso le grange Jalet (2129) e dirigendoci direttamente verso la costa rocciosa sulla destra orografica della valle.
Fatico come di consueto a domare gli sci sulla neve un po’ più dura e così decido di mettere i rampant. Saliamo abbastanza spediti su un pendio sostenuto, ma sostanzialmente primo di pericoli oggettivi. Conto almeno una ventina di altri sciatori sul percorso.
Ci accompagna un sole un po’ livido, ma non fa freddo e il temuto vento non fa male. Sopra il manto vecchio e duro è depositato uno straterello (non più di 2 cm) di neve fresca appena caduta, ma sufficiente a non farci perdere le otturazioni dei denti e farci godere una discesa più che soddisfacente.
Alle 13 siamo nuovamente alla macchina, accompagnati dalla musica, che il cellulare gracchiante di Germano spande nell’aere.
Concludiamo la nostra gita al Rosy Bar di Oulx, dove Germano e la GSA (Gruppo di Scialpinismo del CAI UGET) sovente si fermano dopo le gite da queste parti e che, sia per la qualità della birra (una buona Leffe) che dei panini, aggiungo con piacere all’elenco, già nutrito, delle taverne post-gita.
W gli Orchi e W la montagna
P.S. Qual è il significato del raccontare? Perché fare un report delle proprie gite? È una domanda che da quando abbiamo istituito il nostro blog, mi pongo sovente.
Vincere il premio alla fine dell’anno per il miglior racconto? Credo proprio di no, anzi il premio è stato istituito proprio per invogliare le persone a scrivere. Ad alcuni di noi viene più facile, ad altri la penna è un po’ più ostica, ma non credo che chi scrive lo faccia per essere ammirato per le imprese o per essere invidiato per la proprio bravura e chi legge lo faccia per criticare lo stile o il lessico del racconto.
Il Blog ci tiene uniti, è la nostra identità di gruppo, fatta di molteplici. e variegate anime che si esprimono con la corsa, in bici, in montagna sia in versione invernale che estiva e che attraverso il racconto delle proprie esperienze condividono sé stessi in un modo molto più ricco di un banale inoltro di istantanee e di selfie su un social, trasmettendo energia positiva e voglia di fare anche agli altri.
Lo è stato per me, nei momenti più difficili, forse lasciati alle spalle.
Leggervi attivi su tutti i terreni di gioco è stato un sprone fortissimo a rimettermi in gioco, a non cedere allo scoraggiamento e rassegnarmi alla senescenza.

giovedì 28 febbraio 2019

Sci Alpinismo Rocher de Barabbas o Gravina del Mezzodì - Bardonecchia(To) 27 Febbraio 2019

Foto Scialpinismo Rocher de Barabbas o Gravina del Mezzodì

Dal racconto dell’OgreDoctor

Dopo le valli di Lanzo si va alla ricerca della neve in Alta Valle Susa, nella conca di Bardonecchia.
Si parte da Pian del Colle in Valle Stretta alle 9.30, minuto più minuto meno. La temperatura è già alta, nonostante l’esposizione nord della nostra gita.
La prima parte della salita di svolge all’interno di una gorgia, sul letto di un torrente sulla destra del sentiero che porta alle Grange Teppa e che fu, ormai in tempi remoti, teatro di un bellissimo trail autogestito con OrcoCicillo e OrcoArzenton.
Sulla nostra destra la cresta rocciosa de la Seur ci accompagna con i suoi picchi calcarei, di un colore ocra acceso, che contrasta con il bianco candido della neve. Un paesaggio direi quasi dolomitico.
Sul tracciato solo noi, manco a dirlo. All’iniziale preoccupazione di non trovare il percorso giusto, avendolo letto solo sulla descrizione, mano a mano che saliamo di quota, si sostituisce la consapevolezza che la strada è quella corretta.
Usciti dalla gorgia dopo un canale ripido, dove i cambi di direzione si sprecano, ci troviamo in un anfiteatro chiuso su tutti i lati dalle cime delle montagne.
Sulla nostra destra La Sommet de Guion, sulla sinistra il Rocher de Barabbas o Gravina del Mezzodì o Guglia del Mezzodì, come sono abituato a conoscerla da sempre. Siamo a quota 2224 e prima di arrivare alla meta ci tocca salire un altro bel canale davvero “in piedi” come si suole dire in gergo scialpinistico per arrivare al Pas de Rousses a 2528 e da lì con una svolta a destra in cima a quota 2612, per un totale di 1200 metri di dislivello.
Decido di mettere i rampant per affrontare questo ultimo tratto. La mia tecnica di virata sul ripido è un po’ arrugginita dopo lo stop forzato, ma recupero confidenza esercitandomi sul campo e scivolando goffamente.

Arrivati al colle passiamo dall’ombra e il relativo fresco di un versante nord alla luce accecante e al calore, quasi estivo, del versante opposto.
Che splendida giornata. Siamo al cospetto della Charrà, più in basso del Col ded Acles e del Passo della Mulattiera; giù nel vallone, nascosto dal pendio, Plampinet e più in là il maestoso Pic della Rochebrune, una delle prossime possibili mete, se ci saranno le condizioni favorevoli e, ancora, in lontananza le fantastiche cime del delfinato francese, la Barre des Ecrins, il Pelvoux…l’elenco potrebbe continuare quasi all’infinito tanto lo sguardo spazia sognante nel cielo terso, in ogni direzione.
Giusto del tempo di idratarsi, prendere un gel e poi gettarsi a capofitto in discesa. Il primo tratto sotto il colle lo affrontiamo divallando fino a trovare una neve più sciabile e una pendenza più tranquilla. Da lì in poi neve fantastica, prima farina e poi trasformata primaverile per una sciata da godere fino alla fine, alla macchina.
Audentes fortuna iuvat. I nostri timori di andare ad impelagarci in una situazione difficile sono stati ampiamente fugati da una giornata da quattro stelle, per la neve e per il magnifico paesaggio.
La valutazione BS (buoni sciatori) forse è un po’ strettina, visti i pendi davvero ripidi da salire e soprattutto da scendere, ma BS+ non esiste e non si può nemmeno definirla un OS, per cui “a va bin parei” come direbbero in Sardegna.
Alle 14.30 siamo con i piedi sotto il tavolo per il consueto panino e birra, ormai un MUST dopo queste zingarate, come del resto lo sono i whatapps verso gli amici con dovizia di foto e commenti entusiastici.
L’eco dei vaffa risuona ancora nella valle stretta…

lunedì 25 febbraio 2019

Sci Alpinismo Punta Rossa di Sea Balme (Torino) 24 Febbraio 2019

Foto Scialpinismo Punta rossa di Sea


Dal racconto dell’OgreDoctor

La stagione del ghiaccio volge al termine. Le cascate ormai al limite non consentono una scalata in sicurezza.
Riposte le picche e i ramponi, che magari rispolvereremo più avanti nella stagione, per qualche goulotte in alta quota, tiriamo fuori dalla sacca gli sci da alpinismo, che l’anno passato sono rimasti a riposare, intonsi.
Al richiamo della montagna in livrea invernale, rispondiamo solo in due: OgreDoctor e OrcoCamola.
Scegliamo la Punta Rossa di Sea, che Gulliver da come sicura.
Sono 1500 metri di dislivello positivo e non credo di averli nelle gambe. Forse arrivo a 1000 a stento, gli altri dovrò inventarli ed estrarli metro per metro dallo zaino!
Partiamo alle 7.00 da Rivalta e dopo una breve sosta a Ceres per la colazione arriviamo a Balme, ancora avvolta nel gelo mattutino. Le macchine al parcheggio sono molte e questo ci fa ben sperare di incontrare altri sciatori sul percorso.
Da Balme imbocchiamo la stradina che in breve ci porta alle Grange della Mussa, da dove si imbocca il sentiero per l’Alpe Rulè.
Messi gli sci sullo zaino ci attendono 400 metri di portage. La situazione neve è drammatica. Tutto il versante sud a bassa quota si presenta come se fossimo in primavera inoltrata.
Fatto un simpatico traverso, arriviamo alla neve che da quota 2100 si presenta continua. Sbucando sul valloncello di Pian della Ciamarella vediamo gli sciatori che ci hanno preceduto quasi in vista della vetta.

Le forze cominciano a calare. Ingurgito un gel da cui mi attendo una magia, che mi riporti ai tempi che furono, che però non arriva.
Il sovrappeso si fa sentire in salita, ma se il motore arranca, la testa invece è quella di sempre, mi incita e mi sostiene. Alzo lo sguardo e vedo l’OrcoCamola che mi precede di una decina di minuti e che veleggia tranquillo verso la cima.
Lo seguo, non mollo e alla fine arriva il premio. Arriviamo in cima prima di mezzogiorno. Alla fine non siamo andati nemmeno troppo lenti.
La giornata è spettacolare. Montagne a 360 gradi in un tripudio di colori.
Siamo sulla vetta scialpinistica a quota 2764 metri. La vetta alpinistica  è un po’ più su sulla nostra destra, da salire senza sci. Oggi non vediamo nessuno in cima e siamo già paghi del risultato.
Scherziamo in cima con gli altri sciatori e ci apprestiamo alla discesa.
La neve crostosa e ventata nella parte superiore suggerisce una sciata conservativa, anche perché le gambe sono alla frutta e lanciano urla di dolore.
Nella parte centrale arriva un po’ di divertimento, la neve trasformata primaverile si lascia sciare e pennelliamo delle belle curve godendoci la discesa.
Scendiamo più a destra di dove siamo saliti, sul Rifugio Città di Ciriè al Pian della Mussa che raggiungiamo dopo aver disceso un canalino modello toboga, facendo lo slalom fra le pietre e la terra.

Alla fine, torto collo dobbiamo nuovamente togliere gli sci per arrivare al rifugio, ma siamo in discesa e la cosa non disturba più di tanto.
Quasi mi soffoco con la birra, una Pietra ambrata che va giù come una benedizione, accompagnando un panino con speck e brie (sia benedetto il maiale).
Giusto il tempo per un caffè e per vedere cadere con un boato assordante quel che rimane della cascata del Pian dei Morti e siamo nuovamente sugli sci per percorre il tratto che ci separa da Pian della Mussa a Balme, 400 metri più sotto.
Ovviamente, trattandosi di una pista da fondo ci tocca spingere, di pattinare non se ne parla almeno per me.
La gita è finita, la stanchezza di fa sentire, ma è più grande la soddisfazione per la bellissima giornata.
La montagna ripaga sempre la fatica.
Ogni esperienza in montagna è al tempo stesso esperienza fisica e spirituale se la si vive non solo dal punto di vista sportivo, ma nella sua totalità materiale e intellettuale.
La montagna è un rifugio per l’io che scappa dalla quotidianità che ci assilla e non ci soddisfa, fatta di costanti contrasti e frenesia.

Uno stop momentaneo alla corsa sfrenata, per ritrovare sé stessi, per aprire la finestra del proprio io contemplativo e abbracciare la natura incontaminata e selvaggia.
Per alcuni è semplice passeggiata su un sentiero, per altri è un terreno per mettersi alla prova ricercando anche situazioni più rischiose e difficili, ma in fin dei conti tutti ricerchiamo quella sensazione di libertà che ci fa stare bene e che ci riappacifica e unisce con il creato e la sua bellezza.
Non ricerco in montagna la costante affermazione del mio io, non vivo le scalate come dimostrazione della mia supremazia nei confronti della montagna, la rispetto e conservo un timore reverenziale, sapendo quanto possa essere spaventosa e terrificante in condizioni non ottimali.
Rimane per me un terreno di prova, dove l’animo umano svela sé stesso, le proprie paure e debolezze, la capacità di condividere e di sentire l’altro.
Pur comprendendo le ragioni che portano alcuni alpinisti, fra i quali anche qualche amico, a frequentare la montagna da soli, cimentandosi in imprese, ai limiti della follia, l’alpinismo resta per me un momento di scambio e le imprese e la meta acquistano significato e diventano ricordi indelebili proprio perché c’è qualcuno con cui dividerli.
Oggi c’era OrcoCamola, grande socio di scalata e amico con cui condividere e ricordare una gran bella giornata, vissuta con lo stile inconfondibile di noi Orchi.

domenica 17 febbraio 2019

3° Ediz Trail dei Massi Erratici Villarbasse(To) 17 Febbraio 2019


Foto Arrivo Trail Massi Erratici 2019
Foto Partenza Trail Massi Erratici 2019
Foto Sul PercorsoTrail Massi Erratici 2019
Foto Premiazioni Trail Massi Erratici 2019
Video Trail Massi Erratici 2019
Classifica Trail Massi Erratici 2019

sito  WWW.TRAILMASSIERRATICI.COM

Edizione 2018
Edizione 2017

Dalle note dell'OrcoVic
Giornata soleggiata e calda Domenica 17 Febbraio alla 3° edizione del Trail dei Massi erratici, organizzata dagli ORCHI TRAILERS, con partenza e arrivo a Corbiglia, frazione di Villarbasse.
Due i percorsi, entrambi veloci e sicuri, di 23 e 11 km., ricavati tra i boschi e le radure della Collina morenica nel territorio dei comuni di Villarbasse Rosta e Reano,
In vetta al monte Cuneo si è potuto ammirare lo stupendo panorama sui laghi di Avigliana, la Sacra di San Michele, il Rocciamelone e la Bassa val di Susa.
Assente per influenza Gabriele Abate, si sono messi in evidenza gli atleti del Valsusa running Team da lui allenati:  particolarmente importante il successo di Stefano D’Agostino, 1° assoluto sulla 23 km, che si è migliorato di 10 minuti dal suo tempo dell’anno scorso e ha migliorato di pochi secondi anche il record di Gabriele Abate.
Classifiche
23 km
Maschile
Stefano D’AGOSTINO   1:37:31
Luca RUFFINATTI     1:42:15
Nicolò ROPPOLO    1:43:21
Femminile
Sonia MELECA   2:05:53 
Elisa RULLO     2:08:33
Giulia PORTALURI   2:08:35

11 km
Maschile
Aldo ALLAMANO    49:41 
Massimo GORASSO   54:00
Davide Ciano    55:23
Femminile
Stella RIVA   58:34     
Elisa NARDI    1:04:07 
Manuela SERVENTI   1:04:25




domenica 10 febbraio 2019

Val Maremola Trail Tovo S.Giacomo(Sv) 10 Febbraio 2019

Foto Valaremola 2019
Classifica Valmaremola 2019
Sito Valmaremola

Edizione 2018
Edizione 2015

Dalle note dell'OrcoSherpaMazinga
Sul grande ottovolante del Valmaremola Trail un percorso decisamente impegnativo di 28km.
Cinque risalite delle valli. Incredibile Lantermino che chiude in 2h 20min

Due Orchi; OrcoGreg e OrcoSherpaMazinga. Bella festa e bellissimo tracciato vista mare e nell'entroterra.
E' sempre la Liguria, terra ostica e dura, per veri trailers, Difatti dialetti da tutto il Nord Italia erano presenti

domenica 3 febbraio 2019

4° Cross della Soldanella - Rosta(To) 3 Febbraio 2019


Foto Cross della Soldanella Rosta 2019
Video Cross della Soldanella Rosta 2019
Classifica Cross della Soldanella Rosta 2019

Dalle note dell'OrcoPinoR
Quarta Edizione per il Cross della Soldanella a Rosta(To) organizzato magistralmente dal gruppo Sportivo Tiger Sport di Rivoli(To).
L'evento, sotto l'egida Uisp,  è valido come titolo regionale individuale adulti.
Venerdì 1 Febbraio 2019 una bella nevicata copre il campo gara con venti centimetri di neve fresca.
Gli Organizzatori non si sono persi d'animo per preparare al meglio il camo gara. Ed i 500 atleti iscritti si presentano tutti all'appuntamento delle 8.00, di Domenica 3 feb 2019, per regalarsi un cross fuori dal comune. Quasi una snowRace

Location, l'agriturismo la Soldanella a Rosta(To) Corso Monecenisio, 96

Dieci Gli Orchi presenti alla manifestazione valida per il famoso Trofeo Orco dell'anno 2019.
Distanze diversificate di quattro chilometri, due giri, per le donne ed uomini over 60. Mentre sono sei i chilometri, tre giri, per gli Orchi sotto i 60 anni. Ogni giro si sviluppa in due chilometri.
Terreno difficile per via di parti fangose, innevate, ghiacciate e con buona "drugia". 
Tutti chiudono la propria gara a parte OrcoRavaning che ha avuto un piccolo problemino fisico sulla prima discesa che porta al laghetto. 
Dopo gara condito, se si voleva,  dal pranzo con polenta e carne di Angus; bovini allo stato semibrado  di razza Aberdeen, allevati in loco e di cui le nostre scarpe portano a casa un puzzolente ricordo..



domenica 27 gennaio 2019

Ski Country Nevache Vallée de la Clarée (Francia) 22 Gennaio 2019


Foto Ski Country Nevache 2019

Dalle Note dell'OrcoPinoR

La neve scarsa su tutto l'arco alpino Occidentale. Le piste "buone" per le piccole assicelle che veloci si spostano sulla neve, difficili a trovarsi.
Ma un posto c'è. La freddissima Vallée de la Clarée in Francia, appena aldilà del confine Italiano, subito dopo il colle del Monginevro.
Mi accompagna oggi l'OrcoPinoP felice del suo nuovo Status da "Retired". 
Personalmente provo oggi ad abbozzare un allenamento per l'imminente Marcia Gran Paradiso gara di sci di fondo a tecnica classica del prossimo 3 Febbraio 2019
Percorriamo, in macchina, tutta la Valle Clarea fino al fondo. Immancabile la stazione dei cani da slitta. Sono incuranti del freddo ed a vederli stanchi. Credo abbiano partecipato alla gara per Sleddog la Grande Odyssée. I Mushers li curano come figli. In mezzo ai cani da slitta, mi pare d'intravedere il nipote di Buck, personaggio principale del libro "Il richiamo della foresta" raccontato magistralmente dal sempiterno Jack London.
Arriviamo a Nevache alle 10.00 con il termometro segnante -16°.  Difficile vestirsi. Difficile fare tutto.

Con questo freddo, il dolore per  la recente contusione alla mia mano sinistra è sparito. Le mani sembrano congelate. Il dottore in effetti mi aveva consigliato di metterci del ghiaccio. Meglio di cosi non avrei potuto fare.
In località Robion, bivio per il colle della Scala, a due chilometri da Nevache, nel gabbiotto che gestisce l'entrata al "Domain Skiable", due antipatici e giovani gestori della pista di fondo, ci consegnano i tesserini di plastica giornalieri al costo di 10Euro. Ma a dire la verità la pista è tenuta in modo fantastico, ed il prezzo vale il servizio offerto.
Anche a -16° la magnifica macchina del corpo umano, dopo pochi minuti, è già in temperatura.
Trascorsi 21km siamo già  belli bolliti, sono le 13,30 la temperatura è salita a ben -2°.
Dopo aver consumato, al sole, i panini autoctoni ci concediamo una sosta al colle del Monginevro zeppo di gendarmi ed esercito Francese. Proseguiamo per un caffè a Claviere con la polizia Italiana a presidiare la frontiera.
Le forze dell'Ordine schierate, in forze, per fermare le migrazioni dalla terra che ha visto nascere la disgraziata specie animale del genere "HOMO".
Sono nato durante la costruzione del muro di Berlino, ed altri muri attendono.



Mtb Tour Parco della Mandria e salita Santuario Maria Ausiliatrice Givoletto(To) 26 Gennaio 2019


Foto Mtb Tour Parco La Mandria 2019
Video Mtb Tour la Mandria 2019

Dalle note dell'OrcoPinoR

Montagne ghiacciate, la specialissima al caldo. E' ora di ruote grasse. I progetti per il 2019 in parte stabiliti e la voglia di pedalare già alle stelle.
Imbeccati dagli Orchi Trailers, in allenamento al parco della Mandria, decidiamo per il Tour completo del Parco.


I numeri

- Partenza da Caselette(To) ore 9,30
- Ingresso alla Mandria dalla Bizzarria
- Cascina Grangetta
- Ingresso Cancello Druento
- Cascina Parato Pascolo
- Ingresso Ponte Verde
- Castello
- Viale dei Roveri
- Ponte Rosso
- Rotta Botion
- Villa dei Laghetti
- Cascina Oslera
- Rotta Oslera
- Cascina Brero
- Ingresso 3 Cancelli
- Cascina Vittoria
- Cascina Peppinella
- Cascina Rubianetta
- Salita Finale al Santuario di Maria Ausialitrice Givoletto(To)


Per un totale di 60km e 650D+