venerdì 29 aprile 2016

31° Marathon des sables Sahara Marocco 8 - 18 Aprile 2016

Classifica 31° Marathon des sables 2016
Video 31° Marathon des sables 2016
Sito Marathon des sables

Dal racconto dGianlu SensaCognission Barbero
Ebbene sì, dopo averla bramata per anni finalmente la "fucking medal" della
MDS è mia!
E' stata una gestazione lunga ... la Marathon des Sables era la gara che avevo in mente sin dal 2007, quando ad ottobre ho cominciato a correre.
Ed è diventata una sorta di coronamento dei miei sogni  di bambino. Mi hanno da sempre affascinato le storie di avventura il cui palcoscenico era rappresentato dal deserto.
L’avvicinamento è passato  attraverso  eventi meno "traumatici" quali:
- Chott marathon 2009 corsa sul lago salato del Chott el Jerid in Tunisia
- 100km del Sahara sempre in Tunisia nel 2012
- Carrera de Baja in Messico nel 2013 

Il coraggio o incoscienza, dipende dai punti di vista, di iscrivermi è arrivato solo nel 2014 quando avevo in mente di iscrivermi alla edizione del 2015 (ebbene sì, le iscrizioni vanno fatte con molto anticipo) ma il raggiungimento dei posti limite, comunque ben 1200, è stato raggiunto in tempi record. Ricorderò per sempre le sensazioni di vuoto quando ho appreso la notizia mentre salivo al Sass Pordoi in teleferica.

Tutto rimandato di un anno e ... finalmente quest'anno, dal 10 al 16 aprile, l'ho corsa e conclusa!
Il format della gara è quello dell'autosufficienza totale tranne che per l'acqua (comunque contingentata). Il tutto va riposto in uno zaino che per una settimana diventa la propria casa che va portata sul groppone in gara . Ben 257 chilometri complessivi per l'edizione più lunga della storia, che si sono sviluppati nel deserto del Sahara nel sud est marocchino, tra Merzouga e Zagora per chi si intende un po' di quei luoghi. Le tappe sono state di 34, 41,3, 37,5, 84,3, 42,2 e 17,7 km.
La mia preparazione è stata lunga e meticolosa. Oltre ai duri allenamenti con lo zaino che via via aumentava di peso, particolare attenzione ho riposto alla contenuto dello zaino. Anche un etto può fare la differenza ; in questi tipi di gara va deciso a priori quanto confort avere per il post gara (anche in termine di cibo) tenendo presente che più confort comporta più zavorra in gara e quindi più fatica e maggiore lentezza.
Io sono partito con 6,8 kg sulle spalle, senza contare l’acqua; il minimo da regolamento è di 6,5kg.

A tutto questo si assomma la preparazione dei piedi. Particolarmente sollecitati per via della sabbia che inevitabilmente si infila nelle scarpe, anche utilizzando le ghette. Due mesi prima, ho usato quotidianamente una cremina ad hoc. Per la pelle, lampade a go go a partire da -45 giorni dall'evento. In più saune per allenare gli sbalzi termici, nel deserto fa caldo di giorno e freddo di notte.
Nottate passate a dormire in terra con le finestre aperte per testare i disagi delle notti sahariane, e continui test sulla "palabilità" del cibo, composto in gran parte da liofilizzati per via dell'alto apporto calorico confinato in un peso ridotto.

E meno male che vivo da solo perchè se avessi dovuto condividere con qualcuno queste mie pazzie ne avrei viste delle belle.

La gara.
I punti nevralgici sono stati l'enorme erg di 12 km da affrontare nella prima tappa e la salita allo Jebel Oftal nella "long stage". Una sorta di cima Coppi: un muro di 200mt D+ con al culmine delle corde fisse a cui aggrapparsi!.
L'aspetto agonistico l'ho sempre lasciato a margine (o parti per vincere o quanto meno per entrare nella top ten) o conta ben poco arrivare 100° o 500°. Solo ai fini della cronaca vi segnalo che ho chiuso 126° assoluto e 6° italiano su quasi 1000 finishers dei 1190 alla partenza.
La mia miglior tappa è stata indubbiamente la long stage di 84km che avevo messo sin da subito nel mirino in modo tale da poterla dedicare ad una persona molto speciale.
Le difficoltà in questo tipo di gara sono rappresentate oltre che dal terreno (sabbia in quantità industriali, ovviamente! A cui si sommano anche delle discrete pietraie!) e dalle condizioni climatiche. E' stata una delle edizioni più calde, anche secondo il parere del "senatore" Marco Olmo, oltre alla lunghezza delle tappe e dal peso dello zaino. Ma se non bastasse tutto ciò chiusa la fatica quotidiana uno non può riposarsi in santa pace ma inizia la seconda parte di giornata, quella della vita al campo.
E fino a che non si prova sulla propria pelle cosa significhi, soprattutto per noi occidentali abituati ad agi e confort, non si può comprendere appieno cosa significhi. Il non potersi lavare. Operazione perfettamente inutile: io ci ho provato al termine della prima tappa, ma dopo 30' dal mio "repulisti" ero lurido come prima per via del vento che alza terra e sabbia.
Terminata la Mds credo che la sabbia faccia oramai parte del mio DNA!, cosa significhi non potersi sedere (non c'erano sedie al campo), cosa significhi dormire in terra, cosa significhi dormire al freddo delle notti sahariane, cosa significhi mangiare liofilizzati e altre porcherie simili per una intera settimana.
Ma la magnificenza dell'ambiente circostante (che splendore i cieli stellati!), seppure nelle varie difficoltà la magia della vita al campo (la sua durezza facilita la nascita di relazioni molto forti che poi uno si porta dietro per tutta la vita) ed il sentirsi parte di una grande avventura sì ma confinata nella massima sicurezza, ci ha ripagato con gli interessi. Siamo sempre stati scortati dai militari, che si sono tenuti a debita distanza per non disturbare; a ciò si deve aggiungere che lo  staff medico era sempre presente sul percorso e in caso di urgenza c’erano i mezzi per essere trasportati al primo ospedale disponibile.
E forse è proprio la vita al campo la vera Des Sables.
Ricorderò per sempre l'attesa per le lettere da parte dei propri cari, consegnateci la sera in tenda, sembrava un po' di essere dei militari in guerra, lontani da casa da tempo e trepidanti nell'attesa di ricevere notizie da casa.
L'aiuto reciproco nel preparare il fuoco, la sistemazione della tenda per la notte. Ho avuto al fortuna di condividere la tenda con il sommo maestro Marco Olmo che tra le altre cose, vista l’esperienza maturata in 21 edizioni corse, capiva al volo da dove si sarebbe orientato  il vento. Valutazione fondamentale per evitare di trovarsi la tenda scoperchiata nella notte.
I racconti tra compagni di tenda sotto i cieli stellati, le lunghe attese in fila per poter avere una Coca Cola fresca- L'organizzazione ci ha premiato nel giorno di riposo e dopo la tappa marathon finale con questa bevanda che nella vita di tutti i giorni avrei schifato ma che in un tale contesto diventava quasi una pozione magica. Le carezze quotidiane di Giancarlo che con un collirio in spray amorevolmente ci inumidiva ogni sera le palpebre piene di sabbia, ed era un po' come ricevere un bacio della buonanotte. Il banchetto finale a taralli, acciughe, prosciutto e polenta taragna tra compagni di tenda al termine della tappa marathon che chiudeva la parte cronometrata della MDS. Io sul piatto ho messo i taralli avanzati, per il resto hanno contribuito i miei fantastici amici della tenda numero 8! Finalmente si è mangiato solo cibo vero, un altro liofilizzato non sarei stato in grado di assumerlo!

I ricordi più forti in gara?
Sicuramente l'incitamento dei bambini incrociati e dei fotografi italiani (in primis del mitico Dino), nonchè la solidarietà tra concorrenti. Nel mio caso mi vengono in mente il gel che mi ha gentilmente offerto in gara Harvey, non un signor nessuno, ma il vincitore della durissima Badwater 2015 e l'aiuto reciproco con Wesley nel cercare il sentiero giusto  nella parte finale corsa di notte della "long stage" culminato con un forte abbraccio varcata la linea d'arrivo, e dire che fino a poche ore prima manco sapevo chi fosse sto americano. Sono cose che possono succedere solo in una gara ultra!.

La MDS pretende rispetto e chiede tutto te stesso. Ti mette a nudo, ti spoglia del superfluo e ti fa capire quali sono le cose veramente importanti nella vita.

Io da buon Sensacognission le avrò capite???

martedì 26 aprile 2016

Trail Aschero Vado Ligure(Sv) 24 Aprile 2016

Classifica Trail Aschero 2016
Pagina FaceBook Trail Aschero

Dal racconto dell'OrcoFabry
Anche se non in forma perfetta, domenica ho deciso di partecipare al Trail Aschero di Vado Ligure.
La voglia di vedere luoghi nuovi e la possibilità di metter su un po’ di chilometri, ha prevalso sui miei piccoli acciacchi.
La giornata era perfetta, dopo una notte con un po’ di pioggia, domenica mattina era una giornata stupenda senza una nuvola.
Si parte da una piccola frazione di Vado Ligure: Sant’Ermete; la gara e’ molto sentita a livello locale e si sviluppa su tre percorsi 30 km – 20 km e 7 km.
La partenza è in leggera discesa per poi iniziare a salire in senso orario sulle
montagne dell’entroterra, dove si scorgevano dei bellissimi panorami di Noli, poi Spotorno e in lontanza Finale.
Sicuramente uno dei tratti piu’ belli e’ la salita del Bric Frabosa dove sulla cresta si spaziava dal mare al Melogno.  Il punto  massimo di altitudine si raggiungeva con il Monte Alto, da li’ iniziava la prima discesa in una fittissima faggeta spettacolare.

Dopo ancora un piccolo strappo iniziavano gli ultimi 8 km di discesa fino all’arrivo.
Il mio orologio segnava correttamente i 30 km ma il dislivello, come la mia sensazione, era un po’ meno secondo me dei 1840+ dichiarati.
Che dire di piu’, una bella giornata in posti che non conoscevo che sono molto adatti anche per gite in mountain bike,  poco conosciuti e meno frequentati sicuramente del finalese.

W GLI ORCHI

Ultra Trail Tuscany Crossing Castiglione D'Orcia(Si) 23 Aprile 2016


Classifica Tuscany Crossing 2016

Sito Tuscany Crossing

Dal racconto dell'OrcoSmigol

Primo ultra della stagione da affrontare. Salgono le solite angosce e le solite ansie ma sempre con una grande voglia di correre.
Si parte il venerdì mattina in camper con i miei due soci runners (Enrico Mandile e Andrea Sarra).
Lo spirito goliardico accompagna il lungo viaggio di circa 550 km con più soste tra autogrill e trattoria in quel di Sarzana con tanto di testaroli , sgabei e birra. Come carico di carboidrati siamo a posto.
Il trail è da  100km e 3200D+ che diventeranno 105km e 3500D+ con partenza e arrivo a Castiglione d'Orcia(Si) con la sua rocca patrimonio dell'Unesco.
Il meteo non promette nulla di buono ma ormai sono abituato a gestire la pioggia dopo 30 ore di fila al Magredi Ultratrail  sotto l'acqua sono impermeabilizzato con mani e piedi palmati.
Per le ore 18.00 ritiro del pacco gara ricchissimo ; bottiglia di rosso di Montepulciano, un pezzo di pecorino, una confezione di pasta locale, un buff commemorativo ed una t-shirt tecnica.
Segue il briefing e PICI PARTY. Non pensate male, trattasi della pasta tipica toscana, ma e' stata una vera e propria cena con tanto di secondo di carne, due contorni, vino e acqua e non finirà qui ! Il tutto sempre per 50 euro di iscrizione.
Ultima botta di orgoglio e autostima l'incontro con uno degli organizzatori della 100 miglia del Magredi che mi riconosce e mi rinnova i complimenti per essere stato finisher a ottobre 2015 e vado a nanna tranquillo (si fa per dire) alle 20.30.
Lo sparo alle 5,15 e trecento i partenti col meteo incerto e le nubi che incombono man mano che il sole cerca di sorgere. Subito il paesaggio fa la differenza e l'entusiasmo e l'emozione trascinano le gambe più forte di quello che in realtà dovrebbero andare.
Si passa per Bagno Vignoni con la sua piazza con vasca termale  e poi Pienza e via per la valle dei cipressi dove hanno girato il gladiatore. Poi Montalcino con i suoi vigneti e siamo già a metà gara con 52 km.
Dopo il mega ristoro con minestrone, pasta, birra e dopo aver percorso un km mi accorgo di aver dimenticato i bastoncini e via a rotta di collo a recuperarli. E nuovamente via a rotta di collo a raggiungere gli amici dopo 10 km.
Siamo già al quarto temporale e le gambe iniziano ad accusare la stanchezza ma occorre dosare le forze per affrontare la salita che va dal 80 al 87 esimo km fino ai piedi del monte Amiata.
Ma che fatica! e poi non ho mai trovato una terra, un fango cosi argilloso che si attacca alle scarpe creando una sorta di calco non staccabile.
La salita e' stata affrontata. Il ristoro di Vivo D'Orcia e il cambio d'indumenti mi rimette in sesto anche se non più con lo stesso ritmo. Ma si continua a correre, corricchiare e camminare. Ancora due km prima della discesa.
Non ci sono 100 metri uguali tutto un vallonato continuo. Ma come se non bastasse gli ultimi due km si presenta quella che chiamano "schiantapetto" salita in mezzo al bosco e al buio ma ormai sono finisher e riesco anche a filmare il mio arrivo con tanto di medaglia in terracotta fatta a mano.
Poi al termine di nuovo un cena party ... nulla da aggiungere. Uno spettacolo!
Siamo orchi oltre alle gambe c'e' di piu'!

giovedì 21 aprile 2016

Bici Bdc Quattro Cime Colle Lys - Colletto Celle - Colle Braida - Aquila di Giaveno (To) 20 Aprile 2016

Foto Bici Bdc Quattro Cime

Un sogno non è quello che vedi quando dormi. E’ quello che ti impedisce di addormentarti.
(Abdul Kalam politico indiano)

Dal racconto dell'OrcoPinoR

Il progetto delle Quattro Cime nasce nell'inverno 2015. Concatenare, in un solo giorno, le cime vicino casa che normalmente si fanno, singolarmente, nel giro di una mattinata. Ecco le cime:

- Colle del Lys 1300slm
- Colletto Celle 1000slm
- Colle Braida 1007slm
- Alpe Colombino conosciuta come Aquila di Giaveno 1250 slm

Per un Totale di 152km e 3300D+


La giornata scelta dall'OrcoSilver. Meteo perfetto. Sole, temperatura primaverile ed assenza di vento.

Ritrovo e partenza da Alpignano alle ore 7.30


Alpignano-Lanzo-Viù-Colle del Lys
Il mattino alle 7.30 ci sorbiamo tutto il traffico veicolare di chi va al lavoro. I più pericolosi sono i soliti ritardatari che, per recuperare qualche minuto guidano da ritiro della patente.
La provinciale che da Alpignano porta prima a Givoletto poi a Cafasse e Lanzo, la pedaliamo a ritmo blando, cosi come l'arrivo a Viù e la salita al colle del Lys passando prima dal colle S.Giovanni.
La salita al colle del Lys, dalla valle dei Viù, in 13km e 600D+, risulta sempre con pendenze mai cattive. Sarà perchè è la prima
salita, ma le gambe l'assorbiscono senza fatica.
All'attacco, a Viù, una sosta idrica ed un dolcino. Questa volta per queste piccole pause, ho preparato una torta al Pan di Zenzero e miele. Una vera bomba calorica.
Giungiamo ad un Colle del Lys deserto. Alcuni operai stanno riasfaltando una parte del piazzale. Le bandiere della Regione Piemonte-Italia-Europa sul pennone sono nuove di zecca, pronte per il 25 Aprile. Ci fermiamo per sgranocchiare un panino. Sosta breve, uno sguardo veloce alla punta dell'Aquila. La nostra meta finale.

Colle del Lys-Rubiana.Colletto Celle
Discesa dal Colle del Lys sempre velocissima, la mia preferita di quelle presenti in zona.
A Rubiana dopo il cimitero, il bivio a destra ci porta alla cattivissima salita di 4km che ascende al Colletto Celle. Pendenze al 15%.
Il cambio di ritmo si sente, e per non bruciarci le gambe la salita l'affrontiamo al ritmo 7-8 km/h.
Al Colletto per fortuna c'e' una bella fontana che ci permette di fare rifornimento di liquidi. Un dolcino ci permette di evitare crisi ipoglicemiche.
Il Rifugio Rocca Sella è chiuso.

Colletto Celle-Caprie.Avigliana-Colle Braida
La discesa verso Caprie, fatta con attenzione. Siamo sulla strada che in salita molti ciclisti ritengono una delle più dure della provincia Torinese. Fondo non bellissimo, freni tirati e viste le pendenze, peso del corpo a monte.
Da Caprie ci spostiamo, attraversando le due statali 24 e 25 verso la ciclabile che da S.Ambrogio porta ad Avigliana e da qui costeggiamo il bellissimo Lago Grande, verso la salita che ci porterà alla famosa Abbazia della Sacra di S.Michele.
Anche questa salita è utilizzatissima dai ciclisti nostrani. Fino alla
fraz.Mortera si sale senza danni. Dopo, le pendenze si fanno significative. Il sole sa essere cattivo anche ad Aprile e gli ultimi 2km dalla Sacra di S.Michele meglio non avere strane idee e procedere con cautela.
Al Colle Braida per fortuna ci attende una bella fontana ed il bar aperto. D'uopo nutrirsi. Ancora un panino ed una fetta di torta allo zenzero. Un caffè al bar del colle, con cuochi che girano indaffarati per improbabili piatti. Il cumulo dislivello segna 2500D+.

Colle Braida-Giaveno-Aquila di Giaveno
Discesa veloce verso Giaveno con il pensiero per ciò che ci attende, l'ostica salita all'Alpe Colombino.
Il falso piano da Giaveno alla Fraz. Ponte Pietra si rivela più facile del previsto, e la salita di 3km alla fraz. Maddalena un gioco da ragazzi. Ringalluzzito da questa tenuta muscolare affronto il tratto finale di 5km per l'Alpe Colombino. Ahimè le velleità stroncate dalle pendenze. Per non farmi prendere da crisi, alla borgata PraFieul faccio una sosta alla miracolosa fontana della LINFA PERENNE. Niente di più giusto. I 2km mancanti, in difesa.
All'Alpe Colombino il dislivello di 3300D+ è stato tutto consumato, la soddisfazione personale è appagante. I progetti pianificati e portati a termine aumentano l'autostima e ti fanno ripartire per disegnare nuovi percorsi.
Da rimarcare che sulla carta il disegno con i nuovi strumenti tecnologici, è semplice ... ma
la messa in atto complessa, e durante la realizzazione succede spesso che ti odi o odi il tracciatore che ha avuto la folle idea.

martedì 19 aprile 2016

Mezza Maratona di Santander Torino 17 Aprile 2016

Classifica Mezza Maratona Santander 2016
Sito Mezza Maratona di Santander

Dal PostFB dell'OrcoSakuro
Versione corta, per chi non vuole leggere molto
Il percorso, tutto nel centro di Torino per due giri è molto bello, ma più duro di quello dello scorso anno (o forse sono io che ho faticato di più)
Come dice il plurimaratoneta e autore di best seller Luigi Mundula: l’importante è arrivare. Con il sorriso sulle labbra. E divertirsi nel mentre, ci aggiungo io. E questo obiettivo lo ho raggiunto abbondantemente prima, durante e dopo la gara.

Versione lunga, ovvero dei molti modi, tutti sbagliati, di impostare la condotta di gara.
L’anno scorso è stata la gara per cui mi sono allenato maggiormente, spinto anche dalla presenza di mio compare Nanni Terrosu che veniva appositamente a correrla. Infatti ci feci il mio record sulla distanza, così come Nanni, che poi si dimostrò sopratutto imbattibile nel dopo gara.
Pur essendo molto allenato, l’anno passato non mi fidavo troppo dei miei mezzi, e così partii prudente, forse pure troppo, dando poi tutto negli ultimi 5 km, in cui ero ancora abbastanza fresco, e arrivai sprintando e con la sensazione di avere ancora benzina in corpo. Ragion per cui mi rimase un po’ il rimorso che forse dovevo osare di più.

Quest’anno ero meno allenato, mi sentivo però più veloce, ma con grossi dubbi sulla tenuta sui 21KM, per cui pensavo di nuovo di partire prudente. Poi venerdì scopro in ufficio che il forte Pietro Ciuffo farà da pacer per 1H35’. Com’è come non è, un po’ inconsciamente, un po’ no, mi metto in mente di partire forte e provare a seguirlo.
Ecco…
Passaggio ai 10 in 45’05”. WOW.
Tengo fino al 14mo, poi calo inesorabile, con ultimi 2 KM in sofferenza vera. Vabbeh manco quest’anno ho azzeccato la condotta di gara, prima o poi imparerò.
Percorso molto bello, via Po fatta 4 volte di cui 2 in salita, molto dura, pubblico sul percorso freddo come sempre.

domenica 17 aprile 2016

Maratona Alpina di Val Della Torre (To) 17 Aprile 2016

Foto Maratona Alpina Val della Torre 2016
Foto Maratona Alpina Va della Torre 2016 (FabryAge)
Classifica Maratona Alpina Val della Torre 2016
Sito Maratona Alpina Val Della Torre

Edizione 2015
Edizione 2014
Edizione 2013
Edizione 2012
Edizione 2011
Edizione 2010
Edizione 2009
Edizione 2008

Dalla cronaca dell'OrcoPinoR

Siamo arrivati alla 9° edizione della Maratona Alpina di Val della Torre ed il "leitmotiv" dell'organizzazione è :"In questa maratona tutti sono vincitori: la sfida è arrivare al traguardo". Manifestazione non agonistica di podismo amatoriale.

Ma i concorrenti, ignari del motto, sono sempre pronti a darsi battaglia sui difficili sentieri che percorrono il catino montuoso del comune di Val della Torre.
Le distanze sono la 42,2 km ed un dislivello positivo di 2600 m, che raggiunge la quota massima sul Monte Arpone (m 1600 slm), mentre per la mezza maratona si tratta di 22km e 1600D+ con la quota massima al colll della Lunella 1400 slm dove è posto lo speciale premio scalatori.

Anche quest'anno l'umidità e la leggera pioggia hanno fatto la differenza. Con i sentieri invasi da pietre viscide tenersi in piedi è stato un puro esercizio di equilibrismo.
Più di un atleta, tra cui qualche Orco, ne hanno fatto le spese con leggere contusioni seguite a volte con il ritiro dalla manifestazione.

Una decina gli Orchi stamane alla partenza, altri Orchi erano alla mezza maratona di Santander, a Torino, valida come prova Trofeo Orco Strada.
Sempre originale sia la partenza che l'arrivo. Partenza dal cancello della palestra "Barreca" della fraz.Brione ed arrivo dal cancelletto che immette alla palestra stessa.

A fine manifestazione sono stati premiati gli Orchi con quattro grandi salami e alcune bottiglie di vino per poter festeggiare nei Giovedì Orcheschi in quel di Rivoli.


sabato 16 aprile 2016

24 ore di Torino 16 - 17 Aprile 2016

Foto 24 Ore di Torino 2016
Classifica 24 Ore di Torino 2016
Sito 24 Ore di Torino

Edizione 2015
Edizione 2014
Edizione 2013
Edizione 2012
Edizione 2011
Edizione 2010

Ottava edizione della 24ore di Torino quest'anno nella formula

- 24ore
- 100 km
- 6ore

Meteo perfetto per questa 8°edizione. A disposizione la palestra dello stadio antistante "Premio Nebiolo" ed un circuito, all'interno del Parco Ruffini di 1km 420m.
Per la gara più prestigiosa delle 24ore vittoria e campione regionale  per Piercarlo Canta (Cral Reale mutua) con 199,105 Km.
Per il podio femminile Maria Grazia Montabone (Giò 22 Rivera), laureatasi campionessa regionale con 146,097 Km.

Sci Alpinismo FRANCAIS PELOUXE 2736slm Val Chisone(To)


Caratteristiche tecniche del percorso:
tipo itinerario: attraversa pendii ripidi
difficoltà: Buoni Sciatori Alpinisti
quota di partenza (m): 1570
quota vetta (m): 2772
dislivello complessivo (m):1166

Dal racconto dell'OrcoSherpaMazinga

La foto è di copertina per rappresentare la strana montagna a cui abbiamo deciso di dedicare io e mio fratello Roberto un sabato di Aprile con le condizioni Meteo decisamente avverse.
E in effetti oggi di tutto ciò si è visto ben poco.  Le mete erano molto più ambiziose, ma un breve spiraglio al mattino nelle previsioni ci ha consigliato di percorrere la val Chisone verso il mitico Francais Pelouse.
Partenza tarda per  approfittare della maggiore insolazione su questo pendio e quindi condizioni del manto nevoso decisamente più morbido, tale da rendere la salita e la discesa più abbordabile, per evitare la problematica neve dura delle prime ore del mattino.
Strana montagna in effetti questo Francais.  Si presenta infatti come una gigantesca parete  di 700 metri di dislivello, tagliata a fetta di salame su un unico piano inclinato e il cui tagliere coincide  con il sottostante fortificazioni del Colle delle Finestre.
Già a vederla dal basso fa una notevole impressione per il gigantesco scivolo che ti si para davanti. Più che ad una montagna scialpinistica assomiglia ad un  immenso  toboga da risalire zigzagando mille volte e da percorrere in discesa tutto di un fiato, possibilmente evitando di cadere.   Comunque risalita la val Chisone fino a Pourrierres,  si prende per Balboutet e si risale la strada   fino al Pian Dell’Alpe, a circa 1900 metri di quota, località decisamente amena, ormai  praticamente in fiore. Di qui comincia il portage per circa 45 minuti  per il canalone che scende dal Colle e fino al taglio della strada militare sotto il pendio.
Si deve percorrere tutta la spalla di  destra del pendio. Sopra di noi il Colle delle Finestre con le sue fortificazioni,  a sinistra il Pintas e soprattutto il Ciantiplagna 2849 m. Non riesco a capacitarmi come  faccia a passare il giro ciclistico  d’Italia in questi ambienti.
Caricati ramponi e piccozza nello zaino, si calzano i coltelli anche se la neve nella prima parte  è abbastanza  molle. Il grande triangolo è sopra la nostra testa, pendio decisamente ripido e soprattutto con pendenza costante almeno nella prima parte.

La traccia è abbastanza evidente e sopra di noi si intravedono alcuni lontani puntini  impegnati sulla parete, i coltelli mordono decisamente bene  la  neve che presenta  uno strato sottile di neve trasformata dal sole del mattino e dalla temperatura mite, trasmettendo un  piacevole senso di sicurezza.  Nella seconda parte del pendio cambiano però  le condizioni della neve che tende ad essere decisamente dura  e soprattutto  aumenta la pendenza. Ogni  inversione  con gli sci richiede  un  attento controllo dell’appoggio e lo sguardo inevitabilmente va  sullo scivolo sottostante  decisamente impressionante.
Risalgo ancora un pò ma sotto  la parte terminale, a circa 15 minuti dalla cima, decido di fermarmi anche perché la discesa potrebbe diventare problematica per  la mia tecnica sciistica abbastanza scadente.
Attendo nella nebbia e nel vento che mio fratello salga in vetta e cominciamo la discesa, inizialmente titubando sulla prime curve in neve più dura, ma poi scivolando  facilmente sulla neve trasformata primaverile  anche sulla pendenze sostenute che caratterizzano tutta la discesa.
Dicevo un gigantesco toboga che in circa 15 minuti ti riporta al piede della nostra parete. Dopo tra ciuffi di erba, lingue di neve e tracce di sentiero si ritorna alla Pian Dell’Alpe e alla autovettura.
Credo che sia difficile trovare  nelle nostre  montagne un pendio  sciistico di tale  lunghezza e pendenza. Comunque in ogni caso una gita che deve necessariamente entrare nel carnet di ogni sci alpinista.

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lunedì 11 aprile 2016

14° Tuttadritta Torino 10 Aprile 2016

Classifica 14° Tuttadritta 2016
Sito TuttaDritta

Dal racconto dell'OrcoMile

Ed eccoci alla prima gara con indosso la Maglia degli Orchi trailers , la giornata  è meravigliosa , arriviamo  con l’auto alla Reggia di Stupinigi, dove ad attendere tutti i partecipanti ci sono una schiera di autobus pronti a portarci nella splendida piazza San Carlo.
La piazza ora è sommersa da tantissimi runners, ognuno con la propria livrea e intenti a fare esercizi di ogni sorta, ai quali ci uniamo anche io  e OrcoDaniela ( anche lei NewEntry degli Orchi) correndo per la piazza e per via Roma con la speranza di riscaldarci bene prima della gara.
Il tempo scorre veloce, forse anche per un miscuglio di agitazione e paura. Ci ritroviamo allo Start, attorno a noi 5270 persone, tantissime, ci sentiamo un po' a disagio ma non c'è il tempo di soffermarci su questa emozione perché danno il via,  si parte …camminando … 5270 persone non possono correre all’interno della piazza! Superate le chiese di S.Borromeo e S.Cristina, si comincia  a “corricchiare” fino alla stazione di Porta Nuova e da li si puó iniziare finalmente a correre- A ritmo sostenuto percorriamo i primi chilometri di strada, la cosa sorprendente é che nonostante ci siano cosi tante persone, il silenzio ne  è  quasi il protagonista e l’unico rumore che si sente è  il suono di 5000 scarpe da corsa che calpestano il l'asfalto.
La corsa scorre tranquilla, i pensieri e i timori della partenza svaniscono, siamo concentrate ma serene e quasi non ci accorgiamo che siamo quasi arrivate. Vedo l’arrivo … e un altro restringimento ! Bisogna lottare per la postazione facendo uno slalom,  un ultimo sprint finale ed ecco guadagnato il traguardo.
I nostri volti si dipingono di sorrisi, siamo felici del risultato!
A gara terminata, accettiamo volentieri la bottiglia d’acqua che ci viene offerta. Il punto ristoro non compare nel nostro campo visivo, pazienza, andiamo a sdraiarci in un prato al sole, e ci assaporiamo  il momento, con ancora il sorriso sulle labbra

domenica 10 aprile 2016

Bici Bdc Randonèe di Vigone(To) 10 Aprile 2016

Foto Randonèe di Vigone
Omologazione 200km Randonèe di Vigone 2016
Sito Randonèe di Vigone

Percorrere e non per correre (motto Audax)

Dal racconto dell'OrcoPinoR

Circa un anno fa a Vigone(To) partecipammo con tanti Orchi, e buon successo, alla mezza maratona podistica di Varenne.
Dopo un anno eccoci nuovamente in piazza Vittorio Emanuele per partecipare, insieme all'OrcoSilver, alla Randonèe in bici da Strada da 217km e 1500D+ circa.
La decisione di parteciparvi, al modico costo di 10euro, per poter saggiare lo stato di preparazione prima della Granfondo 9Colli che si svolgerà a Cesenatico il 22 Maggio 2016.
L'invito era esteso anche a tutti gli Orchi iscritti alla 9Colli. Oggi alla partenza due Orchi.
Chiedo all'OrcoSilver come funziona una Randoneè. Mi risponde che le Randonèe non sono delle gare ciclistiche, bensi sono legate al circuito Audaux e lo scopo è quello di godere del viaggio in bici con il motto "Spirito randagio; nè forte, nè piano, ma sempre lontano". Le strade non sono chiuse al traffico, viene consegnato un roadbook cartaceo oppure per i più tecnologici si può scaricare la traccia gpx dal sito. Non ci sono ristori sul percorso. Viene consegnato un cartoncino dove a punti prefissati(Bar, panetterie, giornalai) il responsabile mette il timbro di avvenuto passaggio. A manifestazione conclusa si acquisisce il brevetto di chilometraggio; 200, 300, 400, 600 chilometri che potrà essere utilizzato per partecipare alla famosa Parigi-Brest-Parigi o ad altre Randonèe dallo spirito selvaggio.

Dopo aver ritirato il pacco gara alimentare ed il cartellino-foglio di viaggio, dove verranno applicati i timbri dei controlli, siamo pronti alla partenza alla Francese. S'intende per partenza alla Francese un arco di tempo non stabilito. Oggi la partenza era dalle ore 7.00 am alle ore 8.00 am.
Alle 7.10 dopo il timbro parte il gruppone. La temperatura fredda, con +5°.

Pur essendo una Randonèe, tutti pedalano voracemente per potersi scaldare. Da Vigone prendiamo la direzione per Bricherasio ed a seguire l'ingresso della Val Pellice.
Prima dell'abitato di Angrogna la parte centrale del gruppo cade e una decina di ciclisti sono coinvolti nella caduta. Ci fermiano per valutare i danni ai compagni di viaggio. Qualcuno chiama l'organizzazione poichè alcuni randonneur non sono in grado di proseguire. Ne approffittiamo con OrcoSilver per svestirci e affrontare
le prime salite della parte montana del percorso che ci porterà nelle frazioni di Angrogna: Oddino, Serre, Chiot d'l'Aiga. A quota 900 Slm, i punti più elevati del percorso.

Al negozio alimentare della fraz.Serre nel comune di Angrogna il primo timbro. Segue la discesa fino Torre Pellice. Alcuni strappi a Lusernetta e un lungo drittone con innumerevoli piantagioni di
Kiwi, fino a Castellar, vicino Saluzzo(Cn), dove in un giardinetto con annessa fontana ci aspettano gli organizzatori per il secondo timbro.
Entriamo nella stupenda parte alta di Saluzzo. Proseguiamo poi per strade secondarie di campagna tra forti odori di liquami bovini, l'aria fresca primaverile e alberi carichi di fiori.
Prima dell'arrivo a Vigone troviamo a bordo strada due ciclisti contusi, credo a causa di una caduta. Ci fermiamo per chiedere se hanno bisogno di aiuto. Ci rispondono che è già stata chiamata l'ambulanza.
Dopo 110km rientriamo a Vigone dove termina la Randonèe corta. Un breve ristoro per mangiare un panino e ripartiamo per percorrere il secondo pezzo da 100km che ci porterà a :
- Racconigi con il magnifico castello.
- Bra.
- Le colline del Roero e l'area naturale protetta, dove una minicotta da cibo ci coglie sia me che OrcoSilver.
- Sommariva Perno con il controllo stategico posto alla gelateria dove una coppa di gelato ci rimette in sesto per affrontare gli ultimi 50km.
- Sommariva Bosco
- Racconigi
- Pancalieri

Rientriamo a Vigone alle 17.00 dopo 10ore di bicicletta. Al termine della manifestazione ci viene offerto un pasta party  dall'organizzazione.
La splendida giornata di sole, le montagne, la campagna cuneese, le colline del Roero hanno dato un valore aggiunto alla cicloturistica di Vigone, al termine del quale, a differenza dei Trail, puoi: camminare in modo naturale, salire in macchina per guidare e trascorrere piacevolmente ancora la parte finale della Domenica.

Un ringraziamento ad OrcoSilver che strategicamente ha utilizzato il RoadBook cartaceo del percorso, permettendoci di proseguire spediti tra i dedali di stradine campagnole.
Non sono stati pochi, infatti, i randonneur che, nella fretta, si sono smarriti ed hanno percorso più del dovuto. Ma è lo spirito delle Randonèe. Percorrere e non per correre.










mercoledì 6 aprile 2016

Marathon de Paris 3 Aprile 2016

Classifica Marathon de Paris 2016
Sito Marathon de Paris

Dal racconto dell'OrcoSmigol
Era da gennaio che correvo su asfalto per preparare questa maratona con annessi un paio di lunghi. Un'altra maratona a febbraio, ancora una mezza maratona, e poi chi più ne ha più ne metta. Il tutto infarcito con le maledette, odiate e a quanto pare utilissime ripetute.
Si parte Venerdi 1 Aprile 2016 con il Tgv e si abbina un'ennesima visita a Parigi sempre splendida e freddina.
Appena arrivato alla stazione macché Tour Eiffel, Campi Elisi o Arco di Trionfo. Ci si fionda al salon du sport, una vera mecca del runner.
Ritiro il pettorale con pochissima gente. Si gira per un paio di ore fra gli stands. Narra la leggenda che il giorno dopo ci siano volute un paio d'ore solo per entrare!
I due giorni prima nessuna corsetta a fondo lento, si galoppa, si trotta per chilometri a piedi per godere al meglio della città di Parigi.
Domenica mattina trasferimento in metro per la partenza della maratona sugli Champs Eliseè.
Start alle ore 9 e in griglia entro le 8,30 con aria molto frizzantina, tant'è che mi avviluppo il telo termico modello Ferrero rocher.
Una fiumana di runners tremanti schierati, il countdown, lo sparo e il delirio.......gooooo.
Si corre, l'emozione, l'ansia e non so che altro, mi fanno correre oltre il mio passo; non riesco a prendere il ritmo, il metronomo che era in me in allenamento non funziona, il garmin fa le bizze ed i palloncini dei Pacers non li vedo. Ma intanto corro.
Courage , courage, alé Maurice!
Vengo svegliato al 12esimo km da una vocina sconosciuta, guardo l'orologio e sto andando troppo forte devo rallentare. Qualche intralcio per la troppa gente, fermarsi ai ristori nemmeno a parlarne e corro.
Arrivo a metà e il ritmo ë elevato ma non bisogna mollare :  21 km, passo sotto i 5min al km, cadenza 180, frequenza 140. Ma accidenti OrcoSmigol, goditi la corsa la città, il tifo l'intrattenimento che é in ogni angolo. Ma intanto corro. Nel frattempo sale un caldo anomalo, tanto che l'organizzazione inizia a raffrescare gli atleti con gli idranti.
Al 27esimo chilometro, una vocina amica , questa volta, urla VAI GARA VAI GARA! E' Elisabetta che mi da la carica, cosi che arrivo al 30esimo chilometro spingo ancora.
Inizia una serie di tunnel fra cui quello dell'Alma.
Sali e scendi, imbottigliamenti e le gambe ne risentono, non mollo e corro ancora. Sono al 37esimo chilometro, devo mollare, devo bere, devo trangugiare qualcosa; adesso il ritmo e sopra i 5min al km ma tengo duro. Entro nell'ultimo tratto della gara, nel parco stupendo del bois de boulogne, ma perfino i metri non passavano più figuriamoci la manciata di chilometri. Si esce dal parco, manca ancora un chilometro prima dell'arrivo davanti all'Arco di Trionfo .
Passaggio al gonfiabile dell'arrivo in  3h37' sono emozionato ma non completamente soddisfatto, medaglia molto bella, bella t-shirt da finisher con mantella.
Il percorso é splendido con passaggi attraverso le vie più belle, i monumenti storici e i due parchi cittadini, il lungo Senna.
Anche questa è fatta, ma non voglio diventare, essere, un runner da asfalto che pensa solo ai tempi, voglio correre e divertirmi e condividere gioie e dolori anche durante le competizioni ; questo capita nei trail ma su asfalto NO ! Su asfalto sei tu e lui IL TEMPO e nessuno fiata , si guarda in continuazione l'orologio e all'arrivo se mai dovesse capitare di incrociare un sorriso uno sguardo scatta la domanda "in quanto l'hai chiusa?"
E poi se riesci a tenere una conversazione di un paio di minuti scatta la seconda è fatidica domanda : " ma New York l'hai fatta ?" E tu hai un bel da dire che ti piace correre in montagna , che ti piace la salita che ti dicono che sei un ultra trailers , tu non hai fatto New York .....ma quest'anno....ma quest'anno .....
Siamo orchi oltre le gambe c'è di più !
PS i runners fighetti che ho incontrato sul TGV all'andata, che se la tiravano li ho asfaltati tutti!