domenica 31 agosto 2014

Ultra Trail du Mont Blanc UTMB 29 Agosto 2014

Foto UTMB 2014 Partenza
Foto UTMB 2014 Race
Foto UTMB 2014 Arrivo
Foto UTMB PTL 2014 Arrivo
Classifiche UTMB CCC OCC PTL TDS 2014
Sito UTMB
Sito Gli Orchi Trailers

Edizione 2013
Edizione 2012
Edizione 2010
Edizione 2009

Dal racconto dell'OrcoEle Finisher UTMB  168km 9600D+

Che soddisfazione, Finisher UTMB... 44 ore di fatica, tra fango, pioggia e sole, crisi di sonno, dolorini e miracolose riprese. Ezio Leonino mi ha sopportato per più di 140 Km, un buon tratto anche OrcoGreg.
L'assistenza preziosa di Mauro Nepote è stata determinante per arrivare a Chamonix (Orchi lo prenotiamo per quando faremo il Tor?)






Dal racconto dell'OgreDoctor Finisher UTMB 168km 9600D+


Sono a casa. Guardo la statuetta dell’Orco dell’Anno. Sembra sorridere e dirmi: adesso mi hai davvero meritato.
Faccio fatica a dormire nonostante siano passati due giorni. Le emozioni della gara sono ancora lì a fior di pelle. L’adrenalina dell’arrivo, il pubblico, gli amici, l’abbraccio di mia  moglie
E infine l’agognato premio del finisher: il gilet con scritto “Finisher UTMB 2014”!
Molti diranno “tutta questa fatica per un gilet”, “siete solo un gruppo di pazzi scatenati”, “fate cose estreme per esorcizzare il tempo che passa” e via dicendo.
Forse un motivo razionale non c’è o non riesce ad arrivare a livello cosciente per essere espresso a parole, ma solo chi ha provato l’ebrezza di una gara come l’UTMB può capire e apprezzare l’impresa.
Perché di impresa si tratta: resistere per più di 40 ore, sopportando la pioggia battente, correre nel fango, allontanare dalla mente il dolore dei tuoi muscoli che urlano pietà, rimanere sveglio e concentrato per tutto il tempo a dispetto del tuo corpo che cerca di fermarti, ingurgitare gel e minestrine, resistere alla solitudine in mezzo alla notte buia senza più nessuno con cui condividere la fatica.
Dentro di me una vocina diceva: non mollare e colle dopo colle cresceva la consapevolezza che sarei arrivato alla fine per me stesso e per gli amici che non ci sono riusciti e che comunque hanno aspettato pazienti il mio arrivo.
La “Tete aux vents”, ultima delle 10 salite: tripudio di gioia, con davanti lo spettacolo del massiccio del Bianco, comincio a correre all’impazzata, mi butto in discesa come se non avessi sulle gambe 160 km e 9600 metri di dislivello.
Non vedo l’ora di arrivare e finalmente dopo l’interminabile discesa de La Flegere, quando il sentiero lascia il posto al nastro grigio dell’asfalto ecco l’OrcoPino che mi aspetta sorridente e mi accompagna alla fine.
Corriamo insieme come abbiamo fatto l’anno passato alla TDS, una corsa folle a tutta manetta con le ultime inaspettate risorse fino all’urlo liberatore sotto il traguardo.

E’ fatta, ora è davvero finita! Good Job OgreDoctor!

Il bagaglio di emozioni e ricordi è enorme, faccio fatica a descriverle con le parole, ma su tutte spicca la salita al Col de la Seigne. Il mondo buio che mi ha accompagnato per tutta la notte rischiarato solo dalla luce della frontale lascia il posto al giorno che nasce.
Ed è un alba radiosa quella che mi si para davanti.
La luce allontana le tenebre e con essa arriva anche il calore del sole.
Guardo stupefatto il mondo davanti a me che prende lentamente forma.
Non più ombre indistinte, ma i nitidi profili delle montagne, delle splendide vette che mi circondano, delle valle che mi attende: è tutto di una bellezza infinita!


Dal racconto dell'OrcoGreg Finisher UTMB 168km 9600D+
Ho sempre pensato che per un trailer riuscire a partecipare all’UTMB fosse già una grande soddisfazione, viste le gare qualificanti che bisogna aver fatto con la somma dei punti acquisiti e poi l’estrazione a sorteggio, ma riuscire anche a terminarla nei tempi stabiliti dall’organizzazione mi riempie di un’ immensa felicità. Mi procura una rinnovata dose di autostima che risulta sempre utile nei momenti di difficoltà quotidiana e in una realtà sociale certamente non rosea. Avevo già provato nel 2010 (gara annullata al 21 km a Saint Jervais per pericolo di frane causa pioggia intensa), poi nel 2012 (gara ridotta a 105 km 6000m D+ a causa della neve) e finalmente quest’anno, nonostante le prime 5 ore di pioggia e fango, le condizioni meteo hanno permesso lo svolgimento regolare della gara .
Sono felice per tanti motivi, ma per due principalmente: il primo sicuramente è legato al fatto di aver terminato questo ultratrail e il secondo di averlo vissuto intensamente, sentendomi bene sia fisicamente che mentalmente. Ero terrorizzato dal pensiero del possibile riacutizzarsi dei dolori alla schiena che mi avevano costretto, a dicembre, a subire un intervento chirurgico di decompressione alla colonna vertebrale o dal soffrire di mal di stomaco, con vomito e spossatezza fisica, come regolarmente mi era accaduto nelle ultime gare ben più brevi. Ma qui, in questa gara, mi sono sempre dosato, ho cercato di essere sempre costante, sono sempre riuscito ad alimentarmi regolarmente e poi………ci ho sempre creduto.

Neanche una leggera ma dolorosa storta alla caviglia intorno al 100° km mi ha fatto venire meno la volontà di arrivare al traguardo. Mi sono ripetuto più volte ”non sento poi tanto dolore” e sono andato avanti.
Anzi, quando mancavano solo più una quarantina di km e circa 2000D+, con Ezio abbiamo decisamente accelerato, preoccupati senza motivo, di arrivare troppo giusti agli ultimi cancelli. Poi nella discesa verso Chamonix abbiamo tolto il freno e quegli ultimi 8 km sono stati, almeno per me, un godimento mentale: stai arrivando al traguardo, superi tanti trailer che sono più stanchi e acciaccati di te e vanno lenti e poi sai che tante persone, amici e famigliari, ti stanno aspettando per festeggiarti.
Ho nella mente immagini di vallate verdi e rigogliose, di montagne e ghiacciai immensi, di volti di tanti trailers dai lineamenti così diversi, ma tutti uniti da uno scopo comune.
Centinaia di volontari, presenti ovunque, che sono stati eccezionali per l’assistenza e la cordialità, di persone comuni incontrate sui sentieri o nei centri abitati che hanno gioito con noi e ci hanno incoraggiato a non mollare.
Ho avuto al fianco tanti Orchi come Matteo, Pino, Gaetano, Antonio e poi Eleonora e Ezio, ho avuto amici inaspettati come Livio e Michele che mi hanno accompagnato e incoraggiato per un tratto di percorso con rumorosi campanacci e trombette e mi hanno dato utili consigli per proseguire.
Un pensiero va anche a Mauro che seguiva Eleonora e Ezio, ma che è servito anche a me.
Ho avuto una moglie che, anche nei momenti di tensione pre-gara, quando pensi di non farcela e sei più taciturno, mi ha sempre spronato a far vedere di che pasta siamo fatti noi appassionati di corsa in montagna.
Un grazie a tutti e W gli orchi trailers.


Dal racconto dell'OrcoPinoR ritirato a St.Gervais dopo 21km

Parto da casa il mattino stesso dell'Utmb, ma la mente e il cuore sono minati da altri pensieri...non sono riuscito a rimanerne asettico.
Ciliegina sulla torta che ha contribuito ad acuire il tutto (ma era una scemenza) l'interruzione dell'autostrada che porta al traforo del Bianco all'altezza di Courmayeur causata da una frana.
Arrivo a Chamonix con il cuore in gola, c'e' qualcosa che non và, forse troppe aspettative... ma poi per cosa ?...forse la serata che preannuncia cattivo tempo ... ma  durerà solo poche ore, tutte storie.
Il pranzo portato da casa; pasta , patate, banane, torta ... non va giù.
Vado a riposare in albergo sperando di dormire un'oretta visto che questa mattina gli occhi si sono sbarrati alle 5.00 a.m.
Controllo il bumbardin ed i BPM sono alti ....troppo.
In modo ossessivo compulsivo ricontrollo il meteo...gesti nervosi e assurdi.
Riposo in camera mezz'ora non di più e poi ricontrollo lo zaino... troppo pesante con l'acqua sono a 4kg...ed il camelBag non và ... ma OrcoPinoR tutte ste cose le tiri fuori adesso?.
Sono pronto per partire...ma non sono convinto, la testa è altrove.
Forse troppo scarico!!!
Forse dovevo venire a Chamonix un giorno prima per farmi caricare dall'atmosfera...
Forse...Forse se... del senno di poi ne sono piene le fosse.
Ritrovo con gli altri Orchi alla Piazza dell'Amicizia davanti alla chiesa.
Dalle foto traspare il viso tirato... OrcoPinoR dove sei?
Alle 17.30 come un chirurgo, il temporale arriva preciso.

La montagna ci avverte "QUI COMANDO IO"

Partiamo e la lacrima scende a vedere tutti questi tifosi che ci salutano.
Si corre nella fiumana (ma non siamo il Quarto Stato del Pellizza  .. anzi...)  con i 2500 trailers partenti per 8km fino a Les Houches, ci cerchiamo per non perderci...
Inizia la salita al colle de Voza localita Deleveret, poi la discesa fangosa e bagnata a St.Gervais primo cancello orario delle 21.30
Siamo a St.Gervais alle 20.50, in anticipo buono sulla chiusura del cancello.
La mia voglia di continuare si spegne con la motivazione... il mio Utmb 2014 finisce qui.
Forza Orchi BON COURAGE vi aspetto a Chamonix per gioire insieme.



Dal racconto dell'OrcoMamy ritirato a St.Gervais dopo 21km


Ebbene  si anche  io ho fatto parte  di  quel  manipolo di Orchi  che……sognavano… in grande!!!!!
La  sventura,e non solo quella,  ha voluto che  anche io come  l’Orco Pino  mi ritirassi  a Saint Gervais
Innanzi   tutto davvero un grande  plauso ai soci  che  hanno chiuso la gara: mi son allenato per un anno con altri due  amici che  hanno passato il traguardo e vi assicuro che  dai loro racconti ho avuto la percezione  della enorme  sofferenza fisica  e psichica  che bisogna  provare  per essere finischer  UTMB .!!
Quindi come gridava il pubblico francese: bravo’! bravo’!   A tuttti i finischer!!!
Per noi ritirati che facciamo parte di una bella squadra  di 850 concorrenti,rimane il rimpianto ma ,mi si consenta, non solo quello.
RIMANE DAVVERO UNA  SENSAZIONE  DI AVER FATTO PARTE , ANCHE  SE ATLETICAMENTE PARLANDO SOLO PER POCHI KM, DI UN EVENTO UNICO, MONDIALE A TUTTI GLI EFFETTI!
Mai dimenticherò ‘ lo start sotto la pioggia battente,commosso  con un groppo in gola incredibile,con la sensazione  nella pelle che tutti stavano sentendo le stesse cose! il tocco magico della colonna sonora poi mi ha raggelato ….e pensavo: sii sii  ci sono anche io!
Sul cosa è successo dopo, anzi prima  del ritiro, ognuno ha le sue spiegazioni ..o meglio sta ancora cercandole.
Io ho vissuto l’incredibile  esperienza  che appena  iniziata la salita dopo Le Houches, come avevo studiato e stra studiato, ho estratto i bastoncini pieghevoli per iniziarne l ‘uso.
Bene follia, pazzia ma … NESSUNO DEI DUE  SI COMPONEVA!
Ho smanettato  con le mani fradice  di acqua,ho passato i medesimi ai miei due  soci … ma niente ..no si montavano!Quel benedetto pulsante  che doveva bloccarli in nessuno dei due  bastoni funzionava. SEMPLICEMENTE PAZZESCO!
In stato oramai di agitazione totale , mi son fiondato in un bazar di materiale sportivo: ho strisciato come un pazzo la carta di  credito ed ho acquistato un  diavolo di  nuovo paio di bastoncini.
POI son ripartito ovviamente perdendo almeno 300 posizioni e….li ..il cervello stressato,inebetito da questo evento  ha dato ordine  ai muscoli di non funzionare! Procedevo a stento, sentivo le gambe  come  mai avessero corso;le braccia molli non spingevano….UN TRACOLLO! EMOTIVO!
COSI è iniziato l’inizio della fine…
Tornato in albergo, tornato a casa ho passato momenti continui di ricerca dentro di me,per capire  cosa  sia successo.
Stress da prestazione; eccessiva emotivita  del mio carattere;troppo attesa dell’evento; mancato controllo dei bastoncini…..poche palle(!)…queste ed altre le motivazioni sentite   e pensate.
Un lungo e piacevole colloquio al bar  della mattina  degli arrivi dei primi,con l’ORCO PINO ha iniziato a farmi digerire la defaiance.
Oggi per capire almeno il mio stato di allenamento  mi son sparato   una salita  di  oltre 1600 mt  di dil e… visto il rendimento ottimo mi son gia piu tranquillizzato.
E’ stata la testa……pace….
Sara ‘ per la prossima  sfida!
Un grande  disse  a proposito del TOR DE GEANTS: “ SOGNA IN GRANDE  ED OSA FALLIRE” .

Si , son sereno : l’ho fatto!

sabato 30 agosto 2014

Trail del Thabor Bardonecchia(To) 30 Agosto 2014

Classifica Trail del Thabor 2014
Sito Trail del Thabor

Edizione 2013

Dal racconto dell'OrcoVentura e dell'OrcoZoppo Scope al Trail del Thabor 2014

Thabor trail 30 agosto 2014....ma visto da un prospettiva del tutto nuova...quella delle scope!
La sottoscritta, infiltrata abusiva nel gruppo degli Orchi, in compagnia del ben più noto OrcoZoppo, siamo stati ingaggiati per fare il servizio scopa al trail del Thabor...beh possiamo dire che è stata davvero una bella esperienza lunga più di otto ore.
Ore di paesaggi spettacolari, di chiacchere con gli ultimi della gara determinati ad arrivare in fondo nonostante la stanchezza o i dolori, visi affaticati e sorridenti con cui abbiamo condiviso una giornata diversa dal solito ma non meno emozionante.

Mi rimarrà per sempre in mente la non più giovanissima signora francese che ha fatto davvero fatica a raggiungere la vetta del Thabor, ma non si è arresa nonostante il mal di stomaco e ci è arrivata lassù e poi...dopo un breve riposo si è lanciata in discesa! Miticaaa!!!
 La cosa più bella sono stati i grazie sinceri delle persone che abbiamo incontrato e accompagnato nel percorso e degli organizzatori Sergio e Patrizia questo ci ha ripagato della fatica e ci ha fatto capire quanto sia importante il contributo di ogni volontario per la buona riuscita di un trail.
Personalmente non posso che dire grazie per questa opportunità che mi ha permesso di vivere un'esperienza nuova nel posto che amo di più in assoluto: la montagna!!!
W gli Orchi Trailers!!!


venerdì 15 agosto 2014

Bici bdc Susa Susa Colle Moncenisio - Lanslebourg - Modane - Colle Telegraphe - Colle Galibier - Colle Lautaret - Briancon - Colle Monginevro 14 Agosto 2014

Foto Bici Bdc Susa Susa

..avevo previsto di provare qualcosa sul Galibier. Ho aspettato che si sfogassero i primi attacchi. Ho aspettato che i miei avversari fossero cucinati per bene e poi ho colto l'attimo, ho colto l'istante che mi diceva: "Vai Marco, adesso tocca a te". (Marco Pantani)

Dal racconto dell'OrcoPinoR

I freddissimi numeri della Susa Susa:
- Partenza da Susa 500 slm ore 6.30 a.m.
- Da Susa al colle Moncenisio 2100 slm,  32km e 1600D+
- Dal colle Moncenisio a Lanslebourg 1400 slm, 10km
- Da Lanslebourg a St.Michele de Maurienne 750slm, 40km
- Da St.Michelle de Maurienne al Colle Telegraphe 1555 Slm, 12km 800D+
- Dal colle Telegraphe a Valloire 1400 slm, 5km
- Da Valloire al colle Galibier 2642 Slm, 18km 1200D+
- Dal colle Galibier a Briancon 1400 Slm, 37km
- Da Briancon al Colle Monginevro 1850 slm, 9km
- da colle Monginevro a Susa, 41km
- Arrivo a Susa alle 20.00

Per un totale di 210km e 4700D+

Preludio
L'OrcoZoppo  da cui ho sentito parlare per la prima volta  della Susa - Susa. Meravigliato, lo sentivo enunciare; i colli, le località i chilometri ed il dislivello.
Tre anni dacchè maturavo l'idea di compiere il percorso. Tre le bici cambiate per arrivarci. Migliaia i chilometri percorsi
L'OrcoPolare e l'OrcoNevruz per la fine di Giugno 2014, avevano organizzato la cicloturistica in quattro giorni ma avevano dovuto rinunciare per via del meteo avverso.
I colli interessati dall'anello sono mitici. Inseriti da sempre nel storia epica del Tour de France ed a volte del Giro D'Italia.


Prologo
Ritrovo con OgreDoctor alle 6.00 a.m. in piazza della Repubblica a Susa (To) luogo della partenza,
Alle 5.50 a.m. mi arriva il messaggio di OgreDoctor: "Qui a Susa c'e' un vento freddo che ti porta via".
L'sms lo leggo solo la sera...quando tutto era avvenuto.
In due quindi gli orchi a tentare questa cicloturistica autogestita.
Nessun furgone, camioncino, camper o macchina di appoggio. La cicloturistica la facciamo in autonomia e nei nostri zaini è stipato tutto il necessario compreso il cibo che ci occorrerà per tutto il percorso.
Pensiamo di impiegarci dodici ore, ma l'importante è chiudere l'anello prima che faccia notte.
Il meteo, fresco e ventoso dopo la giornata di pioggia del 13 Agosto 2014 giorno del mio genetliaco.


Da Susa al Colle al Colle del Moncenisio 2100 slm,  30km e 1600D+
Riusciamo a partire alle 6.30 a.m. da Susa con un forte vento freddo che spazza la valle e che sulle prime rampe che portano a Giaglione ci fa tribolare non poco.
Gli zaini pesanti per via del cibo, dei vestiti da mettere in discesa (non ce ne pentiremo) e delle gomme di ricambio.
Saliamo alla media dei 9 - 10 km/h, sappiamo quello ci aspetta.
Al pianoro di S.Nicolao, prima delle rampe della diga del Moncenisio, le raffiche di vento si fanno fortissime e gelate. Ci preparano alla temperatura al colle omonimo.
Facciamo una seconda colazione, da hobbit, al bar ristorante le Savoiarde al Plan de la Fontainette a quota 2100 slm a 5km dal colle vero e proprio.
Siamo gelati, sono le 9.00 e ci sono circa 4 gradi sopra lo zero.
Un caffè in tazza grande e una fetta di torta ci rimettono in sesto.
Cambio la maglia sudata ed indosso; gambali, cappellino, copricasco, giubbotto antivento e guanti lunghi.
Ripartiamo per percorrere il lungo lago e scendere a Lanslebourg 1400 slm.

Dal Colle Moncenisio a Lanslebourg 1400 slm, 9km
Discesa fredda e difficile, muscoli e mani gelati...prendere velocità può far perdere il controllo della bici.
La vista dell'altipiano di Bessan a destra e del parco della Vanoise sono immagini indimenticabili.
Nuvole fredde si accumulano ad Ovest, procediamo in direzione Modane.

Da Lanslebourg a St.Michele de Maurienne 750slm, 40km
Poco raccontato è questo tratto di percorso, da non prendere sottogamba.
Quasi tutto in falsa pendenza che invoglia a pedalare, ed è quello che facciamo purtroppo per via del vento contrario.
Consiglio di far riposare le gambe se possibile in vista della salita successiva.
L'abitato di Modane a quota 1000 slm è un grosso snodo ferroviario dopo il tunnel del Frejus. Non ci fermiamo e procediamo senza dubbio verso St.Michelle de Maurienne.
Qui a Modane ci si potrebbe ritirare caricando le bici sul treno e tornare a casa. I pensieri negativi sono sempre lì prepotenti.

Da St.Michelle de Maurienne al Colle del Telegraphe 1566 Slm, 12km 800D+
Ci fermiamo all'inizio della salita appena fuori dell'abitato di St.Michelle de Maurienne, il cartello dichiara 12km al colle del Telegraphe.
Un bar, una fontana, la toilette. Tutti servizi per i ciclisti che salgono al colle, magari trovassimo queste cose in Piemonte.
Facciamo una sosta, riempiamo le borracce e si riparte.
Con il naso all'insù miriamo la fortezza del Telegraphe...Oddio dobbiamo salire lassù !!!?
Salita dura, per me, per via del cambio di ritmo...conduce OgreDoctor.
Condividiamo la fatica con alcuni ciclisti.
La temperatura fresca e la strada tra boschi frondosi di caducifoglie ci aiuta nella salita, ritmo 7 - 8 km/h.
Il colle del Telegraphe finalmente arriva. La classica foto di rito e due parole con un gruppo di ciclisti italiani anche loro al Susa-Susa ma ritornano dal colle della Scala...contenti loro.
Dai OgreDoctor, dobbiamo scendere a Valloire a 1400 slm purtroppo.

Dal Colle Telegraphe a Valloire 1400 Slm, 5km
Discesa veloce sulla bella cittadina di Valloire, lasciamo riposare le gambe...quello che ci attende non vogliamo pensarlo


Da Valloire al colle Galibier 2642 Slm, 18km 1200D+
Nel centro del paese di Vallorie troviamo una bella fontana per riempire le nostre borracce.
Un bel fermento di ciclisti che salgono su al colle del Galibier, ci mette di buon umore.
Il meteo tiene ed il freddo anche, ma in salita non ci spaventa.
Il percorso porta prima ad un piccolo altopiano, la salita inizia al 12km.
Pochi i tornanti e salita decisa. Il meteo ci aiuta con le nuvole che coprono il sole e la temperatura autunnale.
Non oso pensare con un caldo a 30 gradi come si possa affronta la salita.
Ognuno grimpa con il suo ritmo tra le montagne della Savoia.
A meno 10km dal colle del Galibier ci fermiamo ancora per una sosta ed ingurgitare un gel di maltodestrine, zuccheri e sali.
Prossima fermata i 2642 slm del mitico Galibier.
La pietra miliare ciclistica segna 1km al colle. A destra il tunnel automobilistico a sinistra la rampa al 9%. Un chilometro ci separa dalla cima.
A disposizione ad 1km dalla cima un bar, se volete fare rifornimento e cambiarvi meglio farlo qui, in punta non c'e' assolutamente nulla.
Le energie sono finite, si va avanti con la testa. Il freddo è pungente.
Eccolo il colle, in cima nessuna struttura per rifocillarsi. il colle esposto ai venti gelidi. Sono le 15.30 ci sono 4 gradi sopra le zero. Un  piccolo parcheggio pieno di mezzi di appoggio che seguono i ciclisti. Mi cambio dietro una macchina, di meglio non ho trovato.
Dopo aver consumato un po' di cibo e ripreso  le foto di rito, veloci ci precipitiamo giù verso il colle del Lautaret 2000 slm.

Dal Colle Galibier a Briancon 1400 Slm, 35km
Discesa ripidissima e fredda verso il colle del Lautaret 2000 slm. In 5km perdiamo quasi 700D-
Ci fermiamo al colle per un thè caldo che ci riscaldi, siamo quasi in ipotermia...
Notevole il traffico che incontriamo tra il colle del Lautaret e Briancon. Si rischia parecchio in bici.
Fortuna che siamo in discesa e il vento ci spira alle spalle aiutandoci finalmente risparmiando parecchie energie.
Troviamo code di automobili all'ingresso di Briancon ma le dribliamo da veri attaccanti.
Ci attende il colle del Monginevro a 1850 slm

Da Briancon al Colle Monginevro 1850 slm, 8km
A Briancon una sosta vicino alla vecchia cittadella per riempire le borracce ed un boccone.
La salita al colle del Monginevro mi preoccupa non poco. L'ultima volta che l'ho fatta con la cicloturistica detta  l'8 dell'Izoard, ho preso una cotta tremenda.
Ma questa volta mi sono nutrito a dovere e la gamba sembra girare. Un leggero vento a favore ci aiuta con questa ultima salita di 450D+ in 8km.
Arriviamo al colle del Monginevro allo 18.00 circa, il tempo per cambiarci ed affrontare la velocissima discesa verso Claviere e poi Cesana Torinese.


dal Colle Monginevro a Susa, 38km
Strano a dirsi; sarà l'euforia di aver quasi concluso l'anello, sarà l'ora del tramonto che biologicamente mi si confà, ma la muscolatura regge bene e non sento la stanchezza.
L'attenzione in discesa sempre massima ci permette di raggiungere anche i 70 km/h. Le luci di posizioni le accendiamo a Oulx dopo una piccola pausa caffè.
Un bel movimento di persone a Oulx, dove pare che gli sport principali sembra siano : andare al centro commerciale le Baite e imbucarsi in pizzeria.
Ancora le rampe di Salbertrand, la salitina a Chiomonte e Gravere ed eccoci alle 20,00 precisi al parcheggio di Piazza della Repubblica a Susa.
Complimenti OgreDoctor la patente di ciclista è nostra.

Dal racconto di OgreDoctor

Memento audere semper (G. D’Annunzio)

L’urlo di gioia e di liberazione, esalato con l’ultimo fiato in gola, accompagna il nostro ingresso in Susa, nel parcheggio della stazione.
Ci siamo riusciti: la mitica Susa-Susa è nostra!
Il mio fondoschiena e le mie povere gambe testimoniano lo sforzo; un occhiata al cardio: 7000 e rotti calorie bruciate. Reali o no, ho una fame atavica, mangerei una mandria di cinghiali…
Sono la bellezza di 13 ore che scorrazziamo per l’Italia e la Francia in un susseguirsi di emozioni e sensazioni che non scorderemo più.
Sport vero e duro il ciclismo! Massimo rispetto per “veri ciclisti” e per le medie che riescono a mantenere. Noi ciclisti della domenica, vi ammiriamo, sperandovi “puliti” e tentiamo di emularvi.
Salire su quelle salite mitiche del Tour, leggere le scritte sull’asfalto che incoraggiano i campioni, vedere sfilare ad uno ad uno i cippi con i chilometri e le pendenze, quasi mai sotto il 9%, raggiungere l’agognata cima del Col du Galibier sono sensazioni impagabili e anche se so che non è così, per quel breve attimo mi sono sentito anch’io un campione, ho esultato come se avessi vinto una tappa e gioito con il mio compagno di “squadra”.
Le poche ore in bici, mi rendevano poco fiducioso nella riuscita dell’impresa, potevo contare solo sul mio allenamento per le gare di ultratrail e sulle numerose ore passate sulle gambe.
Ma dove non può il fisico, ci spinge la “mente” che trova sempre energie “nascoste” e porta bici e ciclista in cima al Colle del Monginevro, ultima salita di giornata e lassù mentre ti cambi per l’ennesima volta e cerchi di rintegrare le poche energie rimaste, sai di avercela fatta, lo intuisci, devi solo scendere, non cadere, rimanere concentrato.
E’ stata una notte insonne, nonostante la fatica, la troppa adrenalina, il corpo disidratato dal vento…non importa, il sonno arriverà prima o poi…ora mi godo il momento..
Grazie OrcoPino!







mercoledì 6 agosto 2014

Sky Marathon Tre Rifugi del Marguareis (Cn) 3 Agosto 2014

Classifica Sky Marathon Tre Rifugi Marguareis
Sito Sky Marathon Tre Rifugi Marguareis

Dal racconto dell'OrcoRavaning
Il post-gara questa volta è terribile. Ho le gambe distrutte.
E' stata davvero durissima, ma niente riesce a scalfire quella magnifica sensazione che si prova tutte le volte che si porta a termine un'avventura così.
Partiamo dall'inizio... mi sono iscritto a questa gara principalmente per due motivi:
primo perché nel percorso è compresa una ferrata (300 metri di sviluppo) per salire alla cima Marguareis e secondo perché mi ha affascinato la vista in 3D del percorso su Google Earth pubblicata sul sito degli organizzatori. Un lungo giro a cavallo delle valli Ellero e Pesio, con lunghi passaggi di cresta. Già sognavo viste mozzafiato e paesaggi meravigliosi...
Quindi... 45Km di sviluppo, 3900 D+ circa e tra il materiale obbligatorio da portare anche casco, imbrago e longe da ferrata, cosa che mi ha impegnato non poco tra varie prove di "allestimento" zaino...
Fortunatamente nel pacco gara è compreso un ottimo kit ferrata composto da mini-imbrago "da competizione" (chiuso occupa il volume di un pugno!) e longe della Camp.
Partenza prevista ore 5.30 (obbligatoria anche la frontale), per cui decido di andare a bivaccare la sera prima nella palestra di Roccaforte Mondovì, luogo ove si è anche svolto il briefing pre-gara.
Arrivato lì il sabato sera scoprirò purtroppo che causa maltempo e motivi di sicurezza viene modificato il percorso, tagliando via la ferrata e la salita al Marguareis e rinviata la partenza alle 6.30.
Nuovo percorso di 40Km e 3600 D+. Vengono comunque mantenuti gli obblighi relativi ad imbrago e casco perchè utili nella discesa dalla cima delle Saline dove per l'occasione sono state montate delle corde fisse. (Si temeva di ritrovarsi col fondo molto bagnato, su un tratto di discesa molto ripido e tecnico che sarebbe quindi diventato molto pericoloso...)
La notte in palestra scorre tra sonno e veglia, un po' per l'ansia della gara, qualcuno che russa così forte che se ne sente anche l'eco e una sveglia che si mette ad "urlare" alle 3 del mattino...
Insomma bene o male mi ritrovo al momento della partenza in località Rastello, nel piazzale di una seggiovia del comprensorio di Artesina.
Un piccolo trasferimento al di là del torrente e siamo nel "recinto" del via. Puntuali alle 6.30 cominciamo l'avventura.
Sembra davvero uno scherzo, ma non si vede una nuvola e fin oltre le 11 del mattino rimarrà un clima spettacolare che ci consentirà di ammirare le stupende montagne delle valli Ellero e Pesio.
Nella "logistica" degli spazi e dei materiali purtroppo non ho pensato alla fotografia e così dovrò usare solo le parole per descrivere quel che ho visto...
In primis, mi rimarrà sempre dentro la vista salendo il colle del Pas, lassù la lunga cresta che porta a pian Balaur con tutti i corridori avanti a me che come formichine la percorrono. Meraviglioso!
E' proprio qui, dalla metà della gara in poi, che abbiamo modo di godere di un ambiente spettacolare. Il pian delle gorre con il rifugio Garelli, poi la variante al colle del Pas e poi ancora su a Pian Balaur, la cime delle Saline...
Se il Trail ha motivo di esistere per promuovere particolari zone montane e le sue risorse, allora la Tre Rifugi Sky Marathon raggiunge il suo scopo. Prima o poi sicuro tornerò in quelle zone per qualche trekking, magari con la famiglia, magari per percorrere il tratto di gara cancellato, o per vedere i dintorni.
Un po' di rammarico resta per non aver percorso la ferrata e salita la cima Marguareis (la più alta delle Alpi Liguri), il clima la domenica era favorevole... purtroppo le previsioni meteo hanno portato alla prudente scelta di abbandonare il tratto più a rischio della gara.
Alla fine comunque, anche ascoltando i commenti degli altri partecipanti, c'è stato un gran apprezzamento per l'evento, tanto per la qualità del percorso, che per l'organizzazione.
Unico orco partecipante all'evento (problemi fisici hanno tenuto a casa l'orco Mauro Mazzino...), chiudo la gara in 7h 41min.

Una gran bella gara... lunga, forse troppo per me che ancora non mi sento abituato a queste distanze e questi dislivelli. C'è però una sensazione diversa nel superare una certa soglia, arrivare a percorrere così tanta strada comincia a farmi sentire più un "viaggiatore" che un corridore... Difficile da spiegare a parole... forse non più definibile sensazione, quanto uno "stato" in cui ci si viene a trovare. Per alcuni aspetti mi ricorda molto sensazioni che ho provato facendo le vacanze "zaino in spalla e guida Lonely Planet", solo in questo caso si fatica molto di più.
Pensando al prossimo "viaggio" chiudo con una azzeccatissima citazione di Norman Vaughan:
Dream big, speak it loud and dare to fail

martedì 5 agosto 2014

Trekking Vulcano FIMMVÖRÐUHÁLS (Islanda) 5 Agosto 2014

Foto Trekking Vulcano FIMMVÖRÐUHÁLS (Islanda)

Dal racconto dell'OrcoProf

L'ombrellone e la sdraio, il Mar dei Caraibi si staglia davanti a me, leggo l'ultimo di
Camilleri e ordino un cocktail analcolico al cameriere: dopo mesi di lavoro finalmente si
concretizzano le vacanze in questo meraviglioso viaggio di nozze...credete che sia possibile per un Orco? Ovviamente no, il viaggio ai Caraibi rimane prerogativa di un'altra
categoria di persone: OrcoProf in viaggio di nozze è andato in Islanda! “Ma come aspetti l'estate tutto l'anno e poi non andate al mare?” è il ritornelllo che mi tocca sentire da tutti quelli che mi chiedono dove avrei passato il classico viaggio post matrimonio. In realtà al
mare ci siamo stati per tutte le tre settimane della nostra avventura, si tratta solo di un mare un po' diverso da quello a cui siamo abitati nei nostri pensieri. La scelta però è stata azzeccatissima: i paesaggi da favola e la forza della natura percepibile in ogni angolo di questa remota isola lasciano nell'animo una sensazione indescrivibile.
Il viaggio ci ha inoltre permesso di fare delle camminate magnifiche in sentieri che nel giro di qualche chilometro alternavano panorami totalmente diversi. Ma l'impresa principe l'abbiamo compiuta il 5 Agosto cimentandoci nel Fimmvorduhals, trekking che prende il nome dal passo che separa i due ghiacciai Myrdalsjokull e Eyjafjallajokull.
Nel 2010 il cratere che giace sotto quest'ultimo eruttò, bloccando i voli sul continente europeo per una settimana e rendendo famosa questa passeggiata di 26 chilometri che collega la
bellissima cascata di Skogar all'altrettanto bella valle di Thorsmork.
Nonostante le paure per il percorso che pareva poco segnalato e le condizioni meteo mai
prevedibili in Islanda, partiamo di buon mattino da Skogafoss, l'ultimo e più spettacolare
salto del torrente Skoga. La cascata si trova a due passi dall'oceano, praticamente al livello del mare. Dopo un po' di stretching e qualche foto ci arrampichiamo seguendo il corso del fiume con una salita molto ripida. Scorgo nello sguardo di mia moglie la voglia di tornare indietro ma per fortuna il resto della salita è abbastanza regolare e alla nostra sinistra possiamo ammirare tutti i salti dell'impetuoso fiume (pare siano 25 ma ammetto di non averli contati). Così dopo due ore e mezza di cammino attraversiamo il famoso “ponte” sul fiume che ci conduce al primo cambio cromatico della giornata: dal verde del muschio sulle rocce passiamo al nero della cenere che ricopre la seconda parte della
salita fino a giungere a Baldivskali una casetta abitata da un signore di Reykjavik che d'estate mette a disposizione dei camminatori uno spazio per spezzare il trekking in due giorni o anche solo per una sosta alla toilette. Mentre mia moglie ne approfitta io faccio quattro chiacchere con il solitario islandese.
 Nel frattempo vedo arrivare (impossibile capire da dove sia passato) un bus fuoristrada pieno di asiatici. Il rifugio si trova a 900 metri sul livello del mare e saliamo ancora un po', camminando in un'incredibile cornice cromaticamente juventina (il nero della cenere ricopre la neve del ghiacciaio) e
scolliniamo attraversando il passo Fimmvorduhals, quota 1116 metri. Proseguendo raggiungiamo il famigerato sito dell'eruzione e ci concediamo una deviazione per salire sulle due montagne più nuove del mondo, Magni e Modi, create appunto dalla fuoriuscita di magma. Su Magni la terra è ancora calda e ci capita di vedere qualche buco nel terreno fumante.

L'ultima parte della camminata ci permette di visitare uno dei luoghi di villeggiatura preferito dagli islandesi, Godaland, la valle degli dei appunto. Scendendo attraverso discese ripidissime e compatendo gli escursionisti che salgono in senso opposto con gli zaini da trekking, ci lasciamo alle spalle i campi di lava ed i ghiacciai per immergerci in queste valli verdissime ed incontaminate. Dopo il passaggio da brividi sulla strettissima Heljarkambur (cresta del diavolo) ci possiamo riposare con un tratto in pianura sulla cima impressionantemente piatta della montagna Morinsheidi. In discesa si alternano tratti poco pendenti a tratti assicurati addirittura con delle corde e gradini. L'ultima brivido ce lo regala l'affilata crestina Kattarhryggir (colonna vertebrale del gatto), superata la quale si scorge il campeggio Basar, punto di arrivo della camminata.
Arriviamo quindi dopo quasi 8 ore di marcia e abbiamo un certo anticipo rispetto all'orario di partenza del bus che, aggirando le montagne e guadando i fiumi, ci avrebbe riportato al punto di partenza. Decidiamo così di aggiungere qualche chilometrino alla nostra avventura per visitare anche gli altri due campeggi di Thorsmork. Ci fermiamo nel più modaiolo (l'unico con un bar) a gustare la bibita più gustata dell'intero viaggio in Islanda.
Non ci sono le sdraio, gli ombrelloni, il mare, i cocktail e le discoteche ma ci guardiamo negli occhi e senza dirlo pensiamo che il nostro viaggio di nozze non poteva che essere così.


lunedì 4 agosto 2014

Ice Trail Tarentaise Val d'Isere (Francia) 13 Luglio 2014

Foto Ice Trail Tarentaise 2014
Video Ice Trail Tarentaise 2014
Classifica Ice Trail Tarentaise 2014
Sito Ice Trail Tarentaise

Sito Gli Orchi Trailers ASD

Dal racconto dell'OrcoEle

Nel 2014 ho avuto più continuità negli allenamenti senza essere costretta a lunghe soste per acciacchi da neofita, come mi era successo negli anni precedenti.
Dietro c'è molta attenzione e una applicazione quotidiana preventiva, volta a favorire l'elasticità muscolare .
Non mi alleno tantissimo. La mia giornata è presa tutta dal lavoro e durante la settimana di corsa faccio ben poco.  Alla mattina presto pratico quotidianamente Ashtanga Yoga, uno yoga dinamico che sviluppa equilibrio e una  buona capacità cardiovascolare e di forza su braccia e gambe.
Alla sera vado in palestra, dove,come corsa faccio solo qualcosa sul tapis roulant, due-tre volte alla settimana, e, in relazione al periodo, spinning o nuoto.
Come allenamenti in montagna, considero le gare stesse.
Il mio calendario segue in linea di massima quello di Stefano, che nel 2014 prevedeva
all'inizio gare di raggio breve e medio, anche su strada, finalizzate a migliorare la velocità, e poi, nella seconda parte della Primavera ed Estate, partecipazione ai trail, tra cui alcuni di livello internazionale.

Qeste sono le gare che ,ad oggi, ho terminato quest'anno.
Maratonina San Gaudenzio a Novara  21km
Mezza di Vittuone  21km
Maratona di Ferrara  42 km
la corta del Maremontana 22 km
Maratona Apina di Val della Torre  42km
Maratona del Riso 42km
Trincea Trail 26 km
Tail del Monte Soglio  63 km (44 effettivi)
Rigantoca Night Trail 63 km  
Ultramarathon Chamonix 85 km
Ice Trail Tarantaise 65 km
Giir di Mont 32 km

più qualche gara breve, tra cui la storica Corsa ai Piani a Tavagnasco.

Ricordo con più piacere quelle in cui ho fatto meno fatica e in cui alla fine la gara è andata meglio.
 Su strada sono la Mezza di Vittuone, due settimane dopo aver preso le misure alla Mezza di San Gaudenzio a Novara, e la Maratona del Riso a Santhià il 1° maggio, dove andando ad un ritmo sempre costante, sono arrivata bene e ho fissato il mio primo vero tempo in maratona: 3.36'.
Ho avuto un leggero calo nel finale, ma mi è piaciuta molto: soli 350 partecipanti, giornata fresca, e lunghi rettilinei dove correre tranquilli tra le risaie. La Maratona di Ferrara corsa a metà marzo non era andata bene, avevo sofferto molto nella seconda parte, ma mi è servita come esperienza.

Dopo il Maremontana corto, fatto per riprendere confidenza coi sentieri, sono tornata a correre la Maratona Alpina di Val della Torre, che era stato il mio primo trail nel 2011. Purtroppo ho avuto una giornata non buona, e pur non avendo grossi problemi fisici, ho fatto un tempo simile a 3 anni fa.
Da fine maggio ho fatto alcune gare in week-end consecutivi.
Mi è  piaciuto il Trincea Trail, dove ho corso bene e mi sono divertita. La includerei tra le mie più belle gare.
Il Trail del Monte Soglio invece non è andato benissimo, perché per il secondo anno è stato accorciato per il maltempo, e con la pioggia ho avuto problemi con gli occhiali che si appannavano.
La settimana successiva ho corso il Rigantoca Night Trail, in Liguria. L'ho fatto perché non avevo in calendario gare  in notturna, ma in vista dell'UTMB dovevo provare una notte fuori.
La notte è andata bene, si partiva dal centro di Genova, Piazza de Ferrari, a mezzanotte. E' stato bello correre i primi chilometri col gruppo compatto per i primi km all'interno della città.
Una volta iniziati i sentieri, è stata molto più dura di quanto immaginassi, in quanto i terreni sassosi tipici dei sentieri liguri mi hanno massacrato i piedi per tutte le ore di gara.
Dall'esperienza notturna mi è sembrato di capire  che un momento  delicato è il passaggio dalla notte al giorno, perchè il ritmo circadiano è sfasato, e possono insorgere problemi di vario genere, come i disturbi gastro-intestinali.

Le due gare più impegnative sono state la Ultramaratona di Chamonix e l'Ice trail Tarentaise, entrambi in terra francese.
Questo ambiente internazionale l'avevo già un po' vissuto l'anno scorso alla Trans d'Havet, all'Ice Trail Tarentaise e alla TDS e non mi faceva più impressione come era successo due anni fa alla CCC.

La Ultramaratona di Chamonix, valevole anche Campionato mondiale ISF, è stata un po' travagliata come gara.Dopo poche ore ho avuto dolore ad una caviglia per una botta al malleolo e per dei continui colpettini che mi davo da sola con l'altro piede.
La partenza era al buio alle 4 del mattino: si vedeva una unica luce sulla montagna, quella dell'Aiguille du Midi. I ghiacciai biancheggiavano, non c'era una nuvola. Dopo una oretta ha  cominciato ad albeggiare e mi sono goduta lo spettacolo dell'alba sul Monte Bianco.
Il percorso era bellissimo: prima il balcone da La Flégère alla Tète aux Vents, poi il Col de Corbaux e il Col de la Terrasse sui nevai, e nella seconda parte l'Aiguillette du Possettes e l'ultima salita fino al Mère de Glaces.
Proprio in quest'ultima parte mi sono trovata in difficoltà psicologicamente. Dopo la stazione del Montenvers, si correva un lungo tratto in mezzacosta fino all'ultimo ristoro del rifugio di Plan de l'Aiguille, ma sembrava interminabile. Vedevo Chamonix sotto, ma anziché scendere, sembrava ci stessimo allontanando. Poco dopo le 2 di notte sono riuscita comunque a terminare questa durissima gara.
La Ultra di Chamonix è un po' diversa dai trail che si fanno di solito: oltre ai nevai, aveva tratti attrezzati con catene, piccole ferrate in salita e in discesa, complessivamente poco corribile. Proprio una ultrasky marathon.
L'Ice Trail Tarentaise era stata tra le mie gare già l'anno scorso, ma nelle condizioni di forma in cui ero e senza esperienza di corsa sulla neve, era già stata un'impresa finirla.
Quest'anno è andata molto meglio, mi sono divertita e ho terminato un'ora e venti prima.
E' un bel trail, con l'ascesa iniziale (dopo circa 10 km di gara) del ghiacciaio de la Grand Motte, dove è obbligatorio l'uso delle catene da neve per arrivare in cima a 3.600 m.
Il resto del percorso prevede tre vette, sempre con lo stesso schema: salita su neve, traverso su neve, e discesa, prima con neve, a volte scivolando sul sedere, poi su pietraie o sentieri comunque difficili.
Quest'anno sembrava esserci meno neve rispetto allo scorso, e anche più fresca. Avevo paura dei cancelli orari perchè lo scorso anno terminai al limite. Essendo però ormai più abituata a correre sulla neve (anche grazie ad un paio di winter trail e ciaspolate invernali), ho corso molto meglio e sono arrivata contenta e senza grossi problemi.
Infine ho fatto il famoso Giir di Mont, a Premana, vicino a Lecco.
Anche qui, dato il livello, temevo di non stare nei cancelli, però sono andata molto bene e mi sono divertita. Sono riuscita a correre parecchio, anche in salita. Le discese erano abbastanza tecniche, su sentieri scalonati, ma non impossibili. C'era tantissimo pubblico,  mai vista tanta gente incitare gli atleti, nememno alle manifestazioni legate all'UTMB. Un entusiasmo generale, mi chiamavano persino per nome e non nego che mi facesse piacere.

Non saprei dire quale sia stata la mia miglior gara finora: su strada sicuramente la Maratona del Riso, mentre nei trail non saprei, in fondo corro per portarli a termine. Arrivare al traguardo della difficile Ultramaratona di Chamonix è stato sicuranente un bel risultato, con una soddisfazione comparabile o maggiore ad un buon tempo su strada.
Adesso in calendario rimane solo un ultimo trail, l'Ultra Trail du Mont Blanc a fine agosto. Non mi resta che allenarmi ancora un poco, senza esagerare, e arrivare riposata e desiderosa di compiere quel lungo viaggio.

sabato 2 agosto 2014

Red Bull K3 Susa Rocciamelone (To) 2 Agosto 2014

Foto Red Bull K3 Susa Rocciamelone 2014
Classifica Red Bull K3 Rocciamelone 2014
Video Red Bull K3 2014
Sito Red Bull K3

Sito Gli Orchi Trailers ASD

..Forse sta proprio qui la chiave per interpretare la natura del culto tributato dagli antichi al Rocciamelone:la segreta sua fecondità, ch'emanava abbondanze d'acque, di piante e d'animali. Dai suoi fianchi sgorgavan pure sorgenti salate, che attiravan camosci, stambecchi e caprioli...
(Natalino Bartolomasi dal Libro Valsusa Antica Vol.1)

Dal racconto dell'OrcoPinoR
Un evento speciale e mondiale qui in Val di Susa, imperdibile per i runners indigeni.
Già nel 2010 Niko&Mau tentarono una prima edizione con un buon successo. Ma oggi con un nuovo sponsor Asburgico gli iscritti a questo triplo chilometro verticale sono 400.
Nel 1914 gli austriaci dichiararono guerra al mondo...oggi, dopo 100 anni, dichiarano guerra ai record sportivi e cosi sia.
Tutti esauriti i pettorali messi a disposizione. Due Gli Orchi iscritti l'Orconauta e OrcoDavidB.
Il regolamento della competizione cucito addosso a questo K3 per permettere la maggior sicurezza possibile da quota 3300slm alla punta del  Rocciamelone 3538slm dove il sentiero esposto e su roccia (grado EE) permette il passaggio di un solo atleta.
In punta al Rocciamelone si trova il santuario più alto d'Europa ed un piccolo rifugio per gli escursionisti.

Estratto dal regolamento K3 distanze 3000D+ in 10km
Primo checkpoint fissato in località Trucco (1750 m s.l.m.) 
-Dislivello reale dal punto di partenza: 1100m
- 4,3 chilometri di distanza dalla partenza
- Il 20% degli iscritti della categoria uomo e della categoria donna a superare per ultimi il checkpoint il Truc sarà eliminato dalla competizione
Secondo checkpoint fissato presso il Rifugio Cà d’Asti (2850 m s.l.m.) 
- Dislivello reale dal punto di partenza: 2300m
- 8,1 chilometri di distanza dalla partenza
- Il 20% del totale iscritti della categoria uomo e della categoria donna a superare per primi il checkpoint potranno proseguire la competizione.

Dei 400 Iscritti  sono 102 i fortunati atleti saliti in cima al Rocciamelone.
Frantumato il record di Daniele Ivol del 1988 di 2h 14min dall'italiano e specialista  Marco Moletto con 2h 6min ... incredibile prestazione..

Qui un estratto della classifica generale
Donne
1) Laura Ourgué in 2h22'38"
2) Stevie Kremer
3) Corinne Favre

Uomini
1) Marco Moletto in 2h06'33".
2) Martin Ventosa Ferran Texido
3) Nejic Kuhar

Da tifosi siamo presenti per visionare bene il percorso. Siamo partiti da Susa(To) Piazza della Repubblica alle ore 7.00.
Il tracciato gara segue il sentiero 558 che dal santuario della Madonna del Rocciamelone in Mompantero sale prima alla borgata Seghino e poi alla località IL TRUC dove è posto il primo cancello.
Dal Truc all'agriturismo la Darbunera 1900 slm,  un ampio sentiero si sposta verso nord est per iniziare la parte più complessa del percorso.
Non si segue il classico sentiero dei pellegrini che salgono al Santuario...affatto!!!.
Si prosegue dritti sul pratone che costeggia salendo a sinistra il sentiero principale.
Il pratone si presenta con pendenze impossibili e con la pioggia di questi giorni fanno diventare il percorso arcigno, duro e rischioso.
Se si scivola giù..si gioca a bowling...
A circa 200 D+ dal rifugio Ca D'Asti 2800 slm,  il tracciato prosegue sul sentiero classico.
Dal Rifugio Ca D'asti dove è posto il secondo cancello, la gara prosegue in direttissima, su sfasciumi, sempre a sinistra del sentiero classico, anche qui con tratti con grado EE, reso ancora più complesso dalla pioggia ed a tratti dalla neve.
Dalla Croce di ferro 3300slm il tracciato segue il sentiero classico...meno male!!!
Il rischio che la gara fosse interrotta c'e' stato intorno alle 10.30 a.m. quando scrosci di acqua gelata e neve si sono abbattuti sul tracciato da quota 2800 slm alla cima 3538 slm.
Una schiarita successiva permetterà ai 100 fortunati di concludere questa riuscita ed estrema manifestazione.
Noi tifosi; OrcoSanto, OrcoRoccia e OrcoPinoR ci siamo fermati al rifugio Ca D'asti per immortalare i Top Runners, cambiarci e per un caldo bicchiere di caffè.
Visti passare i primi 100 atleti, e visto il freddo ci rimettiamo in cammino verso Susa premiati, nel bosco del sentiero 558.
Sua Umidità, la Grande Madre, micologicamente ci regala PORCINI COME SE PIOVESSE.