sabato 31 agosto 2013

Ultra Trail du Mont Blanc UTMB 28 Agosto 2013

Foto UTMB TDS 2013 Race
Foto UTMB TDS 2013 Start
Foto UTMB TDS 2013 Finisher
Foto UTMB CCC 2013 Finisher
Foto UTMB 2013 Start prima parte
Foto UTMB 2013 Start seconda parte
Foto UTMB 2013 Finisher
Foto UTMB PTL 2013 Finisher

Classifica UTMB 2013
Statistiche UTMB 2013

Sito UTMB
Sito Gli Orchi Trailers

Un lungo viaggio inaspettato
e per amici;
il sole,
le stelle,
i ghiacci,
le rocce,
i laghi,
gli impetuosi torrenti,
me stesso 
ed altri 1500 miei simili.

Dal racconto dell'OgreExtreme alla TDS (Traces des Ducs de Savoie)
Fin da ragazzino il Monte Bianco è stato per me un punto, se non il punto di riferimento alpinistico e sportivo e come tale qualsiasi attività che si possa realizzare sulle sue pendici immediatamente mi fa sognare e mi trasporta in quei luoghi magici dove si respira aria di verticalità, di altitudine, di  impegno severo e di rispetto verso la natura.
Pensare di poter poi correre a suoi piedi, nelle pieghe delle sue vallate, godere della visione di un tramonto che ne infiamma i suoi pinnacoli  o delle stelle che ne incoronano la cima, bene questo per me è semplicemente qualcosa di fantastico che va ben oltre il puro aspetto sportivo che può essere la TDS la CCC o l’UTMB.
Per il 4° anno consecutivo sono qui a Chamonix e quest’anno, solo per il piacere di esserci, ho di buon grado modificato l’iscrizione sulla TDS dopo essere stato rifiutato al sorteggio dell’UTMB.
Ma dovevo esserci. Le emozioni della TDS 2012 mi hanno accompagnato per un anno e non potevo non rinverdirle con un’altra partecipazione.
Grande evento, se vogliamo anche commerciale ma quando sei là in mezzo ai monti lontano dalle luci della civiltà e delle bancherelle, solo con te stesso e con le tue difficoltà, allora capisci perché l’UTMB (e le sue sorelle) sono uniche al mondo.
Così per la terza volta parto per la TDS. Courmayeur mercoledì  28 agosto ore 7:  via si parte . Attraversi il paese tra due ali di folla. Bello, entusiasmante , ma dopo bisogna subito concentrarsi per trovare il giusto ritmo e le giste sensazioni.
Gambe, muscoli, cuore, testa tutto deve entrare in sintonia e in simbiosi. Se anche una sola di queste entità non obbedisce ai comandi della propria mente allora si rischia grosso: si rischia la crisi.
I primi chilometri volano via: decimo, ventesimo, trentesimo chilometro , col de Chavanne, col du Petit St. Bernard, Seez e in fine Bourg St. Maurice. Qui inizia la gara vera. Qui bisogna arrivare con le gambe calde ma non stanche. Qui iniziano le difficoltà.
Prima di entrare nel parco pubblico che precede il ristoro un ultimo sguardo al Fort de la Platte: arrivarci alle due del pomeriggio sotto il sole è quanto più mi preoccupava. Il timore di riprovare le pessime sensazioni del 2011 che mi portarono a un mesto ritiro alla Cormet de Roselend mi preoccupano non poco.
Esco dal ristoro dopo una manciata di minuti, passo lento cercando subito il ritmo, respiro regolare ma non basta; il mio stomaco si chiude, lo aspettavo: mi fermo, bevo, rimango tranquillo. Sì, sembra passare così riparto, arrivo al forte e poi, poi come arrivata la piccola crisi mi lascia; ora salgo bene deciso recupero fiducia.

Col de la Forclaz: siamo a metà gara; ancora il Passeur de Pralognan e siamo alla Cormet de Roselend.
Sono le 18 in punto. Bene. Per il momento tutto bene.
Ora siamo nel vivo della gara. Quando uscirò dal ristoro dovrò affrontare il tratto più lungo e più selvaggio della gara. 19 km 1400 metri di dislivello e anche se partiti in 1500 tanta solitudine. Qui nell’edizione 2012 trascorsi quasi 3 ore senza vedere anima viva.
Al ristori cerco il brodo con la pasta. Niente solo minestrone, il mio stomaco non sarà contento ma non c’è altro.


Esco dopo 5-6 minuti e percorro  150-200 metri al passo e poi via correndo verso i pascoli del col de la Sausse. Ma qualcosa non va. Non posso e non devo pensarci. Continuo, abbasso la testa seguo i miei passi in silenzio mi concentro sul respiro ma non va . Rallento, so che il colle è li sopra ancora uno sforzo e ci siamo. Arrivo al colle ora la discesa mi permette di recuperare velocemente. Le gambe tornano toniche, agili. Arrivo velocemente  alla strettoia del Curè e in dieci minuti  alla Gitte.
Bene. Ora sto bene; mi comunicano che sono 107°. Non ci credo mi fanno vedere il monitor: bene. Prendo di nuovo fiducia, devo cambiare di nuovo ritmo e testa, si sale di nuovo ora verso il colle est de la Gitte. 700 mt. con una prima parte a volte dura a volte più filante e la seconda parte che adduce al colle su strada sterrata e poi ancora sentiero.
Se passo indenne la prossima mezz’ora poi sino al col du Joly si tira il fiato.
Quasi subito trovo un buon pacer inglese, bel ritmo , bella cadenza di passo, devo stare li sui suoi garretti e non mollarlo. Mi deve portare sino alla strada e poi è fatta.
Lo lasci passare lui ringrazia io mi metto lì a 3-4 metri di distanza e lo seguo. Saliamo bene e facilmente. Ancora cento metri poi cinquanta;  eccoci alla strada. E’ fatta.
Mi fermo un sorso di acqua e riparto. Cinquanta, cento metri poi le gambe diventano pesanti all’improvviso, lo stomaco si chiude si contorce e il buio davanti agli occhi; eccola, arriva. Ci siamo; la sberla della più profonda delle crisi sta arrivando.

Mi butta a terra, resisto, mi trascino, dopo 10 minuti non ho alternative: hop mi libero di tutto, con calma riparto: dopo 10 -15 minuti mi fermo butto giù un gel. Devo tenerlo a tutti i costi sento che le forze mi stanno abbandonando e  se così fosse addio TDS.
Cammino lentamente quasi a stento, ma per fortuna siamo al colle; continuo a camminare anche in discesa poi pian piano qualche lume si riaccende e riesco  ad alternare corsa e camminata.
L’ultimo strappo in salita e poi la discesa ancora lunga al col du Joly: ma ci siamo. Il ristoro
Riesco a mangiare e a bere. Mi riprendo bene e la crisi sembra passata; qualche parola con un altro trailer italiano e riparto. Ora  sto bene e procedo spedito sulla lunga discesa che conduce a Les Contamines. Arrivo a Notre Dame de la Gorge e velocemente tutto di corsa sono al ristoro di Les Contamines.
Qui diversamente dalle mie abitudini temporeggio un po’ addirittura chiudo gli occhi e  riposo per una decina di minuti; ho necessità di raccogliere le energie nervose che mi dovranno sostenere sui muri della salita del Tricot.

A mezzanotte e mezzo riparto. L’andatura è quella che è. Molti corridori mi sorpassano. Non provo nemmeno a pensare di seguirli, tanto la salita e lunga e partire a tutta si rischia di pagare.
Piano piano guadagno quota: le luci di St. Gervais arrivano fin quassù e in alto le stelle incorniciano le vette del versante ovest del massiccio del Monte Bianco. Semplicemente fantastico.
Passo a lato degli chalet du Truc e dopo una breve discesa arrivo agli chalet del Miage, alzo lo sguardo e vedo la fila di lucine che salgono verso il col de Tricot . Eccoci; l’ultimo sforzo e dopo è solo più questione di tempo e pazienza per arrivare a Chamonix.
La salita è dura, brutale, un vero muro verticale di 600 metri; ma alle 2:40 sono al colle. Cambio la pila frontale e giù verso il ponte tibetano che permette di attraversare l’impetuoso torrente che scaturisce dal ghiacciaio del Bionnassay. Ancora un lungo traverso  e finalmente sono al Bellevue.
Chamonix con le sue luci è già visibile e solo più 15 km ci separano dal mitico traguardo. A inizio discesa ritrovo  Umberto ,altro runner italiano, proseguiamo insieme, ci scambiamo impressioni e sensazioni; il tempo scorre veloce e in 45 minuti raggiungiamo Les Houches.
Finalmente al ristoro posso lasciarmi andare e mi concedo 3 o 4 bicchieri di Coca Cola e qualcosa di sfizioso da mangiare tanto ormai è finita. Il mio socio mi comunica che siamo al 131 posto. Incredibile. Gli chiedo se l’addetto al controllo non si sia sbagliato. No è tutto vero.
Come per incanto entrambi tiriamo fuori quella cattiveria agonistica che ci consente di dimenticare tutta la stanchezza, dolori alle gambe e problemi di ventuno ore di gara e bruciare letteralmente gli ultimi 8 km. Arrivo a Chamonix alle cinque e trenta di giovedì mattino in 123^ posizione assoluta; poca gente visto l’orario ad attenderci ma molto rumorosa ci accompagna al traguardo di quella che è stata una delle più belle esperienze di una vita di trail e di montagna.
A distanza di una settimana questa gara è già parte dei ricordi e quando affiorano nella mente sono brividi intensi di emozione vissute che portano con se i ricordi indelebili di  luci, colori, profumi  e esperienze personali forti che rimarranno presenti nella mente per sempre perché “Running is passion, running is life”.

Dal racconto dell'OgreDoctor alla TDS (Traces des Ducs de Savoie)
Non è perché le cose sono difficili che non osiamo farle,
è perché non osiamo farle che diventano difficili (Seneca).

Riavvolgo la pellicola per l'ennesima volta dopo aver ripercorso con la mente ogni singolo attimo di questa fantastica, sublime, meravigliosa, strepitosa, entusiasmante avventura che è stata la TDS.

Sento ancora l'elettricità, l'adrenalina al mattino, a Courmayeur, quando partono le note della tanto attesa aria di Vangelis "Conquest of paradise". E' il segno...si parte: 1525 atleti di età e nazionalità diverse esplodono in un conto alla rovescia "liberatore" e corrono veloci per le vie del paese, molti inconsapevoli, compreso il sottoscritto, di cosa li attende:

Numero di concorrenti in partenza : 1525   di cui donne : 165 (10,82% dei concorrenti in partenza)
Numero Finisher : 1020 (66,89% dei concorrenti in partenza)   di cui donne : 99 (9,71% dei Finisher) (60,00% delle concorrenti in partenza)
Numero totale abbandoni : 505 (33,11% dei concorrenti in partenza).
Sono 5 gli Orchi iscritti alla gara: Eleonora, Mauro (OrcoIng), Pino (OrcoPinoP), Marco (OrcoExtreme) ed io (OgreDoctor). Il proposito iniziale di rimanere insieme, si rivela da subito fallimentare. L'OrcoExtreme ha un passo impossibile e lo perdiamo immediatamente. Arriverà a Chamonix in 22 ore 33 minuti e 21 secondi, 123esimo assoluto (Grande!!). L'OrcoIng sparisce a Lac Combal dopo soli 15 km dalla partenza (si ritirerà a Cormet de Roselend). Eleonora farà una gara solitaria, ci supererà sulla salita al Col Chavannes. La crediamo davanti per tutta la gara; solo all'arrivo, papà Vittorio ci comunica che deve ancora arrivare e che le siamo passati davanti a Les Contamines.

Rimaniamo io e Pino e insieme, passo dopo passo, obiettivo dopo obiettivo, colle dopo colle percorreremo i 119 km e i 7200 metri di dislivello fino al traguardo di Chamonix che arriverà dopo 27 ore, 29 minuti e 14 secondi.
Passiamo da "Maison Vieille", al Col Checrouit (1° punto ristoro), seguendo lo stesso percorso dell'UTMB, in senso opposto, fino al rifugio Elisabetta e da qui saliamo fino al Col Chavannes, il punto più alto della gara con i suoi 2603 m. La vista sul Monte Bianco è da lasciare a bocca spalancata.
Subito una discesa spacca gambe su una mulattiera che si snoda lungo tutto il selvaggio Vallon de Chavannes, e poi nuovamente in salita fino al Lac de Verney. Dal lago parte un sentiero ripido e impossibile in mezzo ai rododendri che ci porta al Passo del piccolo San-Bernardo (2188m).

Siamo ormai in Francia a 36 km dalla partenza, 2500 D+ e 6 ore e 17 minuti dallo start. Stiamo viaggiando a 6,5 km/h; un po' più forte rispetto a quanto preventivato, ma l'obiettivo è arrivare a Bourg St Maurice e affrontare il tratto successivo, con la temibile discesa del Passeur de Pralognan, con la luce del giorno.

Digeriamo una lunga discesa (circa 14 km) lungo la "Voie Romaine“ che attraversando Séez arriva a Bourg Saint-Maurice. Obiettivo "numero 1" raggiunto: sono le 15.30. Siamo in anticipo sul cancello orario di 4 ore e 30 minuti.
La nostra sosta, dura circa 12 minuti, giusto il tempo di rifocillarsi (siano benedetti i francesi per la minestrina in brodo) e poi ci tuffiamo nella salita di circa 2000 m che passando per i fortini del Truc e della Patte, il Col de la Forclaz (2354m), ci porta al famigerato Passeur de Pralognan (2567m). Mauro ci aveva giustamente messi in guardia da questa discesa. Ripida e scivolosa. Fama meritata. Salendo al passo vediamo un elicottero che sorvola la zona: forse qualcuno si è fatto male. Dopo le difficoltà iniziali, però la discesa si fa più facile e arriviamo al Cormet de Roselend.

Sono le 20 e 41: km percorsi 66 e 13 ore e 40 di gara, ma l'Obiettivo "numero 2" è raggiunto!
La sosta al Cormet de Roselend sarà un po' più lunga, dobbiamo cambiarci gli abiti, ormai fradici di sudore. L'organizzazione è pazzesca. Giusto il tempo di leggere il pettorale che un addetto mi consegna il sacco consegnato alla partenza. Decido di cambiare anche le scarpe; i piedi sono ormai cotti e nella zona metatarsale si profilano i segni di quelle che saranno sicuramente delle belle vesciche. In partenza avevo preventivato di mettere un paio di scarpe più ammortizzate per affrontare la seconda parte di gara e decido di indossare le mie Tecnica Demon Max. Pino, invece, riuscirà a fare l'intero percorso con le sue Cascadia 8, a suo dire delle vere pantofole. E' ora di cena e mangiamo un po' di più, senza esagerare per non patire nella ripartenza. Indossata la giacca termica e accesa la frontale si riparte: è buio pesto. Ci attende una lunga notte!

Col de la Sauce, Gitte, Col de Gitte (2322m), Col du Joly. Durante la notte siamo guidati dalle stelle. Impossibile scordare l'immagine del Gran Carro sopra il Col du Joly. Ci teniamo svegli sparando una quantità di menate, alcune delle quali non ripetibili, ma finalmente ci siamo, ricomincia la discesa ed è quella per Les Contamines. Obiettivo "numero 3" raggiunto!.
Arrivati a Les Contamines dopo 95 km e 21 ore e 38 minuti di gara, ho sentito una gioia interiore indescrivibile: sentivo che le vesciche ai piedi non mi avrebbero fermato, il col du Tricot con i suoi 1000 d+ durissimi, come a dirti "guarda che non è ancora finita" non mi avrebbe fermato, niente poteva ormai fermarci, io e Pino avremmo visto la via centrale di Chamonix e il traguardo di via dell'Eglise a qualunque costo.
E così sarà, l'arrivo "trionfale" in mezzo a due ali di folla che applaude e saluta due sconosciuti. Obiettivo "numero 4" raggiunto: SIAMO FINISHER DELLA TDS 2013!

Tutto ciò che siamo è il risultato di ciò che abbiamo pensato (Gautama Buddha) e aggiungo fortemente voluto, impegnandosi in allenamenti estenuanti per un lunghissimo anno, con sacrifici che pochi capirebbero. Anche La fortuna è stata dalla nostra, questa volta, e dopo una serie interminabile di gare sotto la pioggia, il sole ha benedetto la nostra corsa di giorno e le stelle illuminato il cammino durante la notte. Gli ingredienti per la riuscita dell'impresa c'erano proprio tutti.
Mente e cuore uniti e forti hanno spalancato i cancelli della fantasia e realizzato il sogno. W gli Orchi!

2013 UltratrailTV - La TDS vue du ciel di UltraTrailMontBlanc


lunedì 26 agosto 2013

Trail del Thabor Bardonecchia (To) 25 Agosto 2013

Classifica Trail del Thabor 20 km
Classifica Trail del Thabor 30 km
Sito Trail del Thabor

Dal racconto dell'OrcoLuca
Domenica 25 Agosto 2013 - Trail del Thabor. Bardonecchia (TO)
Il monte Thabor, un po' per il nome che porta, e un po' per la quota della sua cima non che la sua ubicazione ai limiti della meravigliosa Valle Stretta, mi ha sempre attratto... e infatti è stata una delle mie prime "passeggiate" in montagna tanti anni fa ed è stata anche meta di una meravigliosa salita solitaria in ciaspole con discesa in snowboard.
E ora si può dire che l'ho "conquistato" anche di corsa... e si può anche dire che ogni volta è emozionante salire lassù, con il bello o il brutto tempo, in estate o in inverno.

Ma veniamo alla gara...
Già al ritiro pettorali l'emozione e la tensione sono al massimo... nonostante mi sia già cimentato coi 30 Km, un po' di "strizza" e di insicurezza mi prendono. Ce la farò ad arrivare alla fine senza crampi e nausea? Riuscirò a "dosare" le forze nel modo giusto?
Pensieri  e ansie che vorticano veloci nella testa... ma solo fino al momento del via, poi... solo più quella magica sensazione di "vuoto" mentale e totale concentrazione che mi prende tutte le volte che affronto la montagna, sia quando corro, ma anche con l'alpinismo, lo scialpinismo ecc...
Quindi, si comincia subito alla grande... non sarà passato il primo Km che, lasciato l'asfalto, la strada si impenna, e nei vari "tagli" della sterrata che sale al colle della Rho, si affrontano subito pendenze notevoli. E così in circa 7Km si va dai 1300 circa di Bardonecchia, fino agli oltre 2500 del colle della Rho. Il vento freddo negli ultimi 2-3 Km di salita mi costringe ad indossare il kway, e devo dire che quasi ci sarebbero stati bene anche guanti e paraorecchi.
Per fortuna l'intensità del vento cala sensibilmente con l'ingresso in terra francese, dove si affronta la prima discesa (si perdono circa 300m di quota), a cui seguirà un fantastico traverso (mi pare si chiami "il sentiero dei rododendri") che porta alla salita di col Replanette (2338m) prima e colle di Valle stretta dopo (2434m).
Così finalmente si giunge dopo poche centinaia di metri al ristoro (purtroppo l'unico!!) in corrispondenza del Refuge du Thabor (2502m). Come sempre inizia l'abbuffata... solo vedere cibo mi si apre una voragine... e così mi ingozzo finchè posso, un paio di thè caldi e si riparte... e siamo solo al Km 13.
Da qui fino al sentiero "classico" del Thabor si visitano alcuni laghi e pozze in un ambiente magnifico... qua la roccia deve essere molto calcarea e il paesaggio ricorda molto le dolomiti...

Ma il turismo "leggero" finisce subito appena si comincia a salire per davvero verso la cima del Thabor; la pendenza diventa molto sostenuta e mi accorgo che le gambe cominciano a diventare legnose, il passo rallenta, qualcuno mi supera... la fatica diventa davvero molta... a un centinaio di metri dalla vetta il mio Garmin squilla, e mi segna i 20Km (cosa che mi rincuora assai, sapere che i 2/3 sono già andati!..).
E finalmente la cima! Tassativamente il percorso di gara prevede il "giro" intorno alla chiesetta... poi mi sarei aspettato un piccolo ristoro... qualche integratore, della cocacola o anche solo acqua fresca... invece niente. Mi diranno poi che stavo circa al 45° in classifica... e sono colui che ha bevuto l'ultimo "dito" di acqua dall'ultima bottiglia che avevano... Ahimè, chi è passato dopo di me non ha trovato più nulla... Disponibile c'era del cioccolato, e così arraffo 2 quadratini e riparto...
Un po' di liquidi li succhio dalla mia sacca cammella e via con la discesa... massima concentrazione su ogni passo, ogni appoggio. Subito sotto la vetta si prende un sentiero che cerco ora di ricostruire un po' sulla Fraternali, un po' dalla traccia gps segnata sul sito...
E' un percorso che avevo fatto tantissimi anni fa, ravanando malamente sulla neve, e perdendo il sentiero continuamente... Tuttora sulla Fraternali non è segnato... e anche durante la gara più volte ho perso i segni di vernice del tracciato, principalmente perchè troppo concentrato sui miei piedi, attento a non rimetterci una caviglia...
Infatti credo di aver troppo sottovalutato questo tratto di discesa fino a pian della fonderia, ho "spinto" troppo e mi sono poi ritrovato un po' a corto di gambe nell'ultimo tratto...

Bisogna ammettere che salire o scendere dal Thabor su questo itinerario, e magari effettuare l'anello rende tutto ancora più bello. Qui bisogna dar merito agli organizzatori di aver così riportato l'attenzione su un itinerario che forse sarebbe andato perduto e dimenticato... ora è stato tutto bollinato con vernice rosa e si può tranquillamente affrontare come valida alternativa di salita al Thabor alla sua "classica".
Scendendo dalla cima, si attraversano i colli "de la Chapelle" e di "Valmenier", poi si costeggia il lago Chardonnet (tanto per avere dei riferimenti...).

Come dicevo poc'anzi, credo di aver un po' esagerato nell'affrontare la discesa, e anche ingenuamente, non avendo guardato bene il percorso, mi aspettavo una "diretta" dal piano della fonderia fino ai rifugi all'arrivo... invece...
Come finale un'ultima rampetta ci ha portati a risalire un pezzetto del vallone di Tavernette, e così ho definitivamente finito i carburanti... l'ultimo gel è servito a poco... da qui fino al lago verde e quindi all'arrivo è stato un continuo sperare che dietro quella curva ci fosse il traguardo...
... che naturalmente è arrivato... con l'emozione che comporta tutte le volte... gli applausi del pubblico... ecc. Chi ha provato sa cosa vuol dire...
Ora come ora non ricordo nemmeno il tempo esatto e la posizione in classifica... ho fermato il cronometro un po' dopo l'arrivo (e chi ci pensava più...) e ha segnato 5 ore e 44 minuti.

La cosa veramente positiva è che comunque dopo poco mi sono "ripreso", le gambe sono risorte e la felicità di aver finito la gara ha preso il sopravvento. Un ottimo pasto, e una super birra hanno definitivamente risollevato il morale...

E per finire, qualche critica (costruttiva...) gli organizzatori se la meritano... Come ho già detto il percorso è meraviglioso, quindi penso sia opportuno valorizzare al massimo questa gara... principalmente fornendo degli ottimi ristori... Condivido chi dice che è difficile portare tanto materiale, bevande ecc. in cima al Thabor, ma sarebbe davvero bello poter trovare qualcosa di più...
Poi il ristoro all'arrivo è stato davvero carente... Un amico arrivato 5 minuti dopo di me non ha più trovato nemmeno la coca-cola... solo più acqua. (il cibo fortunatamente ancora c'era...)
E infine... dover pagare la doccia e il parcheggio credo sia davvero un po' antipatico...
Pare fatto "apposta" per scucirti quattro soldi... La prossima volta datemi un buono per fare la doccia e uno perchè la mia compagna che mi supporta possa parcheggiare vicino gratuitamente... (per prendere la borsa e fare la doccia ho fatto altri 2Km aggiuntivi...).
Pare poi fosse contemplato un servizio navetta per il rientro a Bardonecchia.... che però non era segnalato da nessuna parte... tant'è che abbiamo dato un passaggio a due compagni di avventura, i quali hanno optato per l'autostop dopo oltre mezz'ora di attesa...

Concludo con l'augurio che questo trail cresca, perchè, come già ho sottolineato, il percorso è davvero molto bello...
Per la prossima edizione mi offro volontario a fare il portatore di cibo e bevande  in cima al Thabor!!!

domenica 25 agosto 2013

World Masters Games WMG Torino 2013

Foto World Masters Ganes Torino 2013 (OrcoCamola)
Sito World Masters Games Torino 2013

Dal racconto dell'OrcoCamola ai World Master Games Torino 2013
Quest'anno, a Torino, si sono tenuti i World Masters Games, un evento sportivo mondiale che ha luogo ogni 4 anni e che raduna più di 20 mila atleti. I WMG si possono definire le Olimpiadi degli atleti master: dai 30 ai 100 anni. Per l'ammissione non servono 'minimi sui tempi' o l'appartenenza a federazioni riconosciute; è sufficiente un certificato medico agonistico.
Io e l'OrcoNerio (Soncin) abbiamo deciso di parteciparvi..
 
Mi rendo conto della portata dell'evento alla cerimonia di apertura: dall'Australia sono accorsi 2000 atleti, dal Canada 1800. Incredibile. La cerimonia è preceduta da una sfilata che parte da Piazza Vittorio e raggiunge Piazza Castello. Con gli atleti scorre anche un bel fiume di birra. Non mi va di sfilare con il gruppo degli Italiani perché sul tricolore sfoggiano il nome di un esercizio commerciale; opto quindi per un gruppo di Russi spassosi e senza sponsor. La città di Torino ci accoglie alla grande.
La cerimonia inaugurale è molto bella e particolarmente toccanti sono l'accensione del braciere da  parte del pallavolista Olimpionico Giovanni Lanfranco e l'alza bandiera con il simbolo del comitato internazionale IMGA. Dal palco le varie autorità salutano la variopinta piazza. Quando parla il Presidente della Regione Piemonte provo ad immaginare i suoi pensieri: "Voglio proprio vedere se tutti questi stranieri sono in regola ...". Una goduria vedere tanti atleti/persone di "varia misura e colore".


In base alla mia preparazione di corridore di montagna la logica avrebbe detto di partecipare a qualche gara lunga. Che ne so, diecimila, mezza maratona o per esagerare ai cinquemila metri. Per carità! 100, 200, 400.. mission impossible. Con un mese a disposizione è come trasformare un trattore in una macchina di formula uno.
Scherzi a parte, sapevo benissimo di 'schiantarmi', ma il desiderio di fare una gara veloce  ha vinto su qualsiasi logica. La passione per le pista di atletica  ce l'ho da quand'ero bambino ma non ho mai avuto l'occasione di praticare. Nella vita se una cosa la desideri prima o poi la devi fare. 
Quasi per caso (e per fortuna) mi iscrivo anche al Triathlon
Ho condiviso l'esperienza dei WMG con Nerio che si è rivelato il grande campione quale è. Non ha vinto medaglie ma ha saputo muoversi con un capacità magistrale sia nella preparazione che nella gestione delle sue gare: 400, 800, 1500.
La cosa bella di Nerio è che a 70 anni ha sempre la voglia e l'umiltà di rimettersi in gioco nonostante nella sua carriera agonistica abbia vinto di tutto.
Abbiamo condiviso le tensioni pre-gara e l'emozione infinita della pista con lo stesso 'mal di pancia'. Spero a 70 anni di essere come lui. Nerio nella sua categoria a partecipato a tutte le finali a me è bastata una qualifica sui 100 metri per farmi male ed essere immediatamente eliminato. Ero certo dell'eliminazione, ma il fatto di non non poter correre i 200 e 400 mi ha lasciato un certo dispiacere.
Comunque non ho mai provato una tensione del genere: riscaldamento, camera di chiamata, blocchi di partenza, pronti, sparo. C'è un mondo infinito di capacità fisiche ma soprattutto psicologiche da sviluppare. Proprio come nel trail. Nella mia batteria due Russi e un Indiano. In tribuna  Paolo, Tommy, Umberto e Nerio fanno il tifo. Mi è sembrato quasi di deluderli.
 
Nei giorni di fermo ho seguito le varie finali di atletica e sono rimasto letteralmente basito.
I 100m della mia categoria (mm45) sono stati vinti con 11''20 mentre per la categoria  mm70 con 12''70. Devo dire che l'organizzazione è stata veramente all'altezza e la Fidal Piemonte ha gestito le gare di atletica in modo magistrale. Ho trovato invece veramente deludente il 'provincialismo' del TG3 Piemonte che ha presentato i giochi con dei servizi stile: "portiamo i vecchietti dell'ospizio a fare un po' di sport". Fortunatamente all'arrivo non c'era Elisabetta Caporale specializzata nel ribadire il fatto che hai perso o che potevi fare meglio.
I giorni passano e i WMG giungono al termine: ultima gara il triathlon.  Dopo 4 giorni di fermo il dolore alla gamba diminuisce e decido di essere della partita. Si nuota alla piscina Parri mentre bici e corsa sono all'interno del parco del Valentino.
Il clima della gara incarna pienamente lo stile dei giochi: agonismo e sportività. Applausi per i tempi strabilianti e per atleti in difficoltà nel terminare le 30 vasche. Sugli spalti vedo Giorgio, collega di lavoro e amico che è venuto a vedermi. La sua compagnia mi aiuta a stemperare la tensione della lunga attesa. Socializzo con i 6 compagni di corsia e nuotiamo senza problemi. La frazione in bici è dura ma il pubblico del parco non è niente male. Tra loro parenti e amici accorsi a vedermi mi fanno sentire una super star. Nella frazione di corsa recupero qualche posizione e giungo all'arrivo felice come una pasqua.
Prossima edizione dei world Master Game 2017 a Auckland Nuova Zelanda. Per ora un po' di nostalgia per l'edizione appena conclusa

mercoledì 21 agosto 2013

Bici BDC Passo del Rombo da Merano (Bz) 21 Agosto 2013

Foto Bici BDC Passo del Rombo
Sito della società Passo del Rombo
Sito Gli Orchi Trailers ASD

Dal racconto dell'OrcoPinoR
Più che ai confini dell'Austria questo TimmelsJock 2.509 slm, in italiano Passo del Rombo, pare un passo ai confini del mondo.
Un passo, diciamo, poco famoso, ma che nulla ha da invidiare al vicino passo dello Stelvio.
Inserito nelle OtzTaler Alp, il passo collega la Val Passiria, ultimo comune San Leonardo in Passiria, con la Otz Tal (valle di Otz) in Austria con la località famosa di Solden ad una ventina di chilometri dal Passo.

La volontà di scalarlo, da quando qualche giorno fa sono venuto a conoscenza della maratona ciclistica OtzTaler RadMarathon,  una gara mostruosa che mette a dura prova cuore e gambe di ogni partecipante ecco il percorso della OtzTaler:
- Partenza a Solden (austria) 1368 slm
- Passo Kuhtai 2200 slm
- Innsbruck (Austria) 574 slm
- Passo del Brennero 1377 slm
- Vipiteno Valle Isarco (Bz)  1000 slm
- Passo del Giovo 2094 slm
- San Leonardo in Val Passiria (Bz) 690 slm
- Passo del Rombo 2509 slm
- Arrivo Solden (Austria) 1368 slm
per un totale di 250km e 5500D+.
Non solo la venuta a conoscenza della OtzTaler Marathon, ma anche una enorme, incontenibile (esagerato ndr) voglia di ammirare le Alpi che hanno visto muovere la mummia di Similaun, meglio conosciuto come OETZI l'uomo di ghiaccio, ritrovata nel 1991 proprio nelle OTZALER ALP.
Certo il ghiacciaio di Similaun non si vede dal passo essendo questi sito in Val Senales, ma tant'è, mi piace pensare che OTZI nelle sue scorribande da uomo dell'eta del rame, 5000 anni fa, abbia attraversato gli stessi luoghi, solcato le stesse pietre che portano al passo Rombo.

L'escursione in BDC al passo del Rombo non è da prendere alla leggera, immaginate di fare, come difficoltà, un passo dello Stelvio con in più 17 piccoli e schifosi tunnel al buio, senza luce, freddi e grondanti acqua. Ed attenzione agli ultimi tunnel, sull'asfalto potreste trovare anche il ghiaccio.
Inoltre i dieci chilometri finali, inutile dirlo, sono da fare prestando la massima attenzione sia in salita che in discesa vista l'esposizione del percorso. Ne guadagna, però, la panoramica, che è eccezionale.
Il consiglio è quindi di andare ben attrezzati con vestiario adeguato e luci di posizione, l'ultimo tunnel, alla frontiera austriaca, di 550 metri assolutamente al buio.

Ecco i numeri :
Localita di partenza ; Merano (Bz) 325 slm
località di arrivo       : Passo Rombo 2509 slm
percorso                   : Val Passiria fino a San Leonardo (690 slm) poi seguire segnaletica (30km al passo) per statale 44Bis per il passo Rombo
distanza                    : 50 km
distanza totale           : 100km
dislivello totale          : 2500D+ per via dei sali e scendi della Val passiria
Sono partito oggi 21 Agosto 2013 alle 7.30, da Merano, con un cielo terso ed una fresca temperatura, risultato del temporale estivo seguito da vento di Fhoen.
L'allenamento è ottimo, per via del Passo Stelvio fatto l' 11 agosto 2013 ed a seguire il passo Giovo del 16 Agosto 2013. Queste cicloturistiche le ho inframezzate con  corsette a piedi di 8-10 km tra gli splendidi e ricchi  frutteti di Lagundo, un comune a due passi da Merano.
Il trasferimento da Merano al comune di San Leonardo in Passiria, dove inizia la vera salita, non è facile ... trattasi di sali e scendi sulla statale 44 che mettono a dura prova l'incipit del trip.
Ma non solo la parte muscolare è interessata, anche la parte meccanica della cambiata ne risente per via del continuo variare delle pendenze.
La salita inizia a San Leonardo in Passiria non troppo cattiva per i primi cinque chilometri, poi con bei tornati in mezzo al bosco s'impenna  fino ad arrivare al bivio di Corvara.
Salita mai difficile, per intenderci, nessuna somiglianza con la salita all'Aquila di Giaveno (per i Torinesi che leggono).
Dopo il bivio di Corvara in Passiria, un tratto di quattro chilometri lascia riposare le gambe e ... tenetevi pronti per gli ultimi dieci chilometri strappaMuscoli. Guardando in alto non fatevi spaventare dalle pendenze, paiono a vederli da lontano dei muri invalicabili, ma con calma tornante dopo tornante vengono domate.
Prima degli ultimi tornanti ecco il telescopio che permette di vedere il Monte dei Granati (3.304 m) e il Monte Principe (3.403 m), coi loro ghiacciai.

Scalati gli ultimi tornanti all'ingresso dell'ultima galleria buia, umida, stretta e bagnata ecco il cartello indicante che manca un chilometro all'entrata in Austria.
Passata la galleria con un leggero falsopiano arrivo finalmente al passo Rombo dopo 4 ore e 40 minuti di bicicletta.
Il Passo è in territorio austriaco, e qui in cima è visitabile il Museo del Passo che sporge dal versante tirolese a quello altoatesino, marcando il carattere transfrontaliero del Passo del Rombo.
La "grotta di ghiaccio” allestita all'interno è un tributo ai pionieri di questa strada alpina e alla loro meritevole opera.

venerdì 16 agosto 2013

Bici BDC Passo del Monte Giovo da Merano (Bz) 16 Agosto 2013

Foto Bici Passo del Monte Giovo

Noi ci batteremo come cavalieri antichi, e Dio e la nostra Santa Vergine ci daranno la loro benedizione. (Andreas Hofer. Il Tirolese che sfidò Napoleone)

Dal racconto dell'OrcoPinoR
La Val Passiria è a mio parere la chiave per conoscere il Sud Tirolo.
All'ingresso della Val Passiria, si trova il comune di Tirolo ed il suo famoso e splendido castello che danno il nome alla regione.
In alta Val Passiria il passo del Monte Giovo permette la comunicazione stradale con la cittadina di Vipiteno in Valle Isarco, evitando di scendere a Bolzano per risalire il fiume omonimo.

Di Vipiteno poi ... ne sono rimasto entusiasta, per il castel Tasso appartenuto all'ordine dei cavalieri Teutonici. La splendida rocca dominante l'ex zona paludosa del torrente Isarco e tutto il circondario di Vipiteno fino a intravedere il passo del Brennero.

Sempre in alta Val Passiria si trova il Passo del Rombo con i suoi 2500 slm  permette la comunicazione stradale con l'abitato di Solden nel Tirolo Austriaco.

E poi la Val Passiria, luogo di nascita dell'eroe tirolese Andreas Hofer, fucilato per la causa irredentista dalle truppe Napoleoniche agli inizi dell' 800' quando il Tirolo per volere francese faceva parte del Regno D'Italia.
E proprio a S.Leonardo in Passiria si trova la casa natale di Andreas Hofer ed il museo a lui dedicato.
Gli echi irredentisti non sono affatto placati ed in questa valle è presente proprio il nocciolo più oltranzista, esso è il seme messo dagli austriaci alla fine del 1700 quando le popolazioni italiane e ladine vennero sottoposte a un processo di assimilazione forzata dal governo asburgico.

Insomma un buon motivo sportivo e storico per intraprendere in bici da strada il percorso che da Merano attraversa tutta la Val Passiria ed infine giungere al Passo del Monte Giovo, ecco i numeri

Partenza                  : Merano (Bz) 325 slm
Arrivo                      : Passo del Monte Giovo 2094 slm
Distanza                  : 42km
Distanza totale        : 84km
Dislivello Positivo   : 2000D+ causa i continui sali e scendi tra i comuni di  Merano e S.Leonardo in Val Passiria.

I chilometri, visionando i freddi numeri, non sono tanti ma prima di attaccare la salita occorre conquistarsi quei 20 km di sali e scendi della statale nr.44 che da Merano portano al comune di S.Leonardo in Passiria. S.Leonardo si trova a 689 slm dove troviamo i due bivi famosi, quello per il passo Rombo e quello per il Passo del Monte Giovo.
La salita per il passo del Monte Giovo parte subito secca, ma se non vi siete fermati a S.Leonardo per il classico e buonissimo strudel di mele la farete senza tribolare troppo.
Si procede su un bel bosco di conifere intramezzando viste mozzafiato sulle alpi del Tirolo.

Si alternano adesso piccole frazioni abitate tutto l'anno da contadini/albergatori che offrono con le loro GastHof un ottimo servizio per chi trascorre qui le vacanze estive ed invernali.
La vista panoramica è splendida e le pendenze sempre abbordabili mai durissime. Abbiamo 1500D+ distribuiti su quasi 20 km dall'inizio della salita di S.Leonardo.

La nota negativa è che mettendo il passo del Giovo in  comunicazione la Val Passiria con Vipiteno nell'alta valle Isarco, questo passo viene utilizzato per diletto dai motociclisti che accorciano le distanze evitando di transitare da Bolzano. Preparatevi amici ad avere un intenso traffico di mezzi a motore.
Pochi i tornanti, il dislivello viene guadagnato lentamente con lunghi rettilinei sempre su un buon manto stradale, belle ed agevoli  le ultime rampe che portano al Passo, un po' meno bella la cima dove è presente un'unica baita in legno fungente da Rifugio/Bar per avventori di qualsiasi mezzo.

Al Passo faccio amicizia con un autoctono, mi spiega in italiano con un accento spiccatamente tedesco, che arriva da Vipiteno e che dopo il passo del Giovo attaccherà il Passo del Rombo... si sta allenando per la Otztaler Marathon del 25 agosto 2013 . Guardate il link amici ... un gara in bici splendida con partenza da Solden in Austria, poi Innsbruck, passo del Brennero, Vipiteno, Passo del Giovo, Passo del Rombo ed infine nuovamente a Solden.


giovedì 15 agosto 2013

SIERRE ZINAL – LA COURSE DES CINQ 4000 11 Agosto 2013

Foto Sierre Zinal 2013 (OrcoJoak)
Video TV Svizzera Sierre Zinal 2013
Classifica Sierre Zinal 2013
Sito Sierre Zinal
Sito Gli Orchi Trailers ASD

Edizione 2012 (foto e racconto OgreDoctor)

Dal racconto dell'OrcoJoak
Svizzeroo?? No……, ORCO!

È così che si presentava il nostro OrcoZoppo in trasferta in quel della Svizzera a tutti quelli che incontrava sulla linea di partenza della Sierre-Zinal 2013, ma, si sa, gli orchi sono orchi di natura.

Abbiamo deciso per questa avventura fuori confine un pò all’ultimo momento, senza programmarla troppo. In realtà, siamo stati agevolati dalla precedente esperienza dell’OgreDoctor e dal suo racconto pubblicato sul nostro Blog 2012

Cos’è la Sierre-Zinal: la gara dei cinque Quattromila (Bishorn-4153 m, Weisshorn-4506 m, Zinalrothorn-4221 m, Obergabelhorn-4063 m, Matterhorn-4478 m) che si possono ammirare dal punto più alto del percorso intorno al 25° km.
Una gara che, per il suo 40 anniversario, è stata trasmessa in diretta TV dall’emittente svizzera RTS Sport.
Una gara di richiamo internazionale in grado di allineare sul nastro di partenza campioni e campionesse del calibro di Gabriele Abate (recente campione europeo di corsa in montagna), Jornet Burgada Kilian, Wyatt Jonathan (attuale detentore del record della corsa) e la nostra Desco Elisa da Savigliano, vincitrice 2013.
Per quanto riguarda gli orchi, che dire: c’è l’abbiamo messa tutta. Soprattutto nel superare il primo kilometro verticale che, dopo alcune centinaia di metri dalla partenza si è presentato a noi come un vero muro. 5 km di salita per un dislivello di circa 1000 m che poi proseguiva appena meno ripido fino a Chandolin.
La nostra preoccupazione, forse esagerata, è stata quella di superare in tempo il cancello orario delle 3h e 15m, pena squalifica. In realtà abbiamo raggiunto il punto di controllo della Tiqnousa dopo 2h e 15m dalla partenza, con ampio margine di sicurezza.

Presso il ristoro dell’Hotel Weisshorn, tra le altre bevande, ci hanno servito dell’ottimo brodo caldo e salato che io e l’OrcoZoppo abbiamo puntualmente sputato nell’erba, optando poi per i più tradizionali integratori.
L’arrivo a Zinal, per quel che mi riguarda, è stato veramente commovente. Non mi era ancora capitato un tributo di entusiasmo e di tifo da parte del pubblico che ti accoglieva nell’ultimo rettilineo prima del traguardo come se fossi il vincitore della gara mentre ero solo uno che terminava la sua fatica dopo 5 ore di gara.

Complimenti alla partecipazione del pubblico e anche all’organizzazione impeccabilmente svizzera.

domenica 11 agosto 2013

Bici BDC Passo dello Stelvio da Merano(BZ) 11 Agosto 2013

Foto bici BDC Passo dello Stelvio da Merano(Bz) 11 Agosto 2013

Dal racconto dell'OrcoPinoR
Chi non conosce il Passo dello Stelvio?. Raccontare la sua storia  non basterebbe un'enciclopedia.
In macchina, in moto ed in bici; chi non vorrebbe salirci per metterci il naso e stare a cavallo tra la Lombardia, l'Alto Adige e la Svizzera?
Si può salire dalla Lombardia-Valtellina oppure dall'Alto Adige-Val Venosta statale nr.38.
Quest'anno ospite a casa della mia syster in law che lavora in quel di Merano, per nulla al mondo potrei rinunciare alla salita in bici da corsa al Passo dello Stelvio.
Il progetto iniziale è quello di salire dal comune di Prato allo Stelvio in Val Venosta con  27km e 1800D+, ma poi mi sono detto: perchè prendere la macchina per i 50 km che separano Prato allo Stelvio da Merano?.
Visto che passerò nel Parco Nazionale dello Stelvio vorrei abbassare il mio impatto inquinante- Decido quindi di fare l'intero tragitto da Merano al Passo dello Stelvio in bici da corsa ecco i numeri:

Partenza            : Merano (Bz) 325 slm
Arrivo                : Passo dello Stelvio 2760 slm dopo 76km
distanza totale   : 150km A/R circa
dislivello totale  : 3000D+ circa , i saliscendi della Val Venosta hanno incrementato il dislivello totale.

La bici, la mia Olympia KarboRace, l'ho trasferita a Merano con estrema delicatezza e le modifiche inorganiche apportate all'handlebar e allo steam, dono per il mio genetliaco, la fanno diventare almeno per me, un oggetto prezioso.
Controllo in modo maniacale la bici prima di partire per Merano e mi accorgo smontando la ruota posteriore che le viti che agganciano il deragliatore al telaio sono leggermente svitate... ecco perchè il cambio sul pignone non entrava bene. Provvedo a dare un'avvitatina... fiuuuuuu meno male che me ne sono accorto, immaginate se avessi avuto dei problemi al cambio a quota 2800 slm.
Il giorno prima dell'impresa vado a visionare quale strada prendere per salire in Val Venosta. Il dubbio è che per l'intenso traffico di Domenica 11 Agosto 2013, non poter riuscire a godere dello splendido paesaggio che offre l'Alto Adige.
Decido di provare a seguire la RADROUTE (pista ciclabile) che da Merano porta al Passo Resia (confine con l'Austria) dalla Val Venosta.
Il giorno prima vado a fare la ricognizione nel comune di Lagundo dove c'e' un'ulteriore entrata della RADROUTE.

Sempre il giorno prima preparo lo zainetto con tutto il necessario per i 2800 slm, anche se ho scelto una giornata soleggiata e priva di precipitazioni, meglio andare attrezzati:
- maglia maniche lunghe
- giubbottino antivento
- maglia di ricambio
- gambali
- cappellino
- kit per attrezzi bici
- gomma di ricambio
- 1 litro d'acqua in 2 borracce
- 1 gel
- 2 barrette
- 2 panini (la lattina di birra la compro al passo dello Stelvio, unico impatto inquinante)

Inoltre mi preparo la mia personale CarboCake da consumarne almeno 1/4 il mattino a colazione prima della partenza ecco la personale ricetta:
250 grammi di zucchero, 2 uova, 350 grammi di farina, un bicchiere di olio di semi, un bicchiere di latte, una bustina di lievito, mescolare con tutto con ordine et voilà una potente bomba calorica per affrontare almeno per le prime 4-5 ore qualsiasi impresa sportiva di endurance.

La partenza prevista alle 6.30, ma per la tensione nervosa dopo un chilometro mi accorgo di aver dimenticato il caschetto ... bravo OrcoPinoR ,,, chi ben  inizia è a metà dell'opera.
La ciclabile che porta in Val Venosta alle 7.00 a..m del mattino in solitaria è qualcosa di mistico, si sale tra filari di mele pronte per essere colte (ormai mancano poche settimane al raccolto), il fiume Adige qui è solo un grosso e impetuoso torrente. Il paesaggio disegnato con un ordine teutonico che su tutto  regna assoluto e inquietante.
Credo che molti amministratori delle nostre regioni abbiano molto da imparare (senza esagerare) da questi contadini altoatesini.
Passato Lagundo la valle riprende con bei pianori, frutteti, vigneti e castelli :

- Castel Juval facente parte dei Musei di Reinhold Messner.
Castel Coira
- CastelBello

Il limite sulla ciclabile è dei 30 orari, e spesso si interrompe per dare precedenza a strade comunali, passaggi obbligati, cosi che a Silandro mi stufo della ciclabile e inforco la Strada Statale nr.38 della Val Venosta.
Da Silandro procedo fino a Prato allo Stelvio, con un bel traffico di automobili e moto, con un altro ciclista (Gabriele) nativo del lago d'Iseo con cui ho fatto amicizia.
Ecco il bivio per Prato allo Stelvio sulla sinistra con il passaggio a livello, a destra prosegue la statale nr.40 per il Passo Resia.

Il rettilineo che dal bivio porta al paese,  con Gabriele, lo fumiamo a velocità supersonica, non vediamo l'ora di affrontare la salita ... siamo caricatissimi.
Gabriele sale veloce ed anche i miei battiti tant'è che supero i 160 bpm, e non posso seguirlo ... vai Gabriele magari ci vediamo alla Cima Coppi.
Iniziano i fatidici 48 tornanti che portano al Passo dello Stelvio.
-48 tornanti
Ed eccola la salita appena  dopo il paese di Prato allo Stelvio, mi raccontavano dei famosi 48 tornanti ed ecco anche il fatidico cartello segnante Tornante nr.48 mostruosi, chissà se ci li farò a domarli tutti.
Prima dell'abitato di Trafoi ecco apparire le cime del massiccio dell'Ortles con i suoi 3.905 metri di altezza l’Ortles è la cima più alta dell’Alto Adige.
Qui la natura la fa da padrona e le case letteralmente si fondono in un’unica entità armoniosa.
Trafoi a quota 1.600 è un tranquillo paesino, sulla statale l'Hotel gestito dal famoso sciatore della valanga azzurra Gustav Thoeni e me lo vedo davanti alla porta urlare con il megafono "Vieni a sciare con noi al Planibel".

-45 tornanti
 I tornanti si susseguono in un bellissimo e fresco bosco, -45 , -40... purtroppo la nota negativa è il traffico motorizzato che nei tornanti, se eccessivo, può essere un pericolo per i ciclisti. Il pericolo arriva soprattutto se ad occupare la carreggiata sono due bus oppure un bus e più macchine. Occorre prestare molta attenzione.
Altra nota negativa è la maleducazione di alcuni motociclisti (lo sono stato anch'io) sopratutto quelli con moto iper-stradali che più volte mi hanno fatto rasetta (sfiorare in piemontese ndr)penso per pura cattiveria.
-35 tornati
La fame si fa sentire ma di fermarmi nessuna idea, consumo il gel di maltodestrine e zuccheri dell'Aptonia (costo 0,50 cent)

-25 tornanti
Fotografi con camioncini al seguito www.fotostelvio.com, scattano le foto ai ciclisti e motociclisti  di passaggio per rivenderle sul WEB.

-20 tornanti
Lassù si intravede il Passo dello Stelvio, il famoso biscione fa veramente paura, ma non ci penso, testa bassa. Velocità 7-8 km/h battiti a 155bpm.

-15 tornanti
Il cielo terso, la temperatura ideale, l'asfalto perfetto i tornanti che permettono di riposare tutto procede.

-10 tornanti
Alcuni ciclisti si fermano per riposare, l'altitudine fa brutti scherzi, altri procedono con la bici al fianco, ognuno sale come può.

-5 tornanti
Dai Orcopino sei quasi in cima, sento l'odore dei BratWurst che arriva dal Passo.

-0 tornanti
Cima conquistata sembra di essere al mercato o ad una festa paesana, più motociclisti che ciclisti, la soddisfazione però è tanta.

Il Passo dello Stelvio non è diverso da altri valichi alpini, le botteguccie con i souvenirs, i bar per i turisti, tante moto e macchine che salgono per il puro piacere di esserci.
Alcune bancarelle di venditori di wurstel e crauti che affumicano piacevolmente il passo. Il rito si ripete ogni estate da che intono al 1950 il colle e stato asfaltato e nel 1953 ha visto l'impresa del mitico Fausto Coppi.
Foto di rito, sbrano i due panini che mi sono portato al seguito e giù a rotta di colla verso Merano facendo molta attenzione in discesa, i tornanti con il traffico motorizzato sono da prendersi con le molle.

Il ritorno molto più complesso dell'andata poichè a Prato allo Stelvio ho avuto la geniale idea di inforcare la ciclabile, dove fino a Silandro ha dei tratti non asfaltati ed è infarcita di bimbi in bici. Non fate il mio stesso errore se volete essere veloci seguite la statale nr.38 molto più veloce e sicura.

Arrivo a Merano alle 15.00 non eccessivamente stanco ma non del tutto cosciente della giornata, la assaporerò e la gusterò, nei giorni a venire, come un sommelier gusta e centellina un buon bicchiere di vino Gewurztraminer.

domenica 4 agosto 2013

ROYAL ULTRA SKY MARATHON Ceresole Reale(To) 4 agosto 2013

Foto Royal Ultra Sky Marathon 2013
Classifica Royal Ultra Sky Marathon 2013 52km 4000D+
Classifica Roc SkyRace 2013 32km 2000D+
Sito Royal Ultra sky Marathon
Sito Gli Orchi Trailers ASD

Edizione Trofeo Kima 2012 (foto e racconto OrcoCamola)

Edizione Royal Ultra Sky Marathon 2011 (foto e racconto OrcoPino)
Edizione Royal Ultra Sky Marathon 2010 (foto e racconto OrcoVittorio)
Edizione Royal Ultra Sky Marathon 2009 (foto e racconto OrcoGreg)
Edizione Royal Ultra Sky Marathon 2008 (Sito RUSM)

Un parco naturale
le strade di caccia 
utilizzate per uccidere, 
trasformate in una 
gara a chi arriva primo.

Dal racconto dell'OgreExtreme alla Royal
Ci siamo lasciati due anni fa (edizione del 2011)  con la promessa di ritornare su queste montagne di casa, affascinanti quanto alle volte dimenticate e mantenute nell’oblio, tanto che quando ne percorri i sentieri  assapori ancora quelle essenze di una montagna estranea alla civilizzazione e intrisa di una recente storia (quella reale) che ha saputo valorizzare anche il versante piemontese del Gran Paradiso, quello più aspro, più selvaggio e meno accessibile.
Così mi ritrovo a Ceresole Reale sabato pomeriggio per iniziare questa nuova, lunga e faticosa avventura della Royal 2013. Mi aggrego ai 3 amici “Orchi” che fanno parte del gruppetto che rappresenta la nostra Società.
Pino e Mauro hanno come obbiettivo la Roc skyrace di 32 km e 2000 mt di D+, mentre insieme all’OgreDoctor (alias Antonio Diego) siamo iscritti alla Royal di 52 km e 4000 metri di D+.
Le premesse per divertirsi e riuscire ad assaporare appieno di questo meraviglioso angolo di Piemonte ci sono tutte: le previsioni confermano tempo stabile con qualche possibilità di temporale pomeridiano e lo stato dei sentieri è decisamente migliorato nell’ultima settimana e solo 3 o 4 nevai potrebbero procurare qualche problema di percorrenza dei sentieri reali alle quote più elevate.
Anche se conosco la zona e il percorso nei minimi dettagli, alla sera ripasso mentalmente per l’ultima volta il profilo altimetrico; partenza dalla diga del Teleccio (mt. 1917) e a seguire colle dei Becchi (2990 mt.), Bocchetta del Ges (2692 mt.), colle della Porta (3002 mt.), colle della Terra (2922 mt.), colle di Nel (2551 mt.) con arrivo a Ceresole (1580 mt.) da quest’anno nel prato antistante il rifugio Mila.
Tutta la mia attenzione è però focalizzata sull’ultima interminabile salita che dal fondo valle, attraversando la conca del rifugio Jervis conduce dopo 800 metri di dislivello al colle di Nel. Lì nell’edizione del 2011 dovetti dare fondo a tutte le mie energie psico-fisiche per arrivare al colle, dopo una crisi (causata dal grande caldo) che mi costrinse più volte a fermarmi per problemi all’apparato digestivo.
Mentalmente affronto questa gara in maniera ottimale conscio di avere una buona preparazione e soprattutto libero da qualsiasi ansia cronometrica visto che la voglio utilizzare come ultimo allenamento in vista della TDS, per cui invece di riposarmi nei gironi precedenti per recuperare la mole di lavoro del mese di luglio  tra il venerdì e il sabato penso bene di farmi 2400 mt di D+ su 30 km di distanza (questo tipo di allenamento masochistico viene definito da Guillaume Millet  W.E.C. - week end chock - e si propone di accumulare km e metri di dislivello in due o tre giorni come preparazione per le ultra trail).
Le gambe quindi sono quello che sono per cui nei momenti critici dovrà essere la testa a fare la differenza.
Mattina del 4 agosto: le navette ci conducono verso la diga del Teleccio e solo all’altezza delle ripide rampe finali della strada le prime luci del giorno ci svelano gli umori del tempo che ci accompagnerà nell’arco della giornata e della nostra cavalcata.
I cielo è terso e i paventati venti di sud ovest hanno al momento lasciato spazio a quelli da nord ovest e quindi forieri di tempo stabile almeno sul versante piemontese del Gran Paradiso.
Ore 7: tutto pronto. I 400 mountain runners sono tutti radunati sulla diga del lago; da qui a poco ci sarà il via. Con qualche minuto di ritardo ecco lo start. La prima rampa sgrana il gruppo, che allungato percorre la riva del lago sino alla base dello spalto roccioso che sostiene il piano dove è posto il rifugio Pontese. Sono 200 metri di dislivello che il gruppone affronta allungato ma ancora troppo compatto. Sul sentiero principale e sui tagli laterali si intrecciano i concorrenti con rallentamenti a volte anche considerevoli. Questa perdita di tempo potrebbe penalizzare quei corridori che sono al limite nel  passaggio del cancello del colle dei Becchi posto entro le 2 ore di gara.
Partendo a rilento anche io rimango “imprigionato” su questa ripida rampa senza poter far nulla se non mettersi al ritmo di chi ti sta davanti.
Arrivato finalmente al rifugio, un breve attimo di respiro concesso da una discesa, e poi si riparte per la lunga e tortuosa salita che conduce al primo colle, quello dei Becchi. Le gambe come mi aspettavo stentano a spingere, ma almeno l’allenamento delle settimane precedenti con salite in quota hanno dato i loro frutti per cui anche avvicinandomi ai 3000 mt la mia andatura non ne risente. Procedo nel silenzio dei miei pensieri alzando alle volte lo sguardo alle montagne che mi circondano e più velocemente del previsto sono al colle.
Senza fermarmi affronto subito la discesa molto tecnica nella prima parte. La neve abbondante di questa primavera ora ben compatta facilita la discesa altrimenti da affrontare su una impervia e pericolosa pietraia. Inoltre l’aiuto delle corde fisse posizionate dagli addetti dell’organizzazione  permettono di  scivolare e correre in sicurezza sino al pianoro sottostante. Ora siamo al cospetto della maestosa parete sud del Gran Paradiso; attraversiamo praterie e torrenti, in un ambiente di  straordinaria bellezza e raggiungiamo il ristoro dell’alpe la Bruna.
Il solo tempo di rifornirsi di acqua e sali e via si riparte per la bocchetta del Ges.
Soffro. Sì soffro terribilmente i primi 20 minuti di questa salita. Le gambe non rispondono e la testa stenta a prendere le redini dell’azione. Solo all’inizio del traverso che porta alla Bocchetta riesco a ritrovare le giuste sensazioni. Trovo il ritmo. Il respiro funge da metronomo: arrivo alla Bocchetta, un “grazie” ai volontari, e subito giù in discesa verso il Gran Piano.
Il sole e il caldo iniziano il loro lavoro ai fianchi e sapersi reidratare con continuità è fondamentale. Dopo il Gran Piano il lungo traverso che porta all’alpe del Broglio è da gestire con attenzione: bello scorrevole ma se ti lasci prendere la mano arrivi all’inizio della salita per il colle della Porta a corto di energie. Alcuni concorrenti mi sorpassano con un buon passo, vorrei seguirli ora la gamba c’è, gira, ma non voglio esagerare, preferisco tenere un ritmo moderato e li lascio sfilare.
Finalmente arrivo all’alpe del Broglio. Qui finisce il lungo traverso (qui si dividono anche le due gare)  e inizia la salita per il colle della Porta: salita con pendenze moderate, quasi interamente su strade reali, ma molto molto lunga. Una leggera brezza per fortuna ci accompagna e ci concede un po’ di refrigerio. Il colle, incastonato tra alte pareti rocciose, sembra essere sospeso nel cielo , nell’aria; qui comprendo bene il termine di skyrunning. Raggiungere questi colli, attraversare nevai, correre nella discesa successiva liberando le proprie energie questa è l’essenza di chi ama affrontare queste sfide sportive.
Alzo la testa, ancora uno sguardo ora il colle è lì; un ultimo nevaio e ci siamo. Raggiungo il colle, siamo a oltre 3000 metri di quota, mi rilasso uno sguardo alle montagne che mi circondano un sorso di tè e riparto.
Scendo rilassato, non ho fretta, amo portarmi a spasso in questi luoghi con tranquillità. Anche in gara cerco la solitudine, mi piace alle volte correre solo con la montagna.
Uno veloce sguardo all’orologio mi fa percepire che siamo a metà gara  e forse oltre. Finita la discesa costeggio brevemente la sponda del lago Lillet e da  qui si ricomincia a salire verso il colle della Terra. Salita breve ma ripida. Ormai ho trovato il ritmo e l’andatura. Automaticamente le mie gambe gestiscono le variazioni di pendenza e assecondano le asperità del terreno. Che sensazione piacevole.
Colle della Terra: il quarto colle di questa lunga cavalcata. Senza concedere respiro la ripida discesa  ci conduce con un’alternanza di saliscendi al casotto di caccia del Bastalon. Sono 6 ore e 10 minuti che corro, cammino e soffro. Ma ormai ci siamo; un’ultima discesa che ci conduce al ponte del torrente Carro e invertiamo la rotta puntando finalmente verso il lago di Ceresole.
In mezzo però ancora la difficoltà (e che difficoltà) della salita al colle di Nel.
Cercando di gestire le forze rimaste nel migliore dei modi, con corsa leggera percorro i 3 km di single track che dal ponte del Carro conducono all’attacco della salita nei pressi della borgata di Chiappili superiore.
La prima parte della salita scorre via bene. Sono contento. Rimane da percorrere ancora il lungo traverso ascendente verso il rifugio Jervis e il più è fatto. Ma qui il caldo poco per volta inizia a  presentarmi il conto.
Continuo a bere con regolarità, integro con sali e zuccheri, ma il caldo mi sta opprimendo. L’andatura rallenta, abbasso la testa, lo sguardo fisso sulla lunga losanga granitica, rovente, abbagliante che precede l’ultimo tratto di salita. E poi lo stomaco si chiude sempre più, nausea. Ora è dura, ma ci siamo il rifugio è a 10 minuti.
Ci arrivo provato. Sono accolto dai volontari che mi porgono bevande e cibo. Ringrazio, bevo ma la testa è già alla rampa finale del colle di Nel. Terribile, ripida, mentalmente infinita.
Lascio il ristoro, quasi scappo dai piaceri che possono offrire, e proseguo correndo lungo la  sponda del lago-torbiera che occupa la conca di Nel; superato un dosso le bandierine indicano inequivocabilmente la strada da percorrere. Lassù alla mia sinistra, 300 metri più in alto il colle.
Inizio a salire. La testa fa il suo dovere e mi porta fuori dalle sofferenze corporali; ultimo 100 metri il sentiero si raddrizza ulteriormente, ma il colle è lì. Ci sono, sono al colle.
La Royal 2013 è alle spalle; ora la sola tecnica, lunga e difficile discesa verso Ceresole mi divide dal traguardo o meglio mi divide dalla soddisfazione di aver ancora una volta regalato a me stesso quell’infinito piacere di aver “corso a fil di cielo”.


Un doveroso pensiero lo voglio rivolgere ad Antonio. Una ferita causata da una caduta lo ha messo fuori gioco all’alpe la Bruna. Ti prepari per mesi e poi…Tieni duro la TDS è lì e ci aspetta a fine mese.

Dal racconto dell'OrcoPinoR alla RocRace
Dopo la felice esperienza della Royal nel 2011, la voglia di iscrivermi nuovamente alla 52km era tanta, ma... visto che quest'anno tentiamo l'avventura della TDS una delle gare dell'UTMB ho deciso con l'OrcoIng e OgreDoctor di utilizzare la RocRace 32km come ultima gara prima dell'UTMB,
Penso sia difficile digerire la RUSM a 24gg dalla TDS, scegliamo la RocRace anche per scoprire dove porta la nuova discesa che si catapulta dal colle Sià a Ceresole Reale seguendo il lungo lago sulla sinistra orografica della Valle Orco arrivando al Rifugio Massimo Mila.
Con me a Ceresole Reale altri 4 Orchi quindi: OrcoIng, OgreDoctor, OgreExtreme, OrcoIvan.

Già dal mese di di Aprile sapevamo, grazie ad Ezio, che la location per la partenza navette ed arrivo gara sarebbe stato il PalaMila,cosi che abbiamo prenotato la mezza pensione al Rifugio Mila.
La preparazione alla gara inserita nelle sequenza di eventi dello speciale Trofeo Orco dell'Anno della nostra società Gli Orchi Trailers Asd, cosi da arrivare all'appuntamento con il giusto allenamento e senza grandi acciacchi.
Sabato 3 Agosto 2013 è arrivato e già ne primo pomeriggio prendiamo possesso della stanza da 4 letti a castello per 8 persone del Rifugio Mila.
Il briefing puntuale delle 18.15 al Palamila tenuto da Stefano ci svela il cambio di percorso finale sia per la Roc sia per la Royal, un pò più lungo per la Roc 32km un pò piu corto per la Royal 52km.

Siamo davanti al Palamila con una temperatura di 17 gradi, dopo un breve temporale che ha rinfrescato l'aria ma ci piace assai poichè si arriva dalla caldazza di una Torino bollente a 35 gradi.
Svelati i punti chiave della gara da Stefano è ora della cena al Rifugio Mila che si presenta con dei nuovi gestori, giovani e intraprendenti.
Il rifugio, a differenza del 2011, e' stracolmo in ogni ordine di posto.
Per la mezza pensione ci viene offerta una cena con piatti fissi senza nessunissima alternativa (la servente in sala ci dice a sorpresa); una pasta scotta (probabilmente riscaldata o precotta poichè ci è arrivata al tavolo dopo 5 minuti dalla nostro arrivo) dichiarata alla puttanesca ma che di puttanesca aveva solo le abbondanti cipolle!!!, un secondo con una fettina di pollo secca e mal cotta alla brace con contorno di polenta taragna (quella avanzata dal menù barbecue del pomeriggio?)!!!!! segue l'assenza del dolce o della frutta, mezzo litro di vinaccio sfuso pagato a parte.
Il menu non è condiviso con gli avventori che decidono di cenare in autonomia senza mezza pensione...i piatti mi sono sembrati migliori...noi figli di un Dio Minore.
La mezza pensione con letto a castello condivisa con altre persone e bagno in comune, dal costo di 45euro... intraprendenti i nuovi gestori.
Spero che il trattamento sia stato un caso, dovuto al numero elevato di clienti...manderemo qualcuno della scuola di Antonino Cannavacciuolo.
Invidio l'OgreExtreme che nel suo CUBO FIAT in autonomia si è preparato la cena ed attrezzato per notte,

Un plauso, e questo ci và, ai gestori del Rifugio Mila per essersi alzati alle 3.30 a.m. ed averci preparato la colazione (biscotti, crostata rigorosamente cibo confezionato) alle 4.00 a.m., le navette per la diga del Teleccio sono partite dal PalaMila alle 5.00 a.m.
A mio parere la parte più difficile e rischiosa della gara si rivela sempre il tragitto in navetta da Ceresole Reale alla Diga del Teleccio nel Vallone del Piantonetto.
Salgo sulla navetta che contiene  circa 40 persone, abbasso il cappellino, chiudo gli occhi e li riaprirò solo alla partenza prevista alla diga del Teleccio a quota 1.950 slm., purtroppo non ho portato i tappi per le orecchie, ad ogni curva i semiassi del mezzo facevano un baccano incredibile, urlavano volevano, poverini, avere una pò di manutenzione... che Dio ci conservi.

Eccoci alla diga del Teleccio di proprieta dell'IREN main sponsor della gara.
Controllo dello zaino per il materiale obbligatorio,  una bevanda calda e ci portiamo sulla diga per la partenza. Memore del 2011 con code formatesi sul ripido sentiero che va al Rifugio Pontese con passaggio al pelo del cancello del colle dei Becchi, quest'anno decidiamo con alcuni Orchi di partire in prima fila.
Prima della partenza scambio due chiacchere con Raffaella, e la prego di mettercela tutta per difendere i colori del Piemonte... e poi Raffa hai un conto un sospeso con Emanuela per via di quell'arrivo al fotofinish alla Becca di Nona del 2010...ricordi?

Alle 7.10 la partenza della gara e naturalmente essendo davanti non si puo' che correre,,,,,,e la partenza a razzo ci dà ragione riesco ad arrivare al colle dei Becchi in 1ora e 20minuti, limando al 2011 circa 40minuti.
Prima di arrivare al colle dei Becchi, sottostante i Becchi della Tribolazione, ci coglie un piovasco che ci fa temere ma dura un attimo, qualche atleta tira fuori la giacca antipioggia ma non servirà.
Prima di arrivare al colle dei Becchi su una brutta pietraia con pendenze importanti alcuni atleti provocano uno smottamento di grossi massi che per pura fortuna non colgono altri skyrunners, nel momento convulso mi si rompe un bastoncino, un Leki  di quelli non telescopici ma che si dividono in 3 parti grazie al cordino... MAI PIU' BASTONCINI CON IL CORDINO... mi toccherà fare la gara senza bastoncini ahimè.
Al colle dei Becchi il il primo cancello orario con un furtivo ristoro ed i consigli dei volontari presi al volo.
La temuta discesa dal colle dei Becchi arriva e ... sorpresa quest'anno è in massima parte innevata.
E'  un piacere scenderla poichè è attrezzata magnificamente con corde fisse che aiutano non poco gli atleti ed  il sottoscritto visto che sono privo di bastoncini.
Il temuto torrente nel Vallone del Gias della Losa, con l'acqua che arriva al polpaccio lo attraversiamo senza toglierci le scarpe, tutto di un fiato, le scarpe tecniche e il meteo buono fan si che le scarpe si asciughino in un amen.
Ristoro dell'Alpe la Bruna nel Vallone di Noaschetta, ci arriviamo dopo una bella corsa, un veloce ristoro e via verso la Bocchetta del Ges.
Gli atleti sono già diradati causa la complessa salita e discesa dal cole dei Becchi, si sale prima sui sentieri di caccia  poi su residui di frane ed al fine ritroviamo, prima della Bocchetta del Ges, nuovamente il sentiero di caccia utilizzato dai Re Savoiardi per soddisfare il loro bisogno venatorio.
Mozzafiato e senza parole la vista dal Bocchetta del Ges; La Tresenta, la Becca di Moncorvè, la punta Gran Paradiso a 4061 slm. 
Le gambe girano bene anche se postumo da una leggera contrattura regalatami dalla veloce gara podistica di 8 km intorno al lago dei Ceresole Reale qualche settimana fà.
La discesa dalla Bocchetta del Ges è stata messa a posto, nessun pericolo oggettivo a parte qualche piccola frana sul sentiero, cosi che arriviamo alla casa di caccia del Gran Piano nel Vallone di Ciamosseretto di gran carriera come inseguiti da uno sciame di vespe.
Qui alla casa di Caccia del Gran Piano, c'e' un piccolo ristoro ed un controllo orario.
La casa di caccia è anche punto di arrivo della gara Royal Vertical che partendo da Noasca si svolge normalmente 2 settimane prima della Royal Ultra Sky Marathon.

Dal Gran Piano, il percorso prosegue  su un lungo traverso sotto la punta di Ciamosseretto per spostarsi nel Vallone del Roc.
Questo lungo traverso, tutto corribile su single track, ci riserva dopo 2 km la sorpresa di un residuo di valanga che sposta il percorso, prima scendendo per poi risalire e saltare il pezzo slavinato... fiuuu sull'erba viscida e senza bastoncini si finisce sempre con il sedere per terra.
A questo punto, appena sotto l'Alpe del Breul le due gare di dividono (ma c'e' chi ha sbagliato strada), la Royal prosegue per l'Alpe del Breul ed il colle della Porta, la Roc per il colle Sià.
Per chi fà la RocRace. tutto il tracciato da questo istante è molto corribile, il dislivello è praticamente terminato per cui occorre mettersi le gambe in spalla prendersi l'ultimo carico di zuccheri e darci dentro.
Il sentiero quindi di ritorno a Ceresole Reale che transita al Colle Sià e' il nr.542, molto ben visibile e segnato per l'alta affluenza degli escursionisti che salgono dal paese di Ceresole.
A quota 1750 slm, il percorso gara perde il sentiero nr.542 ed su un sentiero non numerato (almeno sulle mie cartine) procede con un bel traverso fino ad arrivare in fraz.Borgiallo per poi proseguire sul lungo lago ed arrivare alla Borgata Villa praticamente al Palamila dove è situato l'agognato arrivo.

Il lungo lago è invaso di turisti e noi corridori della domenica che ci aspettiamo solo un forza, dai, corraggio, ancora uno sforzo ... non veniamo degnati che di pochi sguardi di sufficienza ... W L'ITALIA SPORTIVA, quasi mi vergognavo di correre; vestito come un Arlecchino con i tubicini che spuntano dallo zaino, le calze lunghe ed un numero che mi identificava come un forzato.
Sono le 12.25 e da quanto mi hanno riferito gli escursionisti dovrei essere in 24esima posizione assoluta sulla RocRace.. forse, ma che importa farò in tempo a docciarmi mangiare la polenta taragna con una salamella mal cotta spero senza salmonella e godermi seduto come un Pascià l'arrivo dei mostri che in 6 ore e
30 minuti hanno terminato la ROYAL ULTRA SKY MARATHON del 2013.

Mi godo altresì la mitica banda dei bersaglieri che mi mette sempre un sacco di allegria:

PASSO DI CORSA(canzone dei Bersaglieri)

Dai dai fa morì, dai dai fa crepà, 
dai dai fa morì, fa morì e fa crepà.                                   

Signor Tenente mi butto a terra 
sono una cappella, sono una cappella.
Signor Tenente mi butto a terra
sono una cappella, non ce la faccio più.
Corri corri che arrivi prima 
corri corri che arrivi presto;
non fermarti se no ti pesto
e se cadi non t'alzi più. 
Questa è la corsa di resistenza
chi non resiste non va in licenza
e chi resiste è un grande fesso
perché in licenza non va lo stesso.                                

Dai dai fa morì, dai dai fa crepà
dai dai fa morì, fa morì e fa crepà
Dal racconto dell'OgreDoctor alla Royal
Cosa dire della mia avventura alla Royal?
Posso dirvi ben poco, quel poco che va dalla partenza a poco prima del primo ristoro (il ristoro dell'Alpe la Bruna nel vallone di Noaschetta), che fino a ieri non conoscevo e che, invece, mi è toccato percorre in discesa per rientrare a Noasca.
E sì, la mia Royal è finita con tre punti di sutura, l'antitetanica (diversamente non l'avrei mai fatta) e una profilassi antibiotica.
Nella discesa dal colle dei Becchi ho pensato bene di sfiorare (perché di sfioramento si è trattato) una roccia di quel tanto decantato "granito occhiadino" che impera in queste montagne e il mio ginocchio si è aperto come un "melone". Un bel taglio sopra la rotula... mi rendo immediatamente conto, che senza dei punti di sutura non avrei avuto nessuna speranza di farlo smettere di sanguinare. Un altro runner sul percorso mi offre una fascia elastica e con quella improvviso una fasciatura per contenere un minimo l'emorragia. Nulla di drammatico, ma sufficiente a farmi desistere dal continuare.
Sono stato quasi un'ora fermo al ristoro, dibattuto se continuare la gara o ritirarmi definitivamente. Poi vedendo che il ginocchio non accennava minimamente a smettere di sanguinare e prossimo al cancello orario ho deciso di lasciar perdere. Ho visto passare una buona metà dei concorrenti, salutato l'OrcoIng e conosciuto "la scopa", un fortissimo runner, a riposo dalle gare per una brutta frattura alla tibia dell'anno precedente. A vederlo correre non si direbbe proprio.
Della bellezza del posto vi ha già raccontato l'OrcoPino e per quel poco che ho potuto vedere non posso che confermare la magnificenza di questi luoghi, di queste splendide muraglie di roccia, teatro di numerose imprese alpinistiche.
In fondo me lo aspettavo ed è il motivo fondamentale per cui ho cambiato la mia iscrizione all'ultimo momento dalla Roc alla Royal: volevo sperimentare quello che gli altri orchi avevano vissuto nel 2011 (purtroppo questa gara viene organizzata ogni due anni).
Mi dispiace essere una nota stonata in mezzo ad un coro di applausi, ma quello che sicuramente non mi aspettavo e il dilettantismo assoluto con cui è stata gestita una situazione di potenziale pericolo: ad un certo punto eravamo in tre infortunati al ristoro dell'Alpe la Bruna e tutti siamo tornati a Noasca percorrendo a piedi il vallone di Noaschetta per circa 15 km di discesa.
La cosa sconcertante è che nessun membro dell'organizzazione è venuto con noi; uno degli infortunati aveva uno strappo muscolare e ha sofferto per tutta la durata della discesa, l'altro aveva una distorsione importante ad una caviglia (forse, spero di no, una piccola frattura al malleolo) e anche lui è ritornato zoppicando. Per raggiungere la macchina e gli altri amici ho, alla fine, chiesto un passaggio che per fortuna mi è stato concesso da un volontario del 118 di Locana (davvero grazie per essersi fermato) che si recava a Ceresole per vedere gli arrivi dei concorrenti.
Al ristoro dell'Alpe Bruna, apprendo, quasi divertito (anche se c'era veramente poco da ridere) che avevano le radio scariche e che per avvisare un membro del Soccorso Alpino (che si trovava alla Bocchetta del Ges) bisognava attendere l'arrivo del Guardia Parco (che avevo incontrato poco sopra). All'arrivo del soccorso alpino, mi viene comunicato che il medico è dall'altra parte della Bocchetta del Ges, che non hanno praticamente nulla per fare una medicazione che si rispetti e che le alternative erano due: tornare a piedi o chiamare l'elisoccorso!
Di muovere un elicottero, magari utile in un caso più serio non se ne parla proprio, anche se per gli altri due infortunati forse 15 km in discesa non sono stati proprio un tocca sana!.
Davvero inaspettato per una gara di questo spessore e oggettivamente pericolosa. E dire che nell'edizione prima era già capitato un infortunio per il quale si era reso necessario l'intervento dell'elicottero: sicuramente un'esperienza di cui fare tesoro per migliorare le procedure di intervento. Mi domando cosa sarebbe successo se ci fosse stato qualcosa di realmente serio e in quanto tempo sarebbero stati in grado di portare dei soccorsi (degni di questo nome) in quel punto della valle con le radio scariche!. Ripenso allo spiegamento di forze alla Tre Rifugi Val Pellice e non posso non sottolineare l'enorme differenza.
Si è vero, firmiamo una liberatoria e siamo tutti consapevoli che facciamo uno sport potenzialmente pericoloso, ma non credo che questo possa essere una scusante per una carenza organizzativa.
E' andato comunque tutto bene, siamo tornati tutti a casa sani e salvi e questo è in fondo quello che conta.
Lascio a voi le considerazioni...a me rimane il rammarico per non essere riuscito a portare a termine una gara così bella e il giramento di b...per lo stop forzato di una decina di giorni.
La Royal è spettacolare e unica nel suo genere e l'appuntamento è per il 2015.

Godiamoci il riposo e speriamo nella TDS!